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UN CALENDARIO INTERNAZIONALE TAGLIATO SUL TERRITORIO

Si inaugura giovedì 30 gennaio 2020, ore 17,00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Collesalvetti, via Umberto I, n. 63), la 1° Puntata del Calendario culturale “Italia-Belgio 1900. La rivelazione dell’ignoto”, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, in occasione della mostra “L’incanto di Medusa. Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana” (fino al 12 marzo 2020, tutti i giovedì, ore 15.30-18,30).
A scandire l’intera durata della mostra le sette puntate messe in campo per illustrare gli orizzonti europei del variegato universo creativo di Charles Doudelet verteranno sulle problematiche del rapporto culturale tra l’Italia e il Belgio all’alba del XXI secolo, laddove artisti del calibro di Félicien Rops, James Ensor e Fernand Khnopff sbancheranno letteralmente sui palcoscenici delle più prestigiose esposizioni italiane, provocando una vera e propria epidemia artistica, fino ad essere battezzati da Vittorio Pica quali “campioni di un intelligente e raffinato cosmopolitismo”.
Sarà quindi la presentazione del catalogo L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana, promosso dal Comune di Collesalvetti con il contributo di Fondazione Livorno, a costituire la primissima occasione di celebrazione dell’importante mostra in corso alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, grazie agli interventi di Adelio Antolini, Sindaco del Comune di Collesalvetti; Mascia Vannozzi; Assessore alla Cultura del Comune di Collesalvetti; Riccardo Vitti, Presidente Fondazione Livorno; Luciano Barsotti, Presidente Fondazione Livorno Arte e Cultura; Francesca Cagianelli, Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini.
Tale catalogo, infatti, frutto dell’ampliamento ragionato della monografia Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal “Leonardo” a “L’Eroica”, curata da Francesca Cagianelli nel 2009, pubblicata dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, costituisce ad oggi il più aggiornato e rilevante strumento bibliografico finora mai dedicato al maestro del Simbolismo belga.
Si svolgerà giovedì 6 febbraio 2020, ore 17.00, la 2° Puntata dal titolo Visioni di Misteri: Charles Doudelet, la Lega Teosofica di Roma e il patronage di Paolo Orano: stavolta la conferenza sarà tenuta da Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana, che procederà a illustrare alcuni episodi fondamentali della vocazione esoterica dell’artista belga, a partire dalla stagione romana che lo vide protagonista nel 1917 di una storica e importantissima mostra nel Salone delle conferenze della sede romana della Società Teosofica Internazionale, recensita da Arturo Lancellotti sulle pagine di “Emporium”.
La 3° Puntata, prevista giovedì 13 febbraio 2020, ore 17.00, vedrà la conferenza dal titolo Charles Doudelet e Benvenuto Benvenuti: un sodalizio tra Gand e Antignano, curata da Giuseppe Argentieri, Consigliere Fondazione Livorno Arte e Cultura, nonché membro del Comitato Scientifico della mostra.
Tale conferenza si presenta come occasione privilegiata per verificare i tortuosi e per così dire miracolosi destini che legarono il belga Charles Doudelet al livornese Benvenuto Benvenuti, sfociati in una raffinata pubblicazione stampata nel 1923 a cura delle Arti Grafiche S. Belforte & C. di Livorno, che altro non è che una sorta di profilo storico-critico dedicato a quest’ultimo, pronunciato nei termini di una dichiarazione di estetica misteriosofica, che ad oggi costituisce l’unico testo monografico di registro internazionale intitolato a un protagonista del Novecento Labronico.
Si intitola Da Rops a Toorop: tutta la grafica belga e neerlandese più amata in Italia, la conferenza di Fabrizio Pizzanelli, che costituirà la 4° Puntata del Calendario prevista per giovedì 20 febbraio 2020, ore 17.00. Sarà l’occasione per ripercorrere le principali tappe del cruciale fenomeno della partecipazione dei più accreditati protagonisti del Simbolismo nordico alle Biennali di Venezia, nonché la loro diffusa fortuna bibliografica sulle principali riviste dell’epoca, laddove Vittorio Pica decideva di celebrarli nell’ambito dei suoi celeberrimi resoconti critici intitolati Attraverso gli albi e le cartelle (Sensazioni d’arte) apparsi su “Emporium” all’alba del Novecento.
