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NUOVI EVENTI ALLA PINACOTECA COMUNALE CARLO SERVOLINI

La Pinacoteca Comunale Carlo Servolini inaugura il calendario delle iniziative culturali del 2016 con un primo ciclo di conferenze intitolato “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”.

Giovedì 22 settembre 2016, alle ore 16.00 Dario Matteoni affronterà il tema: La rivoluzione dell’affiche. Chéret-Toulouse Lautrec-Cappiello, evidenziando la discontinuità dei tre vip dell’affiche pur nell’ambito di una rivoluzione nel segno della Belle Epoque; giovedì 29 settembre 2016, ore 16.00, Francesca Cagianelli terrà la conferenza: Da Müller a Cappiello: il teatro inciso dei Livornesi di Parigi, volta a confermare il baricentro dell’ispirazione degli Italiens de Paris, ovvero l’universo teatrale; conclude Francesca Cagianelli con l’inedito argomento: Cappiello Designer.  Il mito dei grandi Magazzini: dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette, giovedì 6 ottobre 2016, ore 16.00. Sarà quest’ultima l’occasione per ripercorrere la multiforme applicazione espressiva del Livornese, assolutamente contigua al mito del progresso e della produzione industriale.

Contemporaneamente sarà possibile visitare, a partire dalle 15.30, la mostra in corso alla Pinacoteca, Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 13 ottobre la mostra), e il percorso espositivo “Le avanguardie della Pinacoteca”, comprendente opere di Corrado Carmassi, Giancarlo Cocchia, Roberto Ercolini, Pierino Fornaciari, Krimer (Cristoforo Mercati), Mario Petri, ed altri.

L’ultimo giorno di apertura della mostra, giovedì 13 ottobre 2016, si svolgerà all’insegna delle visite guidate NON STOP curate da Francesca Cagianelli, a partire dalle ore 15.30, fino alle 18.30.

 

 

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CAPPIELLO IN MOSTRA A COLLESALVETTI

Cappiello e la caricatura

La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes

mostra promossa da

Comune di Collesalvetti

a cura di

Francesca Cagianelli

in occasione di

Fiera Paesana di Collesalvetti

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti

inaugurazione martedì 6 settembre 2016, ore 15.00

fino al 13 ottobre 2016

orari: tutti i giovedì, 15.30-18.30

martedì 6 settembre: apertura straordinaria fino alle 20.00

ingresso libero

per informazioni

Claudia Giannini: 0586/980227 – c.giannini@comune.collesalvetti.li.it;

Caterina Arcella: 0586/980255 – c.arcella@comune.collesalvetti.li.it;

mail pinacoteca: pinacoteca@comune.collesalvetti.li.it

sito comune: www.comune.collesalvetti.li.it

Si inaugura martedì 6 settembre 2016 alle ore 15.00, presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti, la mostra “Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes”, promossa dal Comune di Collesalvetti, in occasione della Fiera Paesana di Collesalvetti (fino al 13 ottobre 2016, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30).

La mostra, curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca, intende proseguire la missione museale inerente la stagione culturale e artistica dei due Servolini.

Menzionato infatti da Carlo Servolini, per bocca di Giovanni Fattori, nella sua Commedia Labronica delle Belle Arti, come uno dei tre “emigranti”, insieme con Ermenegildo Bois e Alfredo Müller, Leonetto Cappiello è tra gli “Italiani di Parigi” colui che più di tutti eccelle in quella rivitalizzazione dell’arte giapponese, celebrata da Luigi Servolini nei suoi numerosi trattati dedicati alle tecniche incisorie.

