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EFFETTO VENEZIA: UN ERRORE UMANO

di Sergio Nieri

Chi sperava di ricevere buone nuove sul fronte di Effetto Venezia è rimasto deluso..Tanto piu’ se il codice evento della manifestazione di quest’anno,giunta alla 29esima edizione, era inesorabilmente “Livorno” con i suoi “manifesti” e con i suoi “specchi” che oggi rimandano quasi un senso di malinconica rassegnazione all’autocelebrazione di prodotti sinceri,ma mediocri.Di qui al “Polo del Mediterraneo” o piu’ semplicemente alla trita e ritrita “Porta della Toscana” il differenziale in termini di progetti e contenuti è veramente molto ampio e per molti aspetti incolmabile.Non si vede chi e in quale misura possa rendere interessante questa helzapoppin con il codice a barre del rumore di fondo e dell’improvvisazione.Parliamoci chiaro;Effetto Venezia come tale ,cioè con questo format,non interessa piu’ a nessuno.Sarebbe pietoso ritrovarsi il prossimo anno ,cioè in pieno regno a Cinque Stelle,a fare la conta dei contributi privati di Olt o di qualche costruttore interessato in carenza di pubblica sovvenzione.Il prodotto-evento vince se è concorrenziale e nello stesso tempo esportabile ed è dunque in grado di autofinanziarsi..O se si colloca al centro di una serie di progetti multimediali (con fini di utilità sociale)che per loro stessa natura (quando ad esempio interessano i beni e gli eventi culturali) non possono essere riducibili ad una kermesse di paese sovvenzionata dal contributo anticipato (per molti aspetti anomalo) dei commercianti. Non stiamo parlando di prodotti e di collaborazioni.Su questo elemento abbiamo sospeso il giudizio da anni,almeno da quando ,in tempi di vacche grasse,intavolammo una gustosa corrispondenza con l’Assessore competente di allora (mi pare Marco Bertini) sulla opportunità di mixare un evento commerciale eno-gastronomico prolungato nello spazio e nel tempo con una serie di operazioni culturali (i cosiddetti “palchi”) piu’ o meno concentrate nella medesima area territoriale..Non ricordo se a occuparsi di Effetto Venezia fosse l’Assessore al Commercio o al Turismo ,certamente non quello alla Cultura. Era il periodo in cui al timone della manifestazione non c’erano direttori artistici ,ma semplicemente alcuni volenterosi funzionari comunali.Spesi molto tempo per capire che significato avesse,tra le altre cose, una specie di circo in Piazza della Repubblica,con quei trampolieri e quelle ballerine che si inerpicavano su strutture illuminate dai falo’e si sollevavano sulle folla grazie ad un trasparente e complicato sistema di argani.Non impiegai molto tempo a scandire i miei personalissimi count down per esorcizzare il rito incombente dei fuochi d’artificio che aprivano e chiudevano la manifestazione.Fino a quel missile terra-terra sparato dagli spalti della Fortezza Nuova che rischio’ di far fuori un’intera famiglia.Anche in quella occasione si parlo’ di un imperdonabile errore umano ,e i fuochi d’artificio per incanto scomparvero dal menabo’ della manifestazione.Circa venti anni prima quella stessa piazza era stata invasa dai militanti accaldati del Pci per salutare i rappresentanti dell’eurocomunismo,ora anche a tarda ora si faceva a spallate per vedere un mangiafuocco volante la cui sagoma bislunga veniva proiettata sui muri dei Palazzi circostanti con un suggestivo effetto cinematografico.E anche qui,gli oohh del pubblico non pagante finirono per diventare un solido alleato per chi intese fare di quell’appuntamento,anche nei giornali; una kermesse (come si definisce pacificamente oggi)e nulla piu’.Era effettivamente cambiato tutto,e anche se poi negli anni successivi ci furono apprezzabili tentativi per invertire la curvatura complessiva della manifestazione.Senza pero’ grandissimi risultati.Anzi,Effetto Venezia e il suo incrollabile format diventarono un gigantesco errore umano,specie da quando a occuparsi del pacchetto vacanze furono Sindaci e Assessori alla Cultura che scambiando clamorosamente un evento culturale con una kermesse (come si definisce pacificamente oggi) si misero a nominare direttori artistici di fiducia.Direttori artistici di una kermesse.Un ossimoro viaggiante ,appunto.Al di là della buona volontà dei singoli.Per questo motivo ritengo che,paradossalmente,Effetto Venezia debba tornare alla sua natura felliniana,con tanto di ballerine,trampolieri ed effetti speciali proiettati sul bugnato dei palazzi storici.Dotarsi di una buona organizzazione di marketing (per autofinanziarsi) e magari darsi una missione tematica,come potrebbe essere ad esempio il teatro di strada con la forza degli strilloni e dei menestrelli.Ad intrecciare mille e mille tavoli pieni di tortillas,cacciucco e buona gastronomia.Ma per carità ,si abbandoni la pretesa di farne un evento culturale ombelicale. E soprattutto non si chieda alla Fondazione Goldoni di occuparsene,diventando per questo il “braccio operativo” dell’assessore alla Cultura,per dirla con il pirotecnico Sindaco Nogarin. .Sarebbe un altro,questa volta imperdonabile,errore umano.Oltrechè politico.Almeno questo è il mio parere.

