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IL TRASVERSALISMO DEL DOROTEISMO

Tra le pochissime nozioni ormai acquisite piace elencare il “trasversalismo del doroteismo”.

Reduci da una seduta della commissione consiliare sul Goldoni, non si è potuto fare a meno di avvertire la salace concretezza di tale nozione: come se da una tabula rasa di ratio politica e valutazioni strategiche niente di migliore si potesse trarre se non il coniglio fuoriuscito dal logoro cappello di un doroteo.

E se qualcuno vi era seduto tra gli ignari, e forse anche un poco improvvidi, convenuti che si aspettava non dico l’ombra ma almeno l’impalpabile speranza di un ragionamento, ha dovuto accontentarsi di una trafila plebiscitaria livellata sulla trouvaille di un astuto “ordine del giorno” che a mò di nebulizzatore cospargeva la sala consiliare di un provvidenziale, ma è meglio dire beota, ecumenismo.

La quadratura del cerchio resta una strillata esorcizzazione dei “neofiti politici”, quei grillini che tanto balordamente hanno vanificato il potenziale esplosivo di una protesta civica trasformatasi immediatamente in disintegrazione strategica, ridando colpevolmente fiato alla vecchia politica, ai mille tromboni, e soprattutto, al doroteismo.

Ecco che l’imputato riscuote all’unanimità non solo il saldo della massa debitoria, ma anche l’assoluzione rigenerante, forse per poco, del trasversalismo del doroteismo.

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Bomba o petardo?

Bomba o petardo? Il fumo c’è, e tanto, intorno al Goldoni: una quindicina di interventi in sette giorni sul principale quotidiano locale da quando (21 giugno) è stata paventata la sospensione delle attività per mancanza di soldi a partire dal primo luglio (invece che dal 10), con la prospettiva di aprire un mese in autunno, e poi chissà. Questo perché tra i finanziamenti di Comune e Provincia mancherebbero 130mila euro (o 400mila? le cifre ballano e non è facile capire di quanto si sta parlando).

Eppure, il 15 maggio l’assessore Tredici alla presentazione di Così fan tutte aveva detto: “La mia presenza oggi è una conferma dell’attenzione che l’amministrazione comunale ha per il suo teatro e per i giovani talenti emergenti”.

Ovvio che il 28 giugno la Bottino (Pdl) si chieda “com’è possibile che le cose siano precipitate così”, se in seconda commissione, da Nebbiai ai vertici della Fondazione, era stato appena presentato un quadro di eccellenza: che cosa è successo che non sappiamo?

Mentre dal 22 “un grido unico pro-Goldoni” sale dalla pagina facebook di Cheli (Sel) e il 23 Perini (Pdl) invoca un miracolo da Ciampi, il 27 le cronache ci informano che i lavoratori sono saliti sul palco per manifestare la loro preoccupazione. Il 28 Bonsignori (vice della Provincia) lancia l’idea di una pubblica sottoscrizione, dopo avere affermato che il Goldoni, patrimonio comune, non può chiudere perché “in tutti questi anni è stato un esempio di buona amministrazione”.

Ma qua e là, intanto, si affacciano dubbi e critiche: mentre Sel pone l’alternativa stadio/teatro (23), Toncelli (Progetto per Livorno, ex Idv) sostiene che “le attività artistiche devono essere date in gestione a chi le sa valorizzare, che occorrono soggetti privati, seri e bravi, certo, ma soprattutto selezionati solo in base alle capacità e al merito senza carte di identità ideologica” (23); Russo (Pdl) chiede maggiore autonomia per la Fondazione Goldoni (23). Invece, Lorenzo Cosimi (Rc) vorrebbe “chiarezza esemplare” su bilancio, spese, eventuali sprechi e parla di “non oculata programmazione” (24). Finché non arriva il netto intervento del Movimento 5 stelle (28), che il “Tirreno” pubblica mettendogli a fianco con pari evidenza la dichiarazione di Ricci (presidente del Mascagni) che ha scritto a Bertini per manifestargli “tutta la solidarietà da parte del Mascagni”.

Che dicono i 5stelle? In realtà, per saperlo fino in fondo bisogna andare sul loro sito, perché sul quotidiano non c’è tutto. Prima si chiedono che senso abbia “pagare tutto l’anno i vertici della fondazione di un teatro aperto ad intermittenza”, poi osservano che per potere retribuire Bertini si è aggirata la legge regionale che nega indennità ai presidenti, facendolo diventare direttore generale. Fin qui sul quotidiano; sul sito il testo finisce invece in modo ben più drastico: “Non ce ne voglia Bertini se annunciamo sin da ora che, se come M5S dovessimo governare la città, una volta scaduto il suo mandato, non lo riconfermeremmo di sicuro. Per noi la lotta alla casta non si limita agli organi elettivi, ma investe aziende municipalizzate e partecipate, enti pubblici e fondazioni di ogni genere”.

Lo stesso giorno appare anche un lungo intervento di Marco Barsacchi che, subito, sembra volersi tirare fuori dalla polemica: “da semplice cittadino non sono in grado di valutare le cause di questo grave momento per il nostro teatro: responsabilità nella gestione, altre priorità dell’Amministrazione Comunale, programmazioni artistiche non felici. Riserverei ad un secondo momento le polemiche partigiane sulla gestione del teatro, sulle appartenenze politiche, sulla dicotomia livornese calcio/cultura”. Sembra un modo di dire e non dire, perché mal si concilia con quanto segue qualche riga dopo: “le stagioni operistiche e teatrali rimangono ampiamente invendute, e molti dei nostri studenti delle superiori non hanno mai assistito a un’opera o a un concerto di musica classica”. Però, poi, chiede a sindaco e assessore di promuovere “una grande campagna pubblica” per raccogliere fondi per il Godoni, senza domandarsi da chi e come dovrebbe essere gestita la “più prestigiosa istituzione culturale” della città. Insomma, risolviamo l’emergenza e poi vedremo.

Ma è vera emergenza? Il 22 giugno, dalle colonne del giornale l’assessore Tredici assicurava che il Goldoni non era a rischio chiusura, anche se si dovevano trovare le risorse. Il 23 il sindaco Cosimi, in margine a dichiarazioni su altri argomenti, diceva che si trattava di un “tentativo di forzare”: forzare da parte di chi? la stampa? le opposizioni? i vertici del Goldoni? Non è chiaro ma, forse, la spiegazione sta proprio nella risposta a queste domande. Riproponiamo dunque il dubbio della Bottino: che è successo che non sappiamo? Che emergenza è – si sono chiesti altri – se mancano soltanto 150mila euro? Per le casse comunali sono uno ‘zero virgola’…

Il fumo dell’esplosione, allora, da che è stato provocato? Da bomba o da petardo?

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