Fu Albert Flament, critico, giornalista e romanziere francese, a commentare dalle pagine de “La Presse” del 15 giugno 1899 la pubblicazione di Nos actrices, il primo album teatrale di Cappiello, edito dalla “Revue Blanche”, con la prefazione di Marcel Prévost: “Un artista, un Italiano di cui il successo da alcuni giorni è considerevole a Parigi – Leonetto Cappiello – ha pubblicato una serie di disegni sulle nostre attrici che costituisce una di quelle opere allo stesso tempo meravigliose e incomprensibili, piene di talento, di esagerazione, di difetti e di qualità, che fanno del loro autore da un po’ di tempo un uomo di valore a Parigi, sebbene passerebbe a Orléans o a Rouen per un disegnatore infantile, un caricaturista senza grande importanza. E’ facile da spiegarsi perché questo album di Cappiello ottiene un tale successo di divertimento; i personaggi rappresentati si muovono correntemente di fronte a noi; noi conosciamo i loro tic, i loro gesti; un’illusione speciale fa sì che noi non possiamo evocarli senza questo tic o questo gesto, è quella che giustamente rende Cappiello in modo straordinario”.

Cappiello riuscirà a rendere indimenticabile il sorriso delle dive del cafè-chantant, diversamente dai suoi più famosi predecessori francesi, dediti, come nel caso di Léandre, all’esagerazione e addirittura alla deformazione dei tratti dominanti.

Non vi è dubbio: Cappiello inverte il corso della caricatura francese.

In sintesi il livornese ha il merito di procedere per esclusione, fino a ottenere “l’istantanea dell’espressione”.

Ecco che dive quali Granier, Rejane, Sarah Bernhardt, Mariette Sully, Lara, Brandès, Lucienne Bréval, Yahne, Mégard, Lender, Lavallière, Marie-Avoine, e altre ancora, sfilano davanti al lettore bramoso degli Album illustrati, non fissate in posa per la posterità, ma afferrate senza essere avvertite, e nella loro effettiva attitudine, attrici, infine, in un ruolo dove, malgrado la preparazione, si rivela il loro vero spirito.

D’altra parte, proprio nel 1899, data dell’Album Nos actrices, si colloca  il primo manifesto cappiellesco, Frou-Frou, interpretazione in chiave umoristica dell’icona lautrechiana della ballerina del cafè-chantant, all’origine di tutta una letteratura critica volta all’inquadramento del livornese nel solco del rinnovamento grafico francese, costantemente venato di umori japonistes.

Anche l’irriducibile giornalista frondista, Caroline Rémy, in arte Séverine, bollerà le caricature di Marthe Brandès, Gabrielle Réjane, Marthe Mellot, Sarah Bernhardt, tratteggiate in Nos actrices, definendole capolavori tessuti di un esotismo ieratico.

Non diversamente accade per l’album 70 dessins de Cappiello, una raccolta di caricature precedenti, pubblicata nel 1905 a cura dell’editore H. Floury, di cui la critica esalterà la suggestione primitiva scaturita dall’inconfondibile cifra japoniste.

Tra i primi a pronunciarsi sull’album 70 dessins de Cappiello è Ugo Ojetti, determinato a celebrare la rivoluzione cappiellesca in sede di caricatura, laddove le sue maschere teatrali risultano quasi un omaggio alla cifra di un Hokusai.

Spinge infine sul coté della modernità Gustave Kahn, uno dei più lucidi interpreti della fortuna dell’album 70 dessins nella Parigi del XX secolo, fortuna da lui stesso inquadrata nel panorama relativo alla moda dell’editoria illustrata, veicolo di sensazioni rapide, di ricordi di immagini, di serate ammantate di luci, di cerimonie brillanti.

Una fascinazione continua, quella proposta dagli album cappielleschi, la cui grazia leggera oscilla tra le seducenti nuances nipponiche.

 

 

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OGGI GRANDE FESTA PER UN CAPPIELLO RITROVATO

Si presenta oggi in Fondazione Livorno il volume di Francesca Cagianelli: Leonetto Cappiello. Oltre l’affiche, promosso da Archivi e Eventi, con il contributo di Fondazione Livorno.

Una grande impresa ideata e promossa da “Archivi e Eventi” con il contributo di Fondazione Livorno, sta per ripristinare, e per così dire, vivificare a Livorno, dopo un trentennio di rimozione, la personalità indiscutibilmente internazionale di Leonetto Cappiello.

Da sempre sensibile alla storia complessa e insieme prestigiosa degli Italiens de Paris, “Archivi e Eventi” ha voluto intitolare una collana, “Maestri livornesi tra Ottocento e Novecento” a tutti quei Livornesi che hanno solcato la carriera internazionale, partendo da un outsider come Alfredo Müller, fiore all’occhiello della nostra Associazione, per proseguire appunto con Cappiello.

