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La sorte di Villa Mimbelli negli Archivi di “Livorno Cruciale”

Gli Archivi di “Livorno Cruciale” on -line – 3° Puntata

Nuove classifiche: meno del 50% – di Francesca Cagianelli
(pubblicato nel 2009)

Certi che il destino e la storia di ogni città coincidano non solo con le vicende economiche e sociali, ma anche con la capacità di produrre ed esportare una cultura innovativa, capace di tradursi in una risorsa per la popolazione stessa, oltre che in un passaporto per l’esterno, non si può che indignarsi per le statistiche denunciate oggi dall’articolo apparso sulla cronaca regionale del Tirreno relativamente al generale trend negativo delle mostre in Toscana, con il caso eccellente di una Livorno che vede calare ad uno storico picco il ruolo di Villa Mimbelli: dalle 50.000 presenze della prima mostra organizzata in quel museo dedicata a Macchiaioli e Impressionisti alle 20.000 presenze, ahimè, proclamate con puerile e ingiustificata enfasi dall’attuale Amministrazione, incassate dalla recente mostra di Fattori.
Se si procede dunque alla lettura dei dati epocali registrati dall’articolo di Teresa Giannoni circa la ben diversa fortuna riscossa da un’altra mostra ugualmente dedicata a Fattori proprio nella vicina Firenze, esattamente quella promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, con circa 40.000 presenze, di contro ad un investimento decisamente contenuto di risorse economiche, non è affatto difficile appurare il flop fatidico di una programmazione livornese che negli ultimi cinque anni ha condotto Villa Mimbelli, polo museale candidato al suo nascere per divenire protagonista nell’ambito dei calendari artistici nazionali ed internazionali, ai minimi storici.
Sembra davvero che i records del fallimento debbano affliggere l’attività dell’attuale Amministrazione (sigilli al tempio liberty delle Terme del Corallo e attuale indagine della Magistratura in escalation, distruzione fumante del gioiello futurista Odeon per imbandire l’appetitoso parcheggio, drammatico finale con chiusura per la Fortezza Nuova e forse nuovi scenari non meno apocalittici per la Fortezza Vecchia, l’equivoco demagogico della Casa della Cultura), ma la notizia che il pubblico italiano diserta attualmente Villa Mimbelli in proporzioni pari quasi ad un terzo rispetto agli anni Novanta, deve considerarsi, e si badi bene non solo per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per tutti quei cittadini livornesi che speravano in una stagione culturale della città un po’ meno becera e un po’ meno autoreferenziale di quanto non fosse avvenuto da cinquant’anni a questa parte, una vera caduta agli Inferi.
Sarebbe facile rispondere che sono ben altri i problemi da imputare all’attuale Amministrazione e non si può che non convenire appieno, basti pensare a tutti gli argomenti che onorevolmente si discutono su questo blog con impareggiabile contributo di idee e di spirito fattivo, ma certo occorre anche essere consapevoli che continuare a consentire all’attuale Amministrazione di rottamare il proprio Museo Civico e quindi la sede museale ad esso congiunta, e quindi una delle più prestigiose attrattive turistiche, e quindi una delle più affascinanti occasioni professionali per tanti giovani, e quindi una delle possibili risorse di economia culturale per l’intera città di Livorno, continua a riproporre agli occhi di tutti l’ennesima irresponsabile e cancrenosa ripicca dell’attuale Amministrazione rispetto alle strategie positive messe in atto nel decennio precedente, quello cioè che avevano per la prima volta proiettato la città di Livorno sullo scenario della cultura italiana, con una ricaduta di fortuna turistica tutt’oggi insuperata.
E pensare che in occasione della prima mostra inaugurata ai Granai di Villa Mimbelli, quella cioè dedicata ad Afro, un forse ignaro, ma certamente troppo speranzoso pubblico fu costretto ad ingurgitare la “panzana” di una Villa Mimbelli finalmente catapultata nell’onorevole trambusto delle reti televisive nazionali, con – si badi bene!! – un’attesa di pubblico di 60.000 visitatori (leggi nell’archivio del Tirreno relativi titoli di articoli). Ebbene chiunque potrà verificare oggi presso la SIAE l’allora risultato dello sbigliettamento: sono stati divulgati 3.500 visitatori, ma, tenuto conto dell’enfasi degli apparati burocratici, si ritiene non più di 2.000 effettivi); forse si era talmente digiuni di tali questioni da aver confuso la realtà delle reti televisive nazionali con il consolatorio boato dei rotocalchi locali.
Qualcuno allora, e credo che qualche autorevole fonte giornalistica lo riporti – ma senz’altro lo trattiene la memoria di molti cittadini livornesi che ebbero la ventura di crederci – parlò di mostre che illustrassero gli idiomi del mondo: ma di tale novella non abbiamo ascoltato neppure i vagiti…

