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LIBERIAMO MARIO PUCCINI

In attesa di leggere i molti scoop del prossimo fascicolo di “Livorno Cruciale”, in edicola a settembre, proponiamo uno stralcio da una delle perle pubblicate in questa sede, ovvero la necessaria rilettura della stagione del Caffè Bardi, simbolo dell’emancipazione di un gruppo di artisti rispetto all’entourage ojettiano: fu proprio in  seno al Caffè Bardi che le categorie critiche di Ugo Ojetti si frantumarono di fronte all’incalzare delle avanguardie.

Ed ecco perchè bisogna evitare tentazioni passatiste e impegnarsi invece nell’aggiornamento costante del percorso di valorizzazione dei tanti protagonisti del Caffè Bardi che ancora attendono di essere rivisitati con autorevole maturità intellettuale , ma soprattutto procedere al grido di “Liberiamo Puccini”.

Liberiamolo dalla necrofilia montiana, dall’accanimento lombrosiano, dal piglio fastidiosamente mercantile di certo determinismo autarchico all’origine della mancata rilettura dell’artista nel pletorico catalogo della recente mostra di Seravezza.

 

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Una sfida per il decollo culturale oltre il ventennio del Gruppo Labronico

Domani, sabato 9 ottobre alle ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, il focus su Voltolino Fontani sarà l’occasione per capire le sfide del futuro per una Livorno che non voglia retrocedere ai fasti consunti del Gruppo Labronico ma sappia farsi testimone di una stagione di avanguardie che nell’Italia degli anni Cinquanta ha avuto sicuramente un posto di onore

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GRANDE FESTA PER LIVORNO CRUCIALE

Eccezionale trionfo di pubblico a Villa Orlando per il 13° numero di Livorno Cruciale, dedicato alle donne.
Un numero preelettorale che reclama particolare attenzione per la trasversalità ormai programmatica dei suoi assunti culturali: artisti contemporanei non omologabili con un destino municipalistico e assistito e quindi alternativi all’ormai defunto Gruppo Labronico; segnalazioni di eccezione per un rilancio dell’attività teatrale a Livorno sempre più eccentrico rispetto al risucchio inarrestabile del fallimento del teatro Goldoni; donne protagoniste di una intensa progettualità non assimilabile alle quote rosa; infine il focus su un collezionismo privato sommerso che denuncia le carenze e l’endemico ritardo di tutta una categoria di storici dell’arte cittadini incapaci di cogliere le eccellenze di un humus culturale denso di possibilità di ripartenze per una nuova storia dell’arte: a cominciare da Leonetto Cappiello, risorsa incomparabile per il futuro internazionale di Livorno rispetto al rigurgito delle smanie modiglianesche.
Diamo quindi appuntamento al 31 maggio alla Libreria Feltrinelli per un dibattito al femminile su tali tematiche.

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MICHELOZZI RITROVATO: APPUNTAMENTO STRAORDINARIO A COLLESALVETTI

In occasione di  FIERA DI COLLESALVETTI e in coincidenza del 130° della nascita dell’artista, martedì 3 settembre 2013 alle ore 17.30 si inaugura, presso la Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti, la mostra Corrado Michelozzi 1883-1965. Entusiasta del Barocco, promossa dal Comune di Collesalvetti, con il contributo della Fondazione Livorno.

Curata da Francesca Cagianelli, la mostra è la prima importante occasione, a distanza di 46 anni dall’ultima monografica intitolata a Michelozzi, per celebrarne la significativa carriera pittorica finora oscurata da decenni di rimozione.

Innovativa e scientificamente articolata risulta l’impostazione del percorso espositivo, specchio dell’ampio e documentato catalogo della mostra (Pacini editore, Pisa, 128 pp.), di cui il fulcro concettuale resta la riappropriazione della coltissima personalità dell’artista nelle vesti di un virtuostico e fantasioso interprete delle mode del Barocco tra le due guerre.

Accanto ai già storicizzati e blasonati esponenti di tale revival seicentesco, da Gregorio Sciltian a Carlo Socrate, da Achille Funi a Cipriano Efisio Oppo, da Primo Conti a Baccio Maria Bacci, da Armando Spadini a Pietro Annigoni, si dovrà ora ascrivere, dopo l’accurata ricognizione scientifica proposta dalla mostra colligiana, anche Corrado Michelozzi, come recita il sottotitolo della mostra, Entusiasta del Barocco, nient’altro che una citazione dall’amico e collega Plinio Nomellini.

