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Nel 2017 Collesalvetti inaugurerà una grande mostra a Gambogi

Ecco a voi:

Raffaello Gambogi: il tempo dell’impressionismo
mostra promossa dal Comune di Collesalvetti
con il contributo di Fondazione Livorno

a cura di Francesca Cagianelli
in collaborazione con Giovanna Bacci di Capaci

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, Collesalvetti
febbraio – aprile 2017

La mostra Raffaello Gambogi: il tempo dell’impressionismo promossa dal Comune di Collesalvetti, con il contributo di Fondazione Livorno, mira alla valorizzazione di Raffaello Gambogi, artista straordinariamente significativo nel vasto panorama dell’Ottocento toscano e italiano, ma ancora sostanzialmente trascurato.

Il percorso espositivo, costituito da 40 opere pittoriche, mira a ricongiungere per la prima volta la stagione ottocentesca di Gambogi, con la sua evoluzione novecentesca, storicizzandone tanto il contributo impressionista nell’ambito della compagine dei postmacchiaioli tra Livorno e Torre del Lago, quanto l’intimo raccoglimento espressivo degli ultimi anni, quando la riflessione ottica al cospetto della costa labronica diventa prioritaria rispetto al coordinamento con i movimenti e gli stili del Novecento.

Si tratta della prima mostra antologica dedicata all’artista livornese, corredata da un ampio catalogo che ospiterà un saggio monografico di Francesca Cagianelli su Raffaello Gambogi, e un saggio monografico di Giovanna Bacci di Capaci su Elin Danielson Gambogi.

Si colma oggi con questa significativa antologica l’equivoco della sfortuna dell’artista profilato da Bianca Flury Nencini, sulle pagine di “Liburni Civitas” del 1931. Definito come “uno dei pittori labronici più strani di atteggiamento e di consuetudini”, Gambogi, sembra infatti dovere la sua mancata fortuna tanto alle “deficienze del senso pratico della vita”, quanto alle “congenite fobie che ne fecero ‘un tipo’ a tutti noto”.

Sarebbe fin troppo semplice tuttavia procedere ‘lombrosianamente’ alla rilettura della sua produzione artistica attraverso l’analisi fornita dello scienziato Eugenio Tanzi, ma se la sua vita fu “intessuta di incertezze, di ingenuità disinteressate, di rinuncie, di entusiasmi, di abbandoni” e “qualunque impresa anche di minimo momento, qualunque atto, anche il più dozzinale, che esca dall’orbita della pittura o non sia inspirato da un movente sentimentale, riscontra nel suo sistema nervoso inesplicabili e insormontabili ostacoli per cui non può tradursi mai in atto compiuto”, eppure l’artista fu più volte premiato a esposizioni nazionali e internazionali.

In mostra figurano alcuni capolavori dell’ultimo decennio dell’Ottocento, tra cui Gli Emigranti (1894), conservato al Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno e La mattina del giorno di festa (1899), rinvenuto in collezione privata, dove Gambogi mostra di competere con i protagonisti del naturalismo toscano, da Signorini a Cannicci, da Cecconi a Ferroni, seppur con una colorazione eccezionalmente fluida e trasparente e con una inconfondibile sensibilità luminosa.

Dall’exploit alla Festa dell’Arte e dei Fiori del 1896-1897 con il dipinto All’ombra, celebrato da Ugo Matini, fino all’Esposizione del Sempione del 1906, dove per la prima volta viene esposto il capolavoro Le pazze, Raffaello Gambogi si pone infatti in linea con le più avanzate postazioni dell’impressionismo toscano.

Ma il 1910 è l’anno in cui Gambogi presenzia all’Esposizione Internazionale di Roma con un’opera monumentale, Pescatori, oggi dispersa, ma segnalata in catalogo come discrimine di quel notturnismo fiammingo diffuso a seguito del dilagare delle mode nordiche in Italia.

D’ora in avanti la mostra illustra il dispiegarsi del sondaggio luminoso dipanato dall’artista a partire dall’84°edizione della Mostra internazionale degli “Amatori e Cultori” di Roma, fino alla Mostra Livornese “Pro-Soldato” del 1917, dove dipinti quali La Pineta, Di Luglio, Vecchi bagni e Una via presso Montenero, consolidarono la sua fama nel segno di “una specie d’impeto lirico individuale”.

