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IL MUSEO DIVENTA MOSTRA

di Francesca Cagianelli

In occasione di “Notte Clara” 2019, giovedì 18 luglio 2019, ore 18.00 (apertura straordinaria fino alle 24.00), in perfetta sinergia con l’inaugurazione de “Il Museo Rinnovato. Percorso Espositivo 2019”, si inaugura alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini la mostra “Donazioni 2012-2019” (fino al 29 agosto 2019, tutti i giovedì, ore 15.30-18.30, ingresso gratuito), promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca.
Tale mostra è stata realizzata con l’obiettivo di soddisfare l’istanza prioritaria per il Comune di Collesalvetti di divulgare e valorizzare le acquisizioni che a partire dal 2012 hanno impreziosito il patrimonio culturale della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, grazie alla liberalità di eredi e collezionisti che hanno creduto nell’offerta culturale e didattica costituita dalle mostre ideate e curate da Francesca Cagianelli nell’osservanza di una mission museale da sempre coincidente con la riscoperta e la promozione delle personalità dimenticate dell’Otto-Novecento toscano, comunque riconducibili alla stagione dei due Servolini e degne dell’urgenza di una immediata storicizzazione.
A partire dal 2012 sono quindi confluite nelle collezioni della Pinacoteca colligiana, ad integrare e quindi a dilatare il lascito concepito da Luigi Servolini negli anni Sessanta con l’obiettivo di celebrare la memoria del padre, alcune fondamentali testimonianze pittoriche, grafiche e scultoree del Novecento toscano, pienamente compatibili con retaggi culturali, indirizzi linguistici e movimenti stilistici già configurati nel nucleo originario: nel 2012 è il caso della donazione da parte di Fernando Giuntini dell’opera di Corrado Carmassi, Grande stagno al tramonto (1969), pervenuta a seguito della mostra Corrado Carmassi 1893-1982. Un protagonista del Premio Modigliani dal fauvisme all’informale, curata da Francesca Cagianelli (4 settembre – 4 ottobre 2012), omaggio doveroso a uno degli artisti certamente più innovativi del territorio colligiano.
Segue nel 2013 la donazione di una serie di ex libris, tra cui cui l’Ex Libris firmato da Cesare Tarrini per la Raccolta di Bardo Bardi: Post fata resurgo in Domine, (Donazione Mario Bardi) e una raccolta di ex libris donati da Vincenzo Paraggio, realizzati dai due Servolini, in particolare: Carlo Servolini, Ex Libris per Vincenzo De Angelis; Luigi Servolini, Ex Libris per Vieri Torelli; Luigi Servolini, Ex Libris per Raffaello Bertieri; Luigi Servolini, Ex Libris per Francesco Bono; Luigi Servolini, Ex Libris per Raffaello Delogu; Luigi Servolini, Ex Libris per Biagio Pace, rarità quest’ultime che hanno consentito l’estensione dell’originario lascito servoliniano in direzione del prezioso e specialistico settore degli ex libris, nell’ambito del quale Luigi Servolini si distinse per l’impegno promozionale e la divulgazione editoriale, oltre che per la sua prolifica produzione artistica, catalogata nel volume di Luigi Raimondo: Ex-Libris e marchi editoriali di Luigi Servolini, Fiammenghi R. editore, Bologna 1952.
Nel 2014, a seguito dell’importante mostra Corrado Michelozzi 1883-1965. Entusiasta del Barocco, curata da Francesca Cagianelli (3 settembre 2013-7 gennaio 2014), l’erede Beatrice Del Nero ha donato al Comune di Collesalvetti il monumentale dipinto di Corrado Michelozzi, Ritratto del pittore Castaldi o Uomo seduto, 1914, destinato a costituire un vero e proprio epicentro didattico nel 2020, data del Centenario del Gruppo Labronico, di cui l’artista fu socio, così come del Centenario di Vittore Grubicy de Dragon, di cui il protagonista del ritratto, Ettore Castaldi (Livorno, 1877-San Paolo, Brasile, 1956), personalità eccentrica quanto dimenticata, anch’egli socio del Gruppo Labronico, fu seguace ed allievo.
È quindi la volta, nel 2015, in occasione della mostra Pierino Fornaciari. Il pittore partigiano. Dal Premio Suzzara all’Astrattismo, curata da Francesca Cagianelli (18 luglio-3 settembre 2015) del lascito di sei opere di Pierino Fornaciari, previsto dall’erede Pardo Fornaciari per celebrare il rapporto di reciproca stima e collaborazione instauratosi tra l’artista e Luigi Servolini che ne divenne la guida spirituale in vista della conversione di quest’ultimo all’attività grafica: il Trittico In miniera, il dipinto Giustizia sociale o Il disoccupato mangia, 1950 ca., le due incisioni dal titolo Suonatore ambulante (1959) e Imbonitore (1975) e infine l’ex-libris dell’artista con la relativa matrice xilografica.
