Archivi tag: francesca cagianelli

Con il brindisi ai 12 anni Archivi e Eventi rivendica il cambiamento della cultura cittadina

BEP, l’elegantone che frugava i misteri di Klimt
Ecco il brindisi di Archivi e Eventi

Giuseppe Maria del Chiappa, “l’elegante Beppino coi suoi biondi capelli crespi e la sua lunga affilata persona sempre inappuntabilmente vestita”, insomma “l’arbiter della “branca”, ha fatto centro.
Così “Archivi e Eventi” ha brindato ai suoi 12 anni con tantissimi amici, a partire da preziosi collaboratori, quali Federico Marri, musicologo e Francesca Luseroni, storica dell’arte, per arrivare a Luciano Barsotti, Presidente Fondazione Livorno Arte e Cultura, e ancora l’Avvocato Luciano Canepa, Gabriella Tani, Segretaria dell’Ordine degli Avvocati, Antonio Amato, direttore del Circolo Culturale d’Arte Antonio Amato, Paolo Ciolli, chef e scrittore, Giancarlo Battaglia, scultore e fotografo, Beatrice Del Nero, erede del pittore Corrado Michelozzi, Fabrizio Pizzanelli, raffinato incisore ed erede dell’artista Ferruccio Pizzanelli, Sonia Salvini, esponente dell’Associazione “Arte Dinamica T 106”, la Professoressa Marianna Puz (Soprano), la Dottoressa Paola Priorelli, l’Ingegner Gilberto Puce, l’Ingegner Roberto Biondi, il Dott. Sandro Casini (medico) e Signora, il Dott. Riccardo Riccioni e Signora, il Generale Alfonso Napolitano e Signora.
Con Mario Bardi, erede della storica famiglia Bardi e con sua moglie Daniela Fedeli, generosi collaboratori dell’evento, Francesca Cagianelli ha festeggiato le tante scoperte realizzate sul campo nel corso di una pluriennale ricerca scientifica sempre pionieristica e votata alla valorizzazione dello storico caffè labronico.
Con Cristiana Grasso e Teresa Giannoni, attente giornaliste che da sempre hanno documentato le tappe di tale ricerca, con gli amici di Telegranducato e con il fotografo di sempre, Roberto Zucchi, Francesca Cagianelli, in qualità di Presidente di Archivi e Eventi, ha ricordato come anche grazie all’attività della sua Associazione il volto della cultura cittadina ha mutato indirizzo: da un postmacchiaiolismo omnicomprensivo a una capillare indagine di talenti dimenticati, tra i quali certamente Ecco che Giuseppe Maria del Chiappa, alias “Bep”, “romantico, sentimentale, sempre imbarcato in avventure”, sembra divenire una sorta di emblema dello stile dell’Associazione, senza contare che il suo “frugare più a lungo dentro al mirabolante scrigno dell’artificioso Klimt”, come ebbe a ricordare Gastone Razzaguta, riflette più di qualsiasi altra personalità, lo sguardo privilegiato verso l’internazionalità artistica da sempre adottato da “Archivi e Eventi”.
Stasera siete tutti invitati a vedere il servizio di Telegranducato durante il TG delle 20.30.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Brindisi di Archivi e Eventi per i 12 anni

