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Con Krimer come all’epoca di Sputnik e di Solaris / Grande mostra alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Giovedì 22 febbraio 2018 alle ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti, si inaugura la mostra Krimer (Cristoforo Mercati) 1908-1977. Futurista con Marinetti, Vàgero con Viani, promossa dal Comune di Collesalvetti, con il contributo di Fondazione Livorno, con il patrocinio del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi, curata da Francesca Cagianelli con la collaborazione di Paolo Bertolozzi e Alessio Lenci.
Con la mostra dedicata a Krimer l’Amministrazione Comunale di Collesalvetti realizza un altro fondamentale tassello del suo pluriennale progetto di riscoperta e valorizzazione delle più significative personalità ancora sommerse del Novecento toscano, la cui vicenda artistica sia da porsi comunque in stretta relazione con Carlo e Luigi Servolini.
Si tratta stavolta di un personaggio di calibro nazionale, di origine umbra, Krimer, al secolo Cristoforo Mercati, artista, poeta, scrittore, giornalista e regista, allievo spirituale di Gerardo Dottori, trapiantato a Roma negli anni del secondo Futurismo, quindi approdato a Firenze, infine trasferitosi nel 1930 a Viareggio sotto gli auspici di Lorenzo Viani, e attivo, dagli anni Cinquanta agli anni Settanta in stretta familiarità con Luigi Servolini.
Con lo xilografo livornese infatti Krimer stabilì un vero e proprio sodalizio se è vero che quest’ultimo aderì nel 1963 all’Associazione Artistica Internazionale dei Vàgeri, presieduta dallo stesso Krimer e, addirittura, prescelse l’amico, con una lettera ufficiale del luglio 1965, tra coloro che volessero donare un’opera alla costituenda Pinacoteca Comunale Carlo Servolini.
E se Krimer lo omaggerà nel 1970, intitolandogli una delle sue Poesie dipinte, non vi è dubbio che la collaborazione intercorsa tra i due artisti procedette ben oltre, fino a confluire in una serrata strategia espositiva, che vide Luigi Servolini ospite a “Bottega dei Vàgeri” nel 1960, mentre il viareggino espose ripetutamente a Livorno tra gli anni Sessanta e Settanta.
La mostra antologica allestita presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini si preannuncia come una vera riscoperta, in quanto costituisce la prima grande antologica di Krimer, finora rivalutato quasi esclusivamente in veste di aeropoeta e non ancora censito relativamente alla sua pur complessa e articolata carriera pittorica e grafica.
Sono oltre cento le opere di Krimer, tra acquarelli, tempere, monotipi, smalti e collages, selezionate per l’esposizione colligiana, realizzate dagli anni Trenta agli anni Settanta, in gran parte inedite, cui si aggiunge l’opera Composizione, proprietà della Fondazione Pisa, esposto presso Palazzo Blu, opera pervenuta come Premio acquisto della Cassa di Risparmio di Pisa in occasione della “Quarta Rassegna delle arti figurative dedicata alla grafica in Toscana”, promossa dalla Provincia di Pisa con una Giuria composta da Gastone Breddo, Dino Carlesi, Enzo Carli, Giuseppe Pezzica, Piero Pierotti, Franco Russoli ed Emilio Tolaini.
Il catalogo, edito da ETS, Pisa (144 pagine), arricchito da una ricchissima documentazione inedita relativa alla parentesi futurista di Krimer, così come alla sua articolatissima vicenda artistica della maturità, costituisce la primissima impresa di catalogazione della produzione pittorica e grafica di Krimer, a partire dai collages e dalle tecniche miste realizzate sotto il patronage di Giacomo Balla negli anni del secondo Futurismo romano, quando l’artista frequenta l’Atelier di Casa d’Arte Bragaglia e sale sul podio della grande “Mostra Nazionale d’Arte Futurista” del 1933, nella Sezione “Poeti, Musicisti e Scrittori futuristi”, fino al rientro nell’agone pittorico, dopo oltre trent’anni di silenzio, a partire dal 1958 quando, con un vorticoso dinamismo degno dei suoi trascorsi futuristi, l’artista condurrà le sue composizioni pittoriche, battezzate in termini di Fantasie colorate, in una congerie di sedi espositive sparse in tutta Italia, oltre che all’estero, a Stoccolma, Lisbona, Dortmund, Buffalo, Bratislava.
Si delinea dunque un ampio affresco storico-critico dove alla militanza di Krimer durante la stagione del secondo Futurismo toscano si somma la parabola evolutiva dell’inoltrata maturità, quando l’artista risorge quale “imperatore” della costa versiliese, fino ad assumere un ruolo di indiscussa centralità nell’ambito del fenomeno di rinascita negli anni Sessanta del movimento futurista a seguito dell’iniziativa di Enzo Benedetto, “Futurismo-Oggi”: in tale contesto assumono particolare rilevanza gli episodi della corrispondenza inedita, conservata presso l’Archivio Storico del Comune di Viareggio, trascritta nel saggio di Francesca Cagianelli, relativa ad artisti quali Cesare Andreoni, Tullio Crali, Fortunato Depero, Gerardo Dottori, Farfa, Filippo Tommaso Marinetti, Lorenzo Viani.
Sarà Mario Verdone a tratteggiarne con autorevolezza e icasticità linguistica la personalità di aeropoeta in linea con l’epoca dei cosmonauti e dei naviganti atomici, degli Sputnick e dei Solaris.
Di particolare interesse storico-critico risulta in catalogo la sezione intitolata ai collages, realizzati questi ultimi nel 1964, quando furono salutati con particolare entusiasmo da Aniceto Del Massa, e riproposti in anteprima nella sede colligiana, cui fanno da corollario gli interventi critici in catalogo, dove Alessandra Scappini pubblica l’esito dello spoglio della corrispondenza epistolare, conservata alla Biblioteca Marucelliana di Firenze, intercorsa tra Krimer e lo stesso Aniceto del Massa, contenente stralci saporosi di inedita biografia krimeriana.
Durante la mostra si svolgerà un articolato calendario di iniziative culturali relativo ad alcuni protagonisti del Futurismo in Toscana.

