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COME IN UNO SCRIGNO: ECCO UN ALTRO TESORO DEL ‘900

di Francesca Cagianelli

Si inaugura martedì 3 settembre 2019 alle 17.30 alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti (via Umberto I, n. 63), la mostra “Ottorino Razzauti (Livorno, 1881-Castiglioncello, 1976). L’espressione trascendente del vero: dialoghi sull’italianismo artistico”, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli in occasione della Fiera di Collesalvetti 2019 (apertura straordinaria fino alle 22.30).

Confidente di Mario Tinti e protagonista di un inedito e sorprendente epistolario dominato dal mito di una Volterra etrusca, percorsa dagli echi di un eroico e sanguinoso passato, rivisitata alla luce del decadentismo di Paul Bourget e quindi dell’estetismo dannunziano codificato dal Fuoco, Ottorino Razzauti costituisce l’anello mancante di una catena intellettuale che tra il secondo e il terzo decennio del Novecento salda i destini del cenacolo livornese del Caffè Bardi e di quella compagine fiorentina, da Oscar Ghiglia a Gustavo Sforni, da Ardengo Soffici a Emilio Cecchi, determinata a condividere la cruciale battaglia intellettuale nel segno dell’“italianità” artistica.

Motivato da pulsioni di aggiornamento internazionale, Razzauti alternerà nei suoi itinerari culturali i sopralluoghi alle Biennali Veneziane e il fatidico “salto vitale” nella Parigi della Belle Epoque, suggendone idiomi e suggestioni rielaborate alla luce di un intendimento personale, costantemente sorretto da dettami di rigore linguistico e al contempo da un sorgivo slancio emotivo.

Non a caso la produzione razzautiana, ascrivibile in larga parte tra gli anni Dieci e gli anni Trenta, lungi dal cristallizzarsi in una cifra manieristica orientata dalle diverse mode linguistiche, denuncia da una parte la capacità di assimilare in sede paesaggistica quegli aneliti alla religiosità del vero che da più parti si manifestano sull’onda del recupero della poetica fattoriana e della fortuna cézanniana, dall’altra di fondere in sede disegnativa la vibrante modernità della grafica internazionale con l’espressionismo di un Romolo Romani.

Come da un vaso di Pandora fuoriescono infatti verità nascoste dalla poderosa libreria personale dell’artista, conservata gelosamente dalla nipote Margherita Michetti e dagli altri eredi: dalle testimonianze relative alla consultazione dei capisaldi dell’editoria illustrata parigina, documentata dalla presenza delle edizioni dell’Idéal Bibliothèque, collection illustrée Pierre Lafitte & C., ai ritagli del mensile “Je sais tous”, rivista enciclopledica illustrata, fondata dallo stesso Pierre Lafitte il 15 gennaio 1905.

Intimo amico di Mario Puccini, frequentatore di Gustavo Sforni e Oscar Ghiglia, stimatissimo da Llewelyn Lloyd e cooptato nell’ambito delle strategie commerciali di Mario Galli, Razzauti preferì tuttavia maturare le sue riflessioni culturali e artistiche nella solitudine esistenziale di Caletta, dove si ritira a partire dal 1911, distanziandosi dall’esuberante cenacolo del Caffè Bardi e rinunciando all’occasione di radicarsi nell’entourage dinamico ed emancipato della Firenze primonovecentesca.

Risultano tanto più sorprendenti, se analizzati in controluce rispetto a tale scelta di marginalità culturale, tanto certe sue tavolette risultanti dal misterioso incastro di tessere smaltate e di volumi sintetici, orchestrati sulle note di quell’emozione lirica celebrata da Oscar Ghiglia nei paesaggi fattoriani riprodotti nella monografia SELF del 1913, quanto le coltissime e suggestive caricature di celebrità letterarie, artistiche e teatrali realizzate in larga parte tra il 1913 e il 1914.

Sono in particolare quest’ultime a costituire un traguardo di eccezionale rilevanza nel corpus produttivo razzautiano, in quanto esito tecnicamente raffinato tra rielaborazione autografa del supporto fotografico – prevalentemente cartoline illustrate stampate dai più prestigiosi stabilimenti fotografici dell’epoca, nazionali e internazionali – dal parigino Boyer al ligure Sciutto – e personale interpretazione della grafica internazionale, da Cappiello a Sem, da Käthe Kollwitz a Frank Brangwyin, senza escludere coordinate praghesi, con riferimento in particolare alla personalità di un solitario quale Karel Myslbek, di cui non a caso è conservata nella biblioteca dell’artista la rivelatrice testimonianza del fascicolo di “Emporium” contenente l’articolo a lui intitolato nel 1914 a firma di William Ritter.

