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Nessun flash per Doudelet: ma siamo ancora in tempo!

di Francesca Cagianelli

Non è possibile non interrogarsi sulle ragioni di una incomprensibile indifferenza routinaria riservata da alcune testate giornalistiche locali alla sensazionale mostra L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana, e, badate bene, parlo unicamente da storica dell’arte indipendente, operatrice sul campo, non certo come conservatrice museale.
Nessun flash, nessun titolo sparato, nessun coro, per la prima mostra in Europa dedicata al genio del Simbolismo belga e attualmente all’attenzione della comunità scientifica nazionale e internazionale.
Poche, sostanziali, le domande che mi sono sgorgate dentro, con stupore, non con rammarico:
– Charles Doudelet non è un artista sufficientemente internazionale?
Rispondo che lo era a tal punto da indurre il Premio Nobel Maurice Maeterlinck a prediligerlo rispetto a tutti gli altri colossi del Simbolismo Belga.
– Charles Doudelet non è un artista presente sul nostro territorio?
Rispondo che lo era a tal punto da prescegliere Antignano e la splendida Villa Medusa come propria residenza per oltre 15 anni.
– Charles Doudelet non è un artista radicato nei circuiti artistici della Livorno promonovecentesca?
Rispondo che lo era a tal punto da dedicare una indimenticabile monografia a Benvenuto Benvenuti, pilastro dapprima del Caffè Bardi e quindi del Gruppo Labronico.
Mi fermo qui, ma si potrebbe continuare dicendo che ignorare l’autore di quel capolavoro tutto italiano che è il Ritratto di famiglia, oggi conservato presso il Museum voor Schone Kunsten Gent, dipinto da Doudelet nel corso della residenza antignanese, dominato dal cannocchiale panoramico della costa labronica inondata di luce mediterranea, significa ignorare uno dei più straordinari capitoli della storia dell’arte livornese, italiana, internazionale.
Ultima domanda, che è poi una risposta: l’arte di Doudelet è vendibile, ovvero appetibile, dal punto di vista giornalistico?
Rispondo che potrebbe esserlo in un’ottica di lungimiranza strategica che inquadra il territorio non solo sotto la visuale dei luoghi comuni e dei mostri pubblicitari, ma con riferimento a una effettiva internazionalità, alla possibilità cioè di ricostruire una autorevole fisionomia culturale del nostro Novecento artistico sulla base del patrimonio più rilevante del territorio: e Doudelet certamente lo è!
Siamo dunque ancora in tempo, e certamente la pubblicazione e la presentazione del catalogo della mostra, in onda giovedì 30 gennaio alle ore 17.00, potranno contribuire a risvegliarci da un sonno routinario e ad incamminarci alla scoperta di questo genio internazionale.
Invitiamo dunque tutto il pubblico del nostro territorio, e inoltre tutti quei giornalisti, fotografi, addetti ai lavori, che finora non si sono resi conto di questa eccezionale opportunità, a salutare con gioia la grande scoperta che è anche una grande prospettiva.

