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LA MAGNIFICA SCOPERTA

FORTUNATO BELLONZI
e l’inedita MADDALENA

in anteprima
AL CENTRO CAGIANELLI PER IL ‘900

VII° Puntata del Calendario “Vetrina del ‘900”

In occasione dei 110 anni del Manifesto del Futurismo

Centro Cagianelli per il ‘900
Pisa, viale delle Cascine, n. 8

IN COLLABORAZIONE CON
Fondazione Pisa

MEDIA SPONSOR
Fondazione Palazzo Blu

Accademia di Belle Arti
“Alma Artis”, Pisa

CON IL PATROCINIO DI
Regione Toscana
Comune di Pisa
Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani

Introduce:

Paolo Pesciatini
Assessore alle Attività Produttive e commercio, Innovazione dell’apparato produttivo
e dei servizi e politiche integrate con le università e Istituti di ricerca e agenzia
per l’innovazione, Turismo, Coordinamento iniziative per il Litorale pisano,
del Comune di Pisa

Conferenza/Mostra a cura di Francesca Cagianelli
Storica dell’arte, Presidente del Centro Cagianelli per il ‘900

venerdì 6 dicembre 2019, ore 17.30

Nell’occasione sarà esposto al pubblico
il capolavoro ritrovato di Fortunato Bellonzi, Maddalena, 1930