Coordinate davvero colte e internazionali, che dischiudono orizzonti inediti di approfondimenti scientifici e ricerche documentarie, a conferma di un Novecento sempre più destinato a identificarsi in uno scrigno ancora socchiuso.

La mostra si protrarrà fino al 9 novembre 2019 (tutti i giovedì, ore 15.30-18.30) e sarà affiancata da un Calendario culturale, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, dal titolo: “Tra Arte e Archeologia: addenda storiografici e documentari”, finalizzato a promuovere l’inedita e versatile personalità di Ottorino Razzauti, incline perfino alle mode archeologiche.

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Cappiello 2 – Al di là di miti e ricordi

L’urgenza di una storicizzazione in ambito storico artistico non può e non deve mai basarsi su esigenze personali o più specifici momenti emozionali, ma sempre radicarsi in un ragionato percorso di indagine bibliografica e coincidere con un atto di responsabile impegno scientifico.

Con tali intenzionalità Francesca Cagianelli, dopo decenni di silenzio storiografico da parte di storici dell’arte locali e nazionali, nonchè nell’assenza totale di iniziative di ambito universitario e istituzionale, ha sistematicamente promosso il rilancio di Leonetto Cappiello.

Nel 2009 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Cappiello e la Belle Epoque italiana, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. I, n. 0, marzo – giugno 2009), ponendo il caso irrisolto di un’esigenza di storicizzazione di Cappiello rispetto alla stagione artistica italiana.

Nel 2010 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Leonetto Cappiello: armonie in bianco da Livorno all’Europa, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. II, n. 4, settembre-dicembre 2010), reintegrando la pittura cappiellesca all’interno di una ligne di impressionisti europei.

Nel 2014 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo La Séverine di Cappiello: oltre l’arabesco japoniste un’icona tra arte e politica, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. VII, n. 13, fasc. 14, gennaio-giugno 2014), ricostruendo la tempra japponiste di Cappiello.
Nel 2016 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Il teatro di Cappiello: da Nos Actrices a 70 Dessins. Pariginismo e Japonisme, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. VIII, n. 16, fasc. 17, gennaio-dicembre 2016), focalizzando l’universo teatrale di Cappiello nella Parigi di Toulouse-Lautrec.
Nel settembre 2016 Francesca Cagianelli, in qualità di Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini inaugura il calendario delle iniziative culturali con un primo ciclo di conferenze intitolato “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”.
Nell’ambito di tale calendario, giovedì 22 settembre 2016, Dario Matteoni affronta il tema: La rivoluzione dell’affiche. Chéret-Toulouse Lautrec-Cappiello, evidenziando la discontinuità dei tre vip dell’affiche pur nell’ambito di una rivoluzione nel segno della Belle Epoque; giovedì 29 settembre 2016, Francesca Cagianelli cura la conferenza: Da Müller a Cappiello: il teatro inciso dei Livornesi di Parigi, volta a confermare il baricentro dell’ispirazione degli Italiens de Paris, ovvero l’universo teatrale.
Conclude Francesca Cagianelli con l’inedito argomento: Cappiello Designer. Il mito dei grandi Magazzini: dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette, giovedì 6 ottobre 2016. Sarà quest’ultima l’occasione per ripercorrere la multiforme applicazione espressiva del Livornese, assolutamente contigua al mito del progresso e della produzione industriale.

Nell’ottobre 2016 Francesca Cagianelli organizza una conversazione alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini con la giornalista Teresa Giannoni, per fare un bilancio sulla fortuna di Leonetto Cappiello in Italia. Qui di seguito il comunicato:

Conversazione condotta da Teresa Giannoni
con Francesca Cagianelli

Per un Cappiello ritrovato
acquisizioni, bilanci e rettifiche
tra le righe dell’ultima monografia dedicata all’artista

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

giovedì 20 ottobre 2016

1.

Il dato della partecipazione alle Promotrici fiorentine del 1890-1891 e del 1891-1892 – rispettivamente a quindici e sedici anni – pone definitivamente il caso di un Cappiello “enfant-prodige”, i cui esordi livornesi subiranno tuttavia una rimozione pressoché totale, fino alla riapertura del cosiddetto “caso Cappiello” con la mostra del 1985.

