Il Novecento in Chiesa: ecco gli inediti itinerari in scena alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Sabato 20 ottobre, ore 11.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti) va in onda la 3° Puntata del calendario culturale Autunno/Inverno 2018-2019, dal titolo “I Sabati della Pinacoteca”: La Pinacoteca tra Patrimonio e Donazioni. Il senso della grafica da Vitaliano De Angelis a Mimì Quilici Buzzacchi, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli.
Sarà proprio di Francesca Cagianelli, Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, a curare la lezione dal titolo Attraverso le Chiese di Livorno: l’arte sacra di Vitaliano De Angelis, nell’occasione dell’apertura straordinaria prevista per la valorizzazione della mostra Vitaliano De Angelis 1916-2002. Simulacri della modernità dall’Atelier a Beaubourg (4 settembre-8 novembre 2018, tutti).
Da sempre appassionata di arte sacra, la storica dell’arte ha costruito un inedito itinerario attraverso quelle chiese cittadine che hanno offerto allo scultore la possibilità di cimentarsi con le problematiche dell’arredo sacro, a partire dalla Chiesa di Santa Maria del Soccorso per giungere alla Chiesa della Sacra Famiglia nel quartiere di Shangay.
Episodi sconosciuti al grande pubblico, assai distanti da quell’aura di “tori e giavellotti” individuata all’alba degli anni Sessanta da Aldo Santini in visita all’Atelier di De Angelis (vedi “Il Tirreno, 15 giugno 1960), comunque determinanti per la diffusione di una consapevolezza sempre più avvertita da parte delle istituzioni del nostro territorio della necessità di coinvolgere gli artisti contemporanei nelle vicende degli arredi pubblici.
Episodi da conoscere, e senz’altro da apprezzare, soprattutto in vista di una catalogazione sempre più urgente degli apporti novecenteschi alla decorazione chiesastica, grazie ai quali nel corso del Novecento gli ambienti sacri hanno potuto attualizzare il proprio assetto, rinnovando il dialogo con la comunità cittadina.
Assieme a Cesare Tarrini e a Giulio Guiggi, De Angelis è forse tra i massimi attori del rinnovamento decorativo delle chiese di Livorno, con ogni probabilità in virtù di un pregresso già prestigioso in tale settore, a partire dal conseguimento del primo Premio “La Pira” alla Mostra Interprovinciale di Arte Sacra di Firenze del 1946 con Deposizione (1945), fino alla più nota Deposizione in cemento verde del 1968 confluita nelle collezioni della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, riguardo alla quale Luigi Meneghelli evoca la raffinatezza plastica di un Manzù: “Come nei bassorilievi di Manzù qui pare di essere davanti ad una materia in gestazione, all’insorgere di un disegno che percorre tutta la superficie in un balletto figurale tenuto unito dall’amalgama della luce” (Quaderni “Artisti italiani d’oggi”, Edizioni d’Arte Ghelfi, Verona 1994).
Ma non stupisce che da parte di alcuni critici si parli di espressionismo, in particolare in margine a certi disegni di pertinenza sacra ascrivibili agli anni Quaranta, con riferimento al linguaggio di artisti coevi quali Piero Gauli e Luciano Minguzzi (Francesco Butturini, Linea di vita, in Vitaliano De Angelis. Disegni dal 1945 al 1999, Edizioni d’Arte Giorgio Ghelfi, Verona, 2001).

E non è un caso che Nicola Micieli, per la Crocifissione in xilografia del 1962, evochi un “sintetismo lineare di spirito gotico”, mentre per quella del 1972, eseguita a puntasecca, faccia riferimento allo schema triangolare tipico di svariate composizioni rinascimentali, pur ravvivato da un’inclinazione visionaria.
Itinerari tortuosi e complessi quelli della plastica votata al sacro, che nel corso del Novecento gli artisti tratteggiano sull’onda delle più ardite ed estreme infatuazioni, che, come nel caso di Angelis, attingono allo slancio goticheggiante per poi chiarirsi in una formulazione più armoniosamente neorinascimentale, fino a convertirsi alla vibrante essenzialità di un imperante primitivismo.

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