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Il Museo come Nigger Island

di Francesca Cagianelli

Dieci poveri negretti / se ne andarono a mangiar: / uno fece indigestione, / solo nove ne restar (…). Solo il povero negretto / in un bosco se ne andò: / ad un pino si impiccò, / e nessuno ne restò.

Anziché musei aperti, contaminati, innovativi, si ha la sensazione che i nostri territori stiano prospettando per le loro istituzioni culturali un futuro in salsa di Agatha Christie.
L’anacronismo gestionale secondo cui si intenderebbe regalare – (nda) senza bandi o supporti normativi di sorta – a ‘manipoli’ ristretti il coordinamento degli eventi culturali di alcuni dei luoghi museali più prestigiosi del nostro territorio, non può non destare sconforto, non diversamente dal destino dei dieci piccoli indiani forgiati dalla fervida immaginazione della giallista britannica.
Sfugge forse alle recentissime amministrazioni la necessità di tutelare dall’obsolescenza le proprie istituzioni museali e di cimentarsi finalmente con una gestione meno asfittica dei beni culturali, al punto da voler imporre mediaticamente l’ampollosità di iniziative e programmi degni di una presunta legittimazione solo in quanto avallati dall’ormai non più competitivo marchio universitario e dal presunto privilegio di una nascita labronica.
In dispregio non solo della riforma Franceschini, che vuole i più grandi musei civici italiani aperti alla direzione di studiosi-manager anche stranieri, si intenderebbe promuovere in città programmi “made in Leghorn”, suffragati dall’ulteriore patacca di non ben precisati titoli accademici.

Auspichiamo quindi un’inversione di rotta, che ci rassicuri riguardo a Livorno della presa d’atto del trend nazionale: ci si astenga, suvvia, da una fin troppo rassicurante verifica del diritto di cittadinanza in fatto di collaboratori museali, onde evitare per essi l’infausta sorte dei dieci piccoli indiani.

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DECOLLO DI LIVORNO CRUCIALE

In anteprima

nella scenografica cornice di

Villa Orlando
viale Giacomo Puccini, 252 – 55048 Torre del Lago

Silvia Testa

le Edizioni ETS

Gloria Borghini

il Presidente di Archivi e Eventi

Francesca Cagianelli

invitano

alla presentazione della rivista

Livorno Cruciale XX e XXI

numero 13

dedicato alle donne

sabato 26 aprile 2014, ore 17.30

introduce e coordina

Dario Matteoni – Direttore dei Musei Nazionali di Pisa

interverranno

Amedeo Belluzzi – docente ordinario di Architettura, Università di Firenze

Federico Marri – docente e bibliotecario Istituto Mascagni

Alessandro Merlo – Dipartimento di Architettura Università di Firenze

al termine visita guidata

di Francesca Cagianelli

intermezzo musicale con brani di Giacomo Puccini

eseguiti dal maestro Roberto Baccelli

seguirà cocktail

R.S.V.P.

tel. 392.6025703

La monumentale residenza di Villa Orlando, a Torre del Lago, apre i battenti sabato 26 aprile alle ore 17.00 per la presentazione in anteprima della rivista “Livorno Cruciale XX e XXI”, periodico di arte e cultura promosso da “Archivi e Eventi”.

Realizzata in stile neogotico nel 1869, come dimora di caccia di Piero Kotzian, dall’architetto fiorentino Patchò, e acquistata nel 1896 da Salvatore Orlando, artefice di raffinate modifiche quali l’ideazione della sala da pranzo in stile neorinascimentale, affrescata da Guglielmo Micheli con scene dedicate ai Cantieri Orlando, la villa torrelaghese resta una delle più prestigiose testimonianze dell’eclettismo ottocentesco in Italia sul nostro territorio.

Proprio in una fase preelettorale, in cui la nostra redazione attende le strategie culturali della prossima Amministrazione, auspicabilmente proiettate verso un rilancio del ruolo dell’intellettuale cittadino – secondo quanto ribadito da Claudio Frontera (“Versus”, intervista a cura di Antonio Papini) – si è deciso di varcare l’abisso culturale e psicologico del femminino, astraendoci vigorosamente da certo usurato femminismo e semmai virando verso slogan, iconografie e tipologie esondanti rispetto a una demagogia, ormai insoffribile, da suffragette.

L’universo femminile è stato indagato dalla nostra redazione e dai nostri collaboratori nelle sue multilaterali e contraddittorie coordinate culturali, laddove la componente soprannaturale e demoniaca prospettata da Dostoevskij si sposa con il vaticinio di Claudel: nell’attualità, una outsider come Isabella Staino, recensita da Elisa Pacini, può meglio di chiunque altro incarnare il volatile mistero di una fiaba densa di inaspettati protagonisti, dove la donna diventa calamita di apparizioni fantasmiche decriptabili sull’onda della “cosmografia” felliniana, così come della sadica aritmetica sessuale di un Balthus.

Non c’è spazio per strumentali quote rosa o desuete risse di emancipazione, laddove regna la pervasiva effige di una dominatrice di salotti e circuiti culturali come Virginia Banti, illuminata consorte di Salvatore Orlando, icona di una femminilità eletta, raffinata, tattica e comunicativa, destinataria di numeroso omaggi iconografici da parte dell’elite pittorica dell’epoca.
Si è intensamente confidato, per la promozione di questo numero della rivista, nell’idolo japoniste di Severine, immortalato in copertina, mentre digrigna i denti nel segno dell’internazionalità di Leonetto Cappiello, fulminando lo spettatore in un’ideale congiunzione animalistica, davvero precognitrice – sposata all’unisono dalla nostra associazione – e accompagnando il trionfo di quell’eroina, frondista dalle infinite sfumature sentimentali, che seppe ingegnosamente miscelare professionalità e privacy.

L’obiettivo primario resta la riaffermazione del potere dell’onda lunga dell’ingegno femminile, non riconvertibile sulla base di schematismi revanscisti o ancor peggio di semplificazioni populistiche, ma sempre generatore di progetti e innovazione.

In quest’ottica, proprio in omaggio allo stile cappiellesco della copertina, “Archivi e Eventi” lancia il binomio arte e animalismo.

Da sempre all’avanguardia nelle strategie culturali cittadine, la nostra Associazione mira, mai come in quest’occasione, a un dialogo innovativo con le istituzioni, rilanciando il proprio impegno con l’ampliamento del comitato scientifico, già oltremodo prestigioso, verso le eccellenze dei circuiti universitari regionali e nazionali, dando il benvenuto ad Amedeo Belluzzi, Professore Ordinario presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, certificata garanzia di un osservatorio particolarmente qualificato da parte della nostra rivista sul futuro urbanistico della città di Livorno.
Densissimo il sommario di questo numero, dalle interviste agli artisti emergenti o già affermati, dedicate allo sguardo globale di Daniele Dainelli, attivo tra Cina e Giappone, alle donne trasgressive di Luca Bellandi, protagonista di mostre tra Europa e Stati Uniti, e ancora alla proposta di contaminazione tra street art e design di Alessio Manfredini, fino ai cannocchiali letterari di Mario Bernardi Guardi su Giorgio Caproni e di Francesco Boni e Federica Falchini su Anna Franchi; dalle inchieste urbanistiche di Alessandro Merlo sull’edilizia scolastica e di Luca Difonzo sulla riqualificazione urbana, fino alla biografia critica intitolata da Federico Marri a Stefano Visconti, personalità leader del panorama operistico italiano, diplomatosi al Mascagni e oggi decollato in veste di Maestro del Coro del Teatro dell’Opera di Monte Carlo.
Ma la cifra più caratteristica della rivista resta l’incessante vagliatura del patrimonio artistico del nostro territorio, tramite la ricognizione di quei molteplici e illuminati rivoli di collezionismo privato che da sempre confermano l’eccellenza del ruolo di Livorno nella storia dell’arte toscana e italiana.

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BATMAN VERSUS STALKER: STOP ALLA MANIPOLAZIONE CULTURALE

di Francesca Cagianelli

http://www.engtech.it/effebitech/stargate/index.php?option=com: stalker “occupazionale”, che pone in essere le proprie condotte contro un collega di lavoro o in un contesto lavorativo o che trae da questo origine

Piace come in altre occasioni avviare alcune riflessioni critiche sull’onda della metafora cinematografica, ed ecco che riguardo al recente intervento di Vincenzo Farinella, Le notti bianche di Renato Natali: difficoltà e grandezza di un pittore labronico, pubblicato nel catalogo della mostra vendita di prossima presentazione alla Biblioteca Labronica di Livorno, non può non sovvenire l’ombra di Batman, non certo evocata dalla strampalata tesi filoviscontiana, esilarante remake di certo passatismo interdisciplinare, quanto dall’esponenziale voracità bibliografica con cui si ruminano in poche righe riflessioni storiografiche discontinue e addiritture antitetiche, dedicate negli ultimi decenni alla personalità nataliana.
Un cimento quasi muscolare che, nel quadro di un manicheismo di sapore senz’altro fumettistico, si autorelega fisiologicamente al di fuori di qualsiasi ragionato orizzonte speculativo, restando subalterno all’affanno dell’organizzazione di un’oziosa quanto strumentale geografia di amici/nemici, buoni/cattivi, bravi/zucconi, di intenzioni ancora più primordiali, sempre che sia possibile, rispetto all’amatissimo uomo-ragno.
Tranne che la manipolazione della bibliografia nataliana, chirurgicamente straziata nell’arco di un intervento imbarazzante e inutilmente retorico, lungi dal contribuire a una sanatoria meritocratica, finalmente auspicabile per la corretta storicizzazione dell’artista, si trasforma in una sorta di ordigno clientelare, contaminato da scorie di diffamazione, destando oramai, non solo in chi scrive, dopo tanti anni di insistenti stroncature dedicate esclusivamente alle numerose pubblicazioni firmate dalla sottoscritta, cupi scenari di stalking occupazionale.
L’archeologo, di rinforzo a tal Mandalis, dichiara infatti di non apprezzare la monografia dedicata a Renato Natali pubblicata nell’ambito della fortunatissima collana edita dal Tirreno, firmata da prestigiosi nomi della storia dell’arte italiana, di cui amo rivendicare orgogliosamente l’ideazione e la direzione.
Programmaticamente ispirata alla celeberrima serie de I Maestri del Colore, quest’ultima costituisce l’unica collana finora intitolata ai Labronici riuscita nell’intento di storicizzare da una parte, promuovere dall’altra, una compagine storica finora soggetta a manipolazioni commerciali e strabismi critici, grazie anche a un’ampia e ragionata scelta iconografica, non viziata da particolarismi da rigattieri e come tale destinata a radicarsi quale caposaldo nella storiografia toscana: senza ombre o notti bianche.

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RIGATTERIA

A partire dalla prossima settimana sarà possibile leggere sul nostro blog riflessioni sulla rigatteria critica di chi brama millantare per storia dell’arte episodi di fumisteria retorica a sfondo meramente clientelare.
A proposito di Renato Natali….

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