2.
Vi è stato chi, come Raffaele Monti, individuava in quest’occasione le coordinate di una Secessione labronica rispetto alla “riforma” macchiaiola, promossa tra gli altri da Antonio Antony de Witt, Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Amedeo Modigliani, Alfredo Müller, Plinio Nomellini, Mario Puccini: tra essi, a giudizio del critico, Cappiello avrebbe meritato soltanto una postazione marginale a causa di una presunta giovinezza anagrafica, pur restando agli atti la sua partecipazione, come si è visto, alle Promotrici fiorentine degli anni Novanta; senza contare che il periodo ascrivibile tra il 1890 e il 1897, anteriore alla partenza parigina, si consumerebbe, in virtù di tale impalcatura teorica, esclusivamente in un “tirocinio accademico” da una parte, e nell’adesione alla tecnica dei macchiaioli dall’altra, i cui esiti pittorici sarebbero peraltro attestati dalle opere presentate nella mostra del 1985.

3.
Brano dunque memorabile quello di Kahn perché, prescindendo dal depistaggio di decenni di successiva storiografia critica, responsabile di aver costruito in Italia l’artificio di un Cappiello esclusivamente affichiste, restituisce appieno il potere magnetico di “un art varié et délicat”, ripercorsa nelle sue diverse manifestazioni espressive, dall’affiche al ritratto.

4.
Rispetto a tale metamorfosi, a Misciattelli va senz’altro il merito di aver voluto ritessere, tra i primi in Italia, il filo di un’organicità creativa del livornese, purtroppo ancora oggi negata dalla critica accademica: a partire dal procedimento coincidente con il conseguimento dell’“estrema potenza nella massima semplificazione dei mezzi tecnici”, tipico della caricatura e dell’affiche, fino all’esito ritrattistico.

5.
Data al 1909 il debutto di Cappiello ritrattista al Salon des Humoristes di Parigi, salutato dalla critica con unanime interesse, a partire da Arsène Alexandre, che registra il primato della novità ritrattistica di Cappiello, presente con “le vivant Portrait de Paul Adam” (…). Il gradimento del critico si appunta sulla capacità di attualizzare, in La famiglia Cappiello, il tema tradizionale della giovane e bellissima madre che stringe a se i suoi figli come a volerli difendere “par son accent personnel, par la spontanéité du mouvement, par la hardiesse de l’arabesque”.

6.
Pari opportunità dunque per Cappiello tra Italia e Francia: tale, a nostro avviso, il doveroso riequilibrio del punto di vista storico da rivendicare ad oggi per il livornese.

7.
Resta tuttavia il commento di Soffici alla sala veneziana la traccia più sintomatica della impermeabilità italiana al ‘caso Cappiello’, in quanto anche se quest’ultimo “con la sagacia e singolarità del disegno, con la letizia dei suoi colori, con la dolcezza grave dei suoi accordi, i quali ricordano, liberamente, le festevoli decorazioni murali delle ville romane e di Pompei, conferma la stima ch’io feci di lui molti anni fa, e dà prova di essere per avventura – e a modo suo – uno dei pochi artisti viventi italiani che rappresentino nel mondo la nostra capacità geniale di mostrarci attuali fra gli attuali”, certamente non sembra rientrare nell’orizzonte estetico sofficiano, e comunque non può lontanamente ambire ad alcun’altra definizione se non a quella di “cartellonista”. Episodio dunque felice di internazionalismo artistico, quello del livornese, anche se minato nell’ottica sofficiana da una festevolezza linguistica che si stenta a ricondurre nei ranghi della grande tradizione italiana e si tende piuttosto a relegare nel più incerto reparto di un estemporaneo e avventuroso fenomeno creativo.

8.
Sembrerebbe che l’affermazione in ambito decorativo presso manifatture acclarate quali Beauvais e Gobelins potesse costituire un traguardo stabilmente impegnativo per l’artista; eppure, già nel 1928, si affacciano nuove committenze, stavolta in ambito teatrale, basti pensare che nell’aprile dell’anno successivo vengono pubblicati in “Theatre Guild Magazine” i costumi disegnati per il balletto ispirato a The Bells di Edgar Allan Poe, con la coreografia di Léonide Massine.