La metodologia critica vuole dunque ribadire, anche in quest’occasione, così come anche per le mostre precedenti, una visione italiana, un sistema nazionale, e non esclusivamente territoriale, dove anzi le diverse personalità locali svestono finalmente ogni connotazione municipalistica per riconquistare autonomia e prestigio nell’ambito di un più autorevole e trasversale affresco culturale.

L’esigenza da molti condivisa, in quel cruciale ventennio del Novecento, di una rivitalizzazione della tradizione antica, dal Cinquecento al Settecento, non coincise certo con turbe retroattive, ma con una spinta di idealità e di stile che contribuì alla fuoriuscita dal tritume ottocentesco e da certa inflazionata attitudine bozzettistica.

Trionfano quindi, nel formato monumentale allusivo al cimento affreschistico e nel piglio decorativo tipico dell’illusionismo barocco, aneliti scenografici e chiaroscuri caravaggeschi, deformazioni brutali e vividi cromatismi, tripudi di nature morte e allegorie sacre e profane.

In tale contesto Michelozzi rappresenta l’eccezione che conferma la regola: sicuramente un’eccezione, in quanto le sue invenzioni neoseicentesche, in particolare certi ritratti alla maniera dello Spagnoletto, datano all’alba degli anni Dieci, alcuni addirittura al primo lustro del Novecento, infrangendo tutte le classifiche cronologiche dei caravaggeschi del Novecento, generalmente attestati a partire dagli anni Venti; ma, al contempo, anche piena condivisione di una regola, quella di una sublimazione del quotidiano tramite l’eccellenza dello stile.

Ne costituisce una sorta di icona il capolavoro  ritrovato di proprietà FINEGIL, ovvero il dipinto monumentale presente in mostra per gentile concessione del Tirreno, Il giornale o Amici nello studio (1925-1930), destinato a porgere ragioni simboliche alla riflessione del pubblico: quelle cioè di un sodalizio inscindibile tra arte e stampa, tra cultura ed editoria, che fu tappa cruciale di destini e ambizioni nel XX secolo.

Era così ai tempi di Michelozzi e di questo straordinario manifesto di estetica novecentesca, valorizzato anche grazie all’iniziativa espositiva colligiana, ci auguriamo possa esserlo anche oggi, se è vero che gli artisti rappresentati in quest’opera sono riuniti in uno studio e compulsano freneticamente il giornale, forse alla ricerca di una notizia che li riguarda, e in ogni caso di una traccia che, stampata sulle pagine del quotidiano, possa conferire un significato strategico al loro futuro professionale.

Da collocarsi successivamente alla stagione dei monumentali ritratti di artisti realizzati negli anni Dieci, presenti nella mostra colligiana, a partire da Ritratto del pittore Castaldi o Uomo seduto (1914), fino a Lavoratore del ferro (1910-1915), quest’opera resta un unicum nella produzione michelozziana.

Il respiro monumentale, da affresco moderno, l’iconografia stessa, la rappresentazione cioè di un gruppo di artisti del Gruppo Labronico, il focus compositivo sul quotidiano, che diventa ragione simbolica di una stagione artistica: tutto concorre a conferire all’opera un crisma di eccezione.

Indipendentemente dalla possibilità di verificare filologicamente la miriade di ipotesi esegetiche relative soprattutto all’identità degli artisti ritratti, non si stenta ad assaporare quel clima di condivisione di questioni estetiche e ambizioni artistiche che contrassegnarono tanti validi protagonisti del Novecento Livornese, specificatamente quelli che, come in questo caso, approdarono fin dagli anni Venti nelle fila del Gruppo Labronico, ritratti da un Michelozzi ostinatamente proteso verso uno stile che irride tuttavia il retaggio ottocentesco di quella tradizione localistica e punta alla rivitalizzazione dello stile barocco.

Sono previsti numerosi appuntamenti scientifici nel corso della mostra, dalle aperture straordinarie con visite guidate al ciclo di conferenze di Francesca Cagianelli.

Corrado Michelozzi (1883-1965) Entusiasta del Barocco martedì 3 settembre 2013, ore 17.30 via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti
mostra promossa da Comune di Collesalvetti

orari: giovedì e sabato, ore 16.00 – 18.00
aperture straordinarie
26 dicembre 2013, ore 15.00-18.00
1 gennaio 2014, ore 15.00 – 18.00
6 gennaio 2014, ore 15.00 – 18.00

interverranno:

Lorenzo Bacci Sindaco del Comune di Collesalvetti
Donatella Fantozzi Assessore alla Cultura del Comune di Collesalvetti
Luciano Barsotti Presidente Fondazione Livorno
Beatrice Del Nero erede dell’artista
Francesca Cagianelli Conservatrice della Pinacoteca Carlo Servolini

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