Per celebrare i suoi dodici anni di attività sul territorio, “Archivi e Eventi”, Associazione Culturale per la Documentazione e la Promozione dell’Ottocento e del Novecento Livornese”, ha scelto di presentare al pubblico, sabato 30 giugno 2018, ore 11.00, uno straordinario inedito ritrovato: Allegoria, di Giuseppe Maria Del Chiappa (Scandicci, 1883-Torino,1950).
Nata con la mission di valorizzare le personalità di eccezione del Novecento toscano, in particolare livornese, che comunque attingano momenti di aggiornamento nazionale e internazionale, l’Associazione “Archivi e Eventi” punta, con l’evento dedicato a Giuseppe Maria del Chiappa, a valorizzare quelle emergenze finora rimaste marginalizzate dalla critica d’arte istituzionale e dai percorsi storiografici ufficiali.
Già nel 1905 l’enfant prodige dell’epopea risorgimententale, Giosuè Borsi, celato dietro l’eccentrico pseudonimo di “Corallina”, recensiva nei suoi Asterischi mondani pubblicati a puntate sulle pagine del Telegrafo, l’esordio di Del Chiappa, reduce dall’alunnato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, alla Mostra d’Arte Toscana, con tre ritratti – “tre lavori – a suo dire – semplicemente meravigliosi, per finezza di esecuzione, per accuratezza, per il disegno fatto con arte squisita” – apprezzati non a caso da Domenico Trentacoste, seguiti, nel 1906, da un capolavoro disperso, il Profilo di Gabriele D’Annunzio.
In occasione dell’Esposizione d’Arte ai Pancaldi del 1912, accanto a Adolfo e Angiolo Tommasi, Olinto Ghilardi, Ugo Manaresi, Raffaello Gambogi, Corrado Michelozzi, Gino Romiti, Renato Natali, Adriano Baracchini-Caputi, Gastone Razzaguta, Gino Schendi, Umberto Fioravanti, Mario Puccini, era ancora una volta Borsi a salutare Del Chiappa in veste di “disegnatore finissimo ed intenso, nelle sue figure elegantissime, d’un tocco così aristocratico, sottile e squisito”, mentre Gustavo Pierotti della Sanguigna lo apostrofava quale “esperto di mondanità leggiere”.
Fino al 1915, quando, reduce dal trasferimento torinese avviato fin dal 1908, e dalla frequentazione di Giacomo Grosso, Cesare Maggi e Leonardo Bistolfi, si ripresenta a Livorno in una mostra realizzata in tandem con Gino Romiti, nell’occasione della quale Gino Cipriani ne sancisce l’indiscussa autorità simbolista.
Tra sinfonie monocrome modulate su Lavery e incandescente cromatismo alla Zuloaga, Del Chiappa sembra non voler tralasciare nessun sentore di novità eccentrica, per poi subito lasciarsi sedurre dall’enigma di Raul dal Molin Ferenzona, di cui nel 1916 recensirà la mostra livornese, apostrofandolo quale “sognatore squisito, raffinatamente perverso e misticamente cristiano”.

Ed ecco l’exploit in sede di Primaverile Fiorentina, quando il critico varesino Emilio Zanzi ne decreta la legittimazione definitiva con le oltre due pagine dedicategli in catalogo, tratteggiandone un indimenticabile profilo di “assiduo degli Uffizi” e “venerabondo di Giotto”, ossequioso al contempo della modernità ritrattistica di Sargent, Boldini, Blanche, Whistler, infine proiettato verso le audaci sintesi della grafica pubblicitaria.

Non è un caso che proprio in questa sede rifulgesse il Ritratto del pittore Riccobaldi, autore del capolavoro della Rampa della Fiat del 1928, ma al contempo artefice di numerose scenografie per opere dannunziane, infine calamitato dal vortice futurista.

D’ora in avanti la collaborazione da una parte con il divisionista romano Cesare Maggi, con cui condividerà il destino espositivo alla Galleria Vinciana di Milano nel dicembre 1921, e dall’altra con il cartellonista fiorentino Giuseppe Gronchi, con cui firma nel 1928 il manifesto pubblicitario per l’XI Fiera di Padova, conservato presso la Collezione Salce, Museo Nazionale, sancisce la divaricazione espressiva di Del Chiappa tra scientismo ottocentesco, turgori Belle Epoque e tensioni moderniste.

Il capolavoro riapparso rende atto di una personalità inquieta che allo spoglio delle novità linguistiche nazionali e internazionali associa una spasmodica infatuazione dell’antico.

Al termine dell’evento, realizzato in collaborazione con Mario Bardi, l’Associazione “Archivi e Eventi” brinderà con il pubblico.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

Si inaugura il Gabinetto Disegni e Stampe al Centro Cagianelli per il 900

A partire da venerdì 15 giugno 2018, ore 17.00, il “Centro Cagianelli per il ‘900” propone un percorso selezionato e scientificamente articolato di opere disegnative e incisorie, ideato da Francesca Cagianelli e destinato a costituire il “Gabinetto dei Disegni e delle Stampe”, ubicato nella sede legale dell’Associazione culturale pisana.
Il nucleo grafico più consistente coincide senz’altro con un ampio ventaglio di incisioni a colori firmate dai più illustri Toscani di Parigi, ovvero Lionello Balestrieri, presente con alcune acqueforti-acquetinte dedicate al ciclo wagneriano e al repertorio bohèmien in voga nella Parigi primonovecentesca, e Alfredo Müller, rappresentato da La Coquette, Le colin-maillard (1905), e Lady C. Myosotis (1902).
Tra i capisaldi della grafica nazionale sfilano Adolfo De Carolis con la raffinatissima xilografia L’Angelo (1904), Giulio Aristide Sartorio con lo splendido esemplare acquafortistico di Lotta Regale (1900 ca.); Duilio Cambellotti, con quattro inedite tecniche miste ascrivibili alla temperie creativa coincidente con l’impegno per il Teatro Greco di Siracusa, e il celebre disegno di Farinata degli Uberti ideato per il Concorso Alinari; Benvenuto Disertori con Allegoria del Pianeta Venere (1924), Pianeta Giove (1924) e Roma. Veduta del Monte Capitolino dagli Orti Farnesiani (1920), Ludovico Cavaleri con una böckliniana Chiesa di campagna (1916), Angelo Rossini con Veduta di Piazza San Marco (1915-1917), Emma Dessau Goitein, con un Filosofo denso di coltissimo pathos.
Dominano tuttavia quegli artisti toscani che tra Simbolismo, Futurismo, Secessione e Novecento si distinsero per una produzione disegnativa e grafica di eccellenza: è il caso di Benvenuto Benvenuti, Elisabeth Chaplin, Arturo Checchi, Francesco Chiappelli, Raul Dal Molin Ferenzona, Llewelyn Lloyd, Virgilio Marchi, Ruggero Alfredo Michahelles, Renato Natali, Osvaldo Peruzzi, Gino Carlo Sensani, Luigi Servolini. Ad Antonio Antony de Witt è dedicato l’intero corridoio del secondo piano, allestito con 28 straordinari bozzetti inediti per la Richard Ginori.
Sul fronte dell’incisione internazionale si distinguono Max Klinger con Malerische Zueignung (Dedica pittorica), Edgar Chahine con La danseuse de corde (1906) e Veggente (1908), Louis Abel-Truchet con Elegant dans un parc (1900 ca.).