La 5° Puntata, in onda giovedì 27 febbraio 2020, ore 17.00, prevede la conferenza dal titolo La Livorno esoterica di Benvenuto Benvenuti. Progetti architettonici e arti decorative tra cosmogonia e utopia, curata da Dario Matteoni, storico dell’arte, Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Alma Artis”, Pisa, anch’egli membro del Comitato Scientifico della mostra.
Concepito come una sorta di excursus bibliografico di latitudine internazionale, il focus indirizzato all’ancora troppo poco insondata ideazione di progetti architettonici di Benvenuti trae spunto dal caposaldo storiografico Architectures rosicruciennes du XVII siecle à nos jours (AAM Édition, Bruxelles 2016), firmato da William Pesson, membro a sua volta del Comitato Scientifico della mostra colligiana.
Giovedì 5 marzo 2020, ore 15.30, in occasione della 6° Puntata del Calendario, si svolgerà un Percorso didattico ideato e curato da Francesca Cagianelli, dal titolo “Sfogliare Doudelet: Dodici Canzoni”.
Dedicato all’opera più famosa in assoluto nel mondo firmata dal Nobel Maurice Maeterlinck, Dodici canzoni illustrate da Charles Doudelet, traduzione poetica di Emma C. Cagli, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore 1909, tale appuntamento intende costituire un’occasione privilegiata per il pubblico di accedere a distanza ravvicinata alle imprese librarie firmate dall’artista belga, considerati all’unanimità veri capolavori dell’editoria illustrata internazionale. A garantire l’apprezzamento il più possibile diretto ed empirico con le Dodici Canzoni vi sarà l’occasione per i visitatori di selezionare e fotografare le illustrazioni più apprezzate, come souvenir della mostra.
La 7° Puntata del Calendario, coincidente con il Finissage della mostra, si svolgerà giovedì 12 marzo 2020, dalle 15.30 alle 18.30, all’insegna dei Percorsi Sprint tematici, curati da Francesca Cagianelli, rapidi itinerari didattici focalizzati su 5 opere di volta in volta selezionate sulla scorta di ragionamenti tematici.
Si è infatti voluto concludere la riflessione scientifica sull’universo artistico e culturale di Doudelet con un omaggio alle sue eroine ideate e dipinte con estro visionario e intendimento simbolista, intitolando quindi tali percorsi Da Ondina a Medusa: tutte le donne dell’esoterismo, con riferimento al mito delle metamorfosi al femminile declinato dall’artista belga sull’onda delle suggestive leggende del Nord Europa.

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La sfida dei media

di Francesca Cagianelli

Inauguratasi giovedì 28 novembre 2019 alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, la mostra L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli (fino al 12 marzo 2020, tutti i giovedì, ore 15,50-18,30), in collaborazione con Fondazione Livorno, già ampiamente pubblicizzata in Toscana, punta ora all’attenzione della stampa nazionale.
Presieduta da un Comitato Scientifico composto da Giuseppe Argentieri, Maurice Culot, Francesca Cagianelli, Dario Matteoni, William Pesson, la mostra, la prima in assoluto realizzata in Italia, intitolata ad uno dei più prestigiosi maestri del Simbolismo belga, si presenta a tutti gli effetti di calibro internazionale.
Autrice della prima monografia esistente dell’artista, dal titolo Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal “Leonardo” a “L’Eroica”, pubblicata nel 2009 dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Francesca Cagianelli è l’antesignana della riscoperta e valorizzazione della straordinaria personalità di Doudelet in Italia, avendo reso noti per la prima volta alcuni esemplari del ciclo di litografie realizzate all’alba degli anni Venti, una tiratura delle quali è conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oggi esposte per la prima volta in anteprima alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, nonché le lettere del maestro belga indirizzate all’amico Benvenuto Benvenuti, conservate presso il MART, Rovereto (Archivio del ‘900, Fondo Grubicy-Benvenuti), preziosa miniera di informazioni quest’ultime relativamente alla vicenda creativa di tali splendide incisioni, corredate di aforismi di registro religioso ed esoterico.
