Cosimi remissivo/ Tredici assente/ Lamberti – stampella

di Francesca Cagianelli

Per mission e professione dediti quotidianamente alle problematiche relative ai bilanci delle mostre, si è soliti calibrare costantemente ogni strategia espositiva in ossequio a parametri economici di ragionato contenimento degli sprechi e di valutazione financo esasperata delle ottimali opportunità rispetto alle distinte finalità. Non possono quindi non infittirsi i dubbi sulle implicazioni collaterali che sottendono l’apparentemente incomprensibile determinazione espositiva delle tre false teste di Modigliani, approdata in Consiglio Comunale in data 14 ottobre, senza la presenza dell’assessore incaricato, Mario Tredici. Volendo attenersi esclusivamente a dati oggettivi, evitando ogni peraltro lecita riflessione critica, si è potuto constatare che, in apertura di seduta, il Sindaco di Livorno, probabilmente aggiornatosi sui contenuti delle innumerevoli polemiche piovute sia dalla società civile che dagli stessi consiglieri, e – stando alle notizie del Tirreno – sulla base dei preziosi suggerimenti del suo predecessore Lamberti, è stato costretto a rinunciare al registro magniloquente e trionfalistico finora osservato in merito alla presunta ‘universale’ finalità didattica e culturale di tale operazione, per dirottare le proprie argomentazioni verso la più circoscritta sfera della curiosità e del costume, per poi addirittura concludere: “Livorno (…) non ha bisogno certo delle teste”. Dunque l’altezzosa foga di coinvolgimento del Ministero, ancora non sufficientemente accertata – ma sarà nostra premura procedere a farlo quanto prima – da parte del Sindaco Cosimi sarebbe stata motivata da un’urgenza dettata da una questione tutto sommato irrilevante ai fini della valorizzazione identitaria di Livorno, mah… Sono poi altre cogenti interrogazioni che inquietano profondamente rispetto alla trasparenza di tale tortuosa vicenda, ovvero quali siano stati gli uffici preposti a valutare l’opportunità delle spese e l’entità dello stanziamento: visto il fertile trienno produttivo dell’assessore Tredici finalizzato all’elaborazione del progetto espositivo, ci si aspetterebbe che venissero rivelati in sede consiliare, anziché i già noti prodromi della nascita di Modigliani, gli ancora ignoti progetti esecutivi, tali da giustificare la consistenza dell’investimento. Proseguendo nell’approfondimento della questione economica sulla base delle esternazioni a dir poco eterogenee rilasciate in sede di Commissione e di Consiglio Comunale, sembra invece di addentrarsi in un mare di bufale. La caparbietà, del tutto priva di ragionevolezza, a mantenere quale probabile sede espositiva un luogo così logisticamente svantaggiato quale la Fondazione Trossi Uberti, caratterizzata da un’endemica marginalità rispetto al meccanismo dei flussi turistici ordinari, si scontra d’altra parte con ogni etica amministrativa, doverosamente obbligata al contenimento delle spese. Volendo tentare di assecondare per un istante tanta perseveranza, verrebbe da adottare un po’ di clemenza, o anche accordare delle attenuanti, se solo si potesse verificare relativamente alla Fondazione Trossi Uberti preprogative tali da consentire, al fine di controbilanciare la sua inesistente attrattività turistica, decisive e incontrovertibili agevolazioni economiche per l’Amministrazione comunale; ma, ahimè – parola quest’ultima ricorrente quando ci si trova a discutere di strategie culturali dell’attuale Amministrazione – giunge nient’altro che sconfortante la notizia che addirittura l’opzione di tale sede comporterebbe così consistenti difficoltà organizzative da motivare una spesa onerosa da convogliarsi nella ristrutturazione della sala destinata ad ospitare i tre sassi. Dunque non solo l’inopportuno acquisto di teche, come invece si era asserito in origine, che potrebbero tra l’altro, a nostro giudizio, essere recuperate dai depositi