Già negli anni Venti il percorso di Gambogi sembra essere scandagliato dalla critica nel suo orizzonte di solitudine rispetto a colleghi quali Angiolo Tommasi, i cui Vecchi cenci restavano comunque un parallelo efficacissimo per un altro capolavoro di Gambogi esposto in mostra, il monumentale Cacciatore del 1891, conservato presso la Camera di Commercio di Livorno.

Gambogi sembra infatti connotarsi sempre più pervasivamente come colui che più di ogni altro è in grado di “vedere la natura sotto il velo pacato del silenzio pieno del mistero”.

Ed ecco le numerose visioni della costa labronica, da Chioma a Quercianella, di cui in mostra compaiono alcuni esemplati storici, tra cui Riflessi sul mare, presentato a “Bottega d’Arte” nella personale del 1928, quando Carlo Giorgio Ciappei definisce egregiamente la tempra lirica dell’artista, in continuità e al contempo in controluce, rispetto alla stagione macchiaiola, se è vero che “gli impasti gustosi e le velature morbide tolgono a questa pittura, formatasi su i Maestri Macchiaioli, la cruda e spesso pesante solidità che attenua tante volte il modesto e chiuso senso di poesia nelle opere di quella scuola”.

Sboccia dunque “il nucleo lirico” delle visioni di Gambogi lungo la costa, recando “quel nobile accento accorato che vela di inesprimibile malinconia le visioni più appassionate”.

Si gioca quindi esclusivamente sul nesso della musicalità e della poetica degli stati d’animo l’enigma dell’uniformità del lessico di Gambogi nel corso degli anni Venti, quando vince il monocromo e la visione si avvicenda secondo impercettibili varianti di punti di vista: è questo il senso delle ultime visioni luminose radunate nel percorso finale della mostra.

Sembra dunque necessario rileggere l’ultima fase della riflessione dell’artista nei termini individuati da Llewelyn Lloyd, tanto nella sua
Pittura italiana dell’Ottocento (Firenze 1929), quando lo definisce “un verista preciso ed accurato, di colorito diafano, arioso, di buon sentimento poetico”, quanto nei suoi Tempi andati, quando invece, più acutamente, ne storicizza la personalità come artista “d’una natura che stava tra Fattori e Angiolo Tommasi; allievo un po’ dell’uno e un po’ dell’altro”, per poi procedere verso altri raffronti, stavolta di ambito internazionale, come nel caso dell’Autoritratto al sole con il cappello, “con la stessa proiezione d’ombra sul volto come quello di Kroyer”.

La mostra verrà affiancata da un inedito calendario di iniziative culturali sugli artisti dimenticati dell’800-900.

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Da Cappiello ai giorni d’oggi: tutti i segreti della grafica pubblicitaria

Conferenza di Giorgio Ott
docente della Cattedra di Lettering presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis Accademy

Da Cappiello ai giorni d’oggi
Tutti i segreti della grafica pubblicitaria

5° e ultima puntata del calendario

OMAGGIO A CAPPIELLO
La Belle Epoque e l’Italia

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

giovedì 27 ottobre, ore 16.45

Va in onda la 5° e ultima puntata del calendario delle iniziative culturali “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”, promosso dalla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini nel 2016, in contemporanea con la mostra Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 10 novembre 2016).

Giorgio Ott, docente della Cattedra di Lettering presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis Accademy, terrà la conferenza: Da Cappiello ai giorni d’oggi. Tutti i segreti della grafica pubblicitaria, in programma per giovedì 27 ottobre 2016, ore 16.45.

Nonostante il cognome esotico, Giorgio Ott nasce a Livorno negli anni Settanta; appassionato di arte, design e comunicazione, si iscrive e si diploma in grafica pubblicitaria all’Accademia Cappiello di Firenze. Dopo alcune interessanti esperienze come designer in varie agenzie pubblicitarie fiorentine, dove si occupa di packaging e graphic design, rientra a Pisa dove fonda insieme a Luca Antoni una delle prime esperienze di coworking legato al mondo della comunicazione. Attualmente si occupa della creatività di “autorivari”, agenzia di comunicazione e design con sede a Pisa e Berlino e insegna lettering e graphic design alla Alma Artis Academy di Pisa.