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UN CALENDARIO INTERNAZIONALE TAGLIATO SUL TERRITORIO

Si inaugura giovedì 30 gennaio 2020, ore 17,00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Collesalvetti, via Umberto I, n. 63), la 1° Puntata del Calendario culturale “Italia-Belgio 1900. La rivelazione dell’ignoto”, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, in occasione della mostra “L’incanto di Medusa. Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana” (fino al 12 marzo 2020, tutti i giovedì, ore 15.30-18,30).
A scandire l’intera durata della mostra le sette puntate messe in campo per illustrare gli orizzonti europei del variegato universo creativo di Charles Doudelet verteranno sulle problematiche del rapporto culturale tra l’Italia e il Belgio all’alba del XXI secolo, laddove artisti del calibro di Félicien Rops, James Ensor e Fernand Khnopff sbancheranno letteralmente sui palcoscenici delle più prestigiose esposizioni italiane, provocando una vera e propria epidemia artistica, fino ad essere battezzati da Vittorio Pica quali “campioni di un intelligente e raffinato cosmopolitismo”.
Sarà quindi la presentazione del catalogo L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana, promosso dal Comune di Collesalvetti con il contributo di Fondazione Livorno, a costituire la primissima occasione di celebrazione dell’importante mostra in corso alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, grazie agli interventi di Adelio Antolini, Sindaco del Comune di Collesalvetti; Mascia Vannozzi; Assessore alla Cultura del Comune di Collesalvetti; Riccardo Vitti, Presidente Fondazione Livorno; Luciano Barsotti, Presidente Fondazione Livorno Arte e Cultura; Francesca Cagianelli, Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini.
Tale catalogo, infatti, frutto dell’ampliamento ragionato della monografia Charles Doudelet, pittore, incisore e critico d’arte. Dal “Leonardo” a “L’Eroica”, curata da Francesca Cagianelli nel 2009, pubblicata dall’editore Leo S. Olschki con il Patrocinio dei Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, costituisce ad oggi il più aggiornato e rilevante strumento bibliografico finora mai dedicato al maestro del Simbolismo belga.
Si svolgerà giovedì 6 febbraio 2020, ore 17.00, la 2° Puntata dal titolo Visioni di Misteri: Charles Doudelet, la Lega Teosofica di Roma e il patronage di Paolo Orano: stavolta la conferenza sarà tenuta da Antonio Girardi, Segretario Generale della Società Teosofica Italiana, che procederà a illustrare alcuni episodi fondamentali della vocazione esoterica dell’artista belga, a partire dalla stagione romana che lo vide protagonista nel 1917 di una storica e importantissima mostra nel Salone delle conferenze della sede romana della Società Teosofica Internazionale, recensita da Arturo Lancellotti sulle pagine di “Emporium”.
La 3° Puntata, prevista giovedì 13 febbraio 2020, ore 17.00, vedrà la conferenza dal titolo Charles Doudelet e Benvenuto Benvenuti: un sodalizio tra Gand e Antignano, curata da Giuseppe Argentieri, Consigliere Fondazione Livorno Arte e Cultura, nonché membro del Comitato Scientifico della mostra.