Ingresso gratuito

vietato effettuare scatti e riprese fotografiche

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

INTERVISTA SURREALE CON KRIMER

In anteprima per “Livorno Cruciale XX e XXI” l’intervista al surreale di Alberto Gavazzeni a Krimer

(Interviste raccolte nel 1960 e nel 2018)

RIPRODUZIONE VIETATA

Al tavolo del Caffè Torricelli, in Corso Garibaldi a Viareggio, un uomo di mezza età, occhiali, cappotto lungo grigio scuro, pullover, cravatta bordeaux e un elegante Borsalino posato sulla sedia a portata di mano, sta discutendo con due giovani: uno è il pittore Renato Santini.
Non ci sono dubbi su quell’uomo di mezza età: è Cristoforo Mercati, in arte semplicemente Krimer, futurista romantico.
Di lui possiedo, per caso, un paio di composizioni astratte (i suoi vetri colorati) della fine degli anni Sessanta ed è per questo che ho deciso di rituffarmi indietro nel passato di oltre cinquant’anni anni, per capire, attraverso un’intervista ‘surreale’, il genio multiforme e poliedrico di un uomo che fu, senza dubbio, uno dei personaggi prima del Movimento futurista, poi della politica italiana durante il fascismo (“ministro della Cultura Popolare” della Rsi dopo l’8 settembre 1943) e infine della vita culturale viareggina, ma anche romana e labronica, vista l’amicizia e il sodalizio artistico con Luigi Servolini e Giovanni March. Da vero Art-manager, ha al suo attivo qualcosa come duecento mostre personali in tutta Italia, ma anche in Europa.
Un allora giovane pittore, quello seduto al tavolo con Krimer e Santini, che ho avuto l’occasione di conoscere molto più agè, quando abitavo nei dintorni di Firenze: Roberto Michetti.
Così ho chiesto a lui di presentarmi Cristoforo Mercati, perugino di nascita, scrittore, pittore e poeta italiano, come asserisce Wikipedia, amico fraterno di Lorenzo Viani con cui fu sodale fino al 2 novembre del 1936 quando Viani morì al Lido di Ostia. Krimer lo assistette fino alla fine.
Cristoforo Mercati, diventato Krimer con la K dopo l’incontro con l’aeropoeta Guido Keller.
Un’infatuazione che ha fatto supporre un rapporto omosessuale fra il gigante biondo, che morirà un anno dopo l’incontro in un incidente stradale, e il giovane diciottenne Cristoforo.
Roberto, come mai conosci Krimer?
“Mi aveva promesso di allestire, entro l’autunno del 1960, una mostra a “Bottega dei Vàgeri”, in via Ugo Foscolo. La mia prima mostra.
Nel 1959 avevo vinto, insieme ad Antonio Possenti, il primo premio del concorso “L’animale nell’arte”, creato proprio da Krimer, e quel mio coniglietto d’angora, con un occhio solo l’aveva convinto, così come il “canino sapiente alla lavagna” di Possenti. Con i soldi dei quadri venduti in quella prima mostra riuscii a sposarmi”.

“In effetti – mi dice Krimer – ho creato la Galleria assieme a Elpidio Jenco (poeta, insegnante di storia al locale Liceo Carducci e poi assessore alla Pubblica istruzione) in ricordo di Lorenzo. Ho sposato la causa dei giovani e come vàgero (viandante su questa terra) ritengo sia necessario sostenere quei ragazzi che nutrono valori pittorici. Il primo che ha esposto a “Bottega dei Vàgeri” è stato proprio lui, Renato Santini. Era il 1942. Dopo ci sono passati giovani talenti come Silvano Passaglia, Angelo Giarrusso, Ernesto Altemura, Eugenio Pardini, Fausto Maria Liberatore e tanti altri”.