Al centro della conferenza Leonetto Cappiello, con il suo particolarissimo approccio alla comunicazione, destinato a rivoluzionare i canoni della grafica pubblicitaria. Con il suo stile estremamente diretto, basato su fondi piatti, sintesi cromatica e, inoltre, la costante presenza di figure in primo piano, sempre al centro della scena, unitamente a idee geniali di lettering, Cappiello è da ritenersi senza dubbio il fondatore del manifesto pubblicitario moderno.

Ma l’influenza di Cappiello sulla grafica e sulla comunicazione non si esaurisce nei primi decenni del secolo scorso, bensì si ritrova come ispirazione e riferimento progettuale in svariati esempi della grafica contemporanea.

Giovedì 3 e giovedì 10 novembre 2016 sono previsti due turni straordinari di visite guidate NON STOP curate da Francesca Cagianelli, a partire dalle ore 15.30 (fino alle 18.30).

Contemporaneamente sarà possibile visitare, a partire dalle 15.30, la mostra in corso alla Pinacoteca, Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 10 novembre), e il percorso espositivo “Le avanguardie della Pinacoteca”, comprendente opere di Corrado Carmassi, Giancarlo Cocchia, Roberto Ercolini, Pierino Fornaciari, Krimer (Cristoforo Mercati), Mario Petri, ed altri.

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NUOVI EVENTI ALLA PINACOTECA COMUNALE CARLO SERVOLINI

La Pinacoteca Comunale Carlo Servolini inaugura il calendario delle iniziative culturali del 2016 con un primo ciclo di conferenze intitolato “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”.

Giovedì 22 settembre 2016, alle ore 16.00 Dario Matteoni affronterà il tema: La rivoluzione dell’affiche. Chéret-Toulouse Lautrec-Cappiello, evidenziando la discontinuità dei tre vip dell’affiche pur nell’ambito di una rivoluzione nel segno della Belle Epoque; giovedì 29 settembre 2016, ore 16.00, Francesca Cagianelli terrà la conferenza: Da Müller a Cappiello: il teatro inciso dei Livornesi di Parigi, volta a confermare il baricentro dell’ispirazione degli Italiens de Paris, ovvero l’universo teatrale; conclude Francesca Cagianelli con l’inedito argomento: Cappiello Designer.  Il mito dei grandi Magazzini: dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette, giovedì 6 ottobre 2016, ore 16.00. Sarà quest’ultima l’occasione per ripercorrere la multiforme applicazione espressiva del Livornese, assolutamente contigua al mito del progresso e della produzione industriale.

Contemporaneamente sarà possibile visitare, a partire dalle 15.30, la mostra in corso alla Pinacoteca, Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 13 ottobre la mostra), e il percorso espositivo “Le avanguardie della Pinacoteca”, comprendente opere di Corrado Carmassi, Giancarlo Cocchia, Roberto Ercolini, Pierino Fornaciari, Krimer (Cristoforo Mercati), Mario Petri, ed altri.

L’ultimo giorno di apertura della mostra, giovedì 13 ottobre 2016, si svolgerà all’insegna delle visite guidate NON STOP curate da Francesca Cagianelli, a partire dalle ore 15.30, fino alle 18.30.

 

 

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CAPPIELLO IN MOSTRA A COLLESALVETTI

Cappiello e la caricatura

La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes

mostra promossa da

Comune di Collesalvetti

a cura di

Francesca Cagianelli

in occasione di

Fiera Paesana di Collesalvetti

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti

inaugurazione martedì 6 settembre 2016, ore 15.00

fino al 13 ottobre 2016

orari: tutti i giovedì, 15.30-18.30

martedì 6 settembre: apertura straordinaria fino alle 20.00

ingresso libero

per informazioni

Claudia Giannini: 0586/980227 – c.giannini@comune.collesalvetti.li.it;

Caterina Arcella: 0586/980255 – c.arcella@comune.collesalvetti.li.it;

mail pinacoteca: pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it

sito comune: www.comune.collesalvetti.li.it

Si inaugura martedì 6 settembre 2016 alle ore 15.00, presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti, la mostra “Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes”, promossa dal Comune di Collesalvetti, in occasione della Fiera Paesana di Collesalvetti (fino al 13 ottobre 2016, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30).

La mostra, curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca, intende proseguire la missione museale inerente la stagione culturale e artistica dei due Servolini.