9.
Tra le amicizie eccellenti del livornese non bisogna d’altra parte dimenticare quell’Apollinaire di cui lo scrittore Henry Hugault ricorda nel 1932 l’edizione originale de Le Poète assassiné, apparsa a Parigi nel 1916, ma presentata successivamente in occasione dell’anniversario della morte del poeta, edizione quest’ultima corredata dalla copertina di Cappiello….

Nel dicembre 2016 il Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca invita Francesca Cagianelli e il Presidente di Fondazione Livorno Arte e Cultura, Luciano Barsotti, a presentare la monografia di Leonetto Cappiello al Puccini Museum.

Sempre nel dicembre 2016 l’Accademia di Belle Arti di Pisa, Alma Artis, invita Francesca Cagianelli in qualità di relatrice dell’incontro “Da Leonetto Cappiello alla grafica contemporanea. Metafora e iconicità nel linguaggio della comunicazione”.

Vedi anche capitolo precedente.

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Leonetto Cappiello: la riscoperta di Francesca Cagianelli dal 2009 al 2016

Nel 2009 Francesca Cagianelli fonda il periodico culturale “Livorno Cruciale XX e XXI” facendo di Leonetto Cappiello l’idolo delle sue copertine e la bandiera della sua politica culturale: il numero 0 è infatti intitolato “La grafica pubblicitaria” e reca in copertina Chocolat Klaus: è un successo strepitoso!
Di seguito il comunicato:

“Livorno Cruciale” inizia con questo numero le proprie pubblicazioni come rivista d’arte e di cultura attenta alle vicende della Livorno contemporanea. Un titolo così perentorio richiede qualche spiegazione: non sfugge il richiamo ad uno storico saggio di Carlo Ludovico Ragghianti che affermava la centralità del dipanarsi della storia artistica di una città, in quel caso Bologna, dal moderno al contemporaneo.
La rivista propone precise scelte di campo: ricade sotto la nostra attenzione la totalità dei fenomeni visivi che hanno segnato la vicenda artistica della città nel secolo appena trascorso e nell’attualità del XXI.
Non vi è in tale scelta l’assunto che si possa o si debba trovare in tutto questo un filo di continuità, piuttosto vi è l’esigenza di creare possibili genealogie di fenomeni artistici, assumendo come privilegiato punto di osservazione quello di una città come Livorno, attraversata nella sua storia recente da numerose pulsioni, in costante dibattersi tra aneliti verso l’esterno e chiusure nel rassicurante mondo della provincia. E se al momento attuale ravvisiamo nelle scelte compiute dalla cultura ufficiale cittadina proprio la strada della chiusura, Livorno Cruciale si pone innanzitutto come ricerca di tutte quelle esperienze e quei fermenti che nella storia recente e nell’attualità hanno postulato una dimensione non provinciale del fare artistico.
Non è senza significato, proprio nell’idea di seguire possibili genealogie non provinciali, che si sia scelto come primo argomento il tema della grafica pubblicitaria, analizzata nelle più diverse manifestazioni dai raffinati affiches di Leonetto Cappiello, alle pubblicità di ispirazione vagamente neorealista di Cafiero Filippelli, alle recenti prove grafiche di un quotidiano, nel caso specifico il giornale cittadino “Il Tirreno”, per approdare al web design e quindi al disegno dei siti internet.

La seconda puntata dell’impresa di valorizzazione di Leonetto Cappiello data al maggio 2011, quando in una Livorno calamitata dall’“eredità fattoriana” del Gruppo labronico, Francesca Cagianelli inaugurava la mostra “Leonetto Cappiello. Il genio dell’arabesco”, annunciando l’avvio dei lavori per la monografioa sull’artista.
Di seguito il comunicato:

Archivi e Eventi
Associazione Culturale per la documentazione e la promozione dell’Ottocento e del Novecento Livornese
presenta

Editorart

Leonetto Cappiello
Il genio dell’arabesco

quinto appuntamento di
Fattori a parte
Tappe cruciali del grande collezionismo labronico
a cura di Francesca Cagianelli

inaugurazione sabato 18 maggio 2011, ore 17.30
Circolo Culturale d’Arte Antonio Amato
via Michon, 22 – Livorno