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Ecco Vittore Grubicy de Dragon: ora occorre cambiare il corso della storia dell’arte a Livorno

Cambiare il corso della storia dell’arte a Livorno:
Ecco Vittore Grubicy de Dragon

Alla vigilia del Centenario di Vittore Grubicy
Cagianelli parla in Fondazione Livorno
e pone l’urgenza di rivisitare la storia dell’arte livornese

Lunedì 29 aprile 2019, ore 17.00, presso Fondazione Livorno, Francesca Cagianelli curerà la conferenza Da Segantini a Previati: il divisionismo secondo Adriano Baracchini-Caputi, realizzata nell’ambito della mostra Adriano Baracchini-Caputi 1883-1968. La musica del divisionismo al tempo di Vittore Grubicy, promossa da Fondazione Livorno, Fondazione Livorno-Arte e Cultura, Comune di Collesalvetti, curata da Francesca Cagianelli, nell’anno delle celebrazioni per Leonardo da Vinci (fino al 13 giugno 2019, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30 e su appuntamento).
Sarà l’occasione per ripercorrere attraverso l’inedito epistolario con il maestro Vittore Grubicy (Archivio Storico del ‘900, MART, e Archivio Baracchini-Caputi) la speciale declinazione del divisionismo secondo Baracchini-Caputi, dedito fin dal 1906 alla celebrazione del culto per l’astro di Giovanni Segantini, tanto da partecipare ai preparativi per una ghirlanda di bronzo destinata all’inaugurazione del Monumento all’artista offerto dai giovani artisti livornesi, finché nel giugno 1907 giunge addirittura a programmare un’escursione-pellegrinaggio sul Maloja.
Quasi febbrile da parte di Baracchini-Caputi appare la richiesta di cartoline illustrate e fotografie di Segantini al mecenate Alberto Grubicy che nel 1908 risponderà con una lungimirante strategia di coinvolgimento programmatico dell’artista nel progetto di erezione del Museo Segantini a Saint Moritz, tramite l’inclusione nel Libro d’Oro accanto a sottoscrittori del calibro del Re e della Regina, oltre che del Municipio di Roma.
Ma sono soprattutto le tante parole non dette tra le righe dell’epistolario che ci conducono inequivocabilmente sulle tracce di una vera e propria passione per Gaetano Previati, l’artista prediletto da Alberto Grubicy che nel 1907 decideva non a caso di intensificare l’impegno pubblicitario in occasione del Salon des Divisionnistes Italiens di Parigi, annunciando la pubblicazione in francese del celeberrimo volume del maestro ferrarese, I principii scientifici del divisionismo, edito a Torino da Fratelli Bocca nel 1906.
Datano d’altra parte al 1910 i complimenti espressi da Baracchini-Caputi, anche per conto del cenacolo livornese, all’indirizzo di Vittore Grubicy per l’articolo dedicato a Previati sulle pagine de “Il Secolo dell’Arte”.
Sarà dunque l’obiettivo della relatrice proseguire lungo la complessa articolazione del credo artistico baracchianiano, così come si snoda nel ricchissimo epistolario con i due fratelli Grubicy, scandendo le tappe di una densa trama di passioni e curiosità che ne denotano la statura morale e professionale.

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GOTINE ROSSE

Evocare scenari di collaborazione solo perché si prestano alcuni capolavori inclusi nel percorso espositivo e in cambio si riceve un’opera a lungo conservata nei depositi, significa non considerare le effettive potenzialità insite nelle relazioni tra istituzioni museali, oltre che ridurne le implicazioni di reciprocità e autorevolezza.
La collaborazione tra due Istituzioni museali può infatti trarre fondamento esclusivamente da un proficuo e sinergico apporto produttivo, che non può e non deve ridursi al mero scambio di opere d’arte, ma ampliarsi ad un inevitabile raggio di collaborazione scientifica.
Senza voler minimizzare l’interesse di un dipinto quale Gotine rosse, non credo sia opportuno enfatizzare in termini di collaborazione con la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino un semplice gesto di contraccambio.

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Lettera aperta al Sindaco di Livorno

In data 22 agosto abbiamo inviato al Sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, al Vice Sindaco Stella Sorgente, all’Assessore alla Cultura, Serafino Fasulo, una lettera aperta relativa alla richiesta di trasmissione alla nostra Associazione di tutti gli atti istituzionali (Giunta e Consiglio Comunale) inerenti la pratica di “comodato gratuito” avviata per accogliere una collezione privata nei Granai di Villa Mimbelli.

