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TOUT SE TIENT!

di Francesca Cagianelli

Bisogna sempre prescindere, in una seria discussione, dalla manovalanza della retorica.

Proprio per questo mi sembra inutile sottolineare come una riflessione sulle strategie per l’arte e la cultura non possa e non debba prescindere dalla valutazione di progetti quali il Cisternino e il Parterre, la cui gestione da parte dell’attuale Assessorato alla Cultura ricalca, senza sostanziali varianti, le modalità attuative adottate dal predecessore cosimiano: in sostanza la cooptazione di cordate cittadine in luoghi cittadini con meccanismi cittadini da parte di istituzioni cittadine.

Tra l’altro la condotta fotocopia PD-5 Stelle, fatalmente confermata in questi giorni dalla formidabile convergenza di tali partiti su questioni di più ampio raggio nazionale, sembra in suolo livornese garantita soprattutto nel settore dei beni culturali, dove sembra aleggiare l’ossessione per l’Associazione React, trasformatasi in sorta di bandiera di sopravvivenza per l’eventuale riapertura del Cisternino.

E se dovesse sfuggire a qualche patito dell’URBAN CENTER il nesso di un progetto, usurato sul nascere, quale quello del Parterre, con le più complessive strategie culturali dell’attuale Amministrazione labronica – mostre comprese -, basterebbe compulsare i tanti comunicati apparsi sul Tirreno riecheggianti la gratuità del contributo creativo della lista di artisti confluita nell’Associazione Parterre, nonché le reiterate ipotesi di allestimento del Cisternino, circolanti tra le pieghe delle già citate relazioni dei dibattiti dell’Osservatorio delle trasformazioni urbane, coincidenti con le “opere (messe a disposizione da REACT), predestinate a questo spazio”: non resta difficile rinvenire il trionfo di logiche contrarie ad ogni trasparenza amministrativa, grazie alle quali singoli soggetti e cordate associative emergono quali protagonisti nell’ambito di numerosi progetti promossi dall’Amministrazione, non certo tramite bando di evidenza pubblica, ma, per così dire, dal cappello di un prestigiatore. Si vuole dunque rassicurare circa eventuali perplessità sulla congruità di tali riflessioni, che se la preoccupazione resta quella, da parte della pubblica Amministrazione, di contentare cartelli di raggruppamenti artistici cittadini, eclettici quanto incompatibili, mai si potrà concepire, da parte dello stesso Assessorato alla Cultura, un rilancio di Villa Mimbelli, così come di altre sedi espositive, sull’onda della promozione di grandi mostre internazionali, gestite dalla crème della crème degli operatori culturali italiani.

Conferma: si inaugura a Villa Mimbelli la mostra di Madiai.

TOUT SE TIENT….

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ARTE E POLITICA 2. ALTRO CHE PETROLIO: LA CULTURA E’ CHEAPNESS!

 

di Francesca Cagianelli

Scottano, e senz’altro indignano, quelle occasioni convegnistiche, blasonatissime quanto vacue, che nel corso della trascorsa e recente stagione governativa, nazionale e locale, hanno inneggiato, con il concorso di politici e istituzioni, all’equazione “cultura-petrolio”.

Soprattutto quando nei nostri territori la gratuità sembra l’unica credenziale appetibile per i nostri amministratori, e ovunque, dagli eventi espositivi ai meeting culturali, dalle iniziative di cooperative e associazioni al contributo dei giovani artisti, è proprio la gratuità a sottendere scelte, indirizzi, strategie degli stessi amministratori.

Bando dunque al bando (n.d.a. vedi, nello specifico di Livorno, la questione del Cisternino, ma anche il nascituro progetto Parterre), via la trasparenza di percorsi amministrativi basati su criteri di selezione ufficiale, irrisione alla meritocrazia, negazione di ogni prospettiva manageriale: le istituzioni sembrano esigere e premiare esclusivamente proposte culturali sature di volontariato; ma intanto corrono per pagare ogni più disparato genere di fornitore.

Basti pensare, come è noto almeno a chi possa vantare una pur minima esperienza di curatela espositiva, che il budget complessivo di una mostra, decurtato di trasporti, assicurazioni, allestimenti, guardiana, editore del catalogo, riserva per l’ideatore e curatore, ovvero per l’effettivo detentore di ogni diritto intellettuale, quasi neppure il 10%.

Percentuali da rabbrividire, ma tutto déjà vu: in “Cronache di Attualità”, la rivoluzionaria rivista diretta dal geniale Anton Giulio Bragaglia, compariva già negli anni Venti, una profetica denuncia di tale malcostume:

