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APPRODA AL TEATRO GOLDONI IL NUMERO UNICO 2016 DI LIVORNO CRUCIALE

É al teatro Goldoni di Livorno che “Archivi e Eventi” ha deciso di festeggiare il 16° numero del periodico “Livorno Cruciale”, intitolato non a caso al Teatro e impreziosito da un’accattivante copertina dedicata a un rarissimo manifesto di Leonetto Cappiello, Maillane, 1912.

Mercoledì 30 novembre 2016, alle ore 17.30, presso la Sala Mascagni, sarà l’occasione per celebrare Lindsay Kemp, intervistato da Teresa Giannoni.

Ma la poliedricità dell’universo teatrale labronico scorre tra le pagine di questo seducente fascicolo della rivista in varie linfe, costantemente divaricate tra storia e attualità, dalla graffiante rievocazione di Dario Niccodemi firmata da Mario Bernardi Guardi, alle “dive del sorriso” eternate da Leonetto Cappiello al centro della ricognizione di Francesca Cagianelli, reduce dalla pubblicazione della monografia dell’artista. Senza contare la rubrica “Le arti sul palco” che stavolta propone un intrigante controcanto tra l’ironia camaleontica di Emanuele Barresi, in quest’occasione intervistato da Laura Ferrario tra l’altro nelle vesti di curatore della stagione teatrale dei Quattro Mori, e la raffinatezza interpretativa di Maria Luigia Borsi, intervistata da Federico Marri, proiettata verso palcoscenici internazionali, attualmente reduce dalla realizzazione del cd della Naxos “Italian Soprano Arias” nel quale, accompagnata dalla London Symphony Orchestra diretta da Yves Abel, canta Puccini, Respighi, Catalani e Verdi.

Non mancano davvero altre sorprese, sia che si spazi nell’ambito di contributi inediti e specialistici quali quello di Tiziano Rosselli, intitolato al “Caso Basevi”, volto al recupero di questo musicologo livornese dimenticato dalla sua città, così come il cammeo di Francesca Cagianelli dedicato all’ancora misconosciuta personalità di Piero Fornaciari, sia invece che piaccia aggiornarsi sull’attualità del gusto pittorico nella Livorno contemporanea, laddove Fabio Leonardi, intervistato da Alberto Gavazzeni tanto con riferimento alla sua collaborazione con il teatro Goldoni quanto nelle vesti di artefice di Effetto Venezia, si spende oggi sul discusso Progetto Parterre.

Non si può neppure non citare la rubrica “Arte e Scuola” che affronta oggi il dibattuto fenomeno delle Accademia d’Arte con un provocatorio contributo a firma di Luigi Bernardi.

Nasce infine una nuova preziosa rubrica, “Notizie dal mondo”, curata da Maurizia Tazartes, critica e storica dell’arte, collaboratrice de “Il Giornale”, che arricchisce definitivamente il parco delle recensioni d’arte.

In conclusione, non soltanto un numero monografico, e neppure meramente schierato verso un’univocità pittorica, ma un florilegio in bilico tra le eccellenze della storia e le sorprese della contemporaneità, secondo la vocazione centrifuga di tale rivista.

Si vuole concludere con l’intervista di Marco Leone, direttore generale della Fondazione Goldoni, firmata da Teresa Giannoni per la rubrica “Pleiadi”, dove dichiarazioni programmatiche incentrate su questioni quali l’“apertura alla città” e la “condivisione rispetto agli altri spazi culturali della città”, in vista della creazione di “una rete di collaborazioni”, lasciano finalmente intravedere spiragli di una nuova stagione del teatro Goldoni.

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Innovazione senza paroliberismi

Spossati da formule-gadget, paroliberismi aggiornati, inefficaci mavovre di addomesticamento, ci dissociamo dall’imperante e procrastinato clima di demagogia ad oltranza in fatto di strategie culturali a Livorno.
Non dovrebbero e non dovranno essere più ammesse dalla comunità cittadina manipolazioni intrise di buonismo ecumenico, volte coartatamente a schivare la concretezza del dialogo con le competenze.
Se questo è il tempo del rinnovamento che rinnovamento sia e non voltagabbana.
Una rinnovata stagione culturale per la città di Livorno non potrà non vedere al centro degli equilibri strategici, la polarità espositiva dei Granai di Villa Mimbelli, in posizione assolutamente paritaria rispetto alla Fondazione Goldoni, ma con ruoli e competenze ben distinti.
Teatro e patrimonio richiedono impegno e strategie differenziate, quanto paritetiche: privilegiare l’uno a discapito dell’altro rischia di trasformarsi in un calembours di magrissimo profilo.
Non rassicurano certamente recentissime ipotesi e prospettive filtrate dai meandri degli apparati della novella compagine amministrativa: il coinvolgimento di sedicenti esperti privi di curricula, di niente affatto acclarata carriera storico-artistica, non solo si porrebbe al di fuori di ogni standard nazionale di rilancio delle politiche culturali, ma potrebbe davvero compromettere definitivamente il destino della città di Livorno.

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Goldoni-Odeon: una rotta comune

Non solo sconcerto, ma ferma condanna verso un’incapacità gestionale ormai endemica nella classe dirigente livornese impongono le cronache odierne del quotidiano Il Tirreno.

Cronache dalle quali emerge scottante l’oscuro binomio Goldoni-Odeon.

Cattiva gestione, monopoli intollerabili, investimenti fallimentari, bilanci immuni da ragionate verifiche, assoluto disprezzo per la trasparenza, hanno contrassegnato le diverse ma parallele stagioni delle due strutture, un tempo emblematiche della fioritura artistica e culturale livornese.

In un’altra città sarebbe fisiologico reclamare tempestivamente un cambio di rotta in direzione di una gestione finalmente manageriale della cultura, sottratta al revanchismo dei politici trombati.

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