A troneggiare nella mostra l’inedito e monumentale pannello decorativo (uno dei quattro capolavori pittorici di Doudelet conservati in Italia), Idillio Troubadour (1908-1912), con ogni probabilità proveniente da Villa Medusa, regale, quanto misteriosa residenza antignanese del maestro belga (Livorno, via Fraschetti, n. 13, ora 15), e quindi, al momento del ritorno dell’artista in Belgio, lasciato in deposito presso l’amico Benvenuti, residente anch’egli ad Antignano e protagonista del cenacolo divisionista livornese, non a caso nominato nel 1920 erede testamentario di Vittore Grubicy de Dragon.
A fianco di tale straordinario episodio decorativo, sarà possibile ammirare l’evocativa e poderosa tiratura bronzea della scultura di Doudelet, Ritratto maschile, rarissima testimonianza del cimento plastico dell’artista belga formatosi nell’atelier di Constantin Meunier, opera esposta anch’essa, come del resto tutte le altre presenti in mostra, in anteprima assoluta alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, il cui esemplare in gesso è conservato presso Fondazione Livorno (dono Famiglia Argentieri).
Ed è proprio la raffinata ed enigmatica carta intestata ideata dal maestro di Gand per la dimora labronica, raffigurante un’algida creatura degli abissi, avvolta da scintillanti conchiglie e fluttuanti meduse, che si è voluto eleggere quale idea guida di una mostra che punta, come vedremo, a ricongiungere la carriera franco-belga di Doudelet con gli assai meno sondati destini italiani.
Ed ecco che sulle pagine de “Le Reveil”, rivista belga attorno alla quale doveva stringersi quel sodalizio internazionale coordinato da Maurice Materlinck, riscosse infatti particolare entusiasmo l’Antithée, capolavoro pittorico presentato da Doudelet al Salon di Bruxelles del 1893 e incoronato quale icona simbolista (S. Hixe, Chronique Artistique. Le Salon de Bruxelles, in “Le Reveil”, n. 10, a. III, ottobre 1893), visto che “questa donna dagli occhi verdi”, immersa nella natura sottomarina sembra ostentare agli occhi di un pubblico immaginario quel “sogno triste”, in altre parole quel “cauchemar” la cui intensità emotiva, ancora oggi rende attualissima ed estremamente coinvolgente l’opera di Doudelet, sospesa tra l’ambizione della scienza e l’abisso della rêverie.
Non è un caso che proprio l’Antithée, prescelto in virtù del suo eccezionale successo come modello per l’ideazione di uno splendido disegno a china, poi utilizzato come illustrazione per la raccolta poetica Claribella di Pol de Mont, ossessionasse a tal punto la fantasia dell’artista da indurlo, una volta approdato in Italia, a recuperarne l’effige per immortalare l’incanto di Villa Medusa.
Notissimo e apprezzato unanimemente dalla storiografia artistica europea in qualità di massimo interprete del poeta belga Maurice Maeterlinck, di cui illustrò numerose raccolte poetiche e drammi teatrali, a partire dal caposaldo de Les douze chansons (1896), per finire con Pelleas e Melisenda (versione italiana di Carlo Bandini, Spoleto 1922), Doudelet si impose nell’ambito delle più prestigiose rassegne espositive tra il Belgio e l’Italia, dal Salon de XX al Salon de La Libre Esthétique di Bruxelles, dall’Esposizione Internazionale del Sempione di Milano del 1906 all’Esposizione Internazionale di Venezia del 1922.
Pressochè ignota all’epoca della pubblicazione della monografia del 2009, se si eccettua il contributo di Sabine Leten (Memoires de Licence, 1978-1979), la stagione italiana di Doudelet, in ordine di successione cronologica, fiorentina, livornese, umbra e romana, protrattasi con l’eccezione di alcuni intervalli per oltre 20 anni, torna con questa mostra prepotentemente alla ribalta attraverso i più significativi capitoli biografici del maestro di Gand affrontati nel catalogo della mostra, quali la partecipazione strategica all’Esposizione di Bianco e Nero a Roma del 1902, primissima apparizione sul palcoscenico romano, seguita dalle ormai note esposizioni romane del 1916 e 1917; la collaborazione strategica con “L’Eroica”, l’importante rivista spezzina diretta da Ettore Cozzani, di cui verrà esposto in mostra il magnifico esemplare del 1916-1917 dedicato alla Romania, curato da Carla Cadorna, Elena Bacaloglu e dallo stesso Doudelet; e, ancora, le relazioni illustri coltivate a Firenze nei circuiti del “Leonardo” e di “Hermes” in primis con Adolfo De Carolis, Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; infine il radicamento esistenziale in suolo livornese, dove da Villa Medusa sovrintenderà alle sorti del Caffè Bardi e coordinerà, con la complicità di Benvenuto Benvenuti, l’elitario circuito culturale antignanese, frequentato tra gli altri da Angelo Conti, Paolo Fabbrini, Aleardo Kutufà, Anna Franchi, Ettore Serra, Gustavo Pierotti Della Sanguigna.
Sbocciano anche nel presente catalogo, come già nella monografia del 2009, preziose acquisizioni scientifiche quali la lettera inedita inviata nel 1915 all’erudito livornese Pietro Vigo, ritrovata nel Fondo Pietro Vigo (Livorno, Biblioteca Labronica) e pubblicata con riferimento alle precedenti scoperte relative alla vicenda della lussuosa edizione della Flora Dantesca, curata dal tipografo Guido Chiappini, promossa a beneficio della Croce Rossa Italiana e sotto il Patronato della Regina Margherita; quindi le due lettere inviate nello stesso 1915 ad Augusto Guido Bianchi, giornalista del “Corriere della Sera” (Biblioteca Braidense di Milano), finalizzate alla trasmissione, attraverso Parigi, alla Stamperia Gondrau, di una missiva e di un album all’indirizzo di Paul Ollendorff, noto editore francese le cui sorti si intrecciano a letterati del calibro di Guy de Maupassant, Octave Mirbeau, Paul Adam, Jules Renard.
La mostra colligiana, concepita in omaggio a uno dei più significativi esponenti del simbolismo internazionale, maestro conclamato della xilografia e della litografia, tanto da essere incoronato da Luigi Servolini tra i più illustri protagonisti del rinnovamento grafico in Europa, punta dunque a restituire a Doudelet l’identità di un personaggio di eccellenza del nostro territorio.
Nell’ambito del percorso espositivo saranno presentate in bacheca le seguenti edizioni illustrate: Maurice Maeterlinck, Dodici canzoni illustrate da Charles Doudelet, traduzione poetica di Emma C. Cagli, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore 1909; La Guerre et la Paix, 18 Lithographies et texte par Charles Doudelet, dédié à mon ami et compatriote Maurice Maeterlinck, Imprimérie G. Chiappini, Livourne, II° edizione Imprimérie Lithographique Gino Baldi, Livourne (Italie), septembre 1914 (III° edizione, septembre 1918); Maurice Maeterlinck, Pelleas e Melisenda, versione italiana di Carlo Bandini, xilografie disegnate ed incise da Charles Doudelet, Claudio Argentieri, Edizioni d’Arte, Spoleto 1922; Fioretti di Sancto Francesco, illustrazione originale di Carlo Doudelet, Editore Claudio Argentieri, Stamperia Campitelli, Foligno 1923,.
Si tratta di veri capolavori dell’editoria illustrata italiana, ciascuno dei quali costituirà l’occasione per incontri didattici dedicati, durante i quali i visitatori potranno selezionare e fotografare le illustrazioni più apprezzate, come souvenir della mostra.

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La prima mostra in Europa per Doudelet

Si inaugura giovedì 28 novembre 2019, ore 17,00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, la mostra “L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana”, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli (fino al 12 marzo 2019, tutti i giovedì, ore 15,50-18,30), in collaborazione con Fondazione Livorno.
