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Il neoegizio di Antonio Cagianelli

Antonio Cagianelli predilige nel suo lavoro la contaminazione tra linguaggi provenienti da diverse discipline artistiche in una visione metastorica che prescinde da legami logici e temporali tradizionali.
Cagianelli lavora da tempo con una tecnica ‘surrealista’ che lo porta ad accostare tra loro elementi presenti e passati in modo del tutto imprevedibile e trasversale.
E’ per questo che la sua attività di collezionista è preziosa per lui in quanto lo porta a un’osmosi continua tra presente e passato. I vasi comunicanti di immagini e linguaggi si fondono nelle sue creazioni con una sintesi creativa che segue un filo conduttore da sempre basato sullo studio di stilemi e segni che il designer personalizza e mescola come in un collage.
Da una sua predilezione per il revival dell’arte egizia colleziona da anni esempi di arti decorative e pitture legate a questo suo prediletto universo arcaico i cui segni e atmosfere lo affascinano e stimolano.
Cagianelli ha costituito una piccola collezione comprendente ceramiche delle manifatture di Deruta, Molaroni, Albissola, oltre che mobili con scene egiziane finemente intarsiati, e infine dipinti dell’artista surrealista Alessandro Scheibel.
A seguito di questa collezione nasce l’idea, all’inizio di questo autunno, di una serie di gioielli ispirati al mondo egizio, che segue di poco la medesima legata al modo etrusco, creata per la Fondazione Peccioli in occasioni delle “Notti dell’Archeologia”. In questi, segni e atmosfere vengono ricomposte come in un mosaico dove si riflette la sua propria interpretazione e il suo personale segno creativo arricchito da sempre nuove suggestioni e presenze.

Vaso Deruta – seconda metà del Novecento

 

Antonio Cagianelli   Pendente   “Egitto” novembre 2018

Alessandro Scheibel, Composizione surrealista con idolo, 1952-1955

Ceramica neoegizia, Molaroni, Pesaro – seconda metà del Novecento

Antonio Cagianelli, orecchino “Egitto”, novembre 2018

Credenza intarsiata su disegno di Emanuela Marassi, Trieste, anni Sessanta – particolare

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Coronato un sogno ventennale: va in stampa il primo volume documentario su Enrico Cagianelli

di Francesca Cagianelli

Nel 2000, data che non posso non ricordare come quella del mio matrimonio, decisi di intitolare a Enrico Cagianelli, mio prozio, l’impegno professionale della Tesi di Specializzazione in Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea all’Università degli Studi di Genova, finalizzando le mie pluriennali ricerche documentarie a un obiettivo altamente scientifico.
Una scelta esistenziale, certamente, oltre che professionale, visto che la prima persona con cui condivisi questo progetto fu mio padre, Mario Augusto Cagianelli, la cui statura umana e professionale mi ha sostenuto e mi sosterrà nel prosieguo della mia attività.
Non invano, in quanto le dichiarazioni di mio padre mi hanno consentito la straordinaria acquisizione al corpus espressivo di Enrico Cagianelli del monumentale ciclo decorativo intitolato al Milite Ignoto nella Basilica di San Domenico di Perugia, sul quale un tourbillon attribuzionistico rischiava di far deragliare il corso peraltro autorevole della storia dell’arte del Novecento umbro.
Primo compito da assolvere è stato quello di radiare anche l’ombra dell’intento apologetico, o delle scorie celebrative, riportando in luce la complessa e versatile, quanto, ahimè, breve, carriera artistica dello scultore, senza che mai la commozione personale potesse contaminare l’acquisizione scientifica.
Di contro a difficoltà logistiche, inadempienze istituzionali, veti amministrativi, che comunque non hanno potuto rallentare la mia indagine scientifica negli Archivi del territorio umbro, da Gubbio a Cannara, da Marsciano a Monte Castello di Vibio, ecco che molti generosi custodi della tradizione locale mi hanno sostenuto con senso di responsabilità civica, ma soprattutto con spirito collaborativo.
Nonostante il mancato reperimento di finanziamenti per la monografia ragionata, oggi il “Centro Cagianelli per il 900” si impegna in una tiratura limitata di un volume documentario dedicato a Enrico Cagianelli, anticipatore della stessa monografia.
Tale volume costituirà uno strumento di commemorazione dell’80° della scomparsa dello scultore e, al contempo, un atto di partecipazione alle onoranze della prima guerra mondiale.

