Mostre/LUNA-PARK

di Francesca Cagianelli

Nella mia carriera ventennale di curatrice scientifica ho maturato alcune convinzioni, di cui rileggendo il testo di Tomaso Montanari e Vincenzo Trione, Contro le mostre (Giulio Einaudi 2017), mi piace rendere conto pubblicamente, anche in dialettico confronto con questi ultimi.
E parto da alcuni paragrafi sostanziali:
“Nel nostro Paese, si sta sempre più diffondendo la filosofia di mostre occasionali e semplici: capaci, cioè, di assecondare un desiderio esteso di intrattenimento pseudocolto. Poco conta se aggiungano qualcosa alla conoscenza di un pittore o di uno scultore. Devono essere come lunapark. Territori di svago: chi li frequenta può avere l’illusione di sapere qualcosa di più sull’arte, senza alcuno sforzo. Défilés di opere sterilizzate del loro «germe spirituale». Non viene assegnata nessuna centralità al metodo adoperato dai curatori, ai criteri storiografici adottati, agli sforzi interpretativi o attributivi (…)”.
E se è vero, come peraltro sostengono gli autori che di tali prodotti dobbiamo ringraziare prevalentemente “curatori seriali”, “assessori senza bussola” e “direttori di musei asserviti alla politica”, è pur vero che la vera responsabilità di un tale establishment deve attribuirsi a un sistema culturale ed istituzionale assai più ampio, nell’ambito del quale si moltiplicano attori e coprotagonisti.
A partire dalla miriade di associazioni culturali proliferate sui territori che, dovendo coltivare la propria sopravvivenza, tendono a farsi garanti di un piccolo cabotaggio facilmente autogestibile, per finire a una stampa sempre più pigra che fagocita materiale promozionale di incontrollata provenienza senza filtri o revisioni di alcun genere.
E ancora, volendo sgravare gli assessori di una pur minima dose di inabilità, non si riesce invece a essere indulgenti con i Sindaci, che degli assessori si fanno militi e protettori, e che, nella sempre più miope economia gestionale dei propri territori, prescindono colpevolmente dalle competenze culturali dei propri collaboratori.
Ed è allora tutta una classe amministrativa, quella comunale e istituzionale, inabile e cancrenosa, che si rende partecipe di meccanismi espositivi privi dei pur minimi livelli di professionalità, finchè l’inaugurazione giunge a coronare sempre più spesso chiunque non sia l’esperto.

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