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Orizzonti d’Europa nel 2019 per la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini: si parte da Escher

Sabato 13 gennaio 2019, ore 11.00, va in onda alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (via Umberto I, n. 63 – Collesalvetti) la 7° Puntata del Calendario culturale Autunno/Inverno 2018-2019, dal titolo “I Sabati della Pinacoteca”: La Pinacoteca tra Patrimonio e Donazioni. Il senso della grafica da Vitaliano De Angelis a Mimì Quilici Buzzacchi, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, in occasione della mostra Una donna tra le due guerre. Mimì Quilici Buzzacchi e l’Italia del ‘900: Vedute del cuore tra xilografie, litografie ed ex-libris 1923/1969 (15 novembre 2018 -7 marzo 2019, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30).
E’ la volta di Dario Matteoni, Storico dell’arte, Direttore “Alma Artis” Accademia di Belle Arti, Pisa, che interverrà su tematiche internazionali relative all’influenza di Escher in Italia, oggetto della lezione Al tempo di Escher: viaggio in Italia sulle orme della xilografia italiana da Benvenuto Disertori a Bruno Da Osimo.
Racchiusa nell’ambito di una catena di giganti della xilografia nazionale, quali Benvenuto Disertori (Trento, 1887 – Milano, 1969), e Bruno da Osimo (Osimo, 1888 – Ancona, 1962), Mimì Quilici Buzzacchi giocherà la sua brillantissima partita firmando una sorta di baedeker novecentesco, dove la fantasia luministica tende a rivitalizzare le vestigia dell’architettura italiana.
Su tutti regna l’ombra di Maurits Cornelis Escher (Leeuwarden, 17 giugno 1898 – Laren, 27 marzo 1972), presente in Italia nella primavera del 1922 in compagnia di alcuni amici svizzeri quali Giuseppe Haas Triverio (Sachseln, 1899 – 1963), decoratore poi convertitosi alla pratica incisoria, e del pittore Robert Schiess (Cham, 1896–1956), con cui visitò gli Abruzzi, la Campania, la Sicilia, Corsica e Malta.
Rimasto stregato dalla bellezza del territorio italiano, il grafico vi ritornò nell’autunno dello stesso anno, imbarcandosi su una nave da carico diretta a Cadice e, quindi, a Genova, spingendosi fino a Siena, dove eseguì le prime xilografie dedicate ai paesaggi italiani.
Folgorato dalle meraviglie architettoniche senesi e dalle scenografiche campagne toscane, avviò una produzione xilografica intitolata al magniloquente patrimonio naturalistico e artistico toscano, diversificando gli itinerari, senza mancare di appassionarsi anche a San Gimignano.
Animato da una crescente irrequietudine, nella primavera del 1923 Escher si trasferisce presso la costiera amalfitana, di cui ritrasse i declivi calcarei a picco sul mare e, ammaliato sia dalla straordinaria plasticità dell’atmosfera luminosa, sia dalla commistione di elementi romani, greci e saraceni presente nelle architetture di Ravello, Atrani e Amalfi, si dilettò di addentrarsi nei segreti di una così teatrale orografia.
Stabilitosi poi a Roma, in un’elegante dimora nel quartiere Gianicolense, Escher poté finalmente dedicarsi con assoluta devozione alla sua vocazione grafica.

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“Non vi resta che sposare in ventiquattro minuti la luna”: ecco il miglior augurio per la cultura del 2019