Tale conferenza si presenta come occasione privilegiata per verificare i tortuosi e per così dire miracolosi destini che legarono il belga Charles Doudelet al livornese Benvenuto Benvenuti, sfociati in una raffinata pubblicazione stampata nel 1923 a cura delle Arti Grafiche S. Belforte & C. di Livorno, che altro non è che una sorta di profilo storico-critico dedicato a quest’ultimo, pronunciato nei termini di una dichiarazione di estetica misteriosofica, che ad oggi costituisce l’unico testo monografico di registro internazionale intitolato a un protagonista del Novecento Labronico.
Si intitola Da Rops a Toorop: tutta la grafica belga e neerlandese più amata in Italia, la conferenza di Fabrizio Pizzanelli, che costituirà la 4° Puntata del Calendario prevista per giovedì 20 febbraio 2020, ore 17.00. Sarà l’occasione per ripercorrere le principali tappe del cruciale fenomeno della partecipazione dei più accreditati protagonisti del Simbolismo nordico alle Biennali di Venezia, nonché la loro diffusa fortuna bibliografica sulle principali riviste dell’epoca, laddove Vittorio Pica decideva di celebrarli nell’ambito dei suoi celeberrimi resoconti critici intitolati Attraverso gli albi e le cartelle (Sensazioni d’arte) apparsi su “Emporium” all’alba del Novecento.
La 5° Puntata, in onda giovedì 27 febbraio 2020, ore 17.00, prevede la conferenza dal titolo La Livorno esoterica di Benvenuto Benvenuti. Progetti architettonici e arti decorative tra cosmogonia e utopia, curata da Dario Matteoni, storico dell’arte, Direttore dell’Accademia di Belle Arti “Alma Artis”, Pisa, anch’egli membro del Comitato Scientifico della mostra.
Concepito come una sorta di excursus bibliografico di latitudine internazionale, il focus indirizzato all’ancora troppo poco insondata ideazione di progetti architettonici di Benvenuti trae spunto dal caposaldo storiografico Architectures rosicruciennes du XVII siecle à nos jours (AAM Édition, Bruxelles 2016), firmato da William Pesson, membro a sua volta del Comitato Scientifico della mostra colligiana.
Giovedì 5 marzo 2020, ore 15.30, in occasione della 6° Puntata del Calendario, si svolgerà un Percorso didattico ideato e curato da Francesca Cagianelli, dal titolo “Sfogliare Doudelet: Dodici Canzoni”.
Dedicato all’opera più famosa in assoluto nel mondo firmata dal Nobel Maurice Maeterlinck, Dodici canzoni illustrate da Charles Doudelet, traduzione poetica di Emma C. Cagli, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Editore 1909, tale appuntamento intende costituire un’occasione privilegiata per il pubblico di accedere a distanza ravvicinata alle imprese librarie firmate dall’artista belga, considerati all’unanimità veri capolavori dell’editoria illustrata internazionale. A garantire l’apprezzamento il più possibile diretto ed empirico con le Dodici Canzoni vi sarà l’occasione per i visitatori di selezionare e fotografare le illustrazioni più apprezzate, come souvenir della mostra.
La 7° Puntata del Calendario, coincidente con il Finissage della mostra, si svolgerà giovedì 12 marzo 2020, dalle 15.30 alle 18.30, all’insegna dei Percorsi Sprint tematici, curati da Francesca Cagianelli, rapidi itinerari didattici focalizzati su 5 opere di volta in volta selezionate sulla scorta di ragionamenti tematici.
Si è infatti voluto concludere la riflessione scientifica sull’universo artistico e culturale di Doudelet con un omaggio alle sue eroine ideate e dipinte con estro visionario e intendimento simbolista, intitolando quindi tali percorsi Da Ondina a Medusa: tutte le donne dell’esoterismo, con riferimento al mito delle metamorfosi al femminile declinato dall’artista belga sull’onda delle suggestive leggende del Nord Europa.