museali cittadini, e neppure la realizzazione di eventuali pannelli didattici (ma quale didattica?), contabilizzabili in termini di spiccioli, e neppure l’adozione di supporti multimediali, coincidenti per la gran parte con il noto video di Angelo Froglia, già proiettato a costo zero in occasione della mostra organizzata presso il Centro Michon: non si sa se sotto forma di rettifica o semplicemente di informazione aggiuntiva, ecco sommarsi all’esiguità della cifra corrispondente alle suddette voci di bilancio espositivo, il dettaglio di spesa che giustificherebbe, a giudizio della giunta Cosimi, la destinazione di quasi 40.000 euro (perché non oltre i 5.000 euro sarebbe l’equivalente dei costi rispetto a tali voci) al riallestimento di una sala della Fondazione Trossi Uberti. Impossibile allora non scandalizzarsi di tanto dilettantismo istituzionale, se è vero che di fronte a un così evidente stato di fatiscenza di tale Fondazione non sembra essere insorta nella compagine amministrativa livornese neppure l’ombra del dubbio circa l’idoneità della sede così testardamente prescelta per l’ubicazione delle pietre. Addirittura enigmatica risulta l’ulteriore dichiarazione aggiuntiva, forse utilizzata a colmare la contraddittorietà della precedente, circa l’ennesima presunta motivazione di spesa, giustificata dalla messa in opera di un impianto di allarme: ma quale manufatto, del tutto esente da implicazioni artistiche – secondo quanto dichiatato dallo stesso Cosimi in sede di consiglio comunale, comporterebbe uno spreco di denaro così ingente per la progettazione di un apposito impianto allarmistico? Non resta che constatare da una parte un’evidente propensione a ignorare qualsiasi impostazione manageriale degli eventi espositivi, e dall’altra neppure la simulazione del pudore di fronte alle ragionevoli obiezioni di chi invoca, in tali frangenti di totale default in sede di beni culturali, trasparenza e opportunità istituzionale, ma semmai l’ostinazione allo dilapidazione delle risorse, abbinata a un’inquietante altalena di contraddittorie giustificazioni a uno spreco che resta ingiustificabile. Si avverte da una parte, sempre più palpabile in tale vicenda, l’ascesa esponenziale di quel quoziente personalistico che da sempre a Livorno conduce la classe dirigente a gestire il settore dei beni culturali con una plateale intromissione di calcoli, propaganda e ambizioni, e dall’altra, l’assoggettamento a quei perduranti flussi masochistichi che impediscono ai nostri amministratori di cogliere le infinite potenzialità della cultura funzionali all’evoluzione dell’identità cittadina.

 

 

 

 

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1 Commento

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Una risposta a “Cosimi remissivo/ Tredici assente/ Lamberti – stampella

  1. sergio nieri

    Da allibire.Stiamo parlando di due pietre modificate,non di falsi,tanto meno di copie riuscite male.Questa è una brutta storia nata dal pressing mediatico di un giornale milanese che ora magari si defila dal contesto per godersi lo spettacolo.Con quali terzi fini francamente è difficile sapere.Ma anche esporle (le pietre) per prendersela con un metodo attribuzionista storicamente deviato dal mercato dei falsi (piu’ o meno consapevolmente) è un’operazione che non convince.Si profila poi (pare)un percorso espositivo differenziato sul Mercato Centrale e sulla stessa Trossi Uberti,dove verosimilmente troverebbero collocazione le sole opere di Froglia.Non scherziamo.Sarebbe facilissimo cadere nell’abisso del ridicolo.Soprattutto quando qualcuno vorrebbe innestarci una relazione dialettica sul vero e il falso.Se baraccone dev’essere risparmiateci almeno quest’ultima sciocchezza anche se magari Bray vi ha annuito mentre telefonava al cellulare,mangiava una tartina o saliva velocemente sull’ultimo treno disponibile.

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