“Tra editoria e arte prosegue Editorart, l’innovativa rassegna livornese ideata e curata da Francesca Cagianelli, promossa dall’Associazione “Archivi e Eventi” presso il Circolo Culturale d’Arte Antonio Amato.
Ai quattro eventi espositivi finora realizzati grazie alla collaborazione di prestigiosi collezionisti privati livornesi, si aggiunge questo sabato l’importante appuntamento dal titolo Leonetto Cappiello. Il genio dell’arabesco: un percorso davvero inevitabile quest’ultimo nel contesto del ciclo espositivo denominato “Fattori a parte”.
Non è senza ragione ribadire allora la continuità del progetto pluriennale concepito da “Archivi e Eventi” in margine ai Livornesi di Parigi, a partire dalla recente e applauditissima mostra dedicata a Alfredo Müller, per proseguire con la prossima pubblicazione, nell’ambito della collana “Maestri Livornesi dell’800-900”, della monografia: Leonetto Cappiello: oltre l’affiche, a cura di Francesca Cagianelli.
Si avverte ancora una volta l’esigenza di chiarire l’ennesimo malinteso cumulato da un cinquantennio di storia dell’arte e di disattenta critica militante, eccessivamente autoctona e scarsamente filologica, che ha preferito obliterare i natali livornesi dell’artista, e principalmente la formazione pittorica, per indulgere alla più fortunata produzione grafica e cartellonistica, senza contare che la poliedrica genialità di Cappiello rifulge anche grazie proprio alla sua produzione pittorica, che respira frangenti inequivocabilmente italiani: a testimoniare tutto ciò dipinti quali Autoritratto, Famiglia Cappiello, Ritratto di Giovanni Targioni Tozzetti, Giovinezza gioiosa e il ritrovato capolavoro Ritratto della Sig. Diana Borsi, di proprietà della FINEGIL, destinati a sostenere il confronto con le più fortunate affiches.
Dopo la mostra retrospettiva del 1960 alla Casa della Cultura di Livorno, limitatasi a sancire la rilettura standard di Cappiello in veste di “padre del cartello pubblicitario”, attraverso un percorso espositivo esclusivamente di caricature, bozzetti e manifesti, a Livorno si è continuato a tacere, nonostante le frequenti celebrazioni in sede internazionale, fino all’iniziativa espositiva del 1985.
In quest’occasione, per quanto il titolo Leonetto Cappiello dalla pittura alla grafica lasciasse presagire una corretta rilettura della produzione pittorica, ci si limitava a presentare soltanto sei dipinti dell’artista, mentre la notazione, contenuta in uno dei saggi critici in catalogo, relativa a un presunto “disagio” dell’artista in sede pittorica”, riproponeva certi equivoci critici sottesi alla mostra, concidenti con la mancata risoluzione della ‘questione italiana’ di Cappiello.
Non è senza stupore che ancora oggi si legge in quel catalogo di “quella assurda estraneità che la figura di Cappiello suscita ancora in alcuni settori dell’informazione artistica italiana”, anzi, non si può non restare sopraffatti da una particolare inquietudine, al punto che le parole del critico livornese, autore del saggio in questione, oggi potrebbere essere evocate quali ragioni di una vera e propria occasione mancata per una più attuale rilettura di Cappiello.
Ritenendo che provocazioni e complicazioni debbano una volta per tutte dilagare nel settore dell’indagine storico-critica e motivare riflessioni più aggiornate, ci preme ribadire oggi l’attualità della ‘questione italiana’ di Cappiello, soprattutto in una Livorno che ha smarrito quei percorsi di ragionevole orgoglio offerti dalla propria cultura figurativa.
E se a Parigi, più che a Livorno, risulta senz’altro sedimentata la bibliografia critica relativa al contributo universale di Cappiello in sede di affiche, ci si azzarda ad ipotizzare che forse la compagine storiografica francese era senz’altro più preparata ad accogliere e inquadrare contributi stilistici di tale genialità, mentre Livorno, eccessivamente prona a mitizzare l’epopea fattoriana, preferiva espellere questo corpo estraneo di cromatismo e di arabesco che si chiama Cappiello.
In mostra due importanti manifesti di Leonetto Cappiello: Bitter Campari 1921 (litografia, mm 1980×1400), Spumante Contratto 1922 (litografia, mm 1000×1400); una rara latta; alcune straordinarie illustrazioni di attrici e intellettuali pubblicati nel prezioso album “70 dessins de Cappiello”; l’intero album edito da La Maison Fleury nel 1905”.

