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Ecco tutte le ragioni del mio ricorso al TAR: dalla procedura ai titoli

comunicato stampa

Al Tribunale amministrativo della Toscana Francesca Cagianelli, con gli Avv.ti Lucia Casale e Elena Pagni, ha presentato un ricorso, notificato il 19 settembre, per chiedere l’annullamento della selezione indetta dal Comune di Livorno ex art. 110, comma 2, Testo unico Enti Locali che nel corrente mese ha portato alla nomina del nuovo Direttore scientifico dei musei civici di Livorno.

La ricorrente è stata esclusa dopo il colloquio tecnico con la Commissione valutatrice.

La procedura, nel suo concreto dispiegarsi, secondo i difensori, è illegittima sotto molteplici aspetti, tutti motivati nel ricorso, tra i quali balza subito agli occhi la violazione dell’art. 51 Statuto dell’Ente, che prevede l’obbligo del concorso pubblico per la selezione del personale da assumere a tempo per la copertura degli incarichi di alta specializzazione come il presente.

Ciò che sorprende è che, malgrado lo stesso Comune nella delibera di Giunta che precede la pubblicazione dell’avviso di selezione abbia espressamente previsto la indizione di una procedura concorsuale, da fondarsi su criteri di scelta precisi e puntuali “che escludano spazi di apprezzamento discrezionale” e che al contempo assicurino che “la scelta da parte del Sindaco non avvenga sulla base del rapporto fiduciario” (cfr. pag. 23 Deliberazione 224 cit. doc.2), abbia poi, incomprensibilmente, avviato una procedura non concorsuale, dapprima affidando la scelta di scremare la rosa dei candidati ad una Commissione presieduta dallo stesso Capo di Gabinetto del Sindaco, e poi rimettendo la scelta finale al medesimo Sindaco dopo un colloquio a porte chiuse.

La ricorrente ritiene, quindi, di essere stata ingiustamente esclusa dalla procedura, in quanto giudicata sulla base di una valutazione del tutto generica e inconsistente, sganciata da precisi e chiari criteri di valutazione.

L’ammissione dei candidati è, infatti, avvenuta in modo del tutto generico e indifferenziato: il giudizio espresso su ciascuno dei candidati è sorprendentemente identico (“dal curriculum emerge il possesso dei titoli culturali e delle esperienze professionali nelle materie attinenti l’avviso di selezione che consente di ammettere il candidato al colloquio finalizzato ad una valutazione finale e globale”), senza alcuna valutazione specifica delle esperienze culturali e professionali allegate e documentate da ciascun candidato.

Quanto al giudizio espresso dalla Commissione all’esito del colloquio tecnico, oltre a riflettere la carenza di precisi criteri di valutazione, si dimostra clamorosamente non uniforme: taluni candidati (tra cui la Sig.ra Cagianelli) hanno ricevuto valutazioni generiche e astratte; altri, invece, giudizi puntuali e valutazioni approfondite anche in relazione ai progetti allegati alle domande sebbene l’elaborato scritto non fosse stato indicato come materia di esame.

Ciò che è parso, inoltre, molto singolare, e ha quindi alimentato i sospetti della ricorrente sulla regolarità di questa procedura, è stata la decisione assunta “in corsa” –dopo la pubblicazione dell’avviso di selezione – su precisa richiesta del Capo di Gabinetto del Sindaco – lo stesso che verrà nominato con successiva determina a presiedere la commissione di esame – di riaprire i termini della procedura al fine “di poter aggiungere tra le lauree accettabili anche quella in lettere”. Tale irrituale richiesta, cui è seguita la modifica dell’avviso di selezione con conseguente riapertura dei termini per la presentazione delle domande, oltre che discutibile sul piano dell’interesse pubblico, si scontra con la L.R.T n. 25.2.2010 n.21 art.10 e il relativo reg. attuazione 6.6.2011 22/r nonché con il D.M. 10.05.2011 (Ambito IV – personale), che al contrario prevedono, per l’accesso all’incarico in questione, un restringimento dei requisiti affinché, tenuto conto dell’alta specializzazione richiesta da tale profilo professionale, sia garantita la specificità della formazione e dell’esperienza professionale del futuro direttore.
Per giunta, a seguito di tale modifica dell’avviso di selezione, è casualmente risultato vincitrice un soggetto in possesso della sola Laurea in Lettere, che in origine non avrebbe nemmeno potuto partecipare.
Se solo fossero state correttamente comparate le domande di partecipazione, sarebbe emerso inconfutabilmente che la ricorrente era l’unica candidata a godere di una precedente esperienza come Conservatore di Pinacoteca Pubblica e ad avere centinaia alle spalle, 38 delle quali censite dalla Library of Congress (parametro internazionale di valutazione delle pubblicazioni rilevanti nel settore dell’arte). Diversamente, tra i candidati che le sono stati preferiti nessuno vanta una esperienza pluriennale di gestione museale né un numero così elevato di pubblicazioni (si rinvia, per una comparazione, allo schema in allegato).

