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a Collesalvetti… IL MUSEO DIVENTA SPETTACOLO

Inediti e sorprese nel calendario 2015 della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Densissimo e stracarico di sorprese, ancora non tutte enunciate, si profila il calendario degli eventi espositivi e dell’attività culturale della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini a Collesalvetti.

In programma per sabato 14 febbraio, il “San Valentino al Museo”, consistente in una ‘mostra-conferenza’ a sorpresa, ideata da Francesca Cagianelli nell’ambito dell’esposizione in corso dedicata a Rodolfo Procaccia.

Tale iniziativa, dal titolo “Aleardo Kutufà d’Atene: il caposcuola dell’Arte Sinarchica. Fremiti dannunziani e mode neogotiche nella Toscana del XX secolo”, intende lanciare inediti spunti di riflessione destinati ad arricchire l’orizzonte storico-artistico livornese, ma più latamente toscano, del Novecento, all’insegna di quell’ondata simbolista e divisionista che sembra configurarsi sempre più prepotentemente come una delle sorprese dominanti nel panorama figurativo del nostro territorio.

Al via giovedì 5 marzo 2015 la grande e attesissima mostra dedicata a Virgilio Marchi, considerato dalla critica eccellente uno dei geni, senza dubbio, dell’arte italiana del Novecento.

Tale mostra, promossa dal Comune di Collesalvetti in collaborazione con la Fondazione Livorno, inaugurerà un lungo ciclo espositivo esteso fino al febbraio 2016, riccamente articolato e tuttavia organico alla cultura servoliniana, costellato di iniziative intitolate ai più rivoluzionari movimenti del Novecento, dal futurismo all’informale, ma soprattutto diventerà il battistrada per il calendario in onore del 120° di questo straordinario architetto-scenografo.

Sarà l’occasione per avventurarci in termini non convenzionali, tra le infinite declinazioni dell’ineguagliabile talento di Virgilio Marchi, insieme a docenti universitari, ma anche attori, scrittori e registi, in un calendario che, lungi dal profilarsi come un coacervo di frammenti, vuole sistematicamente rapportarsi con la mission della Pinacoteca e con la storia del patrimonio artistico colligiano.

E così il Museo diventa Spettacolo, come suona lo spot individuato per questo calendario colligiano, contribuendo al dinamismo e al rinnovamento degli standard culturali del nostro territorio.

Previste rispettivamente in occasione di Notte Clara (sabato 18 luglio 2015) e della Fiera Paeasana di Collesalvetti (martedì 1 settembre 2015), si svolgeranno altre due mostre, rispettivamente una rassegna monografica dedicata a un artista dimenticato del nostro Novecento, e un percorso espositivo ideato in occasione delle commemorazioni della prima guerra mondiale.

A fine anno ancora un evento espositivo, anch’esso a sorpresa, dedicata a un altro artista dimenticato del futurismo, eppure strettamente legato alla vicenda culturale e artistica dei due Servolini.

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OGGI A COLLESALVETTI NOTTE CLARA CON OMAGGIO A LANDOZZI

Tra estetismo e sarabande: Landozzi l’elegantone e la corte dei miracoli

Omaggio a Landozzi

Dal grottesco alla caricatura

mostra in occasione di NOTTE CLARA

promossa da

Comune di Collesalvetti

A cura di

Francesca Cagianelli

Pinacoteca Servolini, Collesalvetti

18 luglio-8 agosto 2013, tutti i giovedì, 16-18

 

Scorrendo siti anche accreditati di ambizione storico-artistica livornese fuoriesce un’immagine purtroppo poco attendibile di Lando Landozzi, consacrato come caricaturista e cantore della Livorno popolaresca e derelitta, senza mai citarne la vocazione di raffinato ed eccentrico cultore simbolista di miti stregoneschi e iconografie macabre.

Recuperiamo allora in quest’occasione espositiva parte della sua personalità sommersa e sarà senz’altro più facile indagarne anche i meandri poetici delle sue solo apparentemente vernacolari tranches de vie.

