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Intellettuali e querele

di Francesca Cagianelli

E’ di questi mesi l’accesa battaglia legale che vede al centro lo storico dell’arte di fama nazionale Enrico Crispolti, querelato da una collega (vedi I quadri del futurista Corona finiscono in tribunale, in “Repubblica”, 13.05.2015) per le affermazioni riportate in una nota del catalogo ragionato del futurista Vittorio Corona da lui curato.

Senza voler addentrarsi in eventuali responsabilità, così come negli esiti legali di tale complessa vicenda, si impone comunque una riflessione attualissima.

Oggi il costume di uno storico dell’arte non può e non deve esimersi da una responsabile azione moralizzatrice, direi sociale, assolutamente contestuale ed organica al suo specifico impegno culturale e scientifico.

Qualsivoglia battaglia per una cultura autorevole non può esistere se scissa da una opportuna rivendicazione di quelle regole che sovrintendono la ricerca intellettuale.

Percorsi, linguaggi, modalità, sono certamente importanti, ma comunque discrezionali rispetto al fondamentale obiettivo di reintrodurre anche nel negletto settore dei beni culturali, quel patrimonio di regole dalle quali non è mai opportuno prescindere.

Guai a vietare a suon di querele una battaglia etica a difesa delle regole e dell’opportunità.

 

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CATTIVA INFORMAZIONE

di Francesca Cagianelli

La carrellata mediatica sciorinata oggi dal Tirreno sulla vicenda delle teste di Modigliani – accompagnata da una coda polemica sul web – rende atto di contraddizioni e inesattezze insopprimibili nella storia della cultura labronica.

A partire dall’identità della sottoscritta, operativa a Livorno dal 2000, presidente di un’Associazione Culturale che ha firmato in città una messe di operazioni culturali e direttore della rivista “Livorno Cruciale” che grazie a una serie di operatori qualificati ha contribuito a incrementare il dibattito scientifico sul territorio, ma che nell’articolo apparso sulla cronaca del Tirreno di oggi viene qualificata come “gallerista” e “moglie dell’ex assessore… ecc…. ecc…”.

Inutile da parte dello stesso quotidiano macinare improbabili battaglie di quote rosa, quando anche i più giovani collaboratori, quelli cioè che dovrebbero propagandare i valori acquisiti di tali battaglie, rigurgitano di luoghi comuni farciti e serviti maldestramente in interventi imbastiti esclusivamente su un’evidente quanto macroscopica inesperienza.

Il plateale digiuno rispetto a categorie professionali globali appare devastante per una testata che sembra appiattirsi su standard rionali

Sull’informazione e la documentazione vince l’approssimazione. Ahime!

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L’ULTIMO ATTO DELL’USCENTE COSIMI

Si è svolta oggi, the day after la storica vittoria grillino-labronica, l’incontro di conciliazione tra i vertici della Fondazione Goldoni (Già Sindaco Alessandro Cosimi, Marco Bertini, Alberto Paloscia, con Mario Menicagli, da una parte e dall’altra Archivi e Eventi, nella persona del Presidente Francesca Cagianelli, Federico Marri e Francesco Foresi, ex direttore responsabile della rivista Livorno Cruciale: ovviamente nessuna conciliazione.

Avanti con il rinnovamento della città e dei vertici della cultura!

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Intervento di Andrea Iardella sul caso GOLDONI

Leggendo, il 25 u.s, la notizia che “i vertici del Goldoni” hanno ingaggiato una “inedita battaglia legale” contro la libera espressione di una rivista d’arte, ho avuto la conferma che, a Livorno, si continua a ‘pensare in grande’. Dal costruire inutili e costose rotonde stradali, alla costruzione di gabbiotti in Piazza Grande, ove, immemori della moria procurata dal punteruolo rosso, si pensa di collocare un palmizio.

Mentre si enfatizzano le false teste di Modigliani (quelle della beffa che coprì di ridicolo il Consiglio comunale di allora), dedicando loro una mostra permanente e dando a Pisa l’esclusiva per mostre dedicate al  vero Modì.

A tutto ciò mancava, soltanto, la classica ciliegina sulla grandezza labronica del… ‘pensare in grande’. Quella di due istanze legali, per  235 mila euro, per la “diffamazione a mezzo stampa”, contro l’autore di un articolo e dei responsabili di un periodico d’arte cittadino. Che avevano definito la Fondazione Goldoni come “un carrozzone con i suoi fanti e i suoi re”.

Chiedendo loro, non un indennizzo simbolico per l’offesa subita, ma uno ben superiore. Proporzionato, evidentemente, a quanto i presunti danneggiati percepiscono in gettoni di presenza in tale Fondazione.

Messi in pericolo se le accuse, a loro indirizzate, saranno provate.

D’altra parte, secondo l’antico costume di lor signori locali, gli avversari devono essere comprati o annientati.

Come io stesso, in passato ebbi a sperimentare per due minacciate querele. Quando, operando nel volontariato, ebbi l’ardire di criticare un medico della ASL ed un consigliere comunale.

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