Per cortese concessione di

“ANTICHITÁ IL GALLO”, Pisa
“ANTICHITÁ PETRI”, Lucca

Nel corso dell’evento sarà visibile anche il dipinto Villino Rosa I, 1932

Per cortese concessione di

FONDAZIONE PALAZZO BLU

Al termine brindisi al Futurismo

In onda venerdì 6 dicembre 2019, ore 17,00, la VII° puntata del Calendario Culturale “Vetrina del ‘900”, la Conferenza/Mostra di Francesca Cagianelli, Storica dell’arte, Presidente del Centro Cagianelli, dal titolo “La magnifica scoperta: Fortunato Bellonzi e l’inedita Maddalena in anteprima al Centro Cagianelli per il ‘900”, che sarà accompagnata dall’esposizione del capolavoro ritrovato di Fortunato Bellonzi, Maddalena, per cortese concessione di “Antichità Il Gallo”, Pisa e “Antichità Petri”, Lucca.
Sarà possibile nella stessa occasione ammirare anche il dipinto di Fortunato Bellonzi, Villino rosa I (1932), cortesemente concesso da Fondazione Palazzo Blu.
L’evento, promosso dal “Centro Cagianelli per il ‘900” in occasione dei 110 anni del Manifesto del Futurismo, è accompagnato dal Patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Pisa e degli Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, realizzato in collaborazione con Fondazione Pisa, Fondazione Palazzo Blu, Pisa, in qualità di Media Sponsor, e con Accademia di Belle Arti “Alma Artis”, Pisa in qualità di Partner tecnico.
L’iniziativa sarà introdotta da Paolo Pesciatini, Assessore alle Attività Produttive e commercio, Innovazione dell’apparato produttivo e dei servizi e politiche integrate con le università e Istituti di ricerca e agenzia per l’innovazione, Turismo, Coordinamento iniziative per il Litorale pisano, del Comune di Pisa.
Si conferma dunque anche in quest’occasione il ruolo di promozione didattica e scientifica esercitato sul territorio dal “Centro Cagianelli per il 900” che, a partire dal 2015, ha divulgato, in sinergia e in collaborazione con istituzioni culturali quali Wolfson Collection, Fondazione Palazzo Ducale di Genova, Regione Umbria, Comune di Perugia, Comune di Gubbio, Comune di Pisa, Università di Pisa, Amici dei Musei e Monumenti Pisani, Accademia di Belle Arti “Alma Artis” di Pisa, scoperte e acquisizioni decisive per la conoscenza del patrimonio artistico nazionale e internazionale.
In omaggio alla mission di valorizzazione di personalità, episodi, movimenti, stagioni artistiche e letterarie della prima metà del XX secolo, dal Simbolismo belga alla Belle Epoque, dal Novecento Italiano al Divisionismo, ma soprattutto il Futurismo, il “Centro Cagianelli per il ‘900” si è particolarmente distinto per l’indagine di voci raffinate ed esclusive della compagine marinettiana in Toscana, al centro di iniziative inedite e spettacolari, come già nel caso della Conferenza interattiva dedicata a Francesco Cangiullo, ed ora con la riproposizione di un’opera come questa Maddalena di Bellonzi, così densa di implicazioni scientifiche, proprio perché, a tutti gli effetti emblematica della sincopata carriera futurista dell’artista, dapprima stratega dell’avanguardia marinettiana in ambito pisano, e quindi Segretario Generale della Quadriennale di Roma per più di tre decenni (1850-1983).
Completamente dimenticato dopo il bell’omaggio resogli nel 2003 con il catalogo della mostra Fortunato Bellonzi e Pisa, curato da Nicola Micieli e Alberto Zampieri, Bellonzi resta una delle star del Futurismo toscano da rivalutare, ma soprattutto da ribadire nel suo ruolo di intellettuale e coordinatore della compagine marinettiana sul nostro territorio.
A partire dalla discussione della tesi dedicata a Marinetti nel 1929 e la fondazione, nello stesso anno, del Gruppo Futurista Pisano insieme con Giovanni Acquaviva e Giorgio Casini, Bellonzi calibrerà infatti la sua militanza nel movimento futurista nel segno dell’universalità delle arti.
Appassionato di simultaneità paroliberista fino ad essere invitato nel 1933 da Marinetti a partecipare al Circuito di Poesia per la conquista del casco di alluminio di “poeta record”, l’artista consegnerà la sua verità autobiografica tra le pagine del volume Cammini, redatto nel 1935, ma pubblicato nel 1939 e ristampato nel 1946 con il titolo Le illusioni tramontano, testimonianza esplicita di una definitiva frattura esistenziale che indusse l’artista a dichiarare sostanzialmente terminata la stagione nietzschiana di una creatività esclusiva e tormentata.
Entro questa data Bellonzi formulerà il suo frasario di intonazione futurista, le cui maggiori declinazioni pittoriche datano a partire dal 1930, tappa fondamentale quest’ultima della sua carriera artistica, coronata dalla pubblicazione delle Studentesche, illustrate da Acquaviva, e scandita dalla partecipazione alle note serate futuriste organizzate da Krimer (Cristoforo Mercati) a Firenze, Lucca e Pisa, fino al 1933, quando diviene capogruppo dei Nuovi Gruppi Futuristi Indipendenti fondati da Antonio Marasco.
Non è un caso che i principali dipinti di matrice futurista catalogati dalla critica, ma purtroppo in gran parte irreperibili, debbano a
scriversi in larga parte tra il 1930 e il 1931, vedi in particolare Introspezione psichica di prostituta (1931 ca.), presentata alla prestigiosa Mostra futurista di Palazzo Ferroni a Firenze nel 1932 e Allegoria di Pisa (1931 ca.), riprodotta sulla copertina del catalogo della Terza Mostra d’Arte di Pisa nel 1932, entrambe di ubicazione ignota.
Tra le rarissime opere finora reperite della stagione futurista, oltre la già nota Futuritalia (1931), conservata presso Fondazione Cassa di Risparmio, Pisa, si impone questa Maddalena, eccezionalmente datata 1930, il cui monumentale impianto la colloca ai vertici dell’impegno dimensionale dell’artista, superando di gran lunga i formati delle restanti opere futuriste ad oggi catalogate.
Ricollegabile alla temperie del filone futurista incentrato sul revival del sacro, la Maddalena completa l’ambito di una vasta ispirazione che spazia negli stessi anni da La cattura di Gesù, presentato alla prima mostra personale allestita a Pisa dalla Confederazione Professionisti e Artisti al Palazzo Alla Giornata nel dicembre 1931-gennaio 1932, fino alla Sepoltura di Cristo e La pesca miracolosa, presentati alla III Mostra d’Arte di Pisa nel 1932.
“Pittore infelicissimo”, come gli piacque autoeleggersi, Bellonzi incarna a tutti gli effetti la consapevolezza critica di una moderna coscienza del ‘900, disposta a dismettere le vesti dell’artefice romantico per combattere generosamente la battaglia storica di una promozione culturale, quella sottesa al Ragionamento sulle sventure d’Italia (Roma, s.d., ma 1944), resasi fatalmente indispensabile dal dramma dell’Italia del dopoguerra.
Oggi, al “Centro Cagianelli per il ‘900”, Bellonzi rivive invece in quella veste di portavoce eroico di un Futurismo inteso quale rinascita della più autentica spiritualità italiana, come conferma peraltro il suo capolavoro Futuritalia (1931).