Scrive l’amico Carlo Servolini nella Commedia Labronica delle Belle Arti:

“Tu, Lando, sei l’eterna giovinezza/ che cuccumeggia sempre in sartoria;/ sei vivo, elegantone, pien d’ebrezza,/ e col palamidon lasci una scia/ d’ammiratrici, mentre per bellezza/ superi Valentino; ed armonia/ rendono i tuoi calzoni a nera banda/ mentre sai recitar la sarabanda”.

E  ancora, a riguardo della sua iconografia prediletta di streghe e malavitosi:

“Gente che cerca al fango dei tesori,/ streghe, megere, storpi, anchilosati,/ vagabondi, strozzini, gran signori,/ cenciosi, merdaioli, esilarati,/ e frati salmodianti, e chiese e cori,/ pezzenti fessi e fanciulli stregati,/ ragazzi esposti e ancor donnacce e nani,/ gente da quattro soldi e infin ruffiani,/ turba deforme, tisica e lebbrosa/ e suore, collegiali, atleti e madri/ e sacre processioni e folla oziosa,/ prepotenti, rissanti ed ebbri e ladri,/ e men di rado femmina graziosa/ suoli dipinger, Lando, nei tuoi quadri (…)”.

Il segreto di tanta arte labronica del ventennio risiederà allora in questo squilibrio tra vocazione intellettuale e pratica pittorica, tra stile di vita e iconografia, come in una sorta di proporzione inversa: l’eccentrico estetismo di Landozzi si riflette nei suoi dipinti con tale sferzante spinta deformante da dare origine a una galleria di difforme umanità.

Non si tratta, si badi bene, di uno sguardo livellato sui bassifondi labronici, ma di una consapevole ed estesa riflessione sulle mode internazionali del macabro: prostituzione e abbrutimento si fondono in un panorama biblico degno dei Sette Vizi Capitali, infiltrato di umori dannunziani.

Non a caso lo stesso Servolini dedicherà a tale specifica iconografia il suo ciclo forse più prestigioso e trasversale rispetto alle tensioni culturali del Novecento: I Vizi Capitali.

Ecco allora la quadratura del cerchio: Servolini, Landozzi e con loro, i tanti cantori del Simbolismo toscano ed italiano, afferiscono al trionfo di quella moda internazionale consacrata da Vittorio Pica sulle pagine di “Emporium” nei termini di “arte di eccezione”, riassunta dalla triade Beardlsley, Munch ed Ensor.

Gli si affiancano infatti tutti i cultori della Commedia Dantesca, ovvero i protagonisti di quel Concorso Alinari che all’alba del Novecento doveva sancire la riattualizzazione del mito dantesco velato di noir, in particolare Lorenzo Viani, Giovanni Costetti, Galileo Chini, Filippo Marfori Savini, Silvio Bicchi, e ancora personalità quali Adolfo De Carolis, Duilio Cambellotti e Alberto Martini.

Rivive in essi, sulla scia delle mode estetizzanti orbitanti tra le pagine della rivista “Il Leonardo”, il mondo esoterico delle danze macabre, il tuffo nel grottesco, il revival dei capricci goyeschi, il seicentismo di Callot, il sigillo caricaturale di Hogarth e ancora l’eversiva iconografia mortuaria di Rops ed Ensor, non senza echi mitteleuropei, con citazioni dalla Nuova Oggettività.

Gli rispondono in suolo labronico le sagome malavitose di Gastone Razzaguta, gli ubriachi delle risse di Renato Natali, i carnevali macabri di Corrado Michelozzi, i fantasmi di Aristide Sommati, le civette di Gabriello Gabrielli e, appunto, gli storpi e le streghe di Landozzi: insomma anche una risposta al quesito posto da Marinetti nel suo manifesto futurista: “E possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache, dell’alcolizzato?”.

 

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