La selezione indetta dal Comune per la individuazione della figura di alta professionalità di direttore scientifico dei musei della città è stata, quindi, impugnata in quanto dissimula una scelta fiduciaria del Sindaco, non controllabile a posteriori, e quindi ben lontana dai meccanismi oggettivi e trasparenti prescritti non solo dall’art. 35 Testo Unico Pubblico Impiego, al quale non deroga l’art. 110, comma 2, Testo Unico Enti Locali, ma anche, come visto, dalla stessa norma statutaria.

Inoltre, se solo si svolge un raffronto con procedure indette da altri Comuni per la scelta della figura professionale di direttore scientifico di museo, ai sensi dell’art. 110 richiamato, si può agevolmente riscontrare come al contrario sia di norma seguita una procedura oggettiva e comparativa, con la previa fissazione di punteggi da assegnare ai titoli e alle esperienze possedute dai candidati e la formazione di una graduatoria finale.

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NO DISNEYLAND

di Francesca Cagianelli

 

Il Sindaco di Livorno e la sua Giunta non finiscono di stupirci.

Dopo la proposta di trasferire a Livorno parte dei depositi degli Uffizi fiorentini, ecco una nuova trovata pubblicitaria: rivestire il basamento del monumento a Ciano con l’immagine fumettistica del dollaro che contraddistingue nell’immaginario collettivo il deposito di Zio Paperone (n.d.a.: vedi L’ossessione del deposito, di Francesca Cagianelli, http://www.livornocruciale.wordpress.com).

Forse ci si augura, alla stregua dell’avaro ziastro, di potersi tuffare in un non dissimile mare di dobloni, secondo la trascrizione data dall’Officina Walt Disney del fantastico personaggio del supermiliardario americano a partire dal 1947.

E’ probabilmente il sogno o la fiaba che si vorrebbe incrementare, nell’impossibilità di risolvere i ben più gravi problemi che oggi attanagliano la città di Livorno.

Ci sembra dunque opportuno estendere le riflessioni in merito al riadattamento del Monumento a Ciano in tutt’altra direzione rispetto al trionfalismo inerente l’ormai inflazionato umorismo labronico.

Se un messaggio estetico e civico dovesse essere auspicabile per le nostre colline, legarlo al cartoon sarebbe davvero l’ennesimo obbrobrio autocelebrativo.

Nient’altro che la reiterata eccitazione vernacolare oltremodo urlata sotto molteplici aspetti nel nostro territorio.

E se agli artisti spetta il compito, oggi senz’altro più globale, di firmare con universalità di concezione gli interventi di decoro urbano, come avallare l’ennesimo refrain politichese contro il ventennio?

Ci aspettiamo molto di più dalle nuove generazioni che l’indulgere in provocazioni desuete e anacronistiche.

La simpatica idea di Caluri non è, come noto, nuova.

Da sempre nelle battute di molti giovani livornesi la stereometrica sagoma dell’incompiuto monumento è stata accostata al forziere che sovrastava le colline di Paperopoli, ma, forse, possiamo chiederci se la stagione pop non sia oggi tra gli scenari di minore appetibilità per il rinnovamento urbanistico dei nostri territori.

Piuttosto, seriamente ci si dovrebbe porre la questione del riutilizzo eventuale di tale monumento che peraltro, lo si voglia o meno, rappresenta pur sempre la testimonianza di un momento storico, tradotta dal progetto dell’architetto Gaetano Rapisardi che aveva immaginato di collocare su quel basamento una lunga torre aereodinamica, destinata a divenire punto di riferimento per la navigazione della costa livornese.

Un progetto non banale, di gusto piacentiniano, che, alla morte di Ciano, venne modificato sulla base del proposito di farne un mausoleo dedicato al gerarca fascista, commissionando allo scultore Arturo Dazzi un mezzobusto di proporzioni fuoriscala.

Non è quindi una simpatica tinteggiatura di facciata a risolvere la questione del riutilizzo di una testimonianza storica nell’ambito di un territorio abbandonato, fortunatamente fino ad oggi sfuggito a possibili mire di speculazione edilizia.

Non vorremmo davvero che la cultura contemporanea livornese si appiattisse ad immagine di consumo, in particolare se si attarda in operazioni che, se anche destinate a suscitare la simpatia di molti, appartengono purtroppo a una stagione trascorsa.

Non vorremmo inoltre che la cultura livornese fosse ancora una volta identificata con il ritardo, l’ironia, la beffa: Modigliani insegni.

Tra il deposito di zio Paperone e lo zoo del Parterre Livorno si avvia verso Jurassic Park: ma chi l’ha detto che il nuovo coincide con Disneyland?

