LIBERIAMO MARIO PUCCINI

In attesa di leggere i molti scoop del prossimo fascicolo di “Livorno Cruciale”, in edicola a settembre, proponiamo uno stralcio da una delle perle pubblicate in questa sede, ovvero la necessaria rilettura della stagione del Caffè Bardi, simbolo dell’emancipazione di un gruppo di artisti rispetto all’entourage ojettiano: fu proprio in  seno al Caffè Bardi che le categorie critiche di Ugo Ojetti si frantumarono di fronte all’incalzare delle avanguardie.

Ed ecco perchè bisogna evitare tentazioni passatiste e impegnarsi invece nell’aggiornamento costante del percorso di valorizzazione dei tanti protagonisti del Caffè Bardi che ancora attendono di essere rivisitati con autorevole maturità intellettuale , ma soprattutto procedere al grido di “Liberiamo Puccini”.

Liberiamolo dalla necrofilia montiana, dall’accanimento lombrosiano, dal piglio fastidiosamente mercantile di certo determinismo autarchico all’origine della mancata rilettura dell’artista nel pletorico catalogo della recente mostra di Seravezza.

 

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