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2017-2018: la cultura nel cuore

Come d’obbligo, personalmente, statutariamente, e fors’anche in una dimensione di riflessione sociologica, il bilancio 2017, che imporrebbe lamentazioni ideali e spettri di disavanzo economico, ci sprona invece positivamente a un sempre più decisivo impegno e ad aspettative progressivamente orientate.
Laddove sembra infatti, soprattutto in sede culturale, trionfare il piccolo cabotaggio e dilagare il basso profilo, eventi ed idee recentemente messi in campo dalla nostra Associazione, “Archivi e Eventi”, ma, non ultimo, a titolo personale, sono risultati vincenti in termini di gradimento trasversale.
Parliamo innanzitutto di arte e didattica, un binomio strategico che la nostra Associazione, “Archivi e Eventi”, ha da sempre coniugato egregiamente per rendere attrattivo e trasversale anche il prodotto culturale di più eccellente qualità, grazie anche alla collaborazione con istituzioni culturali qualificate, prima tra tutte Fondazione Livorno Arte e Cultura e Provincia di Livorno.
Ma è soprattutto quella dialettica tra centro e periferia, unica via di fuga dall’autismo culturale, che ci ha primariamente motivato ed emozionalmente ispirato in ogni più dettagliata azione personale e associazionistica, che segna la differenza!
Personaggi, sodalizi artistici, movimenti estetici, al centro della nostra più approfondita indagine scientifica e prediletti nell’orbita delle nostre strategie promozionali, sono non a caso insorti all’attenzione della comunità scientifica nazionale: valga per tutti il caso di alcuni astri del divisionismo livornese quali Benvenuto Benvenuti e Adriano Baracchini-Caputi, proiettati in un contesto di assoluto internazionalismo quale il Salon dei Divisionisti Italiani di Parigi del 1906, grazie alla collaborazione instaurata da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni con Palazzo Ducale di Genova, in occasione della mostra “Rubaldo Merello. Tra divisionismo e Simbolismo. Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza”.
Solo un piccolo esempio per testim0niare le più ampie possibilità strategiche per la rivalutazione delle eccellenze culturali dei nostri territori, cui la nostra ambizione tenterà ancora una volta di contribuire in termini determinanti nel 2018.
Anche e soprattutto con il “Centro Cagianelli per il ‘900”, un motore di strategie e di indirizzi talmente innovativo da attrarre, nel giro di poco più di due anni, l’attenzione delle migliori istituzioni culturali, a partire dalla Wolfson Collection di Genova.
Intensificare la ricerca e moltiplicare il raggio dei contatti istituzionali deve finalmente restare il migliore augurio per un’offerta culturale che da parte nostra non mancherà di stupire.

