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Brindisi a Ercolini alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

Conversazione con Ilaria Ercolini, figlia dell’artista
condotta da Francesca Cagianelli
La fuga dei pennelli

2° puntata del Calendario
Pinacoteca Comunale Carlo Servolini 2016/2017

“Le avanguardie a Livorno tra sodalizi e protagonisti”

giovedì 29 dicembre 2016, ore 16.30

alle 18.00 brindisi cortesemente offerto da Ilaria e Titti Ercolini

Si prepara a brindare al 2017 la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini che ha omaggiato Roberto Ercolini con la mostra monografica in corso fino al 2 febbraio 2017.
Al centro di questa 2° puntata del Calendario 2016/2017, l’incontro in esclusiva con la figlia dell’artista, Ilaria Ercolini, intervistata per l’occasione da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca.
Il titolo provocatorio prescelto per questa dialettica ricostruzione della carriera artistica di Roberto Ercolini, r, ricostruisce in termini esemplari quel panorama di ambizioni, progetti, sogni, ma anche prese di posizioni, polemiche, e fughe, tanto di moda nella compagine delle avanguardie livornesi degli anni Cinquanta e Sessanta, in primis Mario Nigro, Ferdinando Chevrier, e con loro, Roberto Ercolini e Renzo Izzi.
Cinque i punti cruciali messi sul tappeto da Francesca Cagianelli, a partire dalle ragioni della fuga dell’artista da Livorno, fino al capitolo delicatissimo dell’Ercolini intimo, senza tralasciare un sondaggio delle ipotesi strategiche e più in particolare dei progetti in corso da parte degli eredi in vista della valorizzazione dell’artista.

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ANCORA UNA RISCOPERTA ALLA PINACOTECA SERVOLINI

Comunicato stampa

 

Roberto Ercolini (1938-1988)

La festa dell’enigma

mostra promossa da Comune di Collesalvetti

a cura di Francesca Cagianelli

inaugurazione

giovedì 17 novembre 2016, ore 16.30

sabato 19 novembre 2016, ore 11,00

fino al 2 febbraio 2017

Duplice inaugurazione alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini per la mostra Roberto Ercolini (1938-1988). La festa dell’enigma, promossa dal Comune di Collesalvetti, curata da Francesca Cagianelli, in collaborazione con gli eredi dell’artista, Ilaria e Titti Ercolini.

Si tratta ancora una volta di un tassello importante nell’ambito della valorizzazione della stagione dei Servolini, messo a fuoco nell’ambito del pluriennale progetto culturale alla base del calendario espositivo della Pinacoteca colligiana, motivato tra l’altro dalla presenza, nelle collezioni del Comune di Collesalvetti, del significativo dipinto di Ercolini, Rovine (1970).

Per la prima volta, dopo le iniziative degli anni Novanta promosse dal Comune di Livorno e dalla Città di Sesto S. Giovanni, Civica Scuola d’Arte Federico Faruffini, Ercolini, grazie alla mostra colligiana, riemerge all’attenzione del grande pubblico nella sua poliedrica personalità di pittore, disegnatore e incisore, oltre che nella vorticosa temperie sperimentale che caratterizzò la sua purtroppo brevissima carriera.

Dopo gli esordi espositivi, contrassegnati, verso la fine degli anni Cinquanta, dalle personali alla Galleria Imperiale di Tirrenia (1958), alla Galleria Cocchini di Livorno (1959), e alla Bottega dei Vageri di Viareggio (1960), si colloca il fatidico trasferimento di Ercolini a Milano, in data 1960.

“Nulla di nulla della mia condizione mi sembrava soddisfacente – tale l’ammissione dell’artista alla vigilia della fuga da Livorno – o appena adeguato alle mie aspirazioni. Quando venne davvero il momento di partire mi pare che dalla fretta non salutai nessuno”.

D’ora in avanti la frequentazione di Franco Russoli, e per suo tramite di Giovanni Fumagalli, si accompagnerà alla contiguità con la Galleria delle Ore di Milano, promotrice infaticabile di una serie di personali, dalla prima svoltasi nel 1963, fino a quella postuma del 1989, dove il nome dell’artista figura ininterrottamente accanto a quelli di Alfredo Chighine, Franco Francese, Costantino Guenzi, Gino Meloni, Pompilio Mandelli.