Nel 2017 gli eredi di Renzo Izzi, Emilio Vettoretti e Luisa Mazzolini, decidono di premiare il Comune di Collesalvetti per la mostra Renzo Izzi (1929-1995), Livorno-Milano 1960: Storia di uno ‘scapigliato’ espressionista verso il naturalismo astratto. Dal Premio Modigliani alla Galleria delle Ore, curata da Francesca Cagianelli (5 settembre-30 novembre 2017), con la donazione dell’opera Composizione (1991), destinata a perpetuare in sede museale l’inscindibile sodalizio dell’artista con il livornese Roberto Ercolini, già presente quest’ultimo nelle collezioni permanenti.
Nel 2018 si colloca una riscoperta significativa nell’ambito del Novecento servoliniano, quella cioè del poeta-pittore futurista Krimer (Cristoforo Mercati), di origine perugina ma viareggino di adozione, presente quindi a Livorno e da sempre in corrispondenza epistolare e quindi in sintonia professionale con Luigi Servolini, che lo interpellerà tra l’altro per il suo progetto della costituenda Pinacoteca, così come per l’intenzione strategica di realizzare all’interno di quest’ultima un Gabinetto dei Disegni e delle Stampe: sono due le opere pervenute in Pinacoteca a seguito di tale prestigiosa riscoperta, ovvero la litografia dal titolo Composizione astratta (1970), donata da Lorena March Fantini, e il collage Composizione con rubinetto (1964 ca.), donato da Paolo Bertolozzi, tra i collaboratori della stessa mostra.
Segue la cospicua donazione voluta da Paola Bertocchini De Angelis, all’origine della realizzazione della mostra Vitaliano De Angelis. Simulacri della modernità dall’Atelier a Beaubourg, curata da Francesca Cagianelli, in collaborazione con Nicola Micieli, nell’ambito della Fiera di Collesalvetti 2018: entrano così in Pinacoteca, oltre alla regale scultura in bronzo, Ritratto della moglie (1945), due tecniche miste dal titolo Accanto a Beaubourg (1978) e La Défense, riflessi (1994); dieci puntesecche, in particolare Donna allo specchio (1978), Ricordo di James Dean (1984), Tre nudi (1988), Omaggio a Brancusi (1990), Poemi incisi/Beaubourg (1992), La cantante (1992), Parigi/Beaubourg (1992-1993), Parigi/Grand Palais (1992-1993), Le modelle (1996), Autoritratto nello studio, 1996; infine tre matrici zincografiche, ovvero Ricordo di James Dean (1984), Autoritratto nello studio (1996), La cantante (1992), a testimoniare il virtuosismo grafico di uno degli scultori più attivi sul palcoscenico livornese negli anni del Premio Modigliani e della Casa della Cultura.
In margine infine alla mostra Una donna tra le due guerre. Mimì Quilici Buzzacchi e l’Italia del ‘900: vedute del cuore tra xilografie, litografie ed ex libris 1923-1969, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli, in collaborazione con Wolfson Collection di Genova Nervi – Fondazione Palazzo Ducale di Genova, con la partecipazione dell’Archivio Mimì Quilici Buzzacchi (15 novembre 2018- 7 marzo 2019), Simone Quilici ha donato alla Pinacoteca cinque monumentali incisioni appartenenti alla celebre cartella “Italia Antica e Nuova”, con prefazione di Ugo Ojetti: Trezzo d’Adda (1931), La Rocca di Monselice (1932), Mantova. Il lago di Virgilio (1936), Anagni (1934), Leptis Magna (1938), testimonianza emblematica della stima che intercorse tra la pittrice medolese e Luigi Servolini, le cui vicende esistenziali e artistica si intrecciano emblematicamente nei prestigiosi percorsi editoriali di Cesare Ratta.
In mostra saranno presenti in anteprima anche tre incisioni cortesemente concesse da Giuseppe Argentieri, Consigliere di Fondazione Livorno Arte e Cultura, ovvero la litografia di Carlo Servolini dal titolo Zona d’operazione (1930), preziosa ai fini dell’integrazione del nucleo originario di incisioni di Carlo Servolini di proprietà del Comune di Collesalvetti, e due acqueforti di Benvenuto Benvenuti, La lanterna e Il mio vetturale, testimonianze pregevoli per la documentazione del dialogo intercorso tra Carlo Servolini e Benvenuto Benvenuti, uno dei massimi esponenti quest’ultimo del rinnovamento grafico nella Livorno primonovecentesca investita dal verbo divisionista di Vittore Grubicy.
Concessa generosamente dal critico d’arte Nicola Micieli, sarà infine visibile al pubblico la sintetica e coloratissima tecnica mista di Giulio Guiggi (Pomarance, 1912-Livorno, 1994), Nudo femminile, eseguita con ogni probabilità nella seconda metà degli anni Cinquanta, che giunge a completare egregiamente il percorso espositivo del Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca mediante un’altra testimonianza significativa di uno scultore-disegnatore che, spesso in collaborazione e in competizione con Vitaliano De Angelis, seppe comunque interpretare le sintesi novecentesche grazie anche al magistero di Cesare Tarrini, intimo amico di Carlo Servolini.

