SI PREPARA UN EVENTO ESCLUSIVO AL CENTRO CAGIANELLI PER IL 900

In volo con Gabriele D’Annunzio
Tutte le arti del Vittoriale

conferenza di Dario Matteoni
storico dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti
“Alma Artis Accademy”, Pisa

promossa da
Centro Cagianelli per il 900

in collaborazione con
Amici dei Musei e Monumenti Pisani

con l’occasione verrà esposta e commentata l’opera:
Fantasia colorata di Krimer (Cristoforo Mercati)

Centro Cagianelli per il 900 – Pisa
sabato 1 aprile 2017, ore 17.00

Per esigenze organizzative si prega di confermare
la partecipazione al numero 392.6025703
oppure all’indirizzo e-mail: francesca.cagianelli@fastwebnet.it

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Finalmente una grande mostra per Gambogi

Si inaugura giovedì 9 febbraio 2017 alle ore 17.00 alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini l’importante mostra Raffaello Gambogi: il tempo dell’impressionismo, promossa dal Comune di Collesalvetti, con il contributo di Fondazione Livorno.

Curata da Francesca Cagianelli, in collaborazione con Giovanna Bacci di Capaci, la mostra punta alla valorizzazione di Raffaello Gambogi, artista straordinariamente significativo nel vasto panorama dell’Otto-Novecento toscano e italiano, ma ancora sostanzialmente marginalizzato in sede storiografica.

Il percorso espositivo, costituito da 40 dipinti, mira a ricongiungere per la prima volta la stagione ottocentesca di Gambogi, con la sua evoluzione novecentesca, storicizzandone tanto il contributo impressionista nell’ambito della compagine dei postmacchiaioli tra Livorno e Torre del Lago, quanto l’intimo raccoglimento espressivo degli ultimi anni, quando la riflessione ottica al cospetto della costa labronica diventa prioritaria rispetto al coordinamento con i movimenti e gli stili del Novecento.

Si tratta della prima mostra antologica dedicata all’artista livornese, corredata da un ampio catalogo, pubblicato da Pacini Editore, che ospiterà un saggio monografico di Francesca Cagianelli su Raffaello Gambogi, e un saggio monografico di Giovanna Bacci di Capaci sulla moglie dell’artista, la celebre pittrice finlandese Elin Danielson.

Si colma oggi con questa significativa antologica l’equivoco della sfortuna dell’artista profilato da Bianca Flury Nencini, sulle pagine di “Liburni Civitas” del 1931: definito come “uno dei pittori labronici più strani di atteggiamento e di consuetudini”, Gambogi, sembra infatti dovere la sua mancata fortuna tanto alle “deficienze del senso pratico della vita”, quanto alle “congenite fobie che ne fecero ‘un tipo’ a tutti noto”.

Sarebbe fin troppo semplice tuttavia procedere ‘lombrosianamente’ alla rilettura della sua produzione artistica attraverso la relazione medica firmata dallo scienziato Eugenio Tanzi, in quanto, se la sua vita fu “intessuta di incertezze, di ingenuità disinteressate, di rinuncie, di entusiasmi, di abbandoni” e “qualunque impresa anche di minimo momento, qualunque atto, anche il più dozzinale, che esca dall’orbita della pittura o non sia inspirato da un movente sentimentale, riscontra nel suo sistema nervoso inesplicabili e insormontabili ostacoli per cui non può tradursi mai in atto compiuto”, eppure Gambogi fu più volte premiato a esposizioni nazionali e internazionali.

Dall’exploit alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze del 1896-1897 con il dipinto All’ombra, celebrato da Ugo Matini, fino all’Esposizione del Sempione del 1906, dove per la prima volta viene esposto il capolavoro Fra le pazze, l’artista si pone in linea con le più avanzate postazioni dell’impressionismo toscano.

L’impegno di aggiornamento di Gambogi culmina nel 1910, data in cui presenzia all’Esposizione Internazionale di Roma con un’opera di ambizione monumentale, Pescatori, oggi dispersa, ma segnalata da Giosuè Borsi come discrimine di quel notturnismo fiammingo in auge all’alba del Novecento, a seguito del dilagare delle mode nordiche in sede di Biennale di Venezia.

D’ora in avanti, come intendono illustrare sia la mostra che il catalogo, non resta che seguire il dispiegarsi del sondaggio luminoso dipanato dall’artista a partire dall’84°edizione della Mostra internazionale degli “Amatori e Cultori” di Roma, fino all’Esposizione Livornese “Pro-Soldato” del 1917, dove dipinti quali La Pineta, Di Luglio, Vecchi bagni e Una via presso Montenero, consolidarono la sua fama nel segno di “una specie d’impeto lirico individuale”.

Già negli anni Venti il percorso di Gambogi risulta scandagliato dalla critica soprattutto in riferimento all’orizzonte di solitudine profilatosi rispetto a colleghi quali Angiolo Tommasi, i cui Vecchi cenci restano comunque un parallelo efficacissimo rispetto alla primissima produzione dell’artista, se si pensa in particolare a un capolavoro esposto in mostra, il monumentale Cacciatore del 1891, conservato presso la Camera di Commercio di Livorno.

Non è un caso che Gambogi, ormai alle soglie degli anni Trenta, sembri connotarsi sempre più pervasivamente come colui che più di ogni altro è in grado di “vedere la natura sotto il velo pacato del silenzio pieno del mistero”.

Ed ecco le numerose visioni della costa labronica, da Chioma a Quercianella, di cui in mostra compaiono alcuni esemplati storici, tra cui Riflessi sul mare, presentato a “Bottega d’Arte” nella personale del 1928, quando Carlo Giorgio Ciappei definisce egregiamente la tempra lirica dell’artista, in continuità e al contempo in controluce, rispetto alla stagione macchiaiola, se è vero che “gli impasti gustosi e le velature morbide tolgono a questa pittura, formatasi su i Maestri Macchiaioli, la cruda e spesso pesante solidità che attenua tante volte il modesto e chiuso senso di poesia nelle opere di quella scuola”.

Sboccia dunque “il nucleo lirico” delle visioni di Gambogi lungo la costa, recando “quel nobile accento accorato che vela di inesprimibile malinconia le visioni più appassionate”.

Si gioca quindi esclusivamente sul nesso della musicalità e della poetica degli stati-d’animo l’enigma dell’uniformità del lessico di Gambogi nel corso degli anni Venti, quando vince il monocromo e la visione si avvicenda secondo impercettibili varianti di punti di vista: è questo il senso delle ultime sequenze luminose radunate nel percorso finale della mostra.

Sembra allora improrogabile dismettere certo malinteso postmacchiaiolismo per rileggere l’intero percorso stilistico dell’artista nei termini individuati da Llewelyn Lloyd, tanto nella sua
Pittura italiana dell’Ottocento (Firenze 1929), quando lo definisce “un verista preciso ed accurato, di colorito diafano, arioso, di buon sentimento poetico”, quanto nei suoi Tempi andati, quando invece, più acutamente, ne storicizza la personalità come artista “d’una natura che stava tra Fattori e Angiolo Tommasi; allievo un po’ dell’uno e un po’ dell’altro”, per poi procedere verso altri raffronti, stavolta di ambito internazionale, come nel caso dell’Autoritratto al sole con il cappello, “con la stessa proiezione d’ombra sul volto come quello di Kroyer”.

In mostra figurano alcuni capolavori dell’ultimo decennio dell’Ottocento, tra cui Cantiere (1897), appartenente alla raccolta della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona, La mattina del giorno di festa (1899), cortesemente reso disponibile da 800/900 ARTSTUDIO, Livorno/Lucca, l’Autoritratto (1895-1899), proveniente dalle collezioni della Fondazione Livorno, così come così alcune delle più significative tappe della produzione novecentesca, quali Ritratto della moglie (1905), conservato presso il Museo Civico G. Fattori, Livorno, e Mercato di Volterra (1907), appartenente alla raccolta della Cassa di Risparmio di Volterra.

La mostra verrà affiancata da un inedito calendario di iniziative culturali sugli artisti dimenticati dell’800-900.