Non cessano tuttavia nel frattempo le esposizioni toscane, in particolare all’Italsider di Piombino nel 1967, alla “Galleria Klee” di Lucca nel 1968, alla Galleria “Il Fante di Picche” di Livorno nel 1969, senza contare la partecipazione alle edizioni del Premio Amedeo Modigliani del 1958 e 1960, fino al coinvolgimento nella mostra allestita alla Casa della Cultura di Livorno nel 1978, dal titolo Ipotesi per un profilo della ricerca artistica a Livorno 1947-1977.

Il percorso espositivo colligiano ripercorre la produzione di Ercolini dagli anni Sessanta fino alla precoce scomparsa nel 1988, ovvero fino all’estremo ciclo iconografico delle cosiddette “stanze”: un incessante e altalenante incedere tra neo-geometrismo, neo-concretismo e neo-costruttivismo da una parte, e surrealismo dall’altra.

Dopo una prima fase astratta-informale inauguratasi verso la metà degli anni Sessanta, la produzione di Ercolini degli anni Settanta vede comunque trionfare un partito geometrico, prediletto e ripercorso fino agli ultimi anni, anche se, all’alba degli anni Ottanta irrompe, con l’ossessione di un incubo ricorrente telluricamente, il rinnovato protagonismo di un’umanità da sempre indagata dall’artista, tramite una sorta di criptico linguaggio teso al “trattamento parodistico dell’enigma dechirichiano” (Vanni Ronsisvalle, 1988, Edizioni Galleria delle Ore).

Se è vero infatti che nell’ambito dell’articolata e complessa formulazione iconografica di Ercolini dominano le architetture, spesso avvolte da microganismi inusitati, laddove la percezione dello spazio risulta costantemente scandita da strutture colonnari e filtri di grate, fino ad evocare una sorta di palcoscenico teatrale, costante risulta l’attenzione per gli agglomerati organici, siano silhouettes di scheletri, animali o fantasmi, ebbri di una grottesca quando indistinta vitalità.

Eppure non stupisce la sincronia di tali figurazioni con l’infatuazione per Léger, fonte di ispirazione per tutto un ciclo di composizioni degli anni Settanta, dove l’assemblaggio antinaturalistico di inerti frammenti meccanici, lungi dal collidere con la più ricorrente messinscena di superfetazioni organiche, ne costituisce un’emblematica bipolarità.

Vera e propria acquisizione nell’ambito del percorso espositivo si configura l’Autoritratto degli anni Sessanta, finora incomprensibilmente rimasto inedito, dove l’effige dell’artista, sensibilmente partecipe dell’estetica ritrattistica configurata dalle avanguardie primonovecentesche, in primis l’espressionismo – inequivocabile il riferimento a Carlo Levi – si pone quale icona ideale della mostra, proprio in virtù della simultaneità degli impulsi sperimentali, in bilico tra figurazione e astrazione.

Una serrata selezione di tecniche miste, chine, acqueforti, litografie, completa questo intrigante tragitto monografico, il primo, dopo la monografica livornese del 1995, che a distanza di oltre vent’anni, riapre il caso Ercolini, come uno dei più appassionanti delle avanguardie degli anni Sessanta a Livorno.

 

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A Collesalvetti si celebra Roberto Ercolini

Comunicato stampa

Roberto Ercolini (1938-1988)

La festa dell’enigma

mostra promossa da

Comune di Collesalvetti

a cura di 

Francesca Cagianelli

inaugurazione

giovedì 17 novembre 2016, ore 16.30

apertura straordinaria 

con la partecipazione degli eredi dell’artista

Ilaria e Titti Ercolini

sabato 19 novembre 2016, ore 11,00

fino al 2 febbraio 2017

tutti i giovedì, ore 15.30-18.30

ingresso gratuito

Duplice inaugurazione alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini per la mostra Roberto Ercolini (1938-1988). La festa dell’enigma, promossa dal Comune di Collesalvetti, curata da Francesca Cagianelli, in collaborazione con gli eredi dell’artista, Ilaria e Titti Ercolini.

