“Installazioni-mania”

di Francesca Cagianelli

Piace ancora una volta citare Tomaso Montanari e le sue riflessioni sotto il titolo di “Installazioni-mania”, per avviare alcune riflessioni.
Di fronte ai numerosi filoni di valorizzazione museale affidati alle installazioni, non tutti risultano convincenti e pochissimi realmente motivati da un dialogo con le collezioni permanenti.
Per restare in Toscana, variegatissime si presentano le coordinate di intervento recente, o addirittura in corso, sulla realtà museale mediante singole installazioni: da Paolo Parisi che l’anno precedente, in collaborazione con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze ha fatto ricorso a un’installazione condotta sull’eco dei tanti segni presenti nella collezione del Museo Novecento, componendosi di singole lettere “prese in prestito” alle opere di Luciano Ori, Ketty la Rocca, Paolo Scheggi, dai manifesti futuristi e dalle pagine della rivista Lacerba, fino al caso attuale degli Uffizi.
In occasione della retrospettiva “Essere”, dedicata ad Antony Gormley, dal 26 febbraio al 26 maggio 2019, la Galleria ospita infatti l’installazione “Passage” dell’artista inglese: un tunnel d’acciaio di 12 metri.
Si legge nel comunicato stampa che “l’inedita installazione è parte dei lavori che compongono l’esposizione “Essere”, il cui nucleo principale, composto da 12 opere, è ospitato nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi” e che “si è inoltre voluto cercare un dialogo con la collezione storica degli Uffizi attraverso una sala dedicata al confronto tra l'”Ermafrodito dormiente”, copia romana di età imperiale da un originale ellenistico del II secolo a.C. poggiante su un basamento, e il blocco “Settlement” (2005) che abbraccia invece il pavimento”.
Ed è proprio il dialogo con le collezioni che il direttore delle Gallerie degli Uffizi si è proposto come priorità dell’intervento: “Abbiamo messo a punto la mostra in collaborazione con l’artista – spiega Eike Schmidt – modellandola sia sulla sua carriera personale sia sullo spazio del museo, tenendo conto dei capisaldi della storia dell’arte che ha l’onore di ospitare. Il cuore della mostra sarà nell’Aula Magliabechiana degli Uffizi, mentre altre tre opere saranno distribuite in vari punti della Galleria (…)”.
Inevitabile quindi domandarsi sulle motivazioni di tante meno motivate installazioni che sui nostri territori vengono ospitate senza quel rigore di progettualità che leggiamo con estrema soddisfazione nelle dichiarazioni di Schmidt.
Altrimenti si rischia di autorelegarsi nella mera episodicità e nel cabotaggio pubblicitario.

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