Dopo un’indagine quinquennale Archivi e Eventi presenta al pubblico livornese i risultati di una ricerca scientifica destinata a ribaltare il punto di vista critico sulla straordinaria personalità di Leonetto Cappiello, affichiste di fama mondiale, ma pittore sottovalutato in Italia, in virtù di un pregiudizio critico volto a sezionarne la produzione con ingiustificata attitudine chirurgica.

L’ambizione della curatrice è quella di reinquadrare il “livornese pariginizzato” – così fu definito dalla critica dell’epoca – in un contesto europeo: non più e non soltanto dunque i pur cruciali responsi di Ugo Ojetti e Ardengo Soffici, ma anche e soprattutto quelli della “fine-fleur della critica d’arte parigina”.

Da tempo soggetto alla miopia critica di coloro che, anche in tempi recenti, consenzienti con una vetusta storiografia, intendevano marginalizzarne la personalità, appiattendola esclusivamente sulla produzione affichistica, il livornese Cappiello incassa oggi un sovvertimento esegetico integrale.

Saltano cioè alla ribalta nella monografia dedicata da Cagianelli a Cappiello imprese finora colpevolmente ignorate, ma che tuttavia sono sufficienti a restituire una ponderosa quanto organica creatività cappiellesca.

Per la prima volta in Italia Leonetto Cappiello riemerge in questa monografia pienamente rivalutato oltre che come affichiste, anche come pittore, caricaturista, decoratore, scultore, e perfino designer.

Viene finalmente a decadere la scomunica pluriennale della critica d’arte italiana avviatasi con Ardengo Soffici che ne aveva ridimensionato la produzione artistica negli argini esclusivamente dell’affiche.

Di contro a tale miope storiografia critica è stato Ugo Ojetti tra i primi a promuovere l’artista livornese, sia in Italia che in Francia, pubblicando numerosi interventi volti al suo inquadramento nei termini di precursore dei Balletti Russi e dei Fauves.

Ma sono soprattutto i protagonisti più autorevoli della compagine critica e letteraria francese, da Louis Vauxcelles a Jean-Louis Vaudoyer, da Camille Mauclair a Gustave Kahn, da Guillaume Apollinaire a André Salmon, da Henry Bataille a Arsène Alexandre, da Jean Cocteau a Marcel Prevost, a decretare il talento universale di Cappiello, in particolare rispetto alla formula dell’arabesco, intesa quale modernissima struttura grafica vibrante di umori japonistes.

Sfilano quindi nel volume, come in una sorta di processo mediatico, le innumerevoli sentenze estetiche stilate sia in sede francese che italiana, spesso riportate in lingua originale allo scopo di testimoniare l’irriducibile internazionalità del livornese, fino a ricostruire un quadro assolutamente inedito della fortuna cappiellesca.

Dagli esordi caricaturali parigini sulle pagine di “Le Rire” e de “La Revue Blanche”, che nel 1898 ne fecero l’homme du jour, fino alla consacrazione nel 1903 con il manifesto-cult Chocolat Klaus, e ancora dagli affreschi per la villa di Louis Louis-Dreyfus (1907) fino all’impresa decorativa per le Galeries Lafayette (1912), e infine dai celeberrimi album teatrali, in particolare Nos Actrices e Le Théâtre de Cappiello, fino all’exploit pittorico, emergono con aritmetica evidenza, le testimonianze di un talento moderno e versatile che seppe tradurre il procedimento creativo nei termini di un vero e proprio sistema produttivo concepito in scala, a partire dall’idea originale dell’ormai proverbiale arabesco.

Non più e non soltanto le affiches, dunque, come per altro esplicitato nel titolo programmatico scelto per questo volume, ma un profluvio di espressioni artistiche riconducibili al comun denominatore della grazia e dell’ironia.

Sarà il Soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Pisa e Livorno, Andrea Muzzi, a sceverare l’inedito punto di vista di Francesca Cagianelli, impegnata in quest’occasione nella riassunzione di pari opportunità per Cappiello tra Italia e Francia.

