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Associazioni e discrezionalità

Si assiste oggi a un pullulare associativo che non deve esimerci da riflessioni severe, soprattutto laddove sono gli enti pubblici e le istituzioni museali ad essere colonizzate, o a farsi colonizzare.
Le ragioni giacciono nelle pieghe di quella discrezionalità che dalla sfera del privato tracima sempre più frequentemente nelle maglie progressivamente dilatate del settore pubblico.
Come libera professionista, assolutamente cosciente di tali meccanismi, sono tuttavia allibita dalla disinvoltura tramite cui tale prassi si sta progressivamente radicandosi nelle provincie del nostro territorio.
E il piccolo cabotaggio è assicurato.
Invitiamo quindi gli storici dell’arte ma più genericamente i nostri interlocutori a pronunciarsi su tale discrezionalità.

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Federico Marri firma il catalogo tematico di Pietro Nardini

Nell’aprile del 2017 è uscito presso Diastema di Treviso, con il contributo dell’associazione “Amici dei musei e dei monumenti livornesi”, il catalogo tematico dell’opera di Pietro Nardini scritto dal nostro collaboratore Federico Marri e dalla violinista francese Marie Rouquié.
Il livornese Nardini (Livorno, 1722 – Firenze, 1793) è stato uno dei maggiori violinisti e compositori del secondo Settecento, celebre in tutta Europa per la sua prodigiosa abilità e per la straordinaria raffinatezza della sua improvvisazione. Attivo negli anni Sessanta alle corti di Vienna, Stoccarda, Braunschweig, Dresda e Berlino, dal 1769 alla morte fu primo violino e direttore della cappella musicale del Granduca di Toscana, contribuendo ad innalzare il livello musicale della capitale del Granducato e creando una scuola violinistica fiorentina che, attraverso i numerosi allievi, continuò fin dentro l’Ottocento. La figura e la musica di Nardini stanno suscitando da alcuni anni grande interesse presso i violinisti e i musicologi europei e americani, anche grazie alle ricerche sviluppate da Marri all’Istituto “Mascagni”; non altrettanto, al solito, nella sua città natale.
Pubblichiamo di seguito la recensione al volume apparsa sul numero 1/2018 della “Rivista italiana di musicologia”, organo ufficiale della Società italiana di musicologia, firmata dal presidente della Società, Francesco Passadore.Passadore_recensione a Nardini

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Brindisi di Archivi e Eventi per i 12 anni

Per celebrare i suoi dodici anni di attività sul territorio, “Archivi e Eventi”, Associazione Culturale per la Documentazione e la Promozione dell’Ottocento e del Novecento Livornese”, ha scelto di presentare al pubblico, sabato 30 giugno 2018, ore 11.00, uno straordinario inedito ritrovato: Allegoria, di Giuseppe Maria Del Chiappa (Scandicci, 1883-Torino,1950).
Nata con la mission di valorizzare le personalità di eccezione del Novecento toscano, in particolare livornese, che comunque attingano momenti di aggiornamento nazionale e internazionale, l’Associazione “Archivi e Eventi” punta, con l’evento dedicato a Giuseppe Maria del Chiappa, a valorizzare quelle emergenze finora rimaste marginalizzate dalla critica d’arte istituzionale e dai percorsi storiografici ufficiali.
Già nel 1905 l’enfant prodige dell’epopea risorgimententale, Giosuè Borsi, celato dietro l’eccentrico pseudonimo di “Corallina”, recensiva nei suoi Asterischi mondani pubblicati a puntate sulle pagine del Telegrafo, l’esordio di Del Chiappa, reduce dall’alunnato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, alla Mostra d’Arte Toscana, con tre ritratti – “tre lavori – a suo dire – semplicemente meravigliosi, per finezza di esecuzione, per accuratezza, per il disegno fatto con arte squisita” – apprezzati non a caso da Domenico Trentacoste, seguiti, nel 1906, da un capolavoro disperso, il Profilo di Gabriele D’Annunzio.
In occasione dell’Esposizione d’Arte ai Pancaldi del 1912, accanto a Adolfo e Angiolo Tommasi, Olinto Ghilardi, Ugo Manaresi, Raffaello Gambogi, Corrado Michelozzi, Gino Romiti, Renato Natali, Adriano Baracchini-Caputi, Gastone Razzaguta, Gino Schendi, Umberto Fioravanti, Mario Puccini, era ancora una volta Borsi a salutare Del Chiappa in veste di “disegnatore finissimo ed intenso, nelle sue figure elegantissime, d’un tocco così aristocratico, sottile e squisito”, mentre Gustavo Pierotti della Sanguigna lo apostrofava quale “esperto di mondanità leggiere”.
Fino al 1915, quando, reduce dal trasferimento torinese avviato fin dal 1908, e dalla frequentazione di Giacomo Grosso, Cesare Maggi e Leonardo Bistolfi, si ripresenta a Livorno in una mostra realizzata in tandem con Gino Romiti, nell’occasione della quale Gino Cipriani ne sancisce l’indiscussa autorità simbolista.
Tra sinfonie monocrome modulate su Lavery e incandescente cromatismo alla Zuloaga, Del Chiappa sembra non voler tralasciare nessun sentore di novità eccentrica, per poi subito lasciarsi sedurre dall’enigma di Raul dal Molin Ferenzona, di cui nel 1916 recensirà la mostra livornese, apostrofandolo quale “sognatore squisito, raffinatamente perverso e misticamente cristiano”.

