BEFFA SENZA NUMERO 1/2/3/… ∞

di Francesca Cagianelli

Registriamo con soddisfazione che la Fondazione di Palazzo Blu annuncia per ottobre una mostra dedicata a Amedeo Modigliani, in collaborazione con il Beaubourg di Parigi.
Si attendono opere cruciali, provenienti dalle prestigiose collezioni di tale museo francese, così come da importanti raccolte private.
Già pregustiamo le scontate boutades mutuate dal vernacolo labronico, certamente inevitabili di fronte all’ennesima débâcle di Livorno rispetto all’amatissima Pisa, che oggi gli scippa quella che, forse con eccessiva enfasi, viene reputata la maggior gloria locale.
E se le battute non si sprecheranno, è tuttavia l’occasione per svolgere alcune riflessioni più responsabili sulla politica culturale livornese di quest’ultimo decennio, con riferimento alla promozione del proprio patrimonio artistico e alla programmazione di una rispettabile attività espositiva.
E’ innegabile che la legislatura cosimiana abbia rinunciato a una visibilità extra-moenia del polo espositivo di Villa Mimbelli.
L’unica occasione di respiro nazionale può stentoreamente rinvenirsi nella mostra dedicata a Giovanni Fattori, in coincidenza con il centenario, che tuttavia si è poi rivelata come un dimesso succedaneo rispetto a iniziative di ben altro calibro, realizzate in quegli stessi frangenti e con ben diversa potenzialità strategica, a Firenze e a Roma.
E se nel 2005, in apertura di legislatura, ovvero in occasione della mostra dedicata a Afro, era stata millantata una strategia sull’arte contemporanea volta a promuovere la riscoperta degli “idiomi del mondo” (citazione testuale dal discorso inaugurale di Alessandro Cosimi), scioltasi poi miserevolmente in un flusso di appena 2000 visitatori, contro i sessantamila gridati sulle pagine del Tirreno, non si ebbe neppure la coerenza, o forse il coraggio, di seguire quel percorso sulle avanguardie degli anni Cinquanta in Italia, con cui si bramava una discontinuità rispetto alla trascorsa stagione amministrativa.
Ci si è persi in una miriade di iniziative di microscopico cabotaggio che, tranne in rare occasioni, hanno mancato l’obiettivo di riportare Livorno al centro del calendario nazionale, fallendo anche nel più contenuto proposito di una valorizzazione della tradizione labronica.
Emblematico resta il caso della mostra dedicata al Gruppo Labronico, costruita senza un organico filo conduttore, se non quello della compiacenza verso un nucleo ristretto di collezioni private.
Non possiamo in conclusione dimenticare che, pubblicamente, il Sindaco Cosimi, all’inizio del suo mandato, aveva enfaticamente annunciato dal palco del Teatro Goldoni l’imminente organizzazione di una grande mostra dedicata a Modigliani: mai nessun annuncio fu più disatteso dai fatti.
Ancora una volta Modigliani sembra vendicarsi.

articolo pubblicato il 24 marzo 2014 in “Il Tirreno”

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