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La fortuna di Modigliani in Italia: alla Pinacoteca Servolini inedito affondo su Casa d’Arte Bragaglia

In onda sabato 18 gennaio 2020, ore 11.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, la Conferenza- / Mostra Da Modigliani a Schiele. Le avanguardie europee a Casa d’Arte Bragaglia, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli in occasione del Centenario di Amedeo Modigliani.
Messa in campo non solo per onorare la fortuna italiana di Amedeo Modigliani, ma soprattutto per storicizzare la questione della ricezione dell’arte modiglianesca in uno dei circuiti più internazionali della Roma primonovecentesca, Casa d’Arte Bragaglia, l’evento sarà costituito da un affondo sulle strategie promozionali di Anton Giulio Bragaglia, regista, fotografo e saggista (Frosinone, 1890 – Roma, 1960), noto tra l’altro per il suo Fotodinamismo futurista (Roma 1911) e soprattutto per la regia di del muto Thaïs (1917).
In tale occasione sarà possibile inoltre ammirare alcuni straordinari esemplari della rivista “Cronache d’Attualità”, fondata nel 1916 e diretta dallo stesso Bragaglia, in particolare il V fascicolo del luglio 1921, contenente la riproduzione litografica di un disegno di Modigliani, pubblicato con il titolo Ritratto di donna nel volume di Enzo Carli, Amedeo Modigliani, con una testimonianza di J. Cassou, De Luca Editore in Roma 1952, Quaderni della VI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma diretti da A. Baldini e F. Bellonzi – (Scheda n. 37 – Ritratto di donna – tav. 38 (fima in basso a destra) – disegno, matita su carta (0,48×0,31), Londra, collezione M.R.J. Sainsbury Esq.).
Una voce bibliografica inedita quest’ultima, di eccezionale importanza, da ritenersi addirittura strategica per comprendere come nel 1921, a poco più di un anno dalla morte, Modigliani costituisse per l’avanguardia bragagliana, un cardine di riflessione europea, sia rispetto a colossi del cubismo quali Picasso e Zadkine, come ai padri dell’arcaismo europeo, in primis Bourdelle, ma soprattutto la falange della Secessione Viennese, incarnata da Egon Schiele, di cui la rivista ospita diversi disegni.
Nell’editoriale della seconda serie delle “Cronache d’Attualità”, riproposte dopo la parentesi della prima guerra mondiale, nel febbraio 1919, Bragaglia promulgava il suo credo estetico, coincidente con la sua infaticabile condotta culturale, votata alla difesa dello sperimentalismo avanguardistico da sempre considerato qualificante ai fini di una moderna espressività.
Ma è a partire dal gennaio 1921, in coincidenza cioè con la terza serie delle “Cronache”, di cui vengono esposte in quest’occasione in Pinacoteca ben cinque esemplari, che Bragaglia radicalizza la sua scelta estetica, enunciando l’istanza democratica di attestazione, al di là di qualsivoglia partigianeria, delle varie e opposte tendenze dei movimenti artistici coevi.
Così, in armonia con le scelte di Casa d’Arte Bragaglia, sulle pagine di “Cronache d’Attualità”, Anton Giulio, insieme con il fratello Carlo Ludovico, spalanca le porte oltre che ai Futuristi, anche ai Cubisti, agli Astrattisti, ai Dadaisti e agli Orfisti, interloquendo con le più prestigiose gallerie di Parigi e di Berlino, in modo da veicolare in Italia un clima di fervido rinnovamento artistico.
E se tra le prime esposizioni di Casa d’Arte Bragaglia dominano, nel 1918, quelle dedicate a Giacomo Balla, a Francesco e Pasqualino Cangiullo e nel 1919 a Giorgio De Chirico, Mario Sironi e Lorenzo Viani, nel 1920 calcheranno la scena della galleria romana, accanto a Gustav Klimt e Egon Schiele, alcuni dei più importanti schieramenti internazionali, quali i Moderni tedeschi, mentre, nel 1921, oltre a Ossip Zadkine, Philippe Hosiasson, Fortunato Depero, sarà la volta dei Moderni Ungheresi, dei Dadaisti, degli Artisti russi.
Proprio nel 1921, sulle pagine di “Cronache d’Attualità” la lungimirante strategia bragagliana, ormai orientata verso un ventaglio di testimonianze illustrative sempre più dilatato, consentirà l’emblematica apparizione del disegno di Amedeo Modigliani, con intendimento assolutamente profetico rispetto al fatidico atto della fortuna modiglianesca in Italia ordito a un anno di distanza da Vittorio Pica in seno alla XIII Biennale d’Arte di Venezia del 1922.

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Arte antisovranista e rigurgiti identitari: le mostre come strumento per scompaginare miti feticistici e autoreferenzialità

