Omaggio a Renzo Izzi a Collesalvetti

Renzo Izzi (1929-1995)

Livorno-Milano 1960: Storia di uno ‘scapigliato’ espressionista

verso il naturalismo astratto

Dal Premio Modigliani alla Galleria delle Ore

mostra promossa da

Comune di Collesalvetti

a cura di

Francesca Cagianelli

in occasione di

Fiera di Collesalvetti 2017

interverranno

Sindaco Comune di Collesalvetti

Lorenzo Bacci

Assessore alla Cultura del Comune di Collesalvetti

Donatella Fantozzi

Gli eredi dell’artista

Luisa Mazzolini e Emilio Vettoretti

Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Francesca Cagianelli

Inaugurazione, martedì 5 settembre, ore 17.00

al termine cocktail cortesemente offerto da

Luisa Marzolini e Emilio Vettoretti

Si inaugura martedì 5 settembre 2017 alle ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (via Umberto I, n. 63) la mostra Renzo Izzi 1929-1995: Livorno-Milano 1960. Storia di uno ‘scapigliato’ espressionista verso il naturalismo astratto. Dal Premio Modigliani alla Galleria delle Ore, promossa dal Comune di Collesalvetti e curata da Francesca Cagianelli, in occasione di Fiera Paesana 2017 (fino al 30 novembre, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30).

Dopo l’antologica dedicata a Roberto Ercolini il Comune di Collesalvetti prosegue il suo serrato progetto intitolato alle avanguardie del secondo dopoguerra e rende omaggio a Renzo Izzi, anch’egli destinato, nell’ambito di un crescente flusso di donazioni, trascorse e in progress, ad arricchire il già denso percorso espositivo degli anni Sessanta e Settanta ospitato dalla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, grazie al lascito dell’opera Composizione astratta, 1991, fortemente voluto dagli eredi dell’artista, Luisa Mazzolini e Emilio Vettoretti, in occasione della mostra colligiana.

Incoronato dal futuro mentore del Gruppo Atoma, Giorgio Bartoli, in occasione della I° Mostra d’Arte Toscana a Firenze del 1959, come uno dei più ‘scapigliati’ protagonisti delle avanguardie del dopoguerra, Izzi si impone ai suoi esordi con composizioni di figura di registro idealistico, in particolare il ciclo dell’‘Attesa’, vibranti di una coralità elettiva, che gli meritano l’appellativo di espressionista: vi è addirittura chi, come il bergamasco Fabrizio Merisi, rinviene in quest’ultime quella costante poetica dell’amore per gli offesi, il pianto delle donne dei pescatori, riassunto in una pennellata informale ante-litteram.

Gli anni livornesi, contrassegnati dalle personali a “Bottega d’Arte” nel 1961, alla Galleria Giraldi nel 1966, alla Galleria La Saletta nel 1967, oltre che dalla partecipazione alle più significative esposizioni tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, quali la VII Rassegna d’Arte Figurativa alla Casa della Cultura di Livorno del 1957, il IV Premio di Pittura Amedeo Modigliani del 1959, e diverse altre rassegne programmate dal 1960 al 1967 tra Casa della Cultura, Galleria Giraldi e “Bottega d’Arte”, catalizzano l’attenzione di Gastone Breddo che profetizza sul futuro dell’artista: “l’opera che oggi nasce da Renzo Izzi procede autenticamente dalla sua complessità di uomo, è uno specchio sufficientemente chiaro del suo destino di artista”.

Ed ecco che la mostra degli “Ultimi”, allestita nel 1963 a “Bottega d’Arte”, registra una geografia delle avanguardie livornesi che proprio nell’indirizzo informale di Izzi trova uno dei poli principali: nell’ambito di un’opzione programmatica verso “una trama spirituale”, si alternano infatti il contributo di Mario Benedetti con le sue composizioni “cosmiche”, la vocazione informale di Voltolino Fontani, Aimo Giannelli, Renato Lacquaniti e, per l’appunto, Izzi, e ancora il caso Marcello Landi, tra i più interessanti, infine la produzione di Ernesto Mussi, scandita da lunghe figure malinconiche.

Inevitabile, nel 1968, il trasferimento a Milano, accompagnato dal coinvolgimento nel circuito della “Galleria delle Ore” ad opera di Giovanni Fumagalli, nonché dalla frequentazione, oltre che dello stesso Ercolini, di alcuni dei più coraggiosi protagonisti delle avanguardie degli anni Sessanta, in particolare Renzo Bussotti, interprete dell’angoscia contemporanea tra espressionismo europeo e muralismo messicano, e Tino Vaglieri, tra i più viscerali adepti del realismo esistenziale.

Data quindi al 1971 l’evoluzione dal labirintico tessuto grafico verso una compattezza materica, nei termini registrati da Carlo Giacomozzi, di “gestazione misteriosa” e di “rigogliosa gemmazione”, intuibile anche nella produzione precedente: da un assetto più decorativo e calligrafico, con interpunzioni cromatiche accordate liricamente, si approda cioè alla solidificazione della materia in linea con il naturalismo astratto. Ed ecco i cosiddetti ‘paesaggi dell’anima’, in altri termini, i ‘perduti giardini incantati’.