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ALLARME CURATORE: NON E’ UN TERAPEUTA!

di Francesca Cagianelli

Di fronte al rigurgito indiscriminato di balbettii museali, espositivi, musicali, turistici, ecc., insorge un’unica preoccupazione, e cioè che non, si tratti, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare, visti i lai invalsi nell’ultimo decennio amministrativo labronico, del famigerato budget, quanto invece dello statuto del curatore.
Prima della moda grillina, coincidente con la dittatura dei curricula, sembrava che il curatore non necessitasse di alcuna qualifica, fino a poter vantare addirittura anche l’iscrizione all’albo dei terapeuti.
Ne è derivata una pletora di iniziative ai limiti della disavventura, in cui davvero ci si poteva auspicare soltanto il ruolo di un terapeuta per attenuare l’urto del deragliamento verso un serbatoio di liquami indifferenziati: celebrazioni risorgimentali di nauseabonda monotonia, coordinati quasi esclusivamente dalla buona volontà di responsabili amministrativi; miscellanee mascagnane rassemblate dal dilettantismo di qualche manovale della burocrazia amministrativa, sotto la faraonica etichetta di una purtroppo istituzionale armata Brancaleoni., ecc.
Per non parlare dell’eclettico team preposto al confezionamento dell’ologramma modiglianesco, quel letteralmente farsesco progetto espositivo del Museo delle false teste di Modigliani, in perenne prospettiva abortiva.
E ancora Premi e eventi allo sbaraglio, vuoi di arte contemporanea o passatista, poco importa, dove la curatela risponde alla logica di circoscritti e circostanziati appetiti commerciali, troppo spesso sdoganati dal patrocinio delle istituzioni cittadine, nonché da un imperdonabile quanto anomalo eccesso di disponibilità rispetto alla concessione di sedi e utenze pubbliche.
In ogni caso la nomina di curatori, ripescati intra moenia tra gli sclerotici yes women e yes men, avviene per il tramite della vagliatura di nessun altro curriculum se non l’accordo preventivo e clientelare con gli assessorati preposti.
In particolare, l’assenza di un bando pubblico, più volte evocato per la selezione del direttore di Effetto Venezia, ha ingenerato nel pubblico la sgradevole impressione di un monocratico accaparramento della gestione di tale evento, conseguentemente ridotto, a un vagito musicale di tono, per citare Virzì, “meschinello”.
Con tali premesse, i risultati non possono coincidere che con una saturazione della tolleranza ormai risicata di eventuali fruitori e con un indotto sociale tendente pressochè allo zero – nonostante i vaniloqui autocelebrativi responsabilmente avvalorati dalle cronache locali – quantificabile nella cerchia di parenti, clienti ed amici, cooptati per l’evenienza.
Ma soprattutto la riduzione della città di Livorno a una cultura localistica.
Tutto questo esige davvero un terapeuta, alias curatore.