di Francesca Cagianelli

Dal blog di “Livorno Cruciale”, palcoscenico privilegiato di tante campagne promozionali e di ponderati comunicati programmatici, piace diffondere, alla fine di questo impegnativo 2018, un coro di soddisfazione: innanzitutto per il dato prestigioso di una stagione di impegno dell’Associazione “Archivi e Eventi” che a dodici anni dalla sua fondazione riscuote un successo trasversale, tanto raro quanto eclatante.
Dodici anni intensamente produttivi, scanditi da mostre filologiche e al contempo pionieristiche, autorevoli cataloghi registrati perfino alla Library of Congress di Washington, monografie preziose per la riscoperta di personalità dimenticate dell’’800-‘900, collane editoriali di rilevanza nazionale – quelle in particolare promosse con FINEGIL, Editoriale L’Espresso – eventi promozionali, conferenze e convegni sempre attenti al fattore “scoperta”, caratterizzati da un’innnovativa miscela di valorizzazione delle emergenze culturali del territorio, ma con un occhio al panorama nazionale e anche internazionale, basti pensare al cult editoriale della monografia dedicata a Charles Doudelet, maestro del simbolismo belga: e tale monografia, non a caso patrocinata dai Musei Reali del Belgio, si fregia di uno dei marchi editoriali più blasonati in Italia e all’estero, Leo S. Olschki.
Ma non è davvero l’unico caso in cui Francesca Cagianelli, Presidente di “Archivi e Eventi”, può vantare una condotta da ‘antesignana’ nell’attuale panorama della ricerca storico-artistica: basti pensare alla monografia dedicata a un piccolo grande maestro livornese, Gabriele Gabrielli, artista totalmente sconosciuto al grande pubblico, così come agli addetti ai lavori, se è vero che tale monografia resta attualmente l’unico strumento bibliografico di riferimento.
Su tale ‘priorità acquisita’ Cagianelli non consente deroghe, visto che Gabrielli campeggia oggi in una grande mostra a Rovigo, promossa dalla Fondazione Cariparo, insieme ai grandi maestri internazionali dell’arte esoterica.
Senza contare “il caso Cappiello” di cui “Archivi e Eventi” è stata ed è praticamente la prima istituzione culturale Promotrice in Italia, grazie alla monografia curata da Cagianelli, ad oggi unico strumento bibliografico esaustivo.
Risultati storici, che Cagianelli può consapevolmente ascrivere a una carriera di ideatrice, promotrice, curatrice, manager, che l’ha condotto a bissare – seguendo per così dire l’invito di Krimer a “sposare in ventiquattro minuti la luna” – l’esperienza Associativa di “Archivi e Eventi”, con la Presidenza del “Centro Cagianelli per il ‘900”.
Un’esperienza che l’ha spinta a ipotizzare uno spartiacque tra la Toscana e l’Umbria, in omaggio a Enrico Cagianelli, lo scultore perugino, autore di ben cinque monumenti ai Caduti dell’Umbria, che il 2018, a 80 anni dalla scomparsa, ha visto decollare nella classifica editoriale grazie al volume “1918-2018 CENTO ANNI DI MEMORIA Rilievo e catalogazione dei monumenti ai Caduti della Prima Guerra Mondiale in Umbria”, ma soprattutto grazie alla alla monografia promossa dal “Centro Cagianelli per il ‘900”: “Enrico Cagianelli 1886-1938. Esteta aristocratico e sommamente lirico”.
L’accoglienza del Comune di Pisa verso tale progettualità si pone come una prima escalation istituzionale del lungo percorso previsto dalla Presidente che pensa ad una lungimirante sutura tra le due regioni, l’Umbria e la Toscana, la prima testimone dell’intensa attività dell’artista, la seconda della complessa e responsabile vicenda esistenziale e professionale di chi è votato a garantire l’accesso di quest’ultimo alla fruizione del futuro.

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Cappiello 2 – Al di là di miti e ricordi

L’urgenza di una storicizzazione in ambito storico artistico non può e non deve mai basarsi su esigenze personali o più specifici momenti emozionali, ma sempre radicarsi in un ragionato percorso di indagine bibliografica e coincidere con un atto di responsabile impegno scientifico.

Con tali intenzionalità Francesca Cagianelli, dopo decenni di silenzio storiografico da parte di storici dell’arte locali e nazionali, nonchè nell’assenza totale di iniziative di ambito universitario e istituzionale, ha sistematicamente promosso il rilancio di Leonetto Cappiello.

Nel 2009 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Cappiello e la Belle Epoque italiana, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. I, n. 0, marzo – giugno 2009), ponendo il caso irrisolto di un’esigenza di storicizzazione di Cappiello rispetto alla stagione artistica italiana.

Nel 2010 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Leonetto Cappiello: armonie in bianco da Livorno all’Europa, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. II, n. 4, settembre-dicembre 2010), reintegrando la pittura cappiellesca all’interno di una ligne di impressionisti europei.