Nel giugno 2016 Francesca Cagianelli presenta finalmente la monografia di Leonetto Cappiello.
Di seguito il comunicato:

La grande scommessa di Archivi e Eventi: Cappiello tra i maestri
dell’Ottocento e del Novecento a Livorno

“Una grande impresa ideata e promossa da “Archivi e Eventi” con il contributo di Fondazione Livorno, sta per ripristinare, e per così dire, vivificare a Livorno, dopo un trentennio di rimozione, la personalità indiscutibilmente internazionale di Leonetto Cappiello.
Da sempre sensibile alla storia complessa e insieme prestigiosa degli Italiens de Paris, “Archivi e Eventi” ha voluto intitolare una collana, “Maestri livornesi dell’Ottocento e del Novecento” a tutti quei Livornesi che hanno solcato la carriera internazionale, partendo da un outsider come Alfredo Muller, fiore all’occhiello della nostra Associazione, per proseguire appunto con Cappiello.
Da tempo soggetto alla miopia critica di coloro che, anche in tempi recenti, consenzienti con una vetusta storiografia, intendevano marginalizzarne la personalità, appiattendola esclusivamente sulla produzione affichistica, il livornese Cappiello incassa oggi un ribaltamento esegetico integrale.
Saltano cioè alla ribalta nella monografia dedicata da Cagianelli a Cappiello imprese finora colpevolmente ignorate, ma che tuttavia sono sufficienti a restituire una ponderosa quanto organica creatività cappiellesca.
Per la prima volta in Italia Leonetto Cappiello riemerge in questa monografia pienamente rivalutato oltre che come affichiste, anche come pittore, caricaturista, decoratore, scultore, e perfino designer.
Viene finalmente a decadere la scomunica pluriennale della critica d’arte italiana avviatasi con Ardengo Soffici che ne aveva ridimensionato la produzione artistica negli argini esclusivamente dell’affiche.
Di contro a tale miope storiografia critica è stato Ugo Ojetti tra i primi a promuovere l’artista livornese, sia in Italia che in Francia, pubblicando numerosi interventi volti al suo inquadramento nei termini di precursore dei Balletti Russi e dei Fauves.
Ma sono soprattutto i protagonisti più autorevoli della compagine critica e letteraria francese, da Louis Vauxcelles a Jean-Louis Vaudoyer, da Camille Mauclair a Gustave Kahn, da Guillaume Apollinaire a André Salmon, da Henry Bataille a Arsène Alexandre, da Jean Cocteau a Marcel Prevost, a decretare il talento universale di Cappiello, in particolare rispetto alla formula dell’arabesco, intesa quale modernissima struttura grafica vibrante di umori japonistes.
Sfilano quindi nel volume, come in una sorta di processo mediatico, le innumerevoli sentenze estetiche stilate sia in sede francese che italiana, spesso riportate in lingua originale allo scopo di testimoniare l’irriducibile internazionalità del livornese, fino a ricostruire un quadro assolutamente inedito della fortuna cappiellesca.
Dagli esordi caricaturali parigini sulle pagine di “Le Rire” e de “La Revue Blanche”, che nel 1898 ne fecero l’homme du jour, fino alla consacrazione nel 1903 con il manifesto-cult Chocolat Klaus, e ancora dagli affreschi per la villa di Louis Louis-Dreyfus (1907) fino all’impresa decorativa per le Galeries Lafayette (1912), e infine dai celeberrimi album teatrali, in particolare Nos Actrices e Le Théâtre de Cappiello, fino all’exploit pittorico, emergono con aritmetica evidenza, le testimonianze di un talento moderno e versatile che seppe tradurre il procedimento creativo nei termini di un vero e proprio sistema produttivo concepito in scala, a partire dall’idea originale dell’ormai proverbiale arabesco.
Non più e non soltanto le affiches, dunque, come per altro esplicitato nel titolo programmatico scelto per questo volume, ma un profluvio di espressioni artistiche riconducibili al comun denominatore della grazia e dell’ironia.
Sarà il Soprintendente per le Belle Arti e il Paesaggio di Pisa e Livorno, Andrea Muzzi, a sceverare l’inedito punto di vista di Francesca Cagianelli, impegnata in quest’occasione nella riassunzione di pari opportunità per Cappiello tra Italia e Francia.