Menzionato infatti da Carlo Servolini, per bocca di Giovanni Fattori, nella sua Commedia Labronica delle Belle Arti, come uno dei tre “emigranti”, insieme con Ermenegildo Bois e Alfredo Müller, Leonetto Cappiello è tra gli “Italiani di Parigi” colui che più di tutti eccelle in quella rivitalizzazione dell’arte giapponese, celebrata da Luigi Servolini nei suoi numerosi trattati dedicati alle tecniche incisorie.

Fu Albert Flament, critico, giornalista e romanziere francese, a commentare dalle pagine de “La Presse” del 15 giugno 1899 la pubblicazione di Nos actrices, il primo album teatrale di Cappiello, edito dalla “Revue Blanche”, con la prefazione di Marcel Prévost: “Un artista, un Italiano di cui il successo da alcuni giorni è considerevole a Parigi – Leonetto Cappiello – ha pubblicato una serie di disegni sulle nostre attrici che costituisce una di quelle opere allo stesso tempo meravigliose e incomprensibili, piene di talento, di esagerazione, di difetti e di qualità, che fanno del loro autore da un po’ di tempo un uomo di valore a Parigi, sebbene passerebbe a Orléans o a Rouen per un disegnatore infantile, un caricaturista senza grande importanza. E’ facile da spiegarsi perché questo album di Cappiello ottiene un tale successo di divertimento; i personaggi rappresentati si muovono correntemente di fronte a noi; noi conosciamo i loro tic, i loro gesti; un’illusione speciale fa sì che noi non possiamo evocarli senza questo tic o questo gesto, è quella che giustamente rende Cappiello in modo straordinario”.

Cappiello riuscirà a rendere indimenticabile il sorriso delle dive del cafè-chantant, diversamente dai suoi più famosi predecessori francesi, dediti, come nel caso di Léandre, all’esagerazione e addirittura alla deformazione dei tratti dominanti.

Non vi è dubbio: Cappiello inverte il corso della caricatura francese.

In sintesi il livornese ha il merito di procedere per esclusione, fino a ottenere “l’istantanea dell’espressione”.

Ecco che dive quali Granier, Rejane, Sarah Bernhardt, Mariette Sully, Lara, Brandès, Lucienne Bréval, Yahne, Mégard, Lender, Lavallière, Marie-Avoine, e altre ancora, sfilano davanti al lettore bramoso degli Album illustrati, non fissate in posa per la posterità, ma afferrate senza essere avvertite, e nella loro effettiva attitudine, attrici, infine, in un ruolo dove, malgrado la preparazione, si rivela il loro vero spirito.

D’altra parte, proprio nel 1899, data dell’Album Nos actrices, si colloca  il primo manifesto cappiellesco, Frou-Frou, interpretazione in chiave umoristica dell’icona lautrechiana della ballerina del cafè-chantant, all’origine di tutta una letteratura critica volta all’inquadramento del livornese nel solco del rinnovamento grafico francese, costantemente venato di umori japonistes.

Anche l’irriducibile giornalista frondista, Caroline Rémy, in arte Séverine, bollerà le caricature di Marthe Brandès, Gabrielle Réjane, Marthe Mellot, Sarah Bernhardt, tratteggiate in Nos actrices, definendole capolavori tessuti di un esotismo ieratico.

Non diversamente accade per l’album 70 dessins de Cappiello, una raccolta di caricature precedenti, pubblicata nel 1905 a cura dell’editore H. Floury, di cui la critica esalterà la suggestione primitiva scaturita dall’inconfondibile cifra japoniste.

Tra i primi a pronunciarsi sull’album 70 dessins de Cappiello è Ugo Ojetti, determinato a celebrare la rivoluzione cappiellesca in sede di caricatura, laddove le sue maschere teatrali risultano quasi un omaggio alla cifra di un Hokusai.

Spinge infine sul coté della modernità Gustave Kahn, uno dei più lucidi interpreti della fortuna dell’album 70 dessins nella Parigi del XX secolo, fortuna da lui stesso inquadrata nel panorama relativo alla moda dell’editoria illustrata, veicolo di sensazioni rapide, di ricordi di immagini, di serate ammantate di luci, di cerimonie brillanti.

Una fascinazione continua, quella proposta dagli album cappielleschi, la cui grazia leggera oscilla tra le seducenti nuances nipponiche.

 

 

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