Se Internazionalità diventa Provincia

di Francesca Cagianelli

Da tempo, nella necessità di una programmazione autonoma e originale delle mie iniziative espositive, rivolgo attenzione e riflessioni alle strategie museali locali, regionali, nazionali e internazionali, sempre con l’obiettivo di creare uno ‘scarto”, non tanto a titolo di ambizione personale, quanto in funzione di una più genetica determinazione al contributo e all’acquisizione scientifica.
Sorpresa dalla sempre più dilagante inclinazione provinciale all’esterofilia, incline alla sfida della riscoperta dell’arte italiana, ho maturato progressivamente un’allergia per le cosiddette mostre “chiavi in mano”, quasi sempre monografiche, velleitarie e altisonanti, maturate dagli enti pubblici quasi esclusivamente puntando sull’ingenuità del pubblico.
Nel ricorrere dunque ancora una volta al breviario di Tomaso Montanari, è proprio la nostra Provincia a scivolare fatalmente in fatto di mostre d’arte nella deprecabile “logica da cinepanettoni”: “Insomma – conclude lo storico – sembra prevalere una filosofia di tipo quasi televisivo: si trasformano i visitatori di una mostra in consumatori, o peggio in clienti: e ci si inclina al diktat demagogico dell’auditel, il parametro che registra esclusivamente il numero degli spettatori – non la loro effettiva soddisfazione, né la loro crescita culturale”.
Non è un caso che lo stesso Salvatore Settis colga il rischio delle “improvvise accensioni di interesse” seguite dal “deserto e dal silenzio”.
Bene, è proprio per sfuggire al silenzio assordante causato nelle nostre Provincie da una programmazione spesso priva di progettualità e di innovazione, che ho sempre perseguito una costante attività di ricerca scientifica e di promozione culturale che hanno finito col capovolgere alcuni assunti storiografici relativi al Novecento toscano.
Un Novecento allettante, che diventa quindi sempre più articolato, colto, internazionale, la cui riscoperta può ben equiparare e anzi offuscare tanta vacua internazionalità di scelte espositive che rischiano di avere una risonanza nient’altro che tombale.

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