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NATALI ALLA LABRONICA: VIZI PRIVATI E PUBBLICHE PRESENTAZIONI

di Francesca Cagianelli

Alla Biblioteca Labronica di Livorno, sede istituzionale del Comune, si presenta prossimamente il libro-catalogo di una mostra vendita organizzata da una galleria privata, comprendente prevalentemente il corpus di dipinti provenienti da una nota collezione livornese.
Niente da eccepire!
Purchè si sia consapevoli che tale prodotto editoriale, frutto di un finanziamento privato, si configura con tutta evidenza come legittimazione culturale di una mera operazione mercantile.
Non saremo noi a scandalizzarci di questo inevitabile connubio tra arte e mercato.
Ribadiamo solo la necessaria prudenza da parte di un’istituzione pubblica di fronte alla scelta di procedere alla reclamizzazione di un evento che troppo strettamente si lega a orizzonti commerciali.

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RIGATTERIA

A partire dalla prossima settimana sarà possibile leggere sul nostro blog riflessioni sulla rigatteria critica di chi brama millantare per storia dell’arte episodi di fumisteria retorica a sfondo meramente clientelare.
A proposito di Renato Natali….

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Camino Camini

di Francesca Cagianelli
Il dramma della nostra epoca è che la stupidità si è messa a pensare

Jean Cocteau

In caso di stupidità il rischio è quello del contagio: si può cadere vittima della sindrome di Don Abbondio e della sua invocazione a Carneade, oppure si finisce coll’appellarsi alle infinite opzioni del correttore ortografico consentiteci dal nostro browser, fino a sondare, con un balzo di fantasia, bizzarre ipotesi generazionali, ed ecco che, nell’ordine di tali evenienze si esclama: “Camino Camini? Chi era costui?”, per poi attenersi a una più pragmatica risposta: “forse Canino, il compositore napoletano?” (ma no, non è del ‘400!); impossibile, ma allora? Ecco: “forse si tratta di un avo del Camino? Il Piemotese?”.

E se da tali sussulti di stupidità si riaffiora in un attimo, desolante è la consapevolezza che subentra: altro che refusi automatici o identità nascoste, Camino è semplicemente, lui stesso, il simbolo, eclatante, stupefacente, clamoroso,  della stupidità, o meglio del suo contagio.

Tale simbolo rifulge quale blasone tra le pagine di un recentissimo polpettone editoriale di oltre 400 pagine, ingombrato da una farraginosa commistione di proclami iperbolici e di pretese documentarie, di solipstici vaniloqui e di velleità inventariali, insomma un potpourri in stile guascone, rancido e insieme esilarante, comunque virulento per l’alto tasso di tossicità intellettuale.

All’afflizione di Cocteau in merito alla nuova stupidità del XX secolo subentra dunque nel XXI secolo lo sconforto del contagio: in tale minestrone infatti intingono le dita archivi prestigiosi, musei internazionali, pinacoteche civiche; senza contare l’impudenza di un colophon inutilmente farcito di collaborazioni scientifiche, editoriali, redazionali, ecc., ecc.

Tutti con la medesima responsabilità: il deragliamento della cultura contro Camino Camino.

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