di Francesca Cagianelli

Un tantino stalkerizzati da certe campagne-stampa finalizzate al rigurgito identitario, tipo compleanni, anniversari, ecc., ecc., ci volgiamo laicamente all’istanza di nuove strategie espositive, e amiamo farlo nell’occasione della mostra fortemente voluta, tenacemente pensata, faticosamente e ambiziosamente realizzata, nel più totale ostracismo al ripiegamento emozionale verso l’aneddoto autobiografico, ovvero L’incanto di Medusa: Charles Doudelet, il più geniale interprete di Maeterlinck tra il Belgio e la Toscana.
Vi presentiamo dunque, con augurale e provocatorio intendimento, una brevissima riflessione sulla Livorno europea di Doudelet, quella che Modigliani non riuscì a percepire.
Periferica ma non provinciale, vibrante di dannunzianesimo e spavaldamente Belle Epoque nel segno della sharade di Leonetto Cappiello, protesa eroicamente verso le avanguardie francesi, iberiche e sopratutto nordiche, come da tempo si è dimostrato, battagliera e rivoluzionaria, la Livorno cui Modigliani volta le spalle nel 1903, con il comporto dei successivi soggiorni estivi, alla volta, prima di Venezia e quindi di Parigi, nascondeva in realtà destini europei.
Vi si era affacciato forse già dal 1900, sicuramente entro il 1905, Carlo Böcklin, figlio del geniale Arnold, protagonista esclusivo e indiscusso del simbolismo svizzero, che aveva stretto amicizia con Gino Romiti, trasmettendogli tutto lo sturm und drang tipico delle brume nordiche, mentre Romolo Romani, l’espressionista milanese scomparso prematuramente e destinato a catalizzare umori secessionisti, aveva solidarizzato a tal punto con Benvenuto Benvenuti da donargli alcuni splendide testimonianze della sua internazionale verve caricaturale.
Un cenacolo, quello consolidatosi nella Livorno primonovecentesca, ormai storicizzato sotto la sigla dello storico Caffè Bardi, che anche un intellettuale quale Valentino Piccoli rievocava nel 1927 sulle pagine del Telegrafo, attraverso “lo sguardo buono, sognante” di Vittore Grubicy, che per primo gli parlò di Livorno “come d’un singolare centro d’arte: raccolto ma intenso, solitario ma audace”, e al fianco del quale il dannunziano Enrico Cavacchioli aveva trascorso la sua eversiva giovinezza letteraria proprio nel 1903.
Una Livorno dunque candidata a interloquire con l’intellighenzia italiana, dalla quale lo stesso Charles Doudelet rimase letteralmente stregato visto che, giuntovi nel 1908, doveva restarvi fino al 1923, diffondendovi bagliori di esoterismo.
E se prima della partenza di Modigliani da Livorno Romiti aveva già ideato i suoi capolavori simbolisti, in primis quell’Armonia di suoni esposta alla Biennale di Venezia del 1903 che dialogava ambiziosamente con i padri dell’esoterismo internazionale, in particolare Jean Delville, così come Benvenuto Benvenuti aveva già avviato la sua ricognizione sugli stilemi decorativi della Secessione viennese e dell’Art Nouveu belga, resta da capire come tale densità e prolificità di destini creativi non venne percepita da Modigliani che tra tutti scelse solo la continuità affettiva e spirituale con Oscar Ghiglia, mentre Doudelet doveva optare per un sodalizio indelebile oltre che con lo stesso Romiti, soprattutto con l’audace ed alchemico Gabriele Gabrielli e l’emancipato Benvenuti.
Non resta quindi che rileggersi – invito caldamente esteso a tutti coloro che indulgono nelle solite agiografiche e consolatorie letture storiografiche – quella mirabile monografia firmata da Doudelet sull’opera benvenutiana e constatare come il “turbamento” sottesi ai suoi solitari paesaggi, scaturito da “un brivido nato quando di notte un dito si posa per un istante sul vetro della finestra” fosse percepito dal finissimo orecchio, peraltro aduso al silenzio, del maestro di Gand, mentre doveva fatalmente sfuggire a Modigliani, inebriato dall’assordante frastuono di Montmartre.
Doveroso quindi augurare di procedere d’ora in avanti a una rilettura del territorio al di là dei miti feticistici della solita storia dell’arte consacrata, e anziché indulgere nell’ormai sondata vicenda delle celebrazioni montmartrois, addentrarsi invece nelle ignote brume nordiche del maestro di Gand, e quindi perdere la rotta per incamminarsi finalmente verso quella sospensione e quel turbamento che secondo Doudelet costituiscono l’interruzione fatale rispetto all’imbecillità del quotidiano.

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