Archivi tag: Archivi e Eventi

2017-2018: la cultura nel cuore

Come d’obbligo, personalmente, statutariamente, e fors’anche in una dimensione di riflessione sociologica, il bilancio 2017, che imporrebbe lamentazioni ideali e spettri di disavanzo economico, ci sprona invece positivamente a un sempre più decisivo impegno e ad aspettative progressivamente orientate.
Laddove sembra infatti, soprattutto in sede culturale, trionfare il piccolo cabotaggio e dilagare il basso profilo, eventi ed idee recentemente messi in campo dalla nostra Associazione, “Archivi e Eventi”, ma, non ultimo, a titolo personale, sono risultati vincenti in termini di gradimento trasversale.
Parliamo innanzitutto di arte e didattica, un binomio strategico che la nostra Associazione, “Archivi e Eventi”, ha da sempre coniugato egregiamente per rendere attrattivo e trasversale anche il prodotto culturale di più eccellente qualità, grazie anche alla collaborazione con istituzioni culturali qualificate, prima tra tutte Fondazione Livorno Arte e Cultura e Provincia di Livorno.
Ma è soprattutto quella dialettica tra centro e periferia, unica via di fuga dall’autismo culturale, che ci ha primariamente motivato ed emozionalmente ispirato in ogni più dettagliata azione personale e associazionistica, che segna la differenza!
Personaggi, sodalizi artistici, movimenti estetici, al centro della nostra più approfondita indagine scientifica e prediletti nell’orbita delle nostre strategie promozionali, sono non a caso insorti all’attenzione della comunità scientifica nazionale: valga per tutti il caso di alcuni astri del divisionismo livornese quali Benvenuto Benvenuti e Adriano Baracchini-Caputi, proiettati in un contesto di assoluto internazionalismo quale il Salon dei Divisionisti Italiani di Parigi del 1906, grazie alla collaborazione instaurata da Francesca Cagianelli e Dario Matteoni con Palazzo Ducale di Genova, in occasione della mostra “Rubaldo Merello. Tra divisionismo e Simbolismo. Segantini, Previati, Nomellini, Pellizza”.
Solo un piccolo esempio per testim0niare le più ampie possibilità strategiche per la rivalutazione delle eccellenze culturali dei nostri territori, cui la nostra ambizione tenterà ancora una volta di contribuire in termini determinanti nel 2018.
Anche e soprattutto con il “Centro Cagianelli per il ‘900”, un motore di strategie e di indirizzi talmente innovativo da attrarre, nel giro di poco più di due anni, l’attenzione delle migliori istituzioni culturali, a partire dalla Wolfson Collection di Genova.
Intensificare la ricerca e moltiplicare il raggio dei contatti istituzionali deve finalmente restare il migliore augurio per un’offerta culturale che da parte nostra non mancherà di stupire.

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Matteoni interviene su Escher a Palazzo BLU

Nella sua conferenza dal titolo “Architetture come macchine impossibili
Piranesi, Escher e gli spazi virtuali della contemporaneità”, Matteoni parla innanzitutto di architettura.
Nella letteratura critica dedicata a Maurits Cornelis Escher si è voluto affermare, con diversi accenti, una possibile tangenza tra la ricerca di architetture impossibili avviata dal grafico olandese, segnatamente negli ultimi anni della sua attività, e le sedici tavole delle Carceri d’invenzione pubblicate da Giovanni Battista Piranesi in una prima edizione nel 1749/1750 e riprese nel 1760/1761 in una seconda versione resa assai più complessa per l’affollamento di strumenti di tortura, di ponti, di scale, di figure di torturatori e di condannati.
E’ indubbio che le Carceri piranesiane prefigurano un universo-macchina dove non è più possibile ricomporre alcun ordine: il montaggio degli spazi che si aprono uno dentro l’altro, la violenza esercitata sulle leggi della prospettiva, l’indefinito succedersi delle forme negano ormai qualsiasi armonia e ancora postulano, attraverso la supremazia della comunicazione visiva, l’arbitrarietà dei segni architettonici.
Giustamente si è voluto invocare per la tecnica compositiva piranesiana la definizione data dal filosofo francese Michel Foucault di eterotopia.
“Le eterotopie inquietano, senz’altro perché minano segretamente il linguaggio, perché vietano di nominare questo e quello, perché spezzano e aggrovigliano i luoghi comuni, perché devastano anzi tempo la ‘sintassi’ e non soltanto quella che costruisce le frasi, ma quella meno manifesta che fa ‘tenere insieme’… le parole e le cose”.
E’ forse possibile tessere un filo rosso, secondo Matteoni, tra le fantasie architettoniche di Escher e le oniriche visioni di Piranesi, al di là di possibile suggestioni formali, proprio nella creazione di uno spazio eteropico dove le forma dell’illusione viene a coincidere con qualcosa che ci è offerto nella sua rappresentazione come reale?
Nelle strutture spaziali, conclude lo storico dell’arte toscano, appare evidente la predilezione di Escher per la percezione simultanea di aspetti contrastanti della realtà, ma proprio la combinazione di diversi angoli visuali, la coincidenza di prospettive spaziali dimostrano nelle opere dell’incisore olandese quell’intreccio di architetture e di spazi sospesi tra reale e immaginario.