Nel settembre 2016 Francesca Cagianelli inaugurava alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini la mostra “Cappiello e la caricatura”.
Di seguito il comunicato:

Cappiello e la caricatura
La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes

mostra promossa da
Comune di Collesalvetti

a cura di
Francesca Cagianelli

in occasione di
Fiera Paesana di Collesalvetti

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti

inaugurazione martedì 6 settembre 2016

“Si inaugura martedì 6 settembre 2016 alle ore 15.00, presso la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini di Collesalvetti, la mostra “Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes”, promossa dal Comune di Collesalvetti, in occasione della Fiera Paesana di Collesalvetti (fino al 13 ottobre 2016, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30).
La mostra, curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca, intende proseguire la missione museale inerente la stagione culturale e artistica dei due Servolini.
Menzionato infatti da Carlo Servolini, per bocca di Giovanni Fattori, nella sua Commedia Labronica delle Belle Arti, come uno dei tre “emigranti”, insieme con Ermenegildo Bois e Alfredo Müller, Leonetto Cappiello è tra gli “Italiani di Parigi” colui che più di tutti eccelle in quella rivitalizzazione dell’arte giapponese, celebrata da Luigi Servolini nei suoi numerosi trattati dedicati alle tecniche incisorie.
Fu Albert Flament, critico, giornalista e romanziere francese, a commentare dalle pagine de “La Presse” del 15 giugno 1899 la pubblicazione di Nos actrices, il primo album teatrale di Cappiello, edito dalla “Revue Blanche”, con la prefazione di Marcel Prévost: “Un artista, un Italiano di cui il successo da alcuni giorni è considerevole a Parigi – Leonetto Cappiello – ha pubblicato una serie di disegni sulle nostre attrici che costituisce una di quelle opere allo stesso tempo meravigliose e incomprensibili, piene di talento, di esagerazione, di difetti e di qualità, che fanno del loro autore da un po’ di tempo un uomo di valore a Parigi, sebbene passerebbe a Orléans o a Rouen per un disegnatore infantile, un caricaturista senza grande importanza. E’ facile da spiegarsi perché questo album di Cappiello ottiene un tale successo di divertimento; i personaggi rappresentati si muovono correntemente di fronte a noi; noi conosciamo i loro tic, i loro gesti; un’illusione speciale fa sì che noi non possiamo evocarli senza questo tic o questo gesto, è quella che giustamente rende Cappiello in modo straordinario”.
Cappiello riuscirà a rendere indimenticabile il sorriso delle dive del cafè-chantant, diversamente dai suoi più famosi predecessori francesi, dediti, come nel caso di Léandre, all’esagerazione e addirittura alla deformazione dei tratti dominanti.
Non vi è dubbio: Cappiello inverte il corso della caricatura francese.
In sintesi il livornese ha il merito di procedere per esclusione, fino a ottenere “l’istantanea dell’espressione”.
Ecco che dive quali Granier, Rejane, Sarah Bernhardt, Mariette Sully, Lara, Brandès, Lucienne Bréval, Yahne, Mégard, Lender, Lavallière, Marie-Avoine, e altre ancora, sfilano davanti al lettore bramoso degli Album illustrati, non fissate in posa per la posterità, ma afferrate senza essere avvertite, e nella loro effettiva attitudine, attrici, infine, in un ruolo dove, malgrado la preparazione, si rivela il loro vero spirito.
D’altra parte, proprio nel 1899, data dell’Album Nos actrices, si colloca il primo manifesto cappiellesco, Frou-Frou, interpretazione in chiave umoristica dell’icona lautrechiana della ballerina del cafè-chantant, all’origine di tutta una letteratura critica volta all’inquadramento del livornese nel solco del rinnovamento grafico francese, costantemente venato di umori japonistes.
Anche l’irriducibile giornalista frondista, Caroline Rémy, in arte Séverine, bollerà le caricature di Marthe Brandès, Gabrielle Réjane, Marthe Mellot, Sarah Bernhardt, tratteggiate in Nos actrices, definendole capolavori tessuti di un esotismo ieratico.
Non diversamente accade per l’album 70 dessins de Cappiello, una raccolta di caricature precedenti, pubblicata nel 1905 a cura dell’editore H. Floury, di cui la critica esalterà la suggestione primitiva scaturita dall’inconfondibile cifra japoniste.
Tra i primi a pronunciarsi sull’album 70 dessins de Cappiello è Ugo Ojetti, determinato a celebrare la rivoluzione cappiellesca in sede di caricatura, laddove le sue maschere teatrali risultano quasi un omaggio alla cifra di un Hokusai.
Spinge infine sul coté della modernità Gustave Kahn, uno dei più lucidi interpreti della fortuna dell’album 70 dessins nella Parigi del XX secolo, fortuna da lui stesso inquadrata nel panorama relativo alla moda dell’editoria illustrata, veicolo di sensazioni rapide, di ricordi di immagini, di serate ammantate di luci, di cerimonie brillanti.
Una fascinazione continua, quella proposta dagli album cappielleschi, la cui grazia leggera oscilla tra le seducenti nuances nipponiche”.