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Grazie ad Archivi e Eventi Livorno punta oggi su Cappiello

di Francesca Cagianelli

Una grande impresa ideata e promossa da “Archivi e Eventi” con il contributo di Fondazione Livorno, sta per ripristinare, e per così dire, vivificare a Livorno, dopo un trentennio di rimozione, la personalità indiscutibilmente internazionale di Leonetto Cappiello.

Da sempre sensibile alla storia complessa e insieme prestigiosa degli Italiens de Paris, “Archivi e Eventi” ha voluto intitolare una collana, “Maestri livornesi dell’Ottocento e del Novecento” a tutti quei Livornesi che hanno solcato la carriera internazionale, partendo da un outsider come Alfredo Muller, fiore all’occhiello della nostra Associazione, per proseguire appunto con Cappiello.

Da tempo soggetto alla miopia critica di coloro che, anche in tempi recenti, consenzienti con una vetusta storiografia, intendevano marginalizzarne la personalità, appiattendola esclusivamente sulla produzione affichistica, il livornese Cappiello incassa oggi un ribaltamento esegetico integrale.

Saltano cioè alla ribalta nella monografia dedicata da Cagianelli a Cappiello imprese finora colpevolmente ignorate, ma che tuttavia sono sufficienti a restituire una ponderosa quanto organica creatività cappiellesca.

Per la prima volta in Italia Leonetto Cappiello riemerge in questa monografia pienamente rivalutato oltre che come affichiste, anche come pittore, caricaturista, decoratore, scultore, e perfino designer.

Viene finalmente a decadere la scomunica pluriennale della critica d’arte italiana avviatasi con Ardengo Soffici che ne aveva ridimensionato la produzione artistica negli argini esclusivamente dell’affiche.

Di contro a tale miope storiografia critica è stato Ugo Ojetti tra i primi a promuovere l’artista livornese, sia in Italia che in Francia, pubblicando numerosi interventi volti al suo inquadramento nei termini di precursore dei Balletti Russi e dei Fauves.

Ma sono soprattutto i protagonisti più autorevoli della compagine critica e letteraria francese, da Louis Vauxcelles a Jean-Louis Vaudoyer, da Camille Mauclair a Gustave Kahn, da Guillaume Apollinaire a André Salmon, da Henry Bataille a Arsène Alexandre, da Jean Cocteau a Marcel Prevost, a decretare il talento universale di Cappiello, in particolare rispetto alla formula dell’arabesco, intesa quale modernissima struttura grafica vibrante di umori japonistes.

Sfilano quindi nel volume, come in una sorta di processo mediatico, le innumerevoli sentenze estetiche stilate sia in sede francese che italiana, spesso riportate in lingua originale allo scopo di testimoniare l’irriducibile internazionalità del livornese, fino a ricostruire un quadro assolutamente inedito della fortuna cappiellesca.

Dagli esordi caricaturali parigini sulle pagine di “Le Rire” e de “La Revue Blanche”, che nel 1898 ne fecero l’homme du jour, fino alla consacrazione nel 1903 con il manifesto-cult Chocolat Klaus, e ancora dagli affreschi per la villa di Louis Louis-Dreyfus (1907) fino all’impresa decorativa per le Galeries Lafayette (1912), e infine dai celeberrimi album teatrali, in particolare Nos Actrices e Le Théâtre de Cappiello, fino all’exploit pittorico, emergono con aritmetica evidenza, le testimonianze di un talento moderno e versatile che seppe tradurre il procedimento creativo nei termini di un vero e proprio sistema produttivo concepito in scala, a partire dall’idea originale dell’ormai proverbiale arabesco.

Non più e non soltanto le affiches, dunque, come per altro esplicitato nel titolo programmatico scelto per questo volume, ma un profluvio di espressioni artistiche riconducibili al comun denominatore della grazia e dell’ironia.

Sarà il Soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Pisa e Livorno, Andrea Muzzi, a sceverare l’inedito punto di vista di Francesca Cagianelli, impegnata in quest’occasione nella riassunzione di pari opportunità per Cappiello tra Italia e Francia.

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