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Archivi e Eventi gioca con Fornaciari

Nata nel 2005 con l’obiettivo di catalogare e al contempo promuovere i capitoli più affascinanti del Novecento Livornese, Archivi e Eventi mira tuttavia all’“altra metà”, ai lati oscuri, a quelle anfrattuosità espressive troppo spesso attribuite ai cosiddetti petites maitres.
Ed eccoci a Fornaciari, un artista che non lusinga gli amanti del più convenzionale gusto labronico e che anche nelle più estreme vie dell’astrattismo, ha scelto il percorso più difficile, quello dell’“arte programmata”, legittimata da rapporti matematici e calcoli logaritmici, dove tuttavia vibra la passione cromatica rinvigorita sulla trattatistica goethiana.
E’ proprio per divulgare e promuovere una tale personalità che Archivi e Eventi si rivolge alle scuole con un progetto didattico personalizzato sul calibro dell’espressività di Fornaciari, che nella sua formula di irriducibile rigore sperimentale, punta tutto sul gioco.
Da una parte il gioco infranto, quello cioè di un’adolescenza svanita sotto la scure delle disillusioni politiche e delle ideologie, dall’altra, l’invenzione del Faber, ovvero il gioco dell’artigiano, alle prese con traslazioni di volti e occhi miniaturizzati in puntine da disegno.
Si intitola “Il gioco nell’arte” il suggestivo percorso ideato da Francesca Cagianelli e Laura Ferrario, realizzato da Archivi e Eventi con Fondazione Livorno Arte e Cultura a Villa del Presidente, proposto alle scuole livornesi, i cui elaborati verranno esposti in una suggestiva mostra di prossima inaugurazione.

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Grazie, Fornaciari!

Chiara Lo Re per la mostra “Pierino Fornaciari. Dal neorealismo all’arte programmata”

“Io volevo solo dirvi ‘Grazie!’, perché ora sto proprio bene: davanti a quelle opere il tempo si è fermato e ho ritrovato il senso della settimana. Lavorare tutti i giorni e arrivare a concludere con questa sensazione è una cosa bellissima, che spero tutti possano provare!”

Queste le parole di una spettatrice livornese alla mostra retrospettiva su Pierino Fornaciari in loco adesso presso la Villa del Presidente a Livorno: parole che risuonano forte e che rimangono a lungo in chi le ascolta.
Espressioni del genere, sentimenti che escono, fanno riflettere sul ruolo sociale dell’arte e su quanto possa essere incisiva ancora al giorno d’oggi: è ancora possibile, in questo mondo di immagini rapide e rapinose, arrivare al cuore alle persone?
Che l’Arte sia un mezzo di comunicazione ormai è assodato da secoli: in continuo mutamento, cambia rapidamente e camaleonticamente seguendo gli stimoli della società, come un’entità superiore che si riflette e si impersona in menti brillanti e personalità spiccate, capaci di guardare non solo al tempo presente, ma al concetto stesso di tempo.
Tra queste, ammetto che Pierino Fornaciari è uno dei più sorprendenti: dal neorealismo quasi post-macchiaiolo influenzato da quella luce tipicamente livornese, carica o limpida di libeccio, egli arriva all’arte programmata con un astrattismo tutto matematico che sperimenta anche la lavorazione sul metallo.

Fra queste due sponde un percorso, un percorso di vita, un percorso artistico, un percorso ludico.

Dalle prime rappresentazioni dei giochi si arriva alle “Maschere”, rielaborazioni del viso umano in chiave quasi “pop”, così vicina alle esperienze dei videogame ed allo stesso tempo così in sintonia con la sperimentazione di tutta l’arte italiana del primo Novecento, sviluppata poi ulteriormente dai grandi designer del “Made in Italy”.
Con quel suo segno incisivo e con la pastosità dei colori, Pierino Fornaciari ci invita a stare attenti a ciò che accade intorno a noi, lui, grande partigiano e paladino dei beni artistici del secondo dopoguerra, sembra lasciarci questo monito: “Prenditi sul serio, ma con scherzo!”.

E’ quindi questo l’augurio che vogliamo divulgare, di accostarsi all’arte e far sì che lei si accosti ad ognuno, perché non c’è esperienza più bella della contaminazione, e questo Pierino lo sapeva bene!

“Pupazzo Campari”- F. Depero per Campari 1925

Musicassetta – Philips 1963

Maschera – P. Fornaciari 1981

 

 

 

 

 

Chiara Lo Re


La mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Livorno Arte e Cultura, ente strumentale della Fondazione Livorno, è stata realizzata grazie alla preziosa collaborazione con il figlio erede di Pierino Pardo Fornaciari ed illustra il grande percorso di questo importante artista. E’ visitabile dal giovedì al sabato con orario 10.00-13.00 e 15.00-18.00, e su prenotazione al numero 0586/826133 presso la Villa del Presidente in Via Marradi 116 (Livorno), dove troverete ragazzi delle scuole superiori disponibili ad accogliervi e seguirvi nel percorso: il progetto aderisce con più di 90 alunni alle direttive ministeriali dell’alternanza scuola – lavoro, coinvolgendo quattro istituti cittadini.

Aperture straordinarie:  domenica 5 novembre 2017, domenica 3 dicembre 2017, domenica 7 gennaio 2018, con orario  10.00-13.00 e 15.00-18.00

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