Presieduta da un Comitato Scientifico composto da Giuseppe Argentieri, Maurice Culot, Francesca Cagianelli, Dario Matteoni, William Pesson, la mostra, la prima in assoluto realizzata in Europa, intitolata ad uno dei più prestigiosi maestri del Simbolismo belga, si presenta a tutti gli effetti di calibro internazionale.
Autrice della prima monografia esistente dell’artista, dal titolo “Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal “Leonardo” a “L’Eroica”, pubblicata nel 2009 dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Francesca Cagianelli è l’antesignana della riscoperta e valorizzazione della straordinaria personalità di Doudelet in Italia, avendo reso noti per la prima volta alcuni esemplari del ciclo di litografie realizzate all’alba degli anni Venti, una tiratura delle quali è conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, oggi esposte per la prima volta in anteprima alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, nonché le lettere del maestro belga indirizzate all’amico Benvenuto Benvenuti, conservate presso il MART, Rovereto (Archivio del ‘900, Fondo Grubicy-Benvenuti), preziosa miniera di informazioni quest’ultime relativamente alla vicenda creativa di tali splendide incisioni, corredate di aforismi di registro religioso ed esoterico.
A troneggiare nella mostra l’inedito e monumentale pannello decorativo (uno dei quattro capolavori pittorici di Doudelet conservati in Italia), con ogni probabilità proveniente da Villa Medusa, regale, quanto misteriosa residenza antignanese del maestro belga (Livorno, via Fraschetti, n. 13, ora 15), e quindi, al momento del ritorno dell’artista in Belgio, lasciato in deposito presso l’amico Benvenuti, residente anch’egli ad Antignano e protagonista del cenacolo divisionista livornese, non a caso nominato nel 1920 erede testamentario di Vittore Grubicy de Dragon.
A fianco di tale straordinario episodio decorativo, sarà possibile ammirare l’evocativa e poderosa tiratura bronzea della scultura di Doudelet, “Ritratto maschile”, rarissima testimonianza del cimento plastico dell’artista belga formatosi nell’atelier di Constantin Meunier, opera esposta anch’essa, come del resto tutte le altre presenti in mostra, in anteprima assoluta alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, il cui esemplare in gesso è conservato presso Fondazione Livorno (dono Famiglia Argentieri).
Ed è proprio la raffinata ed enigmatica carta intestata ideata dal maestro di Gand per la dimora labronica, raffigurante un’algida creatura degli abissi, avvolta da scintillanti conchiglie e fluttuanti meduse, che si è voluto eleggere quale idea guida di una mostra che punta, come vedremo, a ricongiungere la carriera franco-belga di Doudelet con gli assai meno sondati destini italiani.
Ed ecco che sulle pagine de “Le Reveil”, rivista belga attorno alla quale doveva stringersi quel sodalizio internazionale coordinato da Maurice Materlinck, riscosse infatti particolare entusiasmo l’”Antithée”, capolavoro pittorico presentato da Doudelet al Salon di Bruxelles del 1893 e incoronato quale icona simbolista (S. Hixe, “Chronique Artistique. Le Salon de Bruxelles”, in “Le Reveil”, n. 10, a. III, ottobre 1893), visto che “questa donna dagli occhi verdi”, immersa nella natura sottomarina sembra ostentare agli occhi di un pubblico immaginario quel “sogno triste”, in altre parole quel “cauchemar” la cui intensità emotiva, ancora oggi rende attualissima ed estremamente coinvolgente l’opera di Doudelet, sospesa tra l’ambizione della scienza e l’abisso della rêverie.
Non è un caso che proprio l’”Antithée”, prescelto in virtù del suo eccezionale successo come modello per l’ideazione di uno splendido disegno a china, poi utilizzato come illustrazione per la raccolta poetica Claribella di Pol de Mont, ossessionasse a tal punto la fantasia dell’artista da indurlo, una volta approdato in Italia, a recuperarne l’effige per immortalare l’incanto di Villa Medusa.