“In effetti – ci ha detto Antonello Santini, figlio di Renato – Krimer era molto amico di mio padre. Era il suo pittore preferito, tanto che è stato il mio padrino di battesimo. Ma era anche un personaggio strano, sempre a corto di denaro. Ricordo che più di una volta chiese a mio padre se poteva portare qualche soldo a sua moglie Pia perché riuscisse a pagare le bollette dell’acqua e della luce. Lui era molto spesso a Roma perché legato a doppio filo con i governanti del tempo e perché organizzava mostre nella Capitale e a Napoli con un certo Avitabile per raggranellare quanto bastava per vivere. Mi hanno raccontato che era piuttosto ‘birichino’ perché vendeva i quadri dei suoi artisti e poi ci voleva del tempo perché li ripagasse”.

“Non erano tempi facili quelli del Dopoguerra – ha aggiunto Krimer – ed è anche per questo che, a un certo punto, ho deciso di tornare alla pittura creando una nuova forma di astrattismo con i miei vetri colorati. Una volta messi i colori sulla carta vi applicavo un foglio di carta o una tela e così nascevano i miei quadri”.

Ma torniamo indietro nel tempo. Che cosa la legava a Guido Keller e a Fedele Azari?
“Con Guido, Azari e Silvio Mix avevo ideato, a metà degli anni Venti, un progetto di teatro aereo da offrire gratuitamente a migliaia di spettatori, mentre l’amicizia con Keller, aviatore futurista, mi cambiò la vita iniziandomi al volo. Lo so che il mio ritratto di Keller nudo ha dato adito a sospetti di omosessualità. Sicuramente sono stato attratto dalla personalità di Guido e dalla sua prestanza fisica, ma ero giovanissimo e futurista… Lui è morto troppo presto e “La città della vita” (città degli artisti, senza leggi e senza poliziotti, senza cimiteri né banche), che avevamo pensato di realizzare assieme, rimase sulla carta”.
Ha conosciuto Marinetti?
“Nel 1922 avevo solo quattordici anni e fu Gerardo Dottori, amico di mio padre, ad accompagnarmi all’evento futurista organizzato nella “Sala dei Notari” a Perugia. C’era tanta gente e alla fine Dottori mi presentò a Marinetti che mi strinse la mano”.
Lei ha conosciuto molti dei protagonisti degli anni Trenta: dai livornesi Riccardo e Virgilio Marchi a Enrico Prampolini, da Anton Giulio Bragaglia a Ernesto Tayaht, dal commediografo Kiribiri a Antonio Marasco, da Fortunato Bellonzi a Giovanni March e Luigi Servolini. A chi è stato più vicino?
“Certamente a Riccardo Marchi, ma il mio faro fu Lorenzo Viani. Finita la stagione del primo futurismo mi avvicinai all’Armata dei Vàgeri di cui Lorenzo era il generale. Il campo base era proprio qui, al Caffè Torricelli, e questo giovanotto (si era nel 1926 e Santini era allora giovanissimo) diventò il suo unico allievo.
Ricordo che in quegli anni Viani, con la collaborazione tecnica dello scultore Domenico Rambelli, creò il Monumento dei Caduti per la Patria. L’opera era innovativa e straordinariamente espressiva, ma parecchi viareggini, per sottolineare la presunta bruttezza del gruppo scultoreo ribattezzarono la piazza su cui sorge con il nome di “Piazza della Paura”.
“Al gruppo dei Vàgeri mi legai nel 1931 e dopo il volume d’arte Il sole innamorato con xilografie di Spartaco Di Ciolo, nel 1937 uscì Caciucco, illustrato da Lorenzo. Lui purtroppo era morto il 2 novembre dell’anno prima, proprio nel giorno del suo 54° compleanno. Gli era stato commissionato un ciclo di pitture per il Collegio di Ostia e, dopo un lavoro frenetico e senza sosta di parecchi giorni, non riuscì a partecipare all’inaugurazione perché colpito da un forte attacco d’asma, malattia che lo tormentava dal 1928. Ero nella sua stanza d’ospedale quando se ne andò a percorrere i sentieri del cielo”.
“Del mio “sodalizio con Viani” – ha concluso Krimer – ne ho parlato nel libro con cui, nel 1938, ho vinto il premio Viareggio.

A Krimer avremmo potuto fare altre cento domande ma lui, preso il Borsalino e messoselo in capo, decise che l’intervista era finita e s’incamminò lentamente verso casa. “Mi aspetta la Pia”.

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized