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CULTURA: MENO ACCADEMIA, PIU’ MANAGERIALITA

Al Cinema La Gran Guardia nuova presentazione di Livorno Cruciale
e tavola rotonda
“I luoghi della rinascita tra cinema e porto: il sogno delle pari opportunità tra cultura e industria”

Il black-out mediatico tra cultura e industria a Livorno pone l’urgenza di una messa a fuoco di problematiche endemiche connaturate all’assenza di interventi da parte di certa classe imprenditoriale nel settore degli eventi d’arte.
Inutile invocare il decollo turistico della città senza neppur lontanamente tentare la costruzione di un circuito virtuoso tra i leader dell’industria locale e le emergenze culturali del territorio.
Troppo raramente abbiamo visto i nomi dell’imprenditoria labronica riprodotti con le loro icone sui manifesti pubblicitari degli eventi espositivi di Villa Mimbelli o di altre istituzioni culturali.
E le scarse occasioni in cui si è tentato di organizzare convegni sulla cultura come prospettiva imprenditoriale, vaniloqui e solipsismi non hanno sortito il benchè minimo effetto sulle coscienze e sulle strategie del nostro ‘gotha’ industriale, asserragliato su ragionamenti settoriali.
Livorno Cruciale mira all’introduzione di riflessioni alternative, coincidenti con strategie trasversali, in cui l’innovazione culturale diventa funzionale al marchio industriale attraverso modalità di comunicazione qualificate e competitive.
Pari opportunità dunque, secondo la nostra redazione, tra cultura e industria.

coordina Luca Difonzo, architetto Oficina 94

interverranno

Amedeo Belluzzi – docente ordinario di Architettura, Università di Firenze
“Il destino delle architetture dei cinema”

Enrico Mannari – direttore scientifico della Fondazione Memorie Cooperative
“Il Porto: le idee, le culture, i luoghi”

Federico Marri – docente e bibliotecario Istituto Mascagni
“Il teatro Goldoni:tempi brevi per la nuova direzione?”

Alessandro Merlo – Dipartimento di Architettura Università di Firenze
“I nuovi mecenati. Cultura e imprenditorialità”

conclude Dario Matteoni – direttore dei Musei Nazionali di Pisa

al termine coctkail cortesemente offerto da Azienda Agricola Fattoria di Celaja, via Lustignano, 4 (Loc. Cenaia) – tel. e fax. 050.643949

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Goldoni-Odeon: una rotta comune

Non solo sconcerto, ma ferma condanna verso un’incapacità gestionale ormai endemica nella classe dirigente livornese impongono le cronache odierne del quotidiano Il Tirreno.

Cronache dalle quali emerge scottante l’oscuro binomio Goldoni-Odeon.

Cattiva gestione, monopoli intollerabili, investimenti fallimentari, bilanci immuni da ragionate verifiche, assoluto disprezzo per la trasparenza, hanno contrassegnato le diverse ma parallele stagioni delle due strutture, un tempo emblematiche della fioritura artistica e culturale livornese.

In un’altra città sarebbe fisiologico reclamare tempestivamente un cambio di rotta in direzione di una gestione finalmente manageriale della cultura, sottratta al revanchismo dei politici trombati.

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L’epica dei Mohicani non si addice a Livorno

di Francesca Cagianelli

Solleticati da sempre dai traslati di ambito filmico, si vuole solo per un attimo assecondare la suggestione più volte evocata in città a proposito del sindaco uscente di una sua presunta equivalenza con l’interprete superstite dei più autentici valori indigeni delle popolazioni nordamericane del Settecento.

L’adozione di un tale traslato mi sembra tuttavia davvero generoso se dai grandi laghi degli U.S.A. del XVIII secolo si scivola verso l’entourage urbanistico livornese del XXI secolo, ferito dallo sventramento dell’Odeon, depauperato dai provvedimenti speculativi nell’area Terme del Corallo, incancrenito da una Fortezza dilaniata dalle crepe, intristito da piazze declassate a ribalte di bancarelle e luna park. (leggi: Piazza della Repubblica)

Uno statico, per quanto progressivo, deperimento che nulla spartisce con l’epico dinamismo delle vicende del protagonista del romanzo di Cooper, prima che del recente remake; una pachidermica contrarietà all’innovazione che sembra agli antipodi del suo sprint ferino.

L’isolamento dei Mohicani attrae per la trasmissione di magnetismi vitalistici, l’autoreferianzialità del governo locale repelle per l’inabissamento della crescita culturale.

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