Notissimo e apprezzato unanimemente dalla storiografia artistica europea in qualità di massimo interprete del poeta belga Maurice Maeterlinck, di cui illustrò numerose raccolte poetiche e drammi teatrali, a partire dal caposaldo de “Les douze chansons” (1896), per finire con “Pelleas e Melisenda” (versione italiana di Carlo Bandini, Spoleto 1922), Doudelet si impose nell’ambito delle più prestigiose rassegne espositive tra il Belgio e l’Italia, dal Salon de XX al Salon de La Libre Esthétique di Bruxelles, dall’Esposizione Internazionale del Sempione di Milano del 1906 all’Esposizione Internazionale di Venezia del 1922.
Pressochè ignota all’epoca della pubblicazione della monografia del 2009, se si eccettua il contributo di Sabine Leten (Memoires de Licence, 1978-1979), la stagione italiana di Doudelet, in ordine di successione cronologica, fiorentina, livornese, umbra e romana, protrattasi con l’eccezione di alcuni intervalli per oltre 20 anni, torna con questa mostra prepotentemente alla ribalta attraverso i più significativi capitoli biografici del maestro di Gand affrontati nel catalogo della mostra, quali la partecipazione strategica all’Esposizione di Bianco e Nero a Roma del 1902, primissima apparizione sul palcoscenico romano, seguita dalle ormai note esposizioni romane del 1916 e 1917; la collaborazione strategica con “L’Eroica”, l’importante rivista spezzina diretta da Ettore Cozzani, di cui verrà esposto in mostra il magnifico esemplare del 1916-1917 dedicato alla Romania, curato da Carla Cadorna, Elena Bacaloglu e dallo stesso Doudelet; e, ancora, le relazioni illustri coltivate a Firenze nei circuiti del “Leonardo” e di “Hermes” in primis con Adolfo De Carolis, Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; infine il radicamento esistenziale in suolo livornese, dove da Villa Medusa sovrintenderà alle sorti del Caffè Bardi e coordinerà, con la complicità di Benvenuto Benvenuti, l’elitario circuito culturale antignanese, frequentato tra gli altri da Angelo Conti, Paolo Fabbrini, Aleardo Kutufà, Anna Franchi, Ettore Serra, Gustavo Pierotti Della Sanguigna.
Sbocciano anche nel presente catalogo, come già nella monografia del 2009, preziose acquisizioni scientifiche quali la lettera inedita inviata nel 1915 all’erudito livornese Pietro Vigo, ritrovata nel Fondo Pietro Vigo (Livorno, Biblioteca Labronica) e pubblicata con riferimento alle precedenti scoperte relative alla vicenda della lussuosa edizione della “Flora Dantesca”, curata dal tipografo Guido Chiappini, promossa a beneficio della Croce Rossa Italiana e sotto il Patronato della Regina Margherita; quindi le due lettere inviate nello stesso 1915 ad Augusto Guido Bianchi, giornalista del “Corriere della Sera” (Biblioteca Braidense di Milano), finalizzate alla trasmissione, attraverso Parigi, alla Stamperia Gondrau, di una missiva e di un album all’indirizzo di Paul Ollendorff, noto editore francese le cui sorti si intrecciano a letterati del calibro di Guy de Maupassant, Octave Mirbeau, Paul Adam, Jules Renard.
La mostra colligiana, concepita in omaggio a uno dei più significativi esponenti del simbolismo internazionale, maestro conclamato della xilografia e della litografia, tanto da essere incoronato da Luigi Servolini tra i più illustri protagonisti del rinnovamento grafico in Europa, punta dunque a restituire a Doudelet l’identità di un personaggio di eccellenza del nostro territorio.
Nell’ambito del percorso espositivo saranno presentate in bacheca le seguenti edizioni illustrate: Maurice Maeterlinck, “Dodici canzoni” illustrate da Charles Doudelet, traduzione poetica di Emma C. Cagli, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore 1909; “La Guerre et la Paix”, 18 Lithographies et texte par Charles Doudelet, dédié à mon ami et compatriote Maurice Maeterlinck, Imprimérie G. Chiappini, Livourne, II° edizione Imprimérie Lithographique Gino Baldi, Livourne (Italie), septembre 1914 (III° edizione, septembre 1918); Maurice Maeterlinck, “Pelleas e Melisenda”, versione italiana di Carlo Bandini, xilografie disegnate ed incise da Charles Doudelet, Claudio Argentieri, Edizioni d’Arte, Spoleto 1922; “Fioretti di Sancto Francesco”, illustrazione originale di Carlo Doudelet, Editore Claudio Argentieri, Stamperia Campitelli, Foligno 1923,.