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“Non vi resta che sposare in ventiquattro minuti la luna”: ecco il miglior augurio per la cultura del 2019

di Francesca Cagianelli

Dal blog di “Livorno Cruciale”, palcoscenico privilegiato di tante campagne promozionali e di ponderati comunicati programmatici, piace diffondere, alla fine di questo impegnativo 2018, un coro di soddisfazione: innanzitutto per il dato prestigioso di una stagione di impegno dell’Associazione “Archivi e Eventi” che a dodici anni dalla sua fondazione riscuote un successo trasversale, tanto raro quanto eclatante.
Dodici anni intensamente produttivi, scanditi da mostre filologiche e al contempo pionieristiche, autorevoli cataloghi registrati perfino alla Library of Congress di Washington, monografie preziose per la riscoperta di personalità dimenticate dell’’800-‘900, collane editoriali di rilevanza nazionale – quelle in particolare promosse con FINEGIL, Editoriale L’Espresso – eventi promozionali, conferenze e convegni sempre attenti al fattore “scoperta”, caratterizzati da un’innnovativa miscela di valorizzazione delle emergenze culturali del territorio, ma con un occhio al panorama nazionale e anche internazionale, basti pensare al cult editoriale della monografia dedicata a Charles Doudelet, maestro del simbolismo belga: e tale monografia, non a caso patrocinata dai Musei Reali del Belgio, si fregia di uno dei marchi editoriali più blasonati in Italia e all’estero, Leo S. Olschki.
Ma non è davvero l’unico caso in cui Francesca Cagianelli, Presidente di “Archivi e Eventi”, può vantare una condotta da ‘antesignana’ nell’attuale panorama della ricerca storico-artistica: basti pensare alla monografia dedicata a un piccolo grande maestro livornese, Gabriele Gabrielli, artista totalmente sconosciuto al grande pubblico, così come agli addetti ai lavori, se è vero che tale monografia resta attualmente l’unico strumento bibliografico di riferimento.
Su tale ‘priorità acquisita’ Cagianelli non consente deroghe, visto che Gabrielli campeggia oggi in una grande mostra a Rovigo, promossa dalla Fondazione Cariparo, insieme ai grandi maestri internazionali dell’arte esoterica.
Senza contare “il caso Cappiello” di cui “Archivi e Eventi” è stata ed è praticamente la prima istituzione culturale Promotrice in Italia, grazie alla monografia curata da Cagianelli, ad oggi unico strumento bibliografico esaustivo.
Risultati storici, che Cagianelli può consapevolmente ascrivere a una carriera di ideatrice, promotrice, curatrice, manager, che l’ha condotto a bissare – seguendo per così dire l’invito di Krimer a “sposare in ventiquattro minuti la luna” – l’esperienza Associativa di “Archivi e Eventi”, con la Presidenza del “Centro Cagianelli per il ‘900”.
Un’esperienza che l’ha spinta a ipotizzare uno spartiacque tra la Toscana e l’Umbria, in omaggio a Enrico Cagianelli, lo scultore perugino, autore di ben cinque monumenti ai Caduti dell’Umbria, che il 2018, a 80 anni dalla scomparsa, ha visto decollare nella classifica editoriale grazie al volume “1918-2018 CENTO ANNI DI MEMORIA Rilievo e catalogazione dei monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in Umbria”, ma soprattutto grazie alla alla monografia promossa dal “Centro Cagianelli per il ‘900”: “Enrico Cagianelli 1886-1938. Esteta aristocratico e sommamente lirico”.
L’accoglienza del Comune di Pisa verso tale progettualità si pone come una prima escalation istituzionale del lungo percorso previsto dalla Presidente che pensa ad una lungimirante sutura tra le due regioni, l’Umbria e la Toscana, la prima testimone dell’intensa attività dell’artista, la seconda della complessa e responsabile vicenda esistenziale e professionale di chi è votato a garantire l’accesso di quest’ultimo alla fruizione del futuro.

