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Tutto esaurito per Livorno Cruciale

Tutto esaurito per Livorno Cruciale
Un’altra scommessa vinta da Archivi e Eventi

Crescita esponenziale di consensi per il periodico “Livorno Cruciale” , tutto esaurito ieri al Centro Commerciale Grotta delle Fate e salutato da un sorprendente quanto augurale afflusso di amici, imprenditori, addetti ai lavori, artisti e istituzioni.
Vendite triplicate, televisioni, network e riscontro di stampa hanno accompagnato la rivista fin dai primi giorni dell’uscita di questo nuovo fascicolo dedicato all’eros, piccante ma discreto, graficamente ineccepibile e ricco di scoperte.
Sono tante le scommesse che di qui al prossimo anno “Livorno Cruciale” ha inteso ritagliarsi con determinazione, impegno, ottimismo e spirito d’innovazione: prima tra tutte la decontestualizzazione degli eventi culturali ed artistici troppo spesso ancorati a sedi deputate e troppo volentieri recintati da intendimenti autoreferenziali.
In secondo luogo e senza sconti la redazione avvierà un anno di inchieste serrate relativamente alle diverse istituzioni culturali cittadine, con l’obiettivo di stimolare dibattiti e avanzare suggerimenti.
L’Associazione Archivi e Eventi punterà ad invertire il trend culturale cittadino, trasportando e diffondendo arte e cultura nei luoghi più inattesi, affrontando temi e proponendo eventi spesso distanti nell’immaginario corrente.
Strategie trasversali quelle imboccate dalla redazione e dal comitato scientifico di “Livorno Cruciale”, che fondono con successo storia e contemporaneità, tradizione e innovazione, cult e inediti, giovani generazioni e star sistem dell’orizzonte artistico, sempre con professionalità e acume, senza paludamenti, né subalternità.

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L’Eros conquista Livorno Cruciale

L’Eros conquista Livorno Cruciale

In edicola e il libreria il nuovo numero dell’imperdibile rivista

Editoriale di Dario Matteoni

A voler anticipare le innumerevoli suggestioni destinate a inondare l’immaginario dei lettori di questo nuovo numero di “Livorno cruciale” dedicato alla sessualità e nel tentativo di offrire al pubblico una visione non scontata di un tema che potrebbe apparire fin troppo à la page, sono ritornato con la memoria a una lettura compiuta in uno dei miei primi soggiorni a Parigi alla metà degli anni Settanta, The Deltus of Venus, una raccolta di racconti scritti da Anaïs Nin per un collezionista ‘privato’, apparsa postuma nel 1978. Questo libro, poi tradotto anche in italiano, è da considerarsi a tutti gli effetti uno dei capolavori della letteratura erotica del Novecento cui molti ancora oggi attingono. La storia di questa raccolta di racconti è assai nota, ma vale la pena riassumerla brevemente per la sua stranezza.
Un collezionista di libri aveva ingaggiato lo scrittore americano Henry Miller affinchè scrivesse in cambio di cento dollari al mese racconti erotici; l’autore del Tropico del Capricorno aveva accettato, ma poi aveva passato la commissione alla sua amica Anaïs.
“Così – racconta la Nin – incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta”. Il ricco collezionista, ricevuti i primi testi, raccomandò meno poesia e più dettagli specifici sul sesso. La Nin rispose a tale invito con una lettera che illumina ancora oggi sulle modalità con cui affrontare i temi dell’erotismo: “Il sesso – scrive Anaïs – perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un’ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all’emozione, all’appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l’intensità (…). Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni”. E ancora: “Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all’estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute!”.
E come la giovane modista di Parigi, quella Matilde descritta in un racconto della Nin, anche la modella della copertina di questo numero si guarda allo specchio in sottile gioco erotico dove compiacimento e provocazione si mescolano indissolubilmente.
Tra l’altro la nostra scrittrice affermava giustamente che scrivere di sesso era diventata una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza e, se vogliamo, la pittura di Vittorio Corcos, mirabilmente analizzata nel saggio di Francesca Cagianelli, non indica proprio questo cammino?
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