Si tratta ancora una volta di un tassello importante nell’ambito della valorizzazione della stagione dei Servolini, messo a fuoco nell’ambito del pluriennale progetto culturale alla base del calendario espositivo della Pinacoteca colligiana, motivato tra l’altro dalla presenza, nelle collezioni del Comune di Collesalvetti, del significativo dipinto di Ercolini, Rovine (1970).

Per la prima volta, dopo le iniziative degli anni Novanta promosse dal Comune di Livorno e dalla Città di Sesto S. Giovanni, Civica Scuola d’Arte Federico Faruffini, Ercolini, grazie alla mostra colligiana, riemerge all’attenzione del grande pubblico nella sua poliedrica personalità di pittore, disegnatore e incisore, oltre che nella vorticosa temperie sperimentale che caratterizzò la sua purtroppo brevissima carriera.

Dopo gli esordi espositivi, contrassegnati, verso la fine degli anni Cinquanta, dalle personali alla Galleria Imperiale di Tirrenia (1958), alla Galleria Cocchini di Livorno (1959), e alla Bottega dei Vageri di Viareggio (1960), si colloca il fatidico trasferimento di Ercolini a Milano, in data 1960.

“Nulla di nulla della mia condizione mi sembrava soddisfacente – tale l’ammissione dell’artista alla vigilia della fuga da Livorno – o appena adeguato alle mie aspirazioni. Quando venne davvero il momento di partire mi pare che dalla fretta non salutai nessuno”.

D’ora in avanti la frequentazione di Franco Russoli, e per suo tramite di Giovanni Fumagalli, si accompagnerà alla contiguità con la Galleria delle Ore di Milano, promotrice infaticabile di una serie di personali, dalla prima svoltasi nel 1963, fino a quella postuma del 1989, dove il nome dell’artista figura ininterrottamente accanto a quelli di Alfredo Chighine, Franco Francese, Costantino Guenzi, Gino Meloni, Pompilio Mandelli.

Non cessano tuttavia nel frattempo le esposizioni toscane, in particolare all’Italsider di Piombino nel 1967, alla “Galleria Klee” di Lucca nel 1968, alla Galleria “Il Fante di Picche” di Livorno nel 1969, senza contare la partecipazione alle edizioni del Premio Amedeo Modigliani del 1958 e 1960, fino al coinvolgimento nella mostra allestita alla Casa della Cultura di Livorno nel 1978, dal titolo Ipotesi per un profilo della ricerca artistica a Livorno 1947-1977.

Il percorso espositivo colligiano ripercorre la produzione di Ercolini dagli anni Sessanta fino alla precoce scomparsa nel 1988, ovvero fino all’estremo ciclo iconografico delle cosiddette “stanze”: un incessante e altalenante incedere tra neo-geometrismo, neo-concretismo e neo-costruttivismo da una parte, e surrealismo dall’altra.

Dopo una prima fase astratta-informale inauguratasi verso la metà degli anni Sessanta, la produzione di Ercolini degli anni Settanta vede comunque trionfare un partito geometrico, prediletto e ripercorso fino agli ultimi anni, anche se, all’alba degli anni Ottanta irrompe, con l’ossessione di un incubo ricorrente telluricamente, il rinnovato protagonismo di un’umanità da sempre indagata dall’artista, tramite una sorta di criptico linguaggio teso al “trattamento parodistico dell’enigma dechirichiano” (Vanni Ronsisvalle, 1988, Edizioni Galleria delle Ore).

Se è vero infatti che nell’ambito dell’articolata e complessa formulazione iconografica di Ercolini dominano le architetture, spesso avvolte da microganismi inusitati, laddove la percezione dello spazio risulta costantemente scandita da strutture colonnari e filtri di grate, fino ad evocare una sorta di palcoscenico teatrale, costante risulta l’attenzione per gli agglomerati organici, siano silhouettes di scheletri, animali o fantasmi, ebbri di una grottesca quando indistinta vitalità.

Eppure non stupisce la sincronia di tali figurazioni con l’infatuazione per Léger, fonte di ispirazione per tutto un ciclo di composizioni degli anni Settanta, dove l’assemblaggio antinaturalistico di inerti frammenti meccanici, lungi dal collidere con la più ricorrente messinscena di superfetazioni organiche, ne costituisce un’emblematica bipolarità.