Si segnala che, a completamento del percorso didattico incentrato sulla personalità di Corrado Carmassi, viene presentata in bacheca una rarità editoriale: il volume di Mario Sturani, Vita delle farfalle, Francesco De Silva Editore, Torino 1947, cortesemente concesso dalla Biblioteca Comunale di Collesalvetti, proveniente dallo storico Fondo Carmassi.

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OGGI A COLLESALVETTI NOTTE CLARA CON OMAGGIO A LANDOZZI

Tra estetismo e sarabande: Landozzi l’elegantone e la corte dei miracoli

Omaggio a Landozzi

Dal grottesco alla caricatura

mostra in occasione di NOTTE CLARA

promossa da

Comune di Collesalvetti

A cura di

Francesca Cagianelli

Pinacoteca Servolini, Collesalvetti

18 luglio-8 agosto 2013, tutti i giovedì, 16-18

 

Scorrendo siti anche accreditati di ambizione storico-artistica livornese fuoriesce un’immagine purtroppo poco attendibile di Lando Landozzi, consacrato come caricaturista e cantore della Livorno popolaresca e derelitta, senza mai citarne la vocazione di raffinato ed eccentrico cultore simbolista di miti stregoneschi e iconografie macabre.

Recuperiamo allora in quest’occasione espositiva parte della sua personalità sommersa e sarà senz’altro più facile indagarne anche i meandri poetici delle sue solo apparentemente vernacolari tranches de vie.

Scrive l’amico Carlo Servolini nella Commedia Labronica delle Belle Arti:

“Tu, Lando, sei l’eterna giovinezza/ che cuccumeggia sempre in sartoria;/ sei vivo, elegantone, pien d’ebrezza,/ e col palamidon lasci una scia/ d’ammiratrici, mentre per bellezza/ superi Valentino; ed armonia/ rendono i tuoi calzoni a nera banda/ mentre sai recitar la sarabanda”.