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Si inaugura il Gabinetto Disegni e Stampe al Centro Cagianelli per il 900

A partire da venerdì 15 giugno 2018, ore 17.00, il “Centro Cagianelli per il ‘900” propone un percorso selezionato e scientificamente articolato di opere disegnative e incisorie, ideato da Francesca Cagianelli e destinato a costituire il “Gabinetto dei Disegni e delle Stampe”, ubicato nella sede legale dell’Associazione culturale pisana.
Il nucleo grafico più consistente coincide senz’altro con un ampio ventaglio di incisioni a colori firmate dai più illustri Toscani di Parigi, ovvero Lionello Balestrieri, presente con alcune acqueforti-acquetinte dedicate al ciclo wagneriano e al repertorio bohèmien in voga nella Parigi primonovecentesca, e Alfredo Müller, rappresentato da La Coquette, Le colin-maillard (1905), e Lady C. Myosotis (1902).
Tra i capisaldi della grafica nazionale sfilano Adolfo De Carolis con la raffinatissima xilografia L’Angelo (1904), Giulio Aristide Sartorio con lo splendido esemplare acquafortistico di Lotta Regale (1900 ca.); Duilio Cambellotti, con quattro inedite tecniche miste ascrivibili alla temperie creativa coincidente con l’impegno per il Teatro Greco di Siracusa, e il celebre disegno di Farinata degli Uberti ideato per il Concorso Alinari; Benvenuto Disertori con Allegoria del Pianeta Venere (1924), Pianeta Giove (1924) e Roma. Veduta del Monte Capitolino dagli Orti Farnesiani (1920), Ludovico Cavaleri con una böckliniana Chiesa di campagna (1916), Angelo Rossini con Veduta di Piazza San Marco (1915-1917), Emma Dessau Goitein, con un Filosofo denso di coltissimo pathos.
Dominano tuttavia quegli artisti toscani che tra Simbolismo, Futurismo, Secessione e Novecento si distinsero per una produzione disegnativa e grafica di eccellenza: è il caso di Benvenuto Benvenuti, Elisabeth Chaplin, Arturo Checchi, Francesco Chiappelli, Raul Dal Molin Ferenzona, Llewelyn Lloyd, Virgilio Marchi, Ruggero Alfredo Michahelles, Renato Natali, Osvaldo Peruzzi, Gino Carlo Sensani, Luigi Servolini. Ad Antonio Antony de Witt è dedicato l’intero corridoio del secondo piano, allestito con 28 straordinari bozzetti inediti per la Richard Ginori.
Sul fronte dell’incisione internazionale si distinguono Max Klinger con Malerische Zueignung (Dedica pittorica), Edgar Chahine con La danseuse de corde (1906) e Veggente (1908), Louis Abel-Truchet con Elegant dans un parc (1900 ca.).