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Lettera aperta al Sindaco di Livorno

In data 22 agosto abbiamo inviato al Sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, al Vice Sindaco Stella Sorgente, all’Assessore alla Cultura, Serafino Fasulo, una lettera aperta relativa alla richiesta di trasmissione alla nostra Associazione di tutti gli atti istituzionali (Giunta e Consiglio Comunale) inerenti la pratica di “comodato gratuito” avviata per accogliere una collezione privata nei Granai di Villa Mimbelli.

Ad oggi nessuna risposta.

Pubblichiamo, per ovvi motivi di trasparenza, tale lettera, invitando tutti i cittadini livornesi, a dare una doverosa risposta.

Gentilissimo Sindaco del Comune di Livorno

Filippo Nogarin

Gentilissima Vice Sindaco

Stella Sorgente

Gentilissimo Assessore alla Cultura

Serafino Fasulo

Scrivo a titolo personale, ma anche come Presidente di “Archivi e Eventi”, in merito all’annuncio pubblicato sul Tirreno nell’ambito dell’articolo “La carica dei seicento” di un progetto promosso dall’Amministrazione Comunale di Livorno relativo allo spostamento di una collezione privata presso i Granai di Villa Mimbelli sulla base di una decisione amministrativa denominata “commodato (sic) d’uso a titolo gratuito al Comune”.

Tale decisione induce preoccupazione non solo a titolo personale ma anche a nome di tutta la mia Associazione che da anni opera nel territorio e ha collaborato ripetutamente con la Provincia di Livorno, il Comune di Livorno, la Fondazione Livorno.

Tale preoccupazione riguarda ovviamente la leggerezza con la quale si annuncia un percorso di cui nessuno ad oggi conosce atti istituzionali e modalità di realizzazione.

Come è noto, numerosi sono i collezionisti privati che contattano enti e istituzioni per dare visibilità alle proprie collezioni, ma esistono percorsi che moderano i rapporti tra pubblico e privato che ci auguriamo vengano rispettati.

Visto che la redazione di “Livorno Cruciale” intende svolgere una inchiesta su questo percorso sono a richiedere ai vostri uffici la possibilità di essere informata riguardo agli atti amministrativi (Giunta e Consiglio Comunale) che presiedono tale percorso, così come riguardo all’eventuale garanzia di un comitato scientifico autorevole che sia in grado di valutare la validità scientifica e l’autenticità delle opere destinate al comodato.

E’ noto infatti come i musei più importanti (vedi MART) da tempo abbiano previsto meccanismi di tutela in merito alle numerose donazioni pervenute: tali meccanismi sono complessi e specchiatamente istituzionali e prevedono commissioni di esperti che istituiscono pratiche accurate per ciascun dipinto prima di procedere all’accettazione di eventuali donazioni o comodati.

La preoccupazione cresce se si pensa che l’accettazione di tale comodato non avrebbe altre motivazioni se non la consistenza numerica della collezione in esame e il titolo di gratuità ad esso inerente, quindi come via di fuga rispetto a una strategia di ben diverso impegno funzionale al reperimento di finanziamenti destinati alla realizzazione di eventi più importanti: da parte nostra si è certi che la gratuità non possa essere il movente per una mostra permanente in un museo civico, visto che comunque i costi che ne deriverebbero a livello di assicurazione, trasporto, ma soprattutto guardiania, illuminazione e allestimento, sarebbero comunque consistenti e tali da indurre il Comune a una doverosa cautela in termini di vagliatura del valore scientifico, storico ed estetico di una collezione per la quale si vanno ad impegnare risorse pubbliche a scapito di altre iniziative.

Sconforta e preoccupa tanto più l’allusione riportata nell’articolo a un nascituro Centro Studi Fattori: anche in questo caso il coinvolgimento di privati da parte del Comune dovrebbe a nostro avviso osservare meccanismi di estrema trasparenza, oltre che ovviamente ricorrere agli ineludibili strumenti amministrativi dei bandi di gara (anche in vista della gratuità dell’incarico, anzi, a maggior ragione).

Non basta infatti possedere opere di Fattori o tenere conferenze su Fattori per essere reputati idonei alla partecipazione a un Centro Studi dedicato all’artista: occorrono formazioni specifiche, curricula prestigiosi e soprattutto una specializzazione nella pittura toscana ed italiana dell’Ottocento e del Novecento che nessuno degli studiosi finora coinvolti dall’Amministrazione Comunale negli eventi svoltisi a Villa Mimbelli può confermare.

La nostra Associazione ribadisce dunque la volontà che vengano resi pubblici da parte dell’Amministrazione atti e percorsi istituzionali inerenti tale progetto, visto che il prestigio di Villa Mimbelli e dei Granai, così come il nome di Giovanni Fattori, non possono coesistere con iniziative “low cost”.

Resto in attesa di un cortese riscontro

cordiali saluti

Francesca Cagianelli

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