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Camino Camini

di Francesca Cagianelli
Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a pensare

Jean Cocteau

In caso di stupidità il rischio è quello del contagio: si può cadere vittima della sindrome di Don Abbondio e della sua invocazione a Carneade, oppure si finisce coll’appellarsi alle infinite opzioni del correttore ortografico consentiteci dal nostro browser, fino a sondare, con un balzo di fantasia, bizzarre ipotesi generazionali, ed ecco che, nell’ordine di tali evenienze si esclama: “Camino Camini? Chi era costui?”, per poi attenersi a una più pragmatica risposta: “forse Canino, il compositore napoletano?” (ma no, non è del ‘400!); impossibile, ma allora? Ecco: “forse si tratta di un avo del Camino? Il Piemotese?”.

E se da tali sussulti di stupidità si riaffiora in un attimo, desolante è la consapevolezza che subentra: altro che refusi automatici o identità nascoste, Camino è semplicemente, lui stesso, il simbolo, eclatante, stupefacente, clamoroso,  della stupidità, o meglio del suo contagio.

Tale simbolo rifulge quale blasone tra le pagine di un recentissimo polpettone editoriale di oltre 400 pagine, ingombrato da una farraginosa commistione di proclami iperbolici e di pretese documentarie, di solipstici vaniloqui e di velleità inventariali, insomma un potpourri in stile guascone, rancido e insieme esilarante, comunque virulento per l’alto tasso di tossicità intellettuale.

All’afflizione di Cocteau in merito alla nuova stupidità del XX secolo subentra dunque nel XXI secolo lo sconforto del contagio: in tale minestrone infatti intingono le dita archivi prestigiosi, musei internazionali, pinacoteche civiche; senza contare l’impudenza di un colophon inutilmente farcito di collaborazioni scientifiche, editoriali, redazionali, ecc., ecc.

Tutti con la medesima responsabilità: il deragliamento della cultura contro Camino Camino.

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Inediti, collezioni, inchieste e proposte di livorno cruciale

“Livorno Cruciale XX e XXI”
periodico di arte e cultura

dedicato all’eros

presentazione

CENTRO COMMERCIALE
GROTTA DELLE FATE
via Grotta delle Fate, 47 – 57128 Livorno

sabato 23 marzo 2013, ore 17.30

con l’occasione sarà visitabile la mostra di fotografie erotiche
di Carlo Cantini

realizzata in collaborazione con
“Archivi e Eventi” e Terrapura – Cibo biologico.

ore 19.00 degustazione di vini cortesemente offerta da

Fattoria di Celaja
via Lustignano, 4 – Crespina, località Cenaia (Pisa)

E’ intitolato all’eros l’ultimo fascicolo di “Livorno Cruciale XX e XXI” di prossima presentazione presso il Centro Commerciale Grotta delle Fate sabato 23 marzo, in coincidenza con l’inaugurazione della mostra di fotografie erotiche di Carlo Cantini.
Provocatoriamente controcorrente rispetto al corrente immaginario erotico campeggia nella rivista l’articolo introduttivo alla sezione del XX secolo, dominato dalla controversa sensualità di Vittorio Corcos, in bilico tra voluttà e martirio, perversione e santità, cannocchiale monografico perfettamente complementare alla trasudante vis sessuale emanata dalle protagoniste degli scatti di Ricciardo Cecchi, mentre la ricognizione firmata da Antonio Papini nei meandri del curriculum espositivo della Galleria Peccolo riporta alla luce brani di erotismo di avanguardia, da Alberto Viani a Christian D’Orgeix e Yehuda Neiman.
Tra gli “Artisti allo specchio” si rifrangono le più significative immagini della carriera creativa sia di solidi baluardi del gusto contemporaneo quali Giovanni Campus, battezzato dalla Galleria Giraldi negli anni Sessanta, sia di giovani artiste sperimentatrici di innovative soluzioni linguistiche e tecniche, quali Chiara Nicolosi intervistata da Francesco Boni e Silvia Serenari intervistata da Cristina Olivieri.
Federico Marri, docente di Storia ed Estetica musicale presso l’Istituto Mascagni, e Mario Bernardi Guardi, scrittore e giornalista di testate quali “Libero” e “Liberal” firmano i contributi per la rubrica “Le arti sul palco”, l’uno guardando al talento contemporaneo del compositore Mauro Grossi, l’altro riflettendo sugli agoni e gli allori del cinema del ventennio, con riferimento alla piccante schermaglia sul primato del seno tra Doris Duranti e Clara Calamai.
I “Capitoli sul collezionismo” si arricchiscono in questo fascicolo dell’indagine in margine ad alcuni sconosciuti episodi della carriera pittorica di Paulo Ghiglia, ripercorsa con sottile logica di amateur da Paolo Diara, mentre la rubrica dedicata all’inedito si fregia di un capolavoro di Ludovico Tommasi commentato da Dario Matteoni, deciso finalmente a sventare l’equivoco di decenni di interepretazione critica dell’artista all’insegna di un malinteso naturalismo.
Grazie a Alessandro Merlo, docente del Dipartimento di Architettura di Firenze e Luca Difonzo, architetto membro di Oficina 94, abbiamo l’occasione di addentrarci nei emandri di problematiche urbanistiche e archiettoniche di estrema complessità; nel primo caso la mancanza di coraggio tipica dell’Amministrazione comunale livornese nel dirimere con adeguata cognizione le vicende del complesso ex-Pirelli; nel secondo caso la necessità di una riqualificazione urbana attraverso la rigenerazione della mobilità, negata a Livorno dal drammatico sventramento dell’Odeon.
Parte poi nell’ambito della rubrica “Arte e Scuola” la carrellata di puntate dedicate al resoconto dell’innovativo progetto “Pinacoteca Sotto Torchio”, realizzato nella Pinacoteca “Carlo Servolini” di Collesalvetti in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e la Fondazione “Il Bisonte” di Firenze.
Tra i personaggi di “Versus” è la volta di Giulio Cesare Ricci, Presidente dell’Istituto Mascagni, che riflette sull’assenza a Livorno di un progetto unitario legato a una visione complessiva del patrimonio culturale.
Francesca Cagianelli prosegue intanto il suo excursus nelle pieghe e nelle piaghe della metodologia critica corrente, irridendo la moda invalsa nell’attuale saggistica di note bibliografiche concepite quali vere e proprie armi improprie in mano ad una folle e livorosa Regina di Cuori.

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