E  ancora, a riguardo della sua iconografia prediletta di streghe e malavitosi:

“Gente che cerca al fango dei tesori,/ streghe, megere, storpi, anchilosati,/ vagabondi, strozzini, gran signori,/ cenciosi, merdaioli, esilarati,/ e frati salmodianti, e chiese e cori,/ pezzenti fessi e fanciulli stregati,/ ragazzi esposti e ancor donnacce e nani,/ gente da quattro soldi e infin ruffiani,/ turba deforme, tisica e lebbrosa/ e suore, collegiali, atleti e madri/ e sacre processioni e folla oziosa,/ prepotenti, rissanti ed ebbri e ladri,/ e men di rado femmina graziosa/ suoli dipinger, Lando, nei tuoi quadri (…)”.

Il segreto di tanta arte labronica del ventennio risiederà allora in questo squilibrio tra vocazione intellettuale e pratica pittorica, tra stile di vita e iconografia, come in una sorta di proporzione inversa: l’eccentrico estetismo di Landozzi si riflette nei suoi dipinti con tale sferzante spinta deformante da dare origine a una galleria di difforme umanità.

Non si tratta, si badi bene, di uno sguardo livellato sui bassifondi labronici, ma di una consapevole ed estesa riflessione sulle mode internazionali del macabro: prostituzione e abbrutimento si fondono in un panorama biblico degno dei Sette Vizi Capitali, infiltrato di umori dannunziani.

Non a caso lo stesso Servolini dedicherà a tale specifica iconografia il suo ciclo forse più prestigioso e trasversale rispetto alle tensioni culturali del Novecento: I Vizi Capitali.

Ecco allora la quadratura del cerchio: Servolini, Landozzi e con loro, i tanti cantori del Simbolismo toscano ed italiano, afferiscono al trionfo di quella moda internazionale consacrata da Vittorio Pica sulle pagine di “Emporium” nei termini di “arte di eccezione”, riassunta dalla triade Beardlsley, Munch ed Ensor.

Gli si affiancano infatti tutti i cultori della Commedia Dantesca, ovvero i protagonisti di quel Concorso Alinari che all’alba del Novecento doveva sancire la riattualizzazione del mito dantesco velato di noir, in particolare Lorenzo Viani, Giovanni Costetti, Galileo Chini, Filippo Marfori Savini, Silvio Bicchi, e ancora personalità quali Adolfo De Carolis, Duilio Cambellotti e Alberto Martini.

Rivive in essi, sulla scia delle mode estetizzanti orbitanti tra le pagine della rivista “Il Leonardo”, il mondo esoterico delle danze macabre, il tuffo nel grottesco, il revival dei capricci goyeschi, il seicentismo di Callot, il sigillo caricaturale di Hogarth e ancora l’eversiva iconografia mortuaria di Rops ed Ensor, non senza echi mitteleuropei, con citazioni dalla Nuova Oggettività.

Gli rispondono in suolo labronico le sagome malavitose di Gastone Razzaguta, gli ubriachi delle risse di Renato Natali, i carnevali macabri di Corrado Michelozzi, i fantasmi di Aristide Sommati, le civette di Gabriello Gabrielli e, appunto, gli storpi e le streghe di Landozzi: insomma anche una risposta al quesito posto da Marinetti nel suo manifesto futurista: “E possiamo noi rimanere insensibili alla frenetica attività delle grandi capitali, alla psicologia nuovissima del nottambulismo, alle figure febbrili del viveur, della cocotte, dell’apache, dell’alcolizzato?”.

