Scoperta sensazionale: il sacrario del Milite Ignoto di Enrico Cagianelli

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copyright: “Centro Cagianelli per il 900”

di Francesca Cagianelli

Ci si domandava perché a Perugia non esistesse un sacello simbolico al Milite Ignoto: ora è stato ritrovato tra le splendide mura conventuali di San Domenico a Perugia: grazie a Francesca Cagianelli e al domenicano padre Alberto Viganò – portavoce e responsabile culturale –  se ne conosce anche l’identità. E’ uno dei più importanti scultori del primo Novecento Umbro: Enrico Cagianelli

Grazie a Padre Alberto Viganò, quale sensibile ed esperto custode del patrimonio artistico della Basilica di San Domenico di Perugia, e Francesca Cagianelli, storica dell’arte e pronipote dello scultore Enrico Cagianelli, dopo mesi di erranti attribuzioni partorite da disparati interlocutori, i dipinti murali conservati all’interno di tali mura conventuali sono stati ricondotti proprio a Enrico Cagianelli, uno dei più importanti scultore del Novecento umbro.
A un’attenta disanima delle scelte iconografiche adottate dall’artista perugino in tale impresa commemorativa balzano, progressivamente all’occhio, scansioni e partiture sottese a un’orditura solo apparentemente canonica.
In realtà corrono parallele, dettate per così dire da un’orchestrazione filologica, le partiture figurali e le sequenze testuali, entrambe impaginate con intendimento narrativo non disgiunto, tuttavia, da vibrazioni di altissima idealità espressiva.
Ripercorriamo, dunque, l’architettura compositiva del ciclo.
Si esplica immediatamente nell’incipit collocato programmaticamente dall’artista al centro della parete Nord, il proposito letterale intitolato al Milite Ignoto; proposito evidentemente informato alle celebrazioni indette con disegno di legge presentato alla Camera Italiana nel 1921 e seguito dalla tumulazione della salma nel sacello dell’Altare della Patria in data 4 novembre 1921, data da considerarsi post quem, relativamente all’ipotesi di esecuzione del ciclo di Cagianelli.
È, infatti, la motivazione addotta all’assegnazione della medaglia d’oro al Milite Ignoto l’iscrizione scelta da Cagianelli per il suo ciclo decorativo, oggi parzialmente abrasa: “Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria”.
Ecco che le parole iniziali, “Degno figlio di una stirpe”, coincidenti con l’allocuzione all’interprete dei valori risorgimentali, appaiono adombrate nell’iconografia dei tre stemmi fluttuanti nel cielo quali apparizioni emblematiche, situati nella prima lunetta: si tratta rispettivamente degli stemmi del 129° Regia Fanteria Perugia, del 51° Reggimento Fanteria Brigata Cacciatori delle Alpi, del 216° Reggimento Fanteria Brigata Tevere.
Prosegue sul fronte lungo, lato Est, il monito celebrativo al Milite Ignoto, stavolta nei termini della precisazione del suo ardore in trincea: “prode – e di una millenaria civiltà – resistette inflessibile nelle trincee più contese”: al di sopra si dipana la scena forse più carica di idealità visionaria, scandita non a caso da fanti incombenti in primo piano, con un gigantismo carico di distorsioni espressioniste e vibranti formulazioni dinamiche stemperate, tuttavia, nella loro programmatica modernità di impianto, dalla lirica tonalità del fondale, la cui densità rosata, quasi violacea, evoca efficacemente eroismi ultraterreni.
La pausa situata sul lato breve, verso Sud, commentata dalle parole “prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo”, equivale allo stemma dei Savoia, quello in particolare di Vittorio Emanuele II, anch’esso, non diversamente dagli stendardi militari, campito in un cielo azzurro, privo di sfumature; di qui la conferma, senz’ombra di dubbio, dell’ispirazione risorgimentale di Cagianelli, come attestato dallo stralcio memoriale del nipote Mario Augusto, che ha consentito lo scioglimento del mistero attributivo.
“Senz’altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della patria – XXIV maggio MCMXV”, sono le parole – seguite dalla data di inizio della prima guerra mondiale – che scorrono sul lato Ovest: equivalgono alla lunetta conclusiva, quella dedicata alla rappresentazione estrema del sacrificio, dove lutto e disperazione recitano il controcanto della Vittoria alata. Su questa parete Cagianelli impagina drammaticamente la scena dei combattenti tra la polarità celebrativa della Vittoria alata, che campeggia nella sua sintetica monumentalità sulla sinistra a bilanciare le due figure luttuose, che scandiscono sulla destra una climax discendente di dolore e di morte.
Finché la formula finale della motivazione dell’onorificenza al Milite Ignoto, coincidente con la data finale della grande guerra, “IV novembre MCMXVIII”, confluisce ad anello nella prima metà del lato Nord-Est, specularmente all’incipit, a sigillare il percorso celebrativo ordito dall’artista.
Un impianto complesso, dunque, che nella sequenza millenaria dell’assunto commemorativo non si dilata certo sull’onda di una vis magniloquente, ma segue percorsi di drammatica logica espressiva.

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