Nello stesso 1971 Giorgio Di Genova ribadirà il naturalismo astratto di Izzi, tracciandone l’inevitabile raffronto con il naturalismo milanese declinato negli esiti materici di Aldo Bergolli ed Ennio Morlotti, immortalati da Francesco Arcangeli nel suo intervento Gli ultimi naturalisti, in “Paragone” 1954.

Nel corso degli anni Settanta la partecipazione pressochè continuativa al calendario espositivo della “Galleria delle Ore” appare ritmata dal favore della critica: nel 1975 è la volta di Gianni Cavazzini, che registra come “tessuto esclusivo” della ricognizione pittorica di Izzi “una ricreata orografia della natura”; nel 1977 Alcide Paolini rievoca il “periodo vegetale” di due anni addietro, catalogandolo come un caso significativo di ‘naturalismo informale’, in altre parole “una specie di aeropittura, di rilevazione fotografica di immense foreste vergini”.

Ma gli anni Settanta sanciscono anche il radicamento dell’artista nel circuito della “Galleria dei Giorni” di Pisa, laddove Giorgio Seveso, in margine alla personale del 1979, inneggia alla “zoo” di Izzi come a un’entità riconducibile agli Etruschi o addirittura al Medioevo, rileggendo certa “sensibilità primordiale” in linea con la poetica di un Klee o di uno Chagall.

Non a caso, stavolta nei frangenti di una mostra alla “Galleria delle Ore” del 1981, lo stesso Seveso puntualizzerà il processo di sovrapposizione delle “pensose cromie” dell’artista, facendo riferimento a una sorta di sedimentazione alchimistica di humus medioevale, a seguito della quale le composizioni apparentemente naturalistiche di Izzi si trasformano in “giardini dell’anima”. Data, d’altra parte, al 1983 l’auto-definizione di quest’ultimo nei termini di “naturista” e non “naturalista”, artefice delle cosiddette “morfologie naturali”.

Ed ecco che l’amico Ercolini, nel 1985, sempre in margine a un’antologica alla “Galleria delle Ore” di Milano, cita “certo splendore raffinato, prezioso e un po’ barbarico” di Izzi per poi procedere alla sua classificazione in termini di “espressionista”, rifiutandosi di attribuire all’indirizzo informale l’“ostinato lavoro di stratificazione di pennellate e colori” imbastito dal collega.

Brillano inoltre gli anni Ottanta soprattutto nel riverbero del ciclo di acquarelli del 1986-1987, paesaggi reali ma, al contempo, interiorizzati, dove segni di china nera emergono come “una trama di energia” tra le campiture acquarellate, a simboleggiare “un ipotetico dramma” ricongiungibile al filone dello ‘zoo di Milano’, “tragico balletto ‘sul dentro e sul fuori’”, risalente al 1979.

Gli anni Novanta segnano infine l’avvento di un Izzi ‘Naturista’, secondo quanto certificato da Roberto Sanesi che, in margine alla mostra alla “Galleria delle Ore” del 1992, si sofferma sul frenetico “intrico di materia e di segni minuziosi”, identificando le cosiddette “tavole del naturista” in “campioni di materia” indagati quasi scientificamente.

E’ solo in occasione dell’ultima monografica del 1996 che Seveso pone il problema dell’alternanza tra figurazione e astrazione tanto nella produzione pre-milanese di Izzi, quanto in quella successiva: si tratta allora di capire il “vero baricentro” nel corso dei vari cicli evolutivi laddove l’artista mantiene come una sorta di “permanente autocoscienza” nei frangenti del passaggio dall’espressionismo vianesco degli anni Cinquanta all’astrattismo naturalistico di epoca successiva. Tale “nomadismo stilistico” sembrerebbe connaturare il percorso espressivo dell’autodidatta Izzi alle soglie dell’anarchia. Le ultime opere suggeriscono infine l’orientamento verso una “garbata filosofia dell’esistere”, e si pongono quali puzzles giocosi di un fanciullo-filosofo che “rincorre le sue farfalle”. Il passato e il presente di Izzi si richiamano costantemente all’insegna di un’incessante libertà di ricerca: né figurativo, né astratto, dunque. Eppure si coglie il senso di un “itinerario iniziatico”, non dissimile da quello di un “antico alchimista”: in questo caso Izzi ha rielaborato tutte le grammatiche possibili della contemporaneità.

La mostra sarà affiancata da un Calendario eventi Autunno 2017, scandito da conferenze sull’astrattismo livornese e milanese tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, visite guidate gratuite alla mostra e infine un appuntamento didattico dal titolo L’Astrattismo dei Piccoli, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato da Francesca Cagianelli in collaborazione con le classi IV A e IV B dell’Istituto Primario Anchise Picchi di Collesalvetti, coordinato da Maria Laura Pinna e da Simonetta Luschi, incentrato sulla tematica dello zoo e culminante nell’esposizione in Pinacoteca degli elaborati degli allievi.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...