 

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Atto primo della rivalutazione di Lando Landozzi alla Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti

Giovedì 18 luglio 2013, ore 15.00 in occasione di Notte Clara, presso la Pinacoteca Servolini di Collesalvetti, si inaugura la mostra:  Omaggio a Landozzi (1887-1959) Dal grottesco alla caricatura

Raccontare personalità, stili, eventi, con ottica rinnovata significa contribuire ad un progressivo chiarimento della complessa stagione artistica del Novecento sui nostri territori.
Questo l’obiettivo della mostra in programma alla Pinacoteca Carlo Servolini di Collesalvetti, giovedì 18 luglio alle ore 15.00 (inaugurazione ore 17.00), Omaggio a Landozzi (1887-1959). Dal grottesco alla caricatura (fino all’8 agosto).
Ideata in concomitanza con l’evento cittadino di “Notte Clara”, la mostra è promossa dal Comune di Collesalvetti e curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca.
Compagno di inquietudini artistiche al fianco di Carlo Servolini, di cui illustrerà la Commedia Labronica delle Belle Arti,Landozzi soffre tutt’oggi di una troppo univoca rilettura in termini di caricaturista, e sarà quindi questa l’occasione per ripercorrerne l’eccentrica parabola espressiva, dapprima in veste di cultore dell’iconografia stregonesca e malavitosa, e quindi in chiave di interprete di tutto un filone sociale ampiamente attestato nell’Europa tra Ottocento e Novecento.
Non più quindi un inconsapevole ed estemporaneo interprete di umori e malumori di implicazioni esclusivamente contingenti, ma colto e sagace catalizzatore di linguaggi e iconografie di estesa circuitazione, Landozzi costituisce una sorta di icona dei tanti processi di minimizzazione critica delle nostre personalità creative.
Eppure, in ambito italiano, numerosi ed eclatanti, si sono susseguiti, anche recentemente, episodi di valorizzazione di personaggi connessi all’universo, intrigante quanto variegato, della caricatura, intesa quest’ultima come amplificazione espressiva dei tratti fisiognomici, e quindi intimamente connessa al versante dell’espressionismo europeo: valga per tutti il caso di Aroldo Bonzagni, ma altri se ne potrebbero ancora citare, primo tra tutti quello di Augusto Majani.
Tutto passa, naturalmente, da quella miniera di invenzione stilistica e culturale, che è il reparto dell’editoria illustrata.
Ma infinite sono le sfaccettature da evidenziare in occasioni come queste, e Landozzi conferma la regola.

E se nell’estesa iconografia dell’orgiastica Cacciuccata (1936) dovrà riconoscersi la rubiconda eco seicentesca diffusa già in anni precedenti dal collega Corrado Michelozzi, sarà anche opportuno leggerne momenti di discontinuità rispetto a quest’ultimo nell’esasperazione di una formula grottesca declinata in direzione di quella brutale fisiognomica iberica degna di uno Zuloaga.
Si tratta poi di decifrarne certo gigantismo di registro pauperistico nei termini di una convinta partecipazione da una parte al filone monumentale del realismo e dell’espressionismo belga, a partire da Constantin Meunier, per finire con Eugène Laermans, dall’altra al versante russo di un Repin, cantore del travaglio dei battellieri sul Volga.
Tra le opere esposte, Tiratore di becolini sembra davvero riecheggiare il titanismo muscolare degli eroi prediletti da Meunier, in particolare quegli operai ritratti nella celebre tela dedicata alla Vetreria della Val Saint Lambert esposta al Salon di Bruxelles del 1884 e subito incoronata dalla critica con riferimento non a caso proprio alla configurazione ciclopica dei suoi protagonisti.
D’altra parte tutta una produzione di tono pietistico, pervasa di umori bellici, non può non ricondurre al serbatoio espressivo di un Laermans, i cui Emigranti (1893-1894) sembrano aver ispirato i landozziani Sfollati a Montenero (1944), tratteggiati con quell’inclinazione scultorea, ma sintetica, e tuttavia insistentemente deformata da acri grafismi, grazie alla quale la solitudine dei derelitti ritrova dignità d’epica.

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