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SAZIETÀ E FRATTURA

La sgradevole impressione di sazietà che ci investe nel compulsare le cronache culturali del luglio corrente non è esclusivamente dovuta al registro miscellaneo e cacciucchesco degli eventi imbastiti, tra Effetto Venezia, Festa del Pd e Rotonda prossimo venturo, ma in particolare alla pletora linguistica e allo spurgo demagogico inutilmente elargiti in vista dell’amplificazione di un calendario a dir poco umiliante.

Umiliante in rapporto a un orizzonte di ambizioni strategiche, e – si badi bene, non ci azzardiamo a dire culturali – che possano sgrondarci almeno per un istante dal maleodorante rigurgito tipico di una provincia balneare; umiliante, soprattutto, in rapporto a una scala regionale di ruoli e valutazioni che vedono Livorno precipitare verso postazioni mesozoiche.

Il ripristino, anche con la responsabilità di istituzioni pubbliche e private determinate a elargire finanziamenti senza il crisma di un’autorevolezza culturale e di una legittimazione sovrapolitica, di una cultura “mordi e fuggi”, frutto del più bieco clientelismo municipalistico, toglie ogni mordente di rinascita e narcotizza le coscienze anche dei più volitivi.

Ma l’effetto rassegnazione non ci appartiene e dalla postazione di questo nostro blog si continuerà a rischiare magari qualche finanziamento, ma a scandire le tappe di un calvario di necessaria catabasi per poi salutare, irridendo magari le pantomime di qualche soggetto eccessivamente incline a scandalizzarsi, ogni sprazzo di salutare  e augurale frattura….

Francesca Cagianelli

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FINO A SCOSSA CONTRARIA. IL VASO DI PANDORA

Francesca Cagianelli

Effetto Venezia è organizzato dal punto di vista amministrativo, anche quest’anno, dall’Associazione Musicale “Amedeo Modigliani”, presieduta da Silvia Salvadorini, moglie del direttore artistico dello stesso festival, Mario Menicagli.

 C’è conflitto di interessi? Ci sentiamo di poter affermare, con assoluta tranquillità, che questo evento cittadino abbia avuto una gestione “familiare”, quantomeno nelle ultime 2 edizioni.

 Il Comune ha deciso di affidare nuovamente l’organizzazione dell’evento all’Ass.ne Modigliani e quindi al maestro Menicagli senza indire nuovi bandi, ne’ per l’assegnazione della gestione amministrativa, ne’ per l’assegnazione dell’incarico di direzione artistica”.

Di fronte a tali notizie la redazione e i collaboratori di “Livorno Cruciale” possono ora sorridere delle minacce di querela ricevute alcuni mesi addietro dai vertici della Fondazione Goldoni a seguito dell’articolo dal titolo Vent’anni di storia del teatro Goldoni: il carrozzone, i suoi fanti e i suoi re.

Ci si era interogati sulla fregola giudiziaria insorta nell’establishment del Teatro Goldoni, compreso il direttore artistico di Effetto Venezia, a seguito di un intervento da noi ritenuto di pregnante documentazione storica e di sopraffino inquadramento critico, ma forse si erano sottovalutate le implicazioni di un tale intervento: le temutissime effervescenze del Vaso di Pandora.

L’assioma del “Re è nudo” riveste evidentemente a Livorno un ruolo deflagrante: quella della disintegrazione di una cappa di monopoli e di mal governo che rischiava di resistere fino “a scossa contraria”.

Le nuove su “Effetto Venezia” svelano appieno non soltanto l’infinito squallore dello sterile meccanismo di proclami autocelebrativi, ma soprattutto le fisiologiche conseguenze della scossa provocata dalla corretta informazione operata in anticipo su tutti dalla nostra rivista circa lo stato di degrado della Fondazione Goldoni, rimarcandone mancate competenze e inadeguata programmazione.

Questo ennesimo capitolo inerente la sfera del presunto conflitto di interessi del direttore artistico di Effetto Venezia, nonché direttore dell’orchestra del Laboratorio strumentale Fondazione teatro Goldoni, nonché infiniti altri dettagli, ci conferma della idisincrasia labronica verso la meritocrazia, ma soprattutto un vizio d’origine del governo locale: l’efferatezza di un uso improprio di tale problematica, strumentalmente diffamante nel caso di corpi estranei, maldestramente rimosso nel caso degli affiliati.

Di qui, oggi, il sorriso.

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