Nel 2014 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo La Séverine di Cappiello: oltre l’arabesco japoniste un’icona tra arte e politica, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. VII, n. 13, fasc. 14, gennaio-giugno 2014), ricostruendo la tempra japponiste di Cappiello.
Nel 2016 Francesca Cagianelli pubblica l’articolo Il teatro di Cappiello: da Nos Actrices a 70 Dessins. Pariginismo e Japonisme, in “Livorno Cruciale” (Edizioni ETS, Pisa, a. VIII, n. 16, fasc. 17, gennaio-dicembre 2016), focalizzando l’universo teatrale di Cappiello nella Parigi di Toulouse-Lautrec.
Nel settembre 2016 Francesca Cagianelli, in qualità di Conservatrice della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini inaugura il calendario delle iniziative culturali con un primo ciclo di conferenze intitolato “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”.
Nell’ambito di tale calendario, giovedì 22 settembre 2016, Dario Matteoni affronta il tema: La rivoluzione dell’affiche. Chéret-Toulouse Lautrec-Cappiello, evidenziando la discontinuità dei tre vip dell’affiche pur nell’ambito di una rivoluzione nel segno della Belle Epoque; giovedì 29 settembre 2016, Francesca Cagianelli cura la conferenza: Da Müller a Cappiello: il teatro inciso dei Livornesi di Parigi, volta a confermare il baricentro dell’ispirazione degli Italiens de Paris, ovvero l’universo teatrale.
Conclude Francesca Cagianelli con l’inedito argomento: Cappiello Designer. Il mito dei grandi Magazzini: dalle affiches per Mele alle Galeries Lafayette, giovedì 6 ottobre 2016. Sarà quest’ultima l’occasione per ripercorrere la multiforme applicazione espressiva del Livornese, assolutamente contigua al mito del progresso e della produzione industriale.

Nell’ottobre 2016 Francesca Cagianelli organizza una conversazione alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini con la giornalista Teresa Giannoni, per fare un bilancio sulla fortuna di Leonetto Cappiello in Italia. Qui di seguito il comunicato:

Conversazione condotta da Teresa Giannoni
con Francesca Cagianelli

Per un Cappiello ritrovato
acquisizioni, bilanci e rettifiche
tra le righe dell’ultima monografia dedicata all’artista

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

giovedì 20 ottobre 2016

1.

Il dato della partecipazione alle Promotrici fiorentine del 1890-1891 e del 1891-1892 – rispettivamente a quindici e sedici anni – pone definitivamente il caso di un Cappiello “enfant-prodige”, i cui esordi livornesi subiranno tuttavia una rimozione pressoché totale, fino alla riapertura del cosiddetto “caso Cappiello” con la mostra del 1985.

2.
Vi è stato chi, come Raffaele Monti, individuava in quest’occasione le coordinate di una Secessione labronica rispetto alla “riforma” macchiaiola, promossa tra gli altri da Antonio Antony de Witt, Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Amedeo Modigliani, Alfredo Müller, Plinio Nomellini, Mario Puccini: tra essi, a giudizio del critico, Cappiello avrebbe meritato soltanto una postazione marginale a causa di una presunta giovinezza anagrafica, pur restando agli atti la sua partecipazione, come si è visto, alle Promotrici fiorentine degli anni Novanta; senza contare che il periodo ascrivibile tra il 1890 e il 1897, anteriore alla partenza parigina, si consumerebbe, in virtù di tale impalcatura teorica, esclusivamente in un “tirocinio accademico” da una parte, e nell’adesione alla tecnica dei macchiaioli dall’altra, i cui esiti pittorici sarebbero peraltro attestati dalle opere presentate nella mostra del 1985.

3.
Brano dunque memorabile quello di Kahn perché, prescindendo dal depistaggio di decenni di successiva storiografia critica, responsabile di aver costruito in Italia l’artificio di un Cappiello esclusivamente affichiste, restituisce appieno il potere magnetico di “un art varié et délicat”, ripercorsa nelle sue diverse manifestazioni espressive, dall’affiche al ritratto.

4.
Rispetto a tale metamorfosi, a Misciattelli va senz’altro il merito di aver voluto ritessere, tra i primi in Italia, il filo di un’organicità creativa del livornese, purtroppo ancora oggi negata dalla critica accademica: a partire dal procedimento coincidente con il conseguimento dell’“estrema potenza nella massima semplificazione dei mezzi tecnici”, tipico della caricatura e dell’affiche, fino all’esito ritrattistico.