Si tratta di veri capolavori dell’editoria illustrata italiana, ciascuno dei quali costituirà l’occasione per incontri didattici dedicati, durante i quali i visitatori potranno selezionare e fotografare le illustrazioni più apprezzate, come souvenir della mostra.

Parallelamente alla mostra è previsto un Calendario di conferenze e percorsi didattici dedicati alle problematiche artistiche e letterarie relative al rapporto tra Italia e Belgio al tempo del Simbolismo e nel segno dell’editoria illustrata.

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Ecco Vittore Grubicy de Dragon: ora occorre cambiare il corso della storia dell’arte a Livorno

Cambiare il corso della storia dell’arte a Livorno:
Ecco Vittore Grubicy de Dragon

Alla vigilia del Centenario di Vittore Grubicy
Cagianelli parla in Fondazione Livorno
e pone l’urgenza di rivisitare la storia dell’arte livornese

Lunedì 29 aprile 2019, ore 17.00, presso Fondazione Livorno, Francesca Cagianelli curerà la conferenza Da Segantini a Previati: il divisionismo secondo Adriano Baracchini-Caputi, realizzata nell’ambito della mostra Adriano Baracchini-Caputi 1883-1968. La musica del divisionismo al tempo di Vittore Grubicy, promossa da Fondazione Livorno, Fondazione Livorno-Arte e Cultura, Comune di Collesalvetti, curata da Francesca Cagianelli, nell’anno delle celebrazioni per Leonardo da Vinci (fino al 13 giugno 2019, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30 e su appuntamento).
Sarà l’occasione per ripercorrere attraverso l’inedito epistolario con il maestro Vittore Grubicy (Archivio Storico del ‘900, MART, e Archivio Baracchini-Caputi) la speciale declinazione del divisionismo secondo Baracchini-Caputi, dedito fin dal 1906 alla celebrazione del culto per l’astro di Giovanni Segantini, tanto da partecipare ai preparativi per una ghirlanda di bronzo destinata all’inaugurazione del Monumento all’artista offerto dai giovani artisti livornesi, finché nel giugno 1907 giunge addirittura a programmare un’escursione-pellegrinaggio sul Maloja.
Quasi febbrile da parte di Baracchini-Caputi appare la richiesta di cartoline illustrate e fotografie di Segantini al mecenate Alberto Grubicy che nel 1908 risponderà con una lungimirante strategia di coinvolgimento programmatico dell’artista nel progetto di erezione del Museo Segantini a Saint Moritz, tramite l’inclusione nel Libro d’Oro accanto a sottoscrittori del calibro del Re e della Regina, oltre che del Municipio di Roma.
Ma sono soprattutto le tante parole non dette tra le righe dell’epistolario che ci conducono inequivocabilmente sulle tracce di una vera e propria passione per Gaetano Previati, l’artista prediletto da Alberto Grubicy che nel 1907 decideva non a caso di intensificare l’impegno pubblicitario in occasione del Salon des Divisionnistes Italiens di Parigi, annunciando la pubblicazione in francese del celeberrimo volume del maestro ferrarese, I principii scientifici del divisionismo, edito a Torino da Fratelli Bocca nel 1906.
Datano d’altra parte al 1910 i complimenti espressi da Baracchini-Caputi, anche per conto del cenacolo livornese, all’indirizzo di Vittore Grubicy per l’articolo dedicato a Previati sulle pagine de “Il Secolo dell’Arte”.
Sarà dunque l’obiettivo della relatrice proseguire lungo la complessa articolazione del credo artistico baracchianiano, così come si snoda nel ricchissimo epistolario con i due fratelli Grubicy, scandendo le tappe di una densa trama di passioni e curiosità che ne denotano la statura morale e professionale.

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