Ad oggi nessuna risposta.

Pubblichiamo, per ovvi motivi di trasparenza, tale lettera, invitando tutti i cittadini livornesi, a dare una doverosa risposta.

Gentilissimo Sindaco del Comune di Livorno

Filippo Nogarin

Gentilissima Vice Sindaco

Stella Sorgente

Gentilissimo Assessore alla Cultura

Serafino Fasulo

Scrivo a titolo personale, ma anche come Presidente di “Archivi e Eventi”, in merito all’annuncio pubblicato sul Tirreno nell’ambito dell’articolo “La carica dei seicento” di un progetto promosso dall’Amministrazione Comunale di Livorno relativo allo spostamento di una collezione privata presso i Granai di Villa Mimbelli sulla base di una decisione amministrativa denominata “commodato (sic) d’uso a titolo gratuito al Comune”.

Tale decisione induce preoccupazione non solo a titolo personale ma anche a nome di tutta la mia Associazione che da anni opera nel territorio e ha collaborato ripetutamente con la Provincia di Livorno, il Comune di Livorno, la Fondazione Livorno.

Tale preoccupazione riguarda ovviamente la leggerezza con la quale si annuncia un percorso di cui nessuno ad oggi conosce atti istituzionali e modalità di realizzazione.

Come è noto, numerosi sono i collezionisti privati che contattano enti e istituzioni per dare visibilità alle proprie collezioni, ma esistono percorsi che moderano i rapporti tra pubblico e privato che ci auguriamo vengano rispettati.

Visto che la redazione di “Livorno Cruciale” intende svolgere una inchiesta su questo percorso sono a richiedere ai vostri uffici la possibilità di essere informata riguardo agli atti amministrativi (Giunta e Consiglio Comunale) che presiedono tale percorso, così come riguardo all’eventuale garanzia di un comitato scientifico autorevole che sia in grado di valutare la validità scientifica e l’autenticità delle opere destinate al comodato.

E’ noto infatti come i musei più importanti (vedi MART) da tempo abbiano previsto meccanismi di tutela in merito alle numerose donazioni pervenute: tali meccanismi sono complessi e specchiatamente istituzionali e prevedono commissioni di esperti che istituiscono pratiche accurate per ciascun dipinto prima di procedere all’accettazione di eventuali donazioni o comodati.

La preoccupazione cresce se si pensa che l’accettazione di tale comodato non avrebbe altre motivazioni se non la consistenza numerica della collezione in esame e il titolo di gratuità ad esso inerente, quindi come via di fuga rispetto a una strategia di ben diverso impegno funzionale al reperimento di finanziamenti destinati alla realizzazione di eventi più importanti: da parte nostra si è certi che la gratuità non possa essere il movente per una mostra permanente in un museo civico, visto che comunque i costi che ne deriverebbero a livello di assicurazione, trasporto, ma soprattutto guardiania, illuminazione e allestimento, sarebbero comunque consistenti e tali da indurre il Comune a una doverosa cautela in termini di vagliatura del valore scientifico, storico ed estetico di una collezione per la quale si vanno ad impegnare risorse pubbliche a scapito di altre iniziative.

Sconforta e preoccupa tanto più l’allusione riportata nell’articolo a un nascituro Centro Studi Fattori: anche in questo caso il coinvolgimento di privati da parte del Comune dovrebbe a nostro avviso osservare meccanismi di estrema trasparenza, oltre che ovviamente ricorrere agli ineludibili strumenti amministrativi dei bandi di gara (anche in vista della gratuità dell’incarico, anzi, a maggior ragione).

Non basta infatti possedere opere di Fattori o tenere conferenze su Fattori per essere reputati idonei alla partecipazione a un Centro Studi dedicato all’artista: occorrono formazioni specifiche, curricula prestigiosi e soprattutto una specializzazione nella pittura toscana ed italiana dell’Ottocento e del Novecento che nessuno degli studiosi finora coinvolti dall’Amministrazione Comunale negli eventi svoltisi a Villa Mimbelli può confermare.

La nostra Associazione ribadisce dunque la volontà che vengano resi pubblici da parte dell’Amministrazione atti e percorsi istituzionali inerenti tale progetto, visto che il prestigio di Villa Mimbelli e dei Granai, così come il nome di Giovanni Fattori, non possono coesistere con iniziative “low cost”.

Resto in attesa di un cortese riscontro

cordiali saluti

Francesca Cagianelli

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