Ingresso gratuito

vietato effettuare scatti e riprese fotografiche

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Gli inediti di Enrico Cagianelli

Comunicato stampa © Centro Cagianelli per il ‘900

La famiglia Cagianelli e il “Centro Cagianelli per il ‘900” comunicano congiuntamente la loro gioia nel dare la notizia di un’importante acquisizione artistica: il ciclo decorativo del Convento di San Domenico, recentemente proiettato al centro di un serrato dibattito circa l’effettiva attribuzione, è opera dello scultore e disegnatore Enrico Cagianelli (Perugia, 1886-Gubbio, 1938).
Tale scoperta è stata resa possibile da una dichiarazione di mio padre, Mario Augusto Cagianelli, figlio di Giuseppe Cagianelli, fratello dello scultore, dichiarazione a me rilasciata e da me pubblicata nel 2002 in occasione della tesi di specializzazione in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università degli Studi di Genova, dal titolo Scultura e grafica di Enrico Cagianelli “esteta aristocratico e sommamente lirico”: Tra Futurismo e Novecento, sostenuta con il Prof. Franco Sborgi.
Queste le preziose parole consegnatemi da mio padre: “Diverse sono le opere ancora non reperibili nell’ambito dell’attività artistica di Enrico Cagianelli, ma tramandate in seno alla famiglia di quest’ultimo: un Fregio in pietra raffigurante Pastori; la Commemorazione delle battaglie garibaldine, situata all’ingresso del 51° Reggimento Fanteria di stanza a Perugia, ora sede del Museo Etrusco, un Crocifisso per la Casa Colonica del Podere di Ciliano Casamanza, Ponte Rio (Perugia)”.
Grazie a tale testimonianza cade il velo sulla fucina attribuzionistica proliferata intorno a tali decorazioni pittoriche, secondo quanto riassunto da Alessandro Campi nell’articolo: Perugia, l’affresco era in dispensa, dove le diverse ipotesi formulate da studiosi e specialisti oscillano nell’ambito di uno spettro assai dilatato, da Vittorio Sgarbi che propone Romano Dazzi, fino a Marco Pizzo, direttore del Museo del Risorgimento di Roma, che suggerisce nomi quali Savino Labò, Giulio Marchetti, Augusto Colombo.
La conclusione cui addiviene lo stesso Campi, ovvero che “tra i pittori di guerra sinora compulsati, tra cataloghi e raccolte fotografiche, non se ne è trovato nessuno il cui nome possa risultare realmente attendibile”, cede ora il passo non al gioco attribuzionistico, ma alla filologica certezza del ritrovamento di un vero e proprio inedito di Enrico Cagianelli, secondo quanto riportato nell’articolo a firma di Alessandro Campi e di Padre Alberto Viganò apparso sulle pagine de “Il Messaggero” del 14 marzo 2018.
Proprio a Padre AlbertoViganò, anche in nome della sua raffinata e sensibile vocazione artistica, ho consegnato il segreto delle parole di mio padre, certa che sarebbero state mirabilmente utilizzate.
Così è stato e ci uniamo agli auspici di quest’ultimo affinchè queste emblematiche commemorazioni della prima guerra mondiale possano raccogliere l’attenzione delle istituzioni umbre.
Più tardi, dopo aver ascoltato con attenzione e serenità i pronunciamenti dei principali addetti ai lavori coinvolti in tale vicenda attribuzionistica, ci pronunceremo sulle ragioni scientifiche dell’asserita paternità di Cagianelli.
Non potrebbe intanto esservi occasione più augurale nella quale annunciare che la produzione scultorea e grafica di Enrico Cagianelli, ancora sconosciuta al grande pubblico e agli addetti ai lavori, sarà resa nota con la pubblicazione della monografia di Francesca Cagianelli, la cui presentazione è prevista in data 24 settembre 2018, in occasione dell’80° dalla morte e dell’anniversario della prima guerra mondiale, presso la sede del “Centro Cagianelli per il ‘900”.

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