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Il designer Cagianelli approda a Livorno con una personale

Venerdì 8 GIUGNO 2018, alle ore 18,00, alla Space Gallery (Livorno, via Borra, 30), si inaugura la mostra “OMNIA VANITAS”, selezione di arredi disegnati da Antonio Cagianelli.
Federico Bocci, curatore della Space Gallery e apprezzato esperto di modernariato, presenta in anteprima a Livorno nella cornice della sua rinnovata galleria una straordinaria selezione di mobili e oggetti del noto designer Antonio Cagianelli.
Erede dello spirito più libero e iconoclasta del design e dell’architettura radicale, Cagianelli propone al pubblico livornese alcune icône del suo universo creativo che spazia da suggestioni pop-rock fino alle avanguardie dadaiste, surrealiste e informali.
I suoi oggetti, anche partire dalle prime esperienze creative alla Facoltà di Architettura di Firenze, denunciano in effetti una particolare propensione verso tutti quei movimenti artistici che hanno segnato una rivoluzione rispetto alla cultura dominante.
E il linguaggio “rebel” a proiettarlo fuori dal contesto del design tradizionale verso una formula espressiva provocatoria e anarchica, che procede verso il trans-design: uno stile che attinge la metafora, l’ossimoro, e non le regole canoniche del confort domestico.
In sostanza Cagianelli intende portare alla ribalta del suo iter creativo iconografie ‘proibite’, mai introdotte prima nel mondo austero dell’abitare, come le fiamme e i teschi, inaugurando un trend percorso negli ultimi anni anche da altri designer più legati all’industria.
Fino dai primi anni Novanta il designer toscano crea una serie di mobili e oggetti sperimentali, non destinati al grande pubblico, bensì a un collezionismo colto e raffinato.
Non a caso il celebre critico Pierre Restany scrive di lui: “Antonio Cagianelli é un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”, e, sempre non a caso, alcune importanti gallerie promuovono la sua produzione artistica.
A partire dalla galleria Colombari di Milano, che sostiene il suo lavoro da diversi anni, mentre alcune sue opere sono entrate a far parte delle collezioni di numerosi Musei internazionali, tra cui il Museo delle Arti Decorative di Montreal e quello di Parigi.
In mostra anche le ormai famose sedute in gres “transvital” presentate al Miart del 2009 dalla stessa Galleria Colombari e il mobile in laminato plastico presentato sempre Miart ed eseguito in collaborazione con Abet Laminati, intitolato Morte a Venezia, dove il gioco tra il tema del carnevale e l’iconografia del teschio si intreccia per servire da pretesto alla citazione osé del titolo del romanzo di Thomas Mann.
Verrà presentata nell’occasione anche una serie di oggetti della collezione “pizzo a pezzi”, in cui il riferimento sexy-punk del pizzo evoca trame patchwork che suggeriscono a loro volta composizioni astratte.
Si tratta quindi di un’occasione preziosa per scoprire l’universo innovativo ed eccentrico di un designer contemporaneo, complice la suggestiva atmosfera space della galleria di Federico Bocci.

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NUOVE ACQUISIZIONI DELL’ARCHIVIO SCHEIBEL

È stato recentemente ritrovato un altro importante nucleo dell’Archivio di Alessandro Scheibel comprendente numerosi nuovi disegni, ma soprattutto una consistente rassegna stampa di recensioni relative alle diverse esposizioni dell’artista, apparse sulle principali riviste dell’epoca. Tale nucleo contiene anche numerose e importanti fotografie scattate durante le mostre realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta presso la Galleria Numero di Firenze e Venezia.foto

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