da “Noi Artisti e la politica”, in “Cronache di Attualità”, 1920

Fra valori intellettuali e materiali, mostruosamente e innaturalmente investiti, la rivoluzione è stata grandissima; ma troppo frettolose e incomplete sono state le deduzioni tratte da essa; che cioè, la sperequazione fra i compensi accordati al lavoro intellettuale di fronte a quelli pretesi ed imposti dal lavoro meccanico mettesse automaticamente queste seconde attività al di sopra di quelle prime; o in altre parole, che uno squilibrio puramente economico potesse equivalere a una inversione di valori morali. Sappiamo troppo bene che questo equivoco tien luogo di postulato presso le masse illuse da annose declamazioni di una antiquata apocalisse e da un subitaneo ed effimero soverchiare delle forze; ma il tempo non mancherà di far ragione di sì grossolana svista. Più ci preme la parte alla quale apparteniamo, e che non essendo una classe nel senso sindacale della parola, sibbene una mescolanza di élites provenienti, quantunque in misura diversa, dalla borghesia e dal proletariato, si mette con ciò stesso al di sopra della mal basata contesa. Fra queste élites, alla nostra che è a sua volta una élite, è stato riconosciuto un posto a parte, da quando le arti in ogni civiltà, coesistono con le lotte politiche. Ma è stato rimproverato agli artisti durante i presenti rivolgimenti politici, un disinteressamento e un assenteismo noncurante della vita del paese. Spesso chi ci rimproverava intendeva trar l’acqua al suo mulino elettorale; ma il rilievo non mancava e non manca tuttavia di obiettività: siamo rimasti assenti vuoi per apatia, vuoi per antipatia in termini della contesa politica, vuoi, in fine, per la mancante sensibilità di un interesse nella lotta; ma comunque questa assenza non trova una sua giustificazione morale. Ma oggi che i termini della contesa sono in questo inumano contrasto di valori meccanici, contro valori intellettuali; col riconoscimento di un dovere da compiere discopriamo insieme la sensibilità di un interesse da guardare che ci addita la nostra posizione. Quale sia per essere questa posizione, le premesse lasciano bene intendere; che cioè non è possibile agli artisti aderire a una democrazia che dà diritti politici eguali a tutti, e tollera una mostruosa diseguaglianza economica, mentre tende, nei rispetti dei valori intellettuali, a svalutarli in ogni modo (…)”.

 

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CISTERNINO 2007-2015: BANDO AL BANDO e senza soste….

Riportiamo quanto pubblicato riguardo al Cisternino, su “Senza soste”, DOMENICA 18 NOVEMBRE 2007 16:32.

PERCHE’ OGGI “SENZA SOSTE” TACE? – E’ DAVVERO UN REBUS: BANDO AL BANDO

http://www.senzasoste.it/livorno/casa-della-cultura-bando-libera-tutti

“Insomma, ci siamo, ma di bandi, progetti, nemmeno l’ombra. Almeno per la Casa della Cultura. Voci, quelle sì, tante, come sempre. E nelle voci ci sta tutto e il suo contrario: scontri tra Ds e Margherita, scontri tra sindaco e assessore… Fatto sta che non si è cominciato bene: questa estate nel contesto della Festa dell’Unità, l’assessore Baldi, ha invitato alcune associazioni (quale il criterio di esclusione delle altre?) a proposito di idee e progetti per la Casa della Cultura, non proprio un luogo neutro per discutere del futuro di un bene simbolico come quello. Il fatto è grave (non per GranducatoTv, che ha immortalato il momento con una finta improvvisata degna del miglior Michele Cucuzza), molti l’hanno denunciato, dalle stesse associazioni invitate, ad alcuni consiglieri comunali. Insomma, crediamo sia il caso che la discussione venga fatta nei modi e luoghi giusti, in tutta chiarezza. Anche perché la sensazione è che cittadini e associazioni non tollereranno altro. Come dire: o il Bando, o al bando”.

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MA VOGLIAMO SCHERZARE?

Citiamo da RESOCONTO URBAN CENTER DIBATTITO promosso dal gruppo “Osservatorio Trasformazioni Urbane – Livorno”

“Non va ignorato infatti che le opere ( messe a disposizione da REACT) , predestinate a questo spazio,  provengono da installazioni temporanee realizzate all’ interno alla chiesa del Luogo Pio e  correlate strettamente a quello spazio ed alle sue suggestioni barocche; quindi,  pur mantenendo il loro valore ancorché scisse dal contesto,  è nella collocazione originale che hanno espresso il loro senso più profondo: sono state realizzate traendo ispirazione e dialogando con quel “ Luogo”  o per suo tramite con la città.

Sarebbe allora più opportuno non esporre le opere originali, ma produrre ed esporre una documentazione sulle installazioni che testimoni l’azione più che il risultato materiale: ne guadagnerebbe il messaggio e la comprensione sia delle opere che dell’arte contemporanea. Quindi le documentazioni fotografiche e filmati della fase creativa e costruttiva delle installazioni e del risultato registrato nel contesto originario ad animare una zona dell’UC  senza le preoccupazioni e gli oneri per gestire e vigilare questo spazio (…)”.

Fino a prova contraria

Livorno è una città di collezionismo storico e la nostra rivista, Livorno Cruciale, l’ha dimostrato.

Pullulano anche le collezioni di arte contemporanea e di esse alcune sono state censite dalla nostra redazione.

Sono nuclei certamente interessanti, ma costituiti da privati e come tali destinati, fino a prova contraria, a una fruizione legata a sedi e circuiti privati.

Fino a prova contraria significa che in mancanza di una supervisione scientifica e tecnica che confermi il valore storico, documentario, estetico di tali opere, le stesse sono e restano frutto di una buona volontà personale e nient’altro.

Osare soltanto concepire di disperdere in questi frangenti parte del patrimonio pubblico per mobilitare guardiania e allestitori per valorizzare un bene privato, senza un percorso accertato di trasparenza, sfiora davvero l’abuso.

Arrivare poi, in via alternativa, addirittura a ipotizzarne la promozione fotografica, audiovisiva, ecc diventa quasi surreale: i costi dell’informatizzazione dei beni culturali sono cospicui e spesso non sono ipotizzabili neppure per i grandi musei.

E poi, anche se tali costi venissero abbattuti da una qualche sponsorizzazione, si tratterebbe da parte delle istituzioni di avallare un’operazione di visibilità privilegiata a vantaggio di un soggetto privato, traducibile in ricavi per quest’ultimo.

Senza contare che vi sono molte associazioni che hanno raccolto negli anni opere d’arte significative e che da parte delle istituzioni non è percorribile una vagliatura strumentale di tale tessuto associativo.

Ma vogliamo scherzare?

 

 

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