Ed ecco l’exploit in sede di Primaverile Fiorentina, quando il critico varesino Emilio Zanzi ne decreta la legittimazione definitiva con le oltre due pagine dedicategli in catalogo, tratteggiandone un indimenticabile profilo di “assiduo degli Uffizi” e “venerabondo di Giotto”, ossequioso al contempo della modernità ritrattistica di Sargent, Boldini, Blanche, Whistler, infine proiettato verso le audaci sintesi della grafica pubblicitaria.

Non è un caso che proprio in questa sede rifulgesse il Ritratto del pittore Riccobaldi, autore del capolavoro della Rampa della Fiat del 1928, ma al contempo artefice di numerose scenografie per opere dannunziane, infine calamitato dal vortice futurista.

D’ora in avanti la collaborazione da una parte con il divisionista romano Cesare Maggi, con cui condividerà il destino espositivo alla Galleria Vinciana di Milano nel dicembre 1921, e dall’altra con il cartellonista fiorentino Giuseppe Gronchi, con cui firma nel 1928 il manifesto pubblicitario per l’XI Fiera di Padova, conservato presso la Collezione Salce, Museo Nazionale, sancisce la divaricazione espressiva di Del Chiappa tra scientismo ottocentesco, turgori Belle Epoque e tensioni moderniste.

Il capolavoro riapparso rende atto di una personalità inquieta che allo spoglio delle novità linguistiche nazionali e internazionali associa una spasmodica infatuazione dell’antico.

Al termine dell’evento, realizzato in collaborazione con Mario Bardi, l’Associazione “Archivi e Eventi” brinderà con il pubblico.

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Il designer Cagianelli approda a Livorno con una personale

Venerdì 8 GIUGNO 2018, alle ore 18,00, alla Space Gallery (Livorno, via Borra, 30), si inaugura la mostra “OMNIA VANITAS”, selezione di arredi disegnati da Antonio Cagianelli.
Federico Bocci, curatore della Space Gallery e apprezzato esperto di modernariato, presenta in anteprima a Livorno nella cornice della sua rinnovata galleria una straordinaria selezione di mobili e oggetti del noto designer Antonio Cagianelli.
Erede dello spirito più libero e iconoclasta del design e dell’architettura radicale, Cagianelli propone al pubblico livornese alcune icône del suo universo creativo che spazia da suggestioni pop-rock fino alle avanguardie dadaiste, surrealiste e informali.
I suoi oggetti, anche partire dalle prime esperienze creative alla Facoltà di Architettura di Firenze, denunciano in effetti una particolare propensione verso tutti quei movimenti artistici che hanno segnato una rivoluzione rispetto alla cultura dominante.
E il linguaggio “rebel” a proiettarlo fuori dal contesto del design tradizionale verso una formula espressiva provocatoria e anarchica, che procede verso il trans-design: uno stile che attinge la metafora, l’ossimoro, e non le regole canoniche del confort domestico.
In sostanza Cagianelli intende portare alla ribalta del suo iter creativo iconografie ‘proibite’, mai introdotte prima nel mondo austero dell’abitare, come le fiamme e i teschi, inaugurando un trend percorso negli ultimi anni anche da altri designer più legati all’industria.
Fino dai primi anni Novanta il designer toscano crea una serie di mobili e oggetti sperimentali, non destinati al grande pubblico, bensì a un collezionismo colto e raffinato.
Non a caso il celebre critico Pierre Restany scrive di lui: “Antonio Cagianelli é un poeta che ha scelto di esprimersi in forma tridimensionale”, e, sempre non a caso, alcune importanti gallerie promuovono la sua produzione artistica.
A partire dalla galleria Colombari di Milano, che sostiene il suo lavoro da diversi anni, mentre alcune sue opere sono entrate a far parte delle collezioni di numerosi Musei internazionali, tra cui il Museo delle Arti Decorative di Montreal e quello di Parigi.
In mostra anche le ormai famose sedute in gres “transvital” presentate al Miart del 2009 dalla stessa Galleria Colombari e il mobile in laminato plastico presentato sempre Miart ed eseguito in collaborazione con Abet Laminati, intitolato Morte a Venezia, dove il gioco tra il tema del carnevale e l’iconografia del teschio si intreccia per servire da pretesto alla citazione osé del titolo del romanzo di Thomas Mann.
Verrà presentata nell’occasione anche una serie di oggetti della collezione “pizzo a pezzi”, in cui il riferimento sexy-punk del pizzo evoca trame patchwork che suggeriscono a loro volta composizioni astratte.
Si tratta quindi di un’occasione preziosa per scoprire l’universo innovativo ed eccentrico di un designer contemporaneo, complice la suggestiva atmosfera space della galleria di Federico Bocci.

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