Vera e propria acquisizione nell’ambito del percorso espositivo si configura l’Autoritratto degli anni Sessanta, finora incomprensibilmente rimasto inedito, dove l’effige dell’artista, sensibilmente partecipe dell’estetica ritrattistica configurata dalle avanguardie primonovecentesche, in primis l’espressionismo – inequivocabile il riferimento a Carlo Levi – si pone quale icona ideale della mostra, proprio in virtù della simultaneità degli impulsi sperimentali, in bilico tra figurazione e astrazione.

Una serrata selezione di tecniche miste, chine, acqueforti, litografie, completa questo intrigante tragitto monografico, il primo, dopo la monografica livornese del 1995, che a distanza di oltre vent’anni, riapre il caso Ercolini, come uno dei più appassionanti delle avanguardie degli anni Sessanta a Livorno.

 

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Da Cappiello ai giorni d’oggi: tutti i segreti della grafica pubblicitaria

Conferenza di Giorgio Ott
docente della Cattedra di Lettering presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis Accademy

Da Cappiello ai giorni d’oggi
Tutti i segreti della grafica pubblicitaria

5° e ultima puntata del calendario

OMAGGIO A CAPPIELLO
La Belle Epoque e l’Italia

Pinacoteca Comunale Carlo Servolini

giovedì 27 ottobre, ore 16.45

Va in onda la 5° e ultima puntata del calendario delle iniziative culturali “Omaggio a Cappiello – La Belle Epoque e l’Italia”, promosso dalla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini nel 2016, in contemporanea con la mostra Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 10 novembre 2016).

Giorgio Ott, docente della Cattedra di Lettering presso l’Accademia di Belle Arti Alma Artis Accademy, terrà la conferenza: Da Cappiello ai giorni d’oggi. Tutti i segreti della grafica pubblicitaria, in programma per giovedì 27 ottobre 2016, ore 16.45.

Nonostante il cognome esotico, Giorgio Ott nasce a Livorno negli anni Settanta; appassionato di arte, design e comunicazione, si iscrive e si diploma in grafica pubblicitaria all’Accademia Cappiello di Firenze. Dopo alcune interessanti esperienze come designer in varie agenzie pubblicitarie fiorentine, dove si occupa di packaging e graphic design, rientra a Pisa dove fonda insieme a Luca Antoni una delle prime esperienze di coworking legato al mondo della comunicazione. Attualmente si occupa della creatività di “autorivari”, agenzia di comunicazione e design con sede a Pisa e Berlino e insegna lettering e graphic design alla Alma Artis Academy di Pisa.

Al centro della conferenza Leonetto Cappiello, con il suo particolarissimo approccio alla comunicazione, destinato a rivoluzionare i canoni della grafica pubblicitaria. Con il suo stile estremamente diretto, basato su fondi piatti, sintesi cromatica e, inoltre, la costante presenza di figure in primo piano, sempre al centro della scena, unitamente a idee geniali di lettering, Cappiello è da ritenersi senza dubbio il fondatore del manifesto pubblicitario moderno.

Ma l’influenza di Cappiello sulla grafica e sulla comunicazione non si esaurisce nei primi decenni del secolo scorso, bensì si ritrova come ispirazione e riferimento progettuale in svariati esempi della grafica contemporanea.

Giovedì 3 e giovedì 10 novembre 2016 sono previsti due turni straordinari di visite guidate NON STOP curate da Francesca Cagianelli, a partire dalle ore 15.30 (fino alle 18.30).

Contemporaneamente sarà possibile visitare, a partire dalle 15.30, la mostra in corso alla Pinacoteca, Cappiello e la caricatura. La fortuna dell’Album illustrato tra Belle Epoque e mode japonistes (fino al 10 novembre), e il percorso espositivo “Le avanguardie della Pinacoteca”, comprendente opere di Corrado Carmassi, Giancarlo Cocchia, Roberto Ercolini, Pierino Fornaciari, Krimer (Cristoforo Mercati), Mario Petri, ed altri.

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