Govedì 6 ottobre 2016 Francesca Cagianelli cura la conferenza “Cappiello designer. Il mito dei grandi magazzini”.
Di seguito il comunicato:

Cappiello designer
Il mito dei grandi Magazzini
dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette

conferenza di Francesca Cagianelli

nell’ambito di

OMAGGIO A CAPPIELLO
La Belle Epoque e l’Italia

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini
giovedì 6 ottobre 2016, ore 16.30

“Si avvia alla 3° puntata il calendario delle iniziative culturali intitolato “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”, promosso dalla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini nel 2016.
Dopo la conferenza di Dario Matteoni, La rivoluzione dell’affiche. Chéret-Toulouse Lautrec – Cappiello, (giovedì 22 settembre 2016), e dopo la conferenza di Francesca Cagianelli, Da Müller a Cappiello: il teatro inciso dei Livornesi di Parigi, (giovedì 29 settembre 2016), ecco l’episodio conclusivo.
Giovedì 6 ottobre 2016, ore 16.30, Francesca Cagianelli introduce l’inedito argomento Cappiello Designer. Il mito dei grandi Magazzini: dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette. Sarà quest’ultima l’occasione per ripercorrere la multiforme applicazione espressiva del Livornese, assolutamente contigua al mito del progresso e della produzione industriale”.

E non è ancora finita….

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C come CAPPIELLO / C come COINCIDENZE

di Francesca Cagianelli

Leggo su internet il comunicato diffuso dal Comune di Livorno, in merito all’imminente mostra dal titolo “Réclame. Leonetto Cappiello e le stagioni della grafica pubblicitaria a Livorno”, prevista a metà dicembre a Villa Fabbricotti, di cui riportiamo uno stralcio del peraltro breve comunicato:

“Rèclame. Leonetto Cappiello e le stagioni della grafica pubblicitaria a Livorno” è il titolo della mostra che dal 15 dicembre potrà essere visitata nella Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti fino al 17 febbraio (…). L’esposizione, curata da Antonella Capitanio, è un omaggio alla grafica pubblicitaria degli inizi del Novecento. Saranno esposti gli storici manifesti di Cappiello, gli album di caricature e materiali d’uso comune come i menù di sala per i ristoranti. Ci saranno anche i lavori realizzati da Vittorio Corcos, Plinio Nomellini, Renato Natali e Osvaldo Peruzzi. A Cappiello, protagonista per decenni del manifesto pubblicitario, è stato dedicato, nel 1961, un monumento celebrativo in piazza Aldo Moro in zona Fabbricotti. Il Comune di Livorno e Itinera Progetti, con la collaborazione della Fondazione Livorno, hanno reso possibile la realizzazione della mostra”.

Curiosamente, pochi mesi addietro, in occasione della Procedura Selettiva a tempo determinato, bandita dal Comune di Livorno per Direttore scientifico dei Musei di Livorno, presentavo, nell’ambito dell’ipotesi gestionale richiesta dallo stesso Comune, un progetto su Cappiello e la grafica pubblicitaria. Di seguito il paragrafo ad esso dedicato:

“Altro capitolo fondamentale della dinamicizzazione del percorso espositivo del Museo della Città nel rapporto con il Museo di Villa Mimbelli riguarda la personalità internazionale di Leonetto Cappiello declinato come un capitolo della Belle Epoque e da approfondire attraverso itinerari espositivi costruiti intorno al tema della grafica internazionale, dell’affiche pubblicitario e dell’illustrazione libraria”.

Tenendo conto che la Curatrice della mostra promossa dal Comune di Livorno, Antonella Capitanio, e il Presidente di Commissione della procedura selettiva bandita dal Comune, sono la stessa persona, comprendo con estrema difficoltà come la stessa Capitanio abbia potuto ritenere “NON IDONEA” la mia ipotesi gestionale.

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