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Approda Ferenzona alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

I misteri rosacrociani di Raoul Dal Molin Ferenzona
“La Vita di Maria”
tra cattolicesimo, esoterismo e kabbalah

mostra promossa da

Comune di Collesalvetti

a cura di

Francesca Cagianelli
conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

(tutti i giovedì, fino al 15 febbraio 2018, ore 15.30-18.30)

Si inaugura giovedì 7 dicembre, ore 17.30, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (via Umberto I, n. 63, Collesalvetti) la mostra I misteri rosacrociani di Raoul Dal Molin Ferenzona: “La Vita di Maria” tra cattolicesimo, esoterismo e kabbalah, promossa dal Comune di Collesalvetti, curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca colligiana,in occasione del Natale 2017.
Nel segno dell’identità servoliniana la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini ospiterà questa inedita rassegna di 10 acqueforti a colori radunate dal fiorentino Raoul Dal Molin Ferenzona in una preziosa cartella del 1921, la cui formidabile copertina costituisce l’icona della mostra in odore di esoterismo.
Se nel Centenario dalla nascita, il 1979 il Comune di Livorno decise di dedicare una rassegna monografica dell’artista al Museo Progressivo d’Arte Contemporanea, oggi è la volta del Comune di Collesalvetti che in occasione del Natale 2017 presenta al pubblico questo straordinario ciclo religioso di uno degli artisti più raffinati accorsi nelle sale del Caffè Bardi, legato da rapporti oltremodo fraterni con un protagonista del Novecento labronico quale Gino Romiti e recensito da un astro leggendario quale Giuseppe Maria Del Chiappa.
Stimatissimo da Carlo Servolini che lo menziona nella sua Commedia Labronica delle Belle Arti con appassionata riverenza, quale “incisor nato” e al quale attribuì “pensieri sovrumani”, Ferenzona costituisce una conclusione programmatica del progetto culturale promosso dal Comune di Collesalvetti nell’anno 2017 che ha registrato una crescita esponenziale relativamente sia in termini di affluenza che di proposta didattica.
La stessa mostra dedicata a Ferenzona sancisce l’ampiamento del raggio di indagine della storia dell’arte novecentesca al panorama nazionale e internazionale, sempre e comunque nell’osservanza della mission servoliniana.
Ferenzona ebbe infatti fama mondiale, dalla Moravia a Vienna, dove gli vennero intitolate importanti personali, ma anche il Museo di Livorno gli riconobbe stima al punto di acquistare l’intero ciclo della Vita di Maria. Opera Mistica, oggi esposto nella sede museale colligiana in una tiratura proveniente da una collezione privata regionale: si tratta di una mirabile cartella contenente dieci acqueforti-acquetinte ritoccate all’acquarello (editrice Società “Universa”, Roma 1921), e arricchita da un fascicolo in brossura con testi di Dante, Suor Maria di Gesù, Giacomo da Voragine, San Luca, San Matteo, San Giovanni e altri testi tratti dal Cantico dei Cantici, dall’Apocalisse e dal Levitico, tutti corredati da disegni dell’autore.
Tra il 1906 e il 1908 Ferenzona si divide tra l’Aja, Bruges, Londra, Parigi, e ancora, Boemia, Germania ed Austria, ma proprio a Livorno scelse di coltivare relazioni di eccezione con imprenditori illuminati quali i fratelli Belforte, e di produrre cicli incisori fondamentali per la sua carriera, quali AôB: enchiridion notturno: dodici miraggi nomadi, dodici punte di diamante originali (Misteri Rosacrociani – Opera n. 2), Livorno, Edizioni di Bottega d’arte, 1923, dedicato a Chopin, costituito da dodici poesie e dodici punte di diamante.
Al latere dell’omaggio a Ferenzona saranno presentate le otto incisioni di Carlo Servolini, Notturno (1931); Cieco con cane (1935 ca.); Cacciatori di frodo o Bracconieri (1937); L’Avarizia (1937); La gola (1937); Via Crucis – Verso il Calvario (1938); Pescatori livornesi o Risicatori livornesi (1940); L’Arca di Noè (1942), che costituiscono il lascito fondamentale della Pinacoteca Comunale colligiana, in un suggestivo raffronto di temi, stili e ragioni poetiche.