Ingresso gratuito

Visite guidate gratuite a cura di Francesca Cagianelli

orari: tutti i giovedì: 15.30-18.30
fino al 18 maggio 2017

0586 980256 e 980255pinacoteca@comune.collesalvetti.li.itwww.comune.collesalvetti.li.it

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ARCHIVI E EVENTI “PRENDE POSIZIONE” E RILANCIA PER IL 2017

La Redazione di “Livorno Cruciale” e i vertici di “Archivi e Eventi” salutano il 2016 con soddisfazione e responsabilità.
Soddisfazione, senz’altro, per i numerosi e prestigiosi risultati conseguiti, responsabilità invece rispetto a un pericoloso crinale di retrocessione delle strategie culturali territoriali e nazionali.
Ci affacciamo al 2017 con l’orgoglio di chi ha preso posizione: per quanto mi riguarda, come professionista, come cittadino, ma soprattutto come intellettuale.
Presiedendo un’Associazione culturale e dirigendo un periodico artistico, ho dovuto talvolta compiere scelte radicali, spesso rischiose, sempre impopolari.
Ho costantemente voluto farlo nel segno del rigore, rifuggendo cioè da quell’autismo che sovente accompagna certi operatori culturali troppo ancorati alle logiche territoriali, ma soprattutto rinunciando a quella pericolosa compiacenza cui troppo spesso si ricorre per evitare il rischio di un dibattito e fors’anche di una polemica.
Lo abbiamo fatto in omaggio al talento, alla qualità, alla professionalità, consapevoli di essere ancora in pochi, ma fiduciosi di combattere in una direzione lungimirante e foriera di crescita e innovazione.
Incassiamo il gradimento, anzi la stima di molti, sia a livello personale, sia a livello associativo.
“Archivi e Eventi” ha siglato in questo 2016 il suo debutto regionale, riportando alla ribalta un protagonista delle avanguardie novecentesche quale Alessandro Scheibel e conquistando un credito eccezionale grazie all’accoglienza presso l’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.
Con la prima monografia italiana dedicata al genio dell’affiche, Leonetto Cappiello, abbiamo inoltre ribaltato il destino critico di un protagonista della cultura figurativa mondiale, inserendoci a pieno titolo nel panorama della bibliografia internazionale.
Non abbiamo tuttavia tralasciato l’affetto e l’attenzione per la nostra Livorno, pur rifuggendo da quella perniciosa livornesità che abbassa costantemente la soglia delle nostre potenzialità: ed è con l’impegno profuso nel proseguire l’impresa del nostro periodico “Livorno Cruciale” che non possiamo non ribadire il ruolo che abbiamo conquistato a Livorno e per Livorno.
Abbiamo preso posizione. Abbiamo vinto una scommessa importante!

Auguri

Francesca Cagianelli

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Brindisi a Ercolini alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Conversazione con Ilaria Ercolini, figlia dell’artista
condotta da Francesca Cagianelli
La fuga dei pennelli

2° puntata del Calendario
Pinacoteca Comunale Carlo Servolini 2016/2017

“Le avanguardie a Livorno tra sodalizi e protagonisti”

giovedì 29 dicembre 2016, ore 16.30

alle 18.00 brindisi cortesemente offerto da Ilaria e Titti Ercolini

Si prepara a brindare al 2017 la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini che ha omaggiato Roberto Ercolini con la mostra monografica in corso fino al 2 febbraio 2017.
Al centro di questa 2° puntata del Calendario 2016/2017, l’incontro in esclusiva con la figlia dell’artista, Ilaria Ercolini, intervistata per l’occasione da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca.
Il titolo provocatorio prescelto per questa dialettica ricostruzione della carriera artistica di Roberto Ercolini, r, ricostruisce in termini esemplari quel panorama di ambizioni, progetti, sogni, ma anche prese di posizioni, polemiche, e fughe, tanto di moda nella compagine delle avanguardie livornesi degli anni Cinquanta e Sessanta, in primis Mario Nigro, Ferdinando Chevrier, e con loro, Roberto Ercolini e Renzo Izzi.
Cinque i punti cruciali messi sul tappeto da Francesca Cagianelli, a partire dalle ragioni della fuga dell’artista da Livorno, fino al capitolo delicatissimo dell’Ercolini intimo, senza tralasciare un sondaggio delle ipotesi strategiche e più in particolare dei progetti in corso da parte degli eredi in vista della valorizzazione dell’artista.

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