5.
Data al 1909 il debutto di Cappiello ritrattista al Salon des Humoristes di Parigi, salutato dalla critica con unanime interesse, a partire da Arsène Alexandre, che registra il primato della novità ritrattistica di Cappiello, presente con “le vivant Portrait de Paul Adam” (…). Il gradimento del critico si appunta sulla capacità di attualizzare, in La famiglia Cappiello, il tema tradizionale della giovane e bellissima madre che stringe a se i suoi figli come a volerli difendere “par son accent personnel, par la spontanéité du mouvement, par la hardiesse de l’arabesque”.

6.
Pari opportunità dunque per Cappiello tra Italia e Francia: tale, a nostro avviso, il doveroso riequilibrio del punto di vista storico da rivendicare ad oggi per il livornese.

7.
Resta tuttavia il commento di Soffici alla sala veneziana la traccia più sintomatica della impermeabilità italiana al ‘caso Cappiello’, in quanto anche se quest’ultimo “con la sagacia e singolarità del disegno, con la letizia dei suoi colori, con la dolcezza grave dei suoi accordi, i quali ricordano, liberamente, le festevoli decorazioni murali delle ville romane e di Pompei, conferma la stima ch’io feci di lui molti anni fa, e dà prova di essere per avventura – e a modo suo – uno dei pochi artisti viventi italiani che rappresentino nel mondo la nostra capacità geniale di mostrarci attuali fra gli attuali”, certamente non sembra rientrare nell’orizzonte estetico sofficiano, e comunque non può lontanamente ambire ad alcun’altra definizione se non a quella di “cartellonista”. Episodio dunque felice di internazionalismo artistico, quello del livornese, anche se minato nell’ottica sofficiana da una festevolezza linguistica che si stenta a ricondurre nei ranghi della grande tradizione italiana e si tende piuttosto a relegare nel più incerto reparto di un estemporaneo e avventuroso fenomeno creativo.

8.
Sembrerebbe che l’affermazione in ambito decorativo presso manifatture acclarate quali Beauvais e Gobelins potesse costituire un traguardo stabilmente impegnativo per l’artista; eppure, già nel 1928, si affacciano nuove committenze, stavolta in ambito teatrale, basti pensare che nell’aprile dell’anno successivo vengono pubblicati in “Theatre Guild Magazine” i costumi disegnati per il balletto ispirato a The Bells di Edgar Allan Poe, con la coreografia di Léonide Massine.

9.
Tra le amicizie eccellenti del livornese non bisogna d’altra parte dimenticare quell’Apollinaire di cui lo scrittore Henry Hugault ricorda nel 1932 l’edizione originale de Le Poète assassiné, apparsa a Parigi nel 1916, ma presentata successivamente in occasione dell’anniversario della morte del poeta, edizione quest’ultima corredata dalla copertina di Cappiello….

Nel dicembre 2016 il Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca invita Francesca Cagianelli e il Presidente di Fondazione Livorno Arte e Cultura, Luciano Barsotti, a presentare la monografia di Leonetto Cappiello al Puccini Museum.

Sempre nel dicembre 2016 l’Accademia di Belle Arti di Pisa, Alma Artis, invita Francesca Cagianelli in qualità di relatrice dell’incontro “Da Leonetto Cappiello alla grafica contemporanea. Metafora e iconicità nel linguaggio della comunicazione”.

Vedi anche capitolo precedente.

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Associazioni e discrezionalità

Si assiste oggi a un pullulare associativo che non deve esimerci da riflessioni severe, soprattutto laddove sono gli enti pubblici e le istituzioni museali ad essere colonizzate, o a farsi colonizzare.
Le ragioni giacciono nelle pieghe di quella discrezionalità che dalla sfera del privato tracima sempre più frequentemente nelle maglie progressivamente dilatate del settore pubblico.
Come libera professionista, assolutamente cosciente di tali meccanismi, sono tuttavia allibita dalla disinvoltura tramite cui tale prassi si sta progressivamente radicandosi nelle provincie del nostro territorio.
E il piccolo cabotaggio è assicurato.
Invitiamo quindi gli storici dell’arte ma più genericamente i nostri interlocutori a pronunciarsi su tale discrezionalità.

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