Atto primo della rivalutazione di Lando Landozzi alla Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti

Giovedì 18 luglio 2013, ore 15.00 in occasione di Notte Clara, presso la Pinacoteca Servolini di Collesalvetti, si inaugura la mostra:  Omaggio a Landozzi (1887-1959) Dal grottesco alla caricatura

Raccontare personalità, stili, eventi, con ottica rinnovata significa contribuire ad un progressivo chiarimento della complessa stagione artistica del Novecento sui nostri territori.
Questo l’obiettivo della mostra in programma alla Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti, giovedì 18 luglio alle ore 15.00 (inaugurazione ore 17.00), Omaggio a Landozzi (1887-1959). Dal grottesco alla caricatura (fino all’8 agosto).
Ideata in concomitanza con l’evento cittadino di “Notte Clara”, la mostra è promossa dal Comune di Collesalvetti e curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca.
Compagno di inquietudini artistiche al fianco di Carlo Servolini, di cui illustrerà la Commedia Labronica delle Belle Arti,Landozzi soffre tutt’oggi di una troppo univoca rilettura in termini di caricaturista, e sarà quindi questa l’occasione per ripercorrerne l’eccentrica parabola espressiva, dapprima in veste di cultore dell’iconografia stregonesca e malavitosa, e quindi in chiave di interprete di tutto un filone sociale ampiamente attestato nell’Europa tra Ottocento e Novecento.
Non più quindi un inconsapevole ed estemporaneo interprete di umori e malumori di implicazioni esclusivamente contingenti, ma colto e sagace catalizzatore di linguaggi e iconografie di estesa circuitazione, Landozzi costituisce una sorta di icona dei tanti processi di minimizzazione critica delle nostre personalità creative.
Eppure, in ambito italiano, numerosi ed eclatanti, si sono susseguiti, anche recentemente, episodi di valorizzazione di personaggi connessi all’universo, intrigante quanto variegato, della caricatura, intesa quest’ultima come amplificazione espressiva dei tratti fisiognomici, e quindi intimamente connessa al versante dell’espressionismo europeo: valga per tutti il caso di Aroldo Bonzagni, ma altri se ne potrebbero ancora citare, primo tra tutti quello di Augusto Majani.
Tutto passa, naturalmente, da quella miniera di invenzione stilistica e culturale, che è il reparto dell’editoria illustrata.
Ma infinite sono le sfaccettature da evidenziare in occasioni come queste, e Landozzi conferma la regola.

E se nell’estesa iconografia dell’orgiastica Cacciuccata (1936) dovrà riconoscersi la rubiconda eco seicentesca diffusa già in anni precedenti dal collega Corrado Michelozzi, sarà anche opportuno leggerne momenti di discontinuità rispetto a quest’ultimo nell’esasperazione di una formula grottesca declinata in direzione di quella brutale fisiognomica iberica degna di uno Zuloaga.
Si tratta poi di decifrarne certo gigantismo di registro pauperistico nei termini di una convinta partecipazione da una parte al filone monumentale del realismo e dell’espressionismo belga, a partire da Constantin Meunier, per finire con Eugène Laermans, dall’altra al versante russo di un Repin, cantore del travaglio dei battellieri sul Volga.
Tra le opere esposte, Tiratore di becolini sembra davvero riecheggiare il titanismo muscolare degli eroi prediletti da Meunier, in particolare quegli operai ritratti nella celebre tela dedicata alla Vetreria della Val Saint Lambert esposta al Salon di Bruxelles del 1884 e subito incoronata dalla critica con riferimento non a caso proprio alla configurazione ciclopica dei suoi protagonisti.
D’altra parte tutta una produzione di tono pietistico, pervasa di umori bellici, non può non ricondurre al serbatoio espressivo di un Laermans, i cui Emigranti (1893-1894) sembrano aver ispirato i landozziani Sfollati a Montenero (1944), tratteggiati con quell’inclinazione scultorea, ma sintetica, e tuttavia insistentemente deformata da acri grafismi, grazie alla quale la solitudine dei derelitti ritrova dignità d’epica.

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