Info
0586 980255/256pinacoteca@comune.collesalvetti.li.itwww.comune.collesalvetti.li.it

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CAGIANELLI A PALAZZO DUCALE DI GENOVA

Inedito l’intervento di Francesca Cagianelli a Palazzo Ducale di Genova, nell’ambito della mostra “Rubaldo Merello tra divisionismo e simbolismo”.
Punta infatti ad Alberto Grubicy e al suo sogno di un divisionismo internazionale.
Unico a realizzare, all’alba del secolo breve, il sogno di una compagine unitaria, quanto strutturata, del divisionismo italiano, dopo i tentativi di Angelo Morbelli, protrattisi dal 1897 al 1903, quando dichiarava fallito ogni tentativo, Alberto Grubicy matura progressivamente la convinzione di una potenzialità internazionale del movimento divisionista.
Non a caso Margherita Sarfatti nel 1927 lo inquadrerà quale “nobile esempio di negoziante non eclettico e non amorfo, che si dà il lusso di possedere e monetizzare un convincimento apostolico”.
Tra detrattori e fautori, l’avventura promozionale del divisionismo italiano innescata da Alberto Grubicy non può prescindere dal ruolo di capofila incarnato presso molti giovani adepti, in particolare, come vedremo, i livornesi Benvenuto Benvenuti e Adriano Baracchini-Caputi, dal magistero tecnico diramato dal fratello Vittore, con cui peraltro si consumerà, come è noto, in data 1890, quella frattura a partire dalla quale si dipanano strategie molteplici, in primis l’obiettivo promozionale relativo alla produzione previatesca, destinato a culminare nella Società per l’Arte di Previati istituita nel 1911.
In occasione del Salon des peintres divisionnistes italiens, svoltosi nel settembre-ottobre 1907 presso la Serre de l’Alma, in Cours de la Reine di Parigi Alberto Grubicy raggiunge l’apice del suo progetto pubblicitario, presentando 365 opere distribuite secondo uno schema espositivo inteso a bilanciare, e al contempo distinguere, il ruolo di Segantini e Previati, a enfatizzare l’astro nascente di Carlo Fornara, e quindi a promuovere una compagine di adepti divisionisti di distinta vocazione ed estrazione geografica, quali Adriano Baracchini-Caputi, Benvenuto Benvenuti, Guido Cinotti, Piero Focardi, Cesare Maggi, Adolfo Magrini, Rubaldo Merello, Filiberto Minozzi, Giuseppe Omio, Carlo Prada, Ferdinando Ramponi, Gottardo e Mario Segantini, Achille Tominetti, senza contare personalità assolutamente autonome quali Libero Andreotti, Rembrandt e Carlo Bugatti, Pietro Malnati, Eugenio Bellosio.
Etichettati da Gabriel Mourey nei termini di “exagérés, attachant trop d’importance aux théories qui les inspirent”, i divisionisti italiani finirono quindi col suscitare in Francia un fervidissimo dibattito incentrato sull’inevitabile paragone con la falange dei neoimpressionisti francesi.
Francesca Cagianelli indaga attraverso documenti inediti quella fase interlocutoria avviata da Alberto Grubicy con molti dei giovani divisionisti cooptati per il Salon parigino: valga per tutti Benvenuto Benvenuti, che sembra ossessivamente motivato dal dilemma ‘tecnica-espressione’, e Adriano Baracchini-Caputi la cui corrispondenza alterna, alle ansie di aggiornamento dell’artista, quesiti e dettagli relativi a strategie pubblicitarie ed economiche da parte del mercante milanese.
A questi ultimi Alberto risponderà con inedita ambizione, rivendicando la lungimiranza